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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


126142
STA0243-0007
Stenografico d'Aula n. 243 del 21 settembre 1995 (STA12-243)
(suddiviso in 316 Unità Documento)
Unità Documento n.7 (che inizia a pag.15069 dello stampato)
(il TITOLO si trova nell'Unità Documento n.4)
SEGUITO DISCUSSIONE: C2115; C2790; C2956; C2970; C2971; C2979; C2981; C3015. LAVASS
...SEGUITO DISCUSSIONE: C2115; C2790; C2956; C2970; C2971; C2979; C2981; C3015.
GIUSEPPE CALDERISI Relatore di minoranza.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE IRENE PIVETTI
ZZSTA ZZRES ZZSTA210995 ZZSTA950921 ZZSTA000995 ZZSTA000095 ZZSTA243 ZZ12 ZZDI ZZLL
    GIUSEPPE CALDERISI  ,  Relatore di minoranza.  Signor
  Presidente, signor ministro, onorevoli colleghi, voglio
  partire da una valutazione molto franca, che a mio avviso
  discende - se vi fosse stato bisogno di una conferma - dal
  dibattito che si è svolto in quest'aula il 2 e il 3 agosto
  scorso, ossia la valutazione che purtroppo in questo
  Parlamento, nella presente legislatura, non vi
  sono le condizioni politiche necessarie per  introdurre
  quelle modifiche della nostra Costituzione di cui il paese
  ha urgente bisogno.
    Si confrontano proposte molto diverse.  Da una parte, vi è
  la tesi di chi vuole sostanzialmente conservare
  l'esistente, addirittura accentuando il carattere
  assemblearista delle nostre istituzioni (in particolare,
  le istituzioni parlamentari e l'asse Governo-Parlamento);
  costoro parlano di cancellierato, ma si ispirano
  sostanzialmente al modello della quarta repubblica
  francese, nell'ambito della quale la durata media dei
  governi passò da nove a sei mesi, come ebbe modo di dire
  Augusto Barbera presso la Commissione bicamerale,
  criticando nettamente e fortemente la proposta di riforma
  istituzionale che veniva dalla sua stessa parte politica.
  Dall'altra parte vi è invece una proposta di riforma
  incentrata sull'ampliamento della partecipazione dei
  cittadini e la possibilità di realizzare una libertà
  politica fondamentale, ossia la possibilità dei cittadini
  di scegliere liberamente chi è destinato a governarli, con
  un metodo di elezione diretta del vertice dell'esecutivo,
  secondo un sistema presidenziale ben ordinato ed
  equilibrato, quale è quello che, come "Convenzione per la
  riforma liberale", ci accingiamo a presentare domani in un
  incontro cui sarà presente il presidente Berlusconi.
  Questi ha già sostanzialmente illustrato le linee di tale
  progetto nel suo - voglio dirlo - eccezionale intervento
  del 2 agosto scorso, in cui ha praticamente delineato
  tutti i tratti di questa proposta di riforma della seconda
  parte della Costituzione secondo, appunto, un modello ben
  ordinato ed equilibrato di sistema presidenziale.
    Si tratta, quindi, di due proposte completamente opposte,
  alternative tra loro.  Credo che, di fronte a tali
  proposte, l'unico modo per andare avanti sia quello di
  investire gli elettori del compito di scegliere, di dare
  indicazioni, indirizzi.  Non è pensabile un processo di
  revisione costituzionale che sostanzialmente escluda
  proprio il corpo elettorale.  Se la sovranità appartiene al
  popolo, come recita la nostra Costituzione, dobbiamo
  investire i cittadini, nell'ambito di un processo
  democratico che coinvolga tutto il paese, del compito di
 
