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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


126148
STA0243-0013
Stenografico d'Aula n. 243 del 21 settembre 1995 (STA12-243)
(suddiviso in 316 Unità Documento)
Unità Documento n.13 (che inizia a pag.15073 dello stampato)
(il TITOLO si trova nell'Unità Documento n.4)
SEGUITO DISCUSSIONE: C2115; C2790; C2956; C2970; C2971; C2979; C2981; C3015. LAVASS
...SEGUITO DISCUSSIONE: C2115; C2790; C2956; C2970; C2971; C2979; C2981; C3015.
GIUSEPPE PERICU, Relatore per la maggioranza.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE IRENE PIVETTI
ZZSTA ZZRES ZZSTA210995 ZZSTA950921 ZZSTA000995 ZZSTA000095 ZZSTA243 ZZ12 ZZDI ZZLL
    GIUSEPPE PERICU,  Relatore per la maggioranza.
    Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che
  il compito del relatore per la maggioranza debba
  consistere nel ritrovare - nell'ambito del dibattito che
  si è svolto e delle proposte di legge e degli emendamenti
  presentati al testo base - ciò che unisce, debba cioè
  verificare se esiste un percorso comune, un filo rosso che
  lega tali proposte, che ci consenta di porre le premesse
  per un ulteriore lavoro di affinamento e di
  perfezionamento, in modo da raggiungere l'obiettivo che ci
  si è prefissati.  In questo quadro a me sembra che al
  relatore per la maggioranza, e forse anche ai relatori di
  minoranza - mi consenta il collega Calderisi di censurarlo
  da questo punto di vista - competa di abbandonare la
  polemica contingente, la considerazione dell'oggi, e si
  imponga loro invece, soprattutto quando si tratta di
  riforme costituzionali, la considerazione di orizzonti più
  ampi, di visioni a più lungo termine, in sostanza la
  capacità di prevedere quello che potrà essere domani il
  nostro paese.  Non mi pare che questo orientamento sia
  emerso molto chiaramente in alcuni interventi - forse è
  emerso in altri - condizionati da quello che si sta
  verificando.  Non dimentichiamo che nelle giornate del 2 e
  del 3 agosto uno dei temi maggiormente affrontati, oltre a
  quelli della riforma costituzionale, è stato quello della
  data delle elezioni.
    Ma di cosa si è discusso?  Quali sono i problemi che
  abbiamo affrontato?  A prescindere da considerazioni
  contingenti, che, a mio giudizio, debbono essere
  abbandonate, il dibattito si è svolto a due livelli
  profondamente diversi: il primo ha riguardato i temi della
  grande riforma costituzionale - cioè quelli che
  coinvolgono da un lato una riconsiderazione complessiva
  della Costituzione del 1948 e dall'altro già consentono di
  individuare possibili percorsi per ritrovare soluzioni
  modificative che adeguino la Costituzione stessa alle
  mutate condizioni socio-economiche del paese, al mutato
  quadro politico complessivo -, mentre il secondo livello
  ha riguardato più specificamente le
 
