| GIUSEPPE CALDERISI , Relatore di minoranza. Signor
Presidente, signor ministro, onorevoli colleghi, voglio
partire da una valutazione molto franca, che a mio avviso
discende - se vi fosse stato bisogno di una conferma - dal
dibattito che si è svolto in quest'aula il 2 e il 3 agosto
scorso, ossia la valutazione che purtroppo in questo
Parlamento, nella presente legislatura, non vi
sono le condizioni politiche necessarie per introdurre
quelle modifiche della nostra Costituzione di cui il paese
ha urgente bisogno.
Si confrontano proposte molto diverse. Da una parte, vi è
la tesi di chi vuole sostanzialmente conservare
l'esistente, addirittura accentuando il carattere
assemblearista delle nostre istituzioni (in particolare,
le istituzioni parlamentari e l'asse Governo-Parlamento);
costoro parlano di cancellierato, ma si ispirano
sostanzialmente al modello della quarta repubblica
francese, nell'ambito della quale la durata media dei
governi passò da nove a sei mesi, come ebbe modo di dire
Augusto Barbera presso la Commissione bicamerale,
criticando nettamente e fortemente la proposta di riforma
istituzionale che veniva dalla sua stessa parte politica.
Dall'altra parte vi è invece una proposta di riforma
incentrata sull'ampliamento della partecipazione dei
cittadini e la possibilità di realizzare una libertà
politica fondamentale, ossia la possibilità dei cittadini
di scegliere liberamente chi è destinato a governarli, con
un metodo di elezione diretta del vertice dell'esecutivo,
secondo un sistema presidenziale ben ordinato ed
equilibrato, quale è quello che, come "Convenzione per la
riforma liberale", ci accingiamo a presentare domani in un
incontro cui sarà presente il presidente Berlusconi.
Questi ha già sostanzialmente illustrato le linee di tale
progetto nel suo - voglio dirlo - eccezionale intervento
del 2 agosto scorso, in cui ha praticamente delineato
tutti i tratti di questa proposta di riforma della seconda
parte della Costituzione secondo, appunto, un modello ben
ordinato ed equilibrato di sistema presidenziale.
Si tratta, quindi, di due proposte completamente opposte,
alternative tra loro. Credo che, di fronte a tali
proposte, l'unico modo per andare avanti sia quello di
investire gli elettori del compito di scegliere, di dare
indicazioni, indirizzi. Non è pensabile un processo di
revisione costituzionale che sostanzialmente escluda
proprio il corpo elettorale. Se la sovranità appartiene al
popolo, come recita la nostra Costituzione, dobbiamo
investire i cittadini, nell'ambito di un processo
democratico che coinvolga tutto il paese, del compito di
Pag. 15070
dare indicazioni ben precise volte a scegliere il tipo di
riforma istituzionale di cui il paese ha bisogno.
Quindi, si scrivano concretamente, nero su bianco, testi
di riforma e li si portino davanti al corpo elettorale.
Nelle prossime elezioni, che io mi auguro siano svolte al
più presto, sia consentito ai cittadini anche di
pronunciarsi e di dare indicazioni, di dare in qualche
modo un mandato affinché, appunto, il prossimo Parlamento
sia investito del compito di realizzare l'una o l'altra
delle riforme ipotizzate. C'è una ragione che spiega il
fallimento di tutti i precedenti tentativi di riforma
istituzionale, di cui si parla ormai da tre lustri; se le
Commissioni bicamerali Bozzi, De Mita o Iotti sono fallite
è perché abbiamo pensato che un processo di revisione
costituzionale di tale portata potesse essere fatto nel
chiuso delle aule parlamentari. Non è pensabile! Deve
essere un processo democratico molto profondo - ripeto - e
devono essere investiti gli elettori.