                             Pag. 15070
 
  dare indicazioni ben precise volte a scegliere il tipo di
  riforma istituzionale di cui il paese ha bisogno.
    Quindi, si scrivano concretamente, nero su bianco, testi
  di riforma e li si portino davanti al corpo elettorale.
  Nelle prossime elezioni, che io mi auguro siano svolte al
  più presto, sia consentito ai cittadini anche di
  pronunciarsi e di dare indicazioni, di dare in qualche
  modo un mandato affinché, appunto, il prossimo Parlamento
  sia investito del compito di realizzare l'una o l'altra
  delle riforme ipotizzate.  C'è una ragione che spiega il
  fallimento di tutti i precedenti tentativi di riforma
  istituzionale, di cui si parla ormai da tre lustri; se le
  Commissioni bicamerali Bozzi, De Mita o Iotti sono fallite
  è perché abbiamo pensato che un processo di revisione
  costituzionale di tale portata potesse essere fatto nel
  chiuso delle aule parlamentari.  Non è pensabile!  Deve
  essere un processo democratico molto profondo - ripeto - e
  devono essere investiti gli elettori.
    Quindi, la prima cosa da fare è che i sostenitori delle
  diverse, opposte proposte le scrivano e le presentino al
  paese e al dibattito pubblico.  Ci si confronti in campagna
  elettorale, in modo civile, su proposte alternative!  E poi
  sarà il prossimo Parlamento sulla base degli indirizzi e
  delle indicazioni degli elettori a formulare la proposta
  che comunque, dovrà essere giudicata e valutata dagli
  elettori, come ricordava poco fa il collega Nania, nella
  scelta definitiva della revisione della nostra
  Costituzione da adottare.
    Credo che questo sia il percorso da seguire.  E di fronte a
  questo percorso non è perciò accettabile nessuna
  blindatura, nessun tentativo di ingessare la nostra
  Costituzione.  Sarebbe veramente paradossale che di fronte
  alla necessità e all'urgenza di adeguare le nostre
  istituzioni e di riformarle profondamente, noi volessimo
  invece blindare, bloccare tutto, impedire qualsiasi
  riforma, escludere i cittadini, la sovranità popolare dal
  momento della decisione sulla riforma costituzionale.  Per
  questo noi siamo assolutamente contrari ad ogni ipotesi di
  innalzamento dei  quorum.  Semmai, come ricordava poco
  fa il collega Nania, sono altre le garanzie che dovremmo
  offrire, quelle stesse che venivano ricercate nella passata
  legislatura, quando una Camera deliberò  una proposta di
  modifica dell'articolo 138 proprio in quel senso, per
  consentire comunque al corpo elettorale di pronunciarsi,
  anche qualora il sistema maggioritario avesse prodotto una
  maggioranza di due terzi, cosa per altro, quanto meno al
  Senato, sostanzialmente e tecnicamente impossibile.  E al
  riguardo occorre un chiarimento: ci troviamo infatti
  stretti nel dibattito politico da una tenaglia formata da
  due argomenti opposti.  O è valido l'uno o è valido
  l'altro: o c'è il rischio che qualcuno raggiunga una
  maggioranza così alta (ma allora dove è il rischio di
  ingovernabilità che la legge elettorale comporterebbe)
  oppure è vera l'altra ipotesi; non possono certo esser
  vere l'una e l'altra.  C'è quindi molta strumentalità nel
  modo con cui vengono posti questi problemi.
    La garanzia che si deve stabilire - dicevo - è semmai
  evidentemente quella di abolire il terzo comma
  dell'articolo 138 della Costituzione.  E semmai ciò
  dovrebbe essere l'oggetto di un'intesa politica.  Ritengo
  infatti che neanche questa modifica sia possibile in
  questa legislatura, perché i tempi di revisione delle
  norme costituzionali ci porterebbero a votare chissà
  quando, anche oltre il semestre di presidenza della CEE,
  neanche nel novembre prossimo.  Poi bisognerà di nuovo
  approvare la legge finanziaria, quindi andremo a finire
  nel 1997, e credo che questa sarebbe una sciagura che
  nessuno può pensare di augurare al nostro paese.  Che una
  situazione di stallo come quella in cui siamo, con un
  Governo tecnico, possa andare avanti fino al 1997 non
  credo - ripeto - sia augurabile da parte di nessuno.  Anche
  le vicende delle ultime ore sulla lira confermano la
  necessità di arrivare ad elezioni che consentano la
  nascita di un Governo politico, quale che sia il colore
  dello stesso.
    Dicevo che non vi è la possibilità che venga approvata una
  riforma neanche su questi aspetti sui quali siamo
  assolutamente d'accordo, e cioè sull'abolizione del comma
  3 dell'articolo 138.  Allora raggiungiamo un'intesa
  politica per abolirlo, per rendere comunque sempre
  possibile - ed anzi obbligatorio per le riforme organiche
 