Quindi, la prima cosa da fare è che i sostenitori delle
diverse, opposte proposte le scrivano e le presentino al
paese e al dibattito pubblico. Ci si confronti in campagna
elettorale, in modo civile, su proposte alternative! E poi
sarà il prossimo Parlamento sulla base degli indirizzi e
delle indicazioni degli elettori a formulare la proposta
che comunque, dovrà essere giudicata e valutata dagli
elettori, come ricordava poco fa il collega Nania, nella
scelta definitiva della revisione della nostra
Costituzione da adottare.
Credo che questo sia il percorso da seguire. E di fronte a
questo percorso non è perciò accettabile nessuna
blindatura, nessun tentativo di ingessare la nostra
Costituzione. Sarebbe veramente paradossale che di fronte
alla necessità e all'urgenza di adeguare le nostre
istituzioni e di riformarle profondamente, noi volessimo
invece blindare, bloccare tutto, impedire qualsiasi
riforma, escludere i cittadini, la sovranità popolare dal
momento della decisione sulla riforma costituzionale. Per
questo noi siamo assolutamente contrari ad ogni ipotesi di
innalzamento dei quorum. Semmai, come ricordava poco
fa il collega Nania, sono altre le garanzie che dovremmo
offrire, quelle stesse che venivano ricercate nella passata
legislatura, quando una Camera deliberò una proposta di
modifica dell'articolo 138 proprio in quel senso, per
consentire comunque al corpo elettorale di pronunciarsi,
anche qualora il sistema maggioritario avesse prodotto una
maggioranza di due terzi, cosa per altro, quanto meno al
Senato, sostanzialmente e tecnicamente impossibile. E al
riguardo occorre un chiarimento: ci troviamo infatti
stretti nel dibattito politico da una tenaglia formata da
due argomenti opposti. O è valido l'uno o è valido
l'altro: o c'è il rischio che qualcuno raggiunga una
maggioranza così alta (ma allora dove è il rischio di
ingovernabilità che la legge elettorale comporterebbe)
oppure è vera l'altra ipotesi; non possono certo esser
vere l'una e l'altra. C'è quindi molta strumentalità nel
modo con cui vengono posti questi problemi.
La garanzia che si deve stabilire - dicevo - è semmai
evidentemente quella di abolire il terzo comma
dell'articolo 138 della Costituzione. E semmai ciò
dovrebbe essere l'oggetto di un'intesa politica. Ritengo
infatti che neanche questa modifica sia possibile in
questa legislatura, perché i tempi di revisione delle
norme costituzionali ci porterebbero a votare chissà
quando, anche oltre il semestre di presidenza della CEE,
neanche nel novembre prossimo. Poi bisognerà di nuovo
approvare la legge finanziaria, quindi andremo a finire
nel 1997, e credo che questa sarebbe una sciagura che
nessuno può pensare di augurare al nostro paese. Che una
situazione di stallo come quella in cui siamo, con un
Governo tecnico, possa andare avanti fino al 1997 non
credo - ripeto - sia augurabile da parte di nessuno. Anche
le vicende delle ultime ore sulla lira confermano la
necessità di arrivare ad elezioni che consentano la
nascita di un Governo politico, quale che sia il colore
dello stesso.
Dicevo che non vi è la possibilità che venga approvata una
riforma neanche su questi aspetti sui quali siamo
assolutamente d'accordo, e cioè sull'abolizione del comma
3 dell'articolo 138. Allora raggiungiamo un'intesa
politica per abolirlo, per rendere comunque sempre
possibile - ed anzi obbligatorio per le riforme organiche
Pag. 15071
della seconda parte della Costituzione - il referendum,
addirittura prevedendo (sono d'accordo con la proposta del
collega Segni) un referendum alternativo, in modo che i
cittadini siano comunque investiti della scelta tra due
proposte complessive e non debbano per forza accettare
tutto quanto è contenuto in una opzione (prendere o
lasciare).