                             Pag. 15071
 
  della seconda parte della Costituzione - il referendum,
  addirittura prevedendo (sono d'accordo con la proposta del
  collega Segni) un  referendum alternativo, in modo che i
  cittadini siano comunque investiti della scelta tra due
  proposte complessive e non debbano per forza accettare
  tutto quanto è contenuto in una opzione (prendere o
  lasciare).
    Bene, consentiamo il confronto tra due compiute proposte
  elaborate dal Parlamento e, se non vi è la possibilità di
  una soluzione unica, di un'intesa generale, lasciamo ai
  cittadini il compito di scegliere.  Stabiliamo a livello
  politico un'intesa perché nella prossima legislatura la
  prima cosa da fare sia appunto questa riforma
  dell'articolo 138 della Costituzione.
    Su altro non siamo assolutamente disponibili: quindi non
  esistono le condizioni politiche, non dico per il
  raggiungimento del  quorum  dei due terzi, ma neppure
  per la maggioranza assoluta.  Pertanto, colleghi che avete
  proposto queste modifiche, che avete suggerito questi
  tentativi di ingessare la Costituzione, credo dobbiate
  prendere atto che ciò non è possibile.  Mi sembra comunque
  che lo abbiate già fatto ed infatti siamo di fronte ad una
  vera e propria ritirata: la paura di un referendum contro
  l'ingessatura della Costituzione fa novanta!  Si teme che
  un referendum di questa natura si trasformi in una
  scissione tra conservatori e riformatori, tra chi vuol
  conservare e chi vuol riformare le nostre istituzioni.  Per
  fortuna anche nel centro-sinistra e nell'Ulivo c'è chi si
  rende conto che non e possibile che quello schieramento si
  manifesti in maniera eclatante al paese come lo
  schieramento della conservazione delle nostre
  istituzioni.
    Quindi, rispetto alla proposta dei colleghi Bassanini ed
  Elia, un po' con le modifiche e un po' con il dibattito
  del 2 e del 3 agosto, sono stati fatti dei passi: abbiamo
  visto via via sfilare a pezzi questa riforma, anche nel
  tentativo di trovare alleati con i quali portare avanti
  una soluzione minore, volta comunque ad ingessare la
  Costituzione.
    Siamo dunque passati alle bizzarre teorie delle blindature
  a pezzi della Carta costituzionale: si vogliono introdurre
  quorum  differenziati secondo le parti o addirittura i
  titoli, gli articoli e financo i commi!  Siamo  al
  ridicolo!  Si pensa di introdurre  quorum
  differenziati a seconda degli articoli e dei commi!  Di
  questo passo si farà differenza tra i titoli dispari e
  pari, si aggiungerà, fuori della blindatura, il titolo sul
  Presidente della Repubblica, innalzando i  quorum
  relativi ai titoli sulle garanzie costituzionali, come
  se chi vuole introdurre una forma di governo presidenziale
  non comprenda che oltre ai pesi vanno rafforzati i
  contrappesi.
    Infatti l'introduzione di una forma di governo
  presidenziale equilibrata ed ordinata non può non
  prevedere significativi rafforzamenti delle garanzie e
  dunque non si può pensare di blindare proprio queste
  ultime, rendendo impossibile l'introduzione dei
  contrappesi, che è necessaria.  Non voglio entrare nel
  merito, ma si potrebbe prevedere la possibilità di ricorso
  alla Corte costituzionale da parte di minoranze
  parlamentari o di cittadini per violazione dei diritti
  fondamentali.
    Faccio solo alcuni esempi, ma bisognerebbe porre anche
  altri problemi: quello della nomina dei giudici
  costituzionali e di chi presiede il Consiglio superiore
  della magistratura.  Non possiamo pensare di blindare
  proprio queste parti, perché altrimenti renderemmo
  impossibile una riforma equilibrata della Costituzione.
  Siamo quindi assolutamente contrari alla proposta di
  blindare la Costituzione in modo differenziato a seconda
  delle parti, dei titoli, degli articoli della stessa.
    Non so se ciò corrisponderà alle posizioni che si
  manifesteranno in Parlamento, ma ho sentito circolare
  anche una voce secondo la quale l'innalzamento del
  quorum  non verrebbe proposto per alcun titolo e per
  nessun articolo della seconda parte della Costituzione.
  Qual è allora lo scopo di questa riforma, dal momento che
  siamo tutti d'accordo che, per quanto concerne la prima
  parte, nessuno vuole modificare i diritti fondamentali, ma
  rafforzarli...
 
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