Bene, consentiamo il confronto tra due compiute proposte
elaborate dal Parlamento e, se non vi è la possibilità di
una soluzione unica, di un'intesa generale, lasciamo ai
cittadini il compito di scegliere. Stabiliamo a livello
politico un'intesa perché nella prossima legislatura la
prima cosa da fare sia appunto questa riforma
dell'articolo 138 della Costituzione.
Su altro non siamo assolutamente disponibili: quindi non
esistono le condizioni politiche, non dico per il
raggiungimento del quorum dei due terzi, ma neppure
per la maggioranza assoluta. Pertanto, colleghi che avete
proposto queste modifiche, che avete suggerito questi
tentativi di ingessare la Costituzione, credo dobbiate
prendere atto che ciò non è possibile. Mi sembra comunque
che lo abbiate già fatto ed infatti siamo di fronte ad una
vera e propria ritirata: la paura di un referendum contro
l'ingessatura della Costituzione fa novanta! Si teme che
un referendum di questa natura si trasformi in una
scissione tra conservatori e riformatori, tra chi vuol
conservare e chi vuol riformare le nostre istituzioni. Per
fortuna anche nel centro-sinistra e nell'Ulivo c'è chi si
rende conto che non e possibile che quello schieramento si
manifesti in maniera eclatante al paese come lo
schieramento della conservazione delle nostre
istituzioni.
Quindi, rispetto alla proposta dei colleghi Bassanini ed
Elia, un po' con le modifiche e un po' con il dibattito
del 2 e del 3 agosto, sono stati fatti dei passi: abbiamo
visto via via sfilare a pezzi questa riforma, anche nel
tentativo di trovare alleati con i quali portare avanti
una soluzione minore, volta comunque ad ingessare la
Costituzione.
Siamo dunque passati alle bizzarre teorie delle blindature
a pezzi della Carta costituzionale: si vogliono introdurre
quorum differenziati secondo le parti o addirittura i
titoli, gli articoli e financo i commi! Siamo al
ridicolo! Si pensa di introdurre quorum
differenziati a seconda degli articoli e dei commi! Di
questo passo si farà differenza tra i titoli dispari e
pari, si aggiungerà, fuori della blindatura, il titolo sul
Presidente della Repubblica, innalzando i quorum
relativi ai titoli sulle garanzie costituzionali, come
se chi vuole introdurre una forma di governo presidenziale
non comprenda che oltre ai pesi vanno rafforzati i
contrappesi.
Infatti l'introduzione di una forma di governo
presidenziale equilibrata ed ordinata non può non
prevedere significativi rafforzamenti delle garanzie e
dunque non si può pensare di blindare proprio queste
ultime, rendendo impossibile l'introduzione dei
contrappesi, che è necessaria. Non voglio entrare nel
merito, ma si potrebbe prevedere la possibilità di ricorso
alla Corte costituzionale da parte di minoranze
parlamentari o di cittadini per violazione dei diritti
fondamentali.
Faccio solo alcuni esempi, ma bisognerebbe porre anche
altri problemi: quello della nomina dei giudici
costituzionali e di chi presiede il Consiglio superiore
della magistratura. Non possiamo pensare di blindare
proprio queste parti, perché altrimenti renderemmo
impossibile una riforma equilibrata della Costituzione.
Siamo quindi assolutamente contrari alla proposta di
blindare la Costituzione in modo differenziato a seconda
delle parti, dei titoli, degli articoli della stessa.
Non so se ciò corrisponderà alle posizioni che si
manifesteranno in Parlamento, ma ho sentito circolare
anche una voce secondo la quale l'innalzamento del
quorum non verrebbe proposto per alcun titolo e per
nessun articolo della seconda parte della Costituzione.
Qual è allora lo scopo di questa riforma, dal momento che
siamo tutti d'accordo che, per quanto concerne la prima
parte, nessuno vuole modificare i diritti fondamentali, ma
rafforzarli...
| |