                             Pag. 15074
 
  modifiche dell'articolo 138 della Costituzione.  Scarsa
  considerazione è stata dedicata  infine alle ulteriori
  modifiche costituzionali proposte nel testo base, cioè
  quelle relative agli articoli 64, 83, 86 e 136.  Ebbene,
  cos'è emerso dal dibattito?  Mi sia consentito distinguere
  il dibattito complessivo sulla grande riforma
  costituzionale, dal confronto che invece si è svolto
  sull'articolo 138 della Costituzione.  Le mie
  considerazioni da questo angolo visuale saranno
  sicuramente molto più ottimistiche di quelle prospettate
  dal collega Calderisi, uniformandosi per alcuni versi alle
  osservazioni svolte dal relatore di minoranza, onorevole
  Nania.
    In relazione al dibattito sulla grande riforma
  costituzionale in realtà è emerso da parte di tutti gli
  intervenuti, ivi compreso l'onorevole Berlusconi - che ha
  suscitato una tale profonda ammirazione nel collega
  Calderisi, ma credo forse in pochi altri componenti del
  Parlamento - un desiderio di riconfermare i valori
  fondanti della nostra Costituzione, cioè quelli
  rappresentati nei princìpi fondamentali e nella parte I.
  E' ben vero che alcuni dei colleghi intervenuti - in
  particolare il collega Berlusconi - tendono a dare di
  questi valori un'interpretazione personale, ma le
  formulazioni contenute nei princìpi fondamentali e nella
  parte I non sono state discusse, non sono state negate.
    Inoltre, molti colleghi hanno rilevato - io stesso l'ho
  fatto nella relazione introduttiva - che questi princìpi
  debbono essere integrati, debbono subire aggiunte
  ulteriori per consentire di affrontare le problematiche
  che non erano presenti al costituente e che per i motivi
  più diversi non sono state a suo tempo trattate e
  considerate.  Nel bellissimo elenco del rappresentante del
  Governo, professor Motzo, questo profilo è estremamente
  sviluppato ed accentuato.  Ma vi è un consenso generale sui
  valori fondanti della nostra Costituzione, che devono
  essere riconfermati e tutelati, eventualmente integrati ed
  aggiornati, ma certamente non modificati.
    Vi è un ulteriore generale consenso su un altro aspetto:
  sull'esigenza che la seconda parte della Costituzione
  subisca una profonda revisione.  Permettetemi di compiere
  una distinzione, perché nell'ambito di tale seconda
  parte è stata richiesta da tutti gli esponenti dei diversi
  gruppi che hanno preso la parola una riforma incisiva,
  profonda della forma di Stato e di Governo.  Non sono stati
  invece toccati - e probabilmente questa carenza dovrà
  essere colmata in qualche modo - i problemi relativi
  all'ordinamento giurisdizionale né alla Corte
  costituzionale.  I temi di fondo sono stati da un lato la
  forma di Stato, con l'accentuazione di un sistema di
  autonomie locali (in alcuni interventi sono state
  prospettate addirittura ipotesi di tipo federalista) e
  dall'altro la forma di Governo, dunque un nuovo modo di
  atteggiarsi nei rapporti tra Parlamento e potere
  esecutivo: riforma incisiva, richiesta da tutte le parti,
  e - desidero sottolineare questo profilo - organica.  Non
  si è parlato della necessità di addivenire, attraverso
  interventi parziali, ad una modifica del quadro
  costituzionale, ma dai più è stata prospettata l'ipotesi
  che l'assetto costituzionale della forma di Stato e di
  Governo sia ripensato unitariamente, evidentemente alla
  luce delle idee dominanti sulle quali ciascun gruppo,
  ciascun esponente politico ritiene debba fondarsi la
  riforma costituzionale.  Tuttavia, alla luce di tali idee
  l'attuazione deve essere di carattere organico.
    Senza voler in alcun modo sottovalutare le diversità dei
  contenuti dei vari interventi svolti i giorni 2 e 3 agosto
  scorsi, mi sia consentito ritrovare, dal punto di vista
  dei nuovi assetti che si ipotizzano, alcuni elementi
  comuni (e preciserò in che termini sono comuni).
  Innanzitutto vi è una forte tendenza ad un'effettiva
  destrutturazione dello Stato centrale verso la
  massimizzazione delle posizioni di autonomia locale.
  Questa tendenza è presente anche in posizioni politiche
  che, uniformandosi verso scelte di tipo presidenzialista,
  evidentemente hanno di mira uno Stato centrale forte ed
  unitario.  Ad esempio, anche l'onorevole Berlusconi, che ha
  parlato a nome del polo della libertà, ha fatto
  riferimento al potenziamento del sistema delle autonomie
  locali.  Nel contempo in tutti gli interventi è emersa
  l'esigenza di valorizzare il potere esecutivo nei
  confronti del Parlamento; si ritiene, cioè, che
  l'esecutivo debba fondarsi su una maggioranza
 
                             Pag. 15075
 
  stabile, essere duraturo ed avere la capacità di tradurre
  in comportamenti effettivi le proprie decisioni di
  carattere politico.
    E' vero che questi obiettivi sono comuni, ma le strade che
  si individuano di volta in volta per il loro
  raggiungimento sono profondamente diverse, tanto che in
  realtà si modifica l'obiettivo stesso.  Tuttavia, cari
  colleghi - mi sembra un dato di rilievo - da nessuna parte
  si esclude che il rappresentante del potere esecutivo, il
  Presidente o l'esecutivo nel suo complesso, abbia un
  rapporto più diretto con il corpo elettorale.  A questo ci
  conduce già il nostro sistema elettorale, sia pure solo
  tendenzialmente maggioritario; e del resto a questo ci
  porta la propensione, generale nei paesi di democrazia
  occidentale, a far si che il  leader  del movimento
  politico che risulta vincitore alle elezioni possa gestire
  il potere esecutivo e godere di una maggioranza stabile in
  Parlamento.  Si tratta di verificare in quale modo tale
  obiettivo possa essere raggiunto.
    Non vorrei comunque dedicarmi eccessivamente ai temi di
  carattere generale ricercando consonanze là dove altri
  invece vedono soltanto profonde dissonanze.  Mi sembra che
  si debba rilevare un elemento fondamentale: in tutti gli
  interventi, compreso quello dell'onorevole Berlusconi (che
  il collega Calderisi ha letto con eccessivo animo di parte
  giacché non ha rilevato tale profilo), da un punto di
  vista generale si è considerata la Costituzione distinta
  di due parti.  Si è quindi ritenuto che nella parte prima,
  i princìpi fondamentali, debbano avere un trattamento
  giuridico che corrisponda alla loro radicata presenza
  nella società; mentre - ecco la distinzione - ciò non vale
  per la seconda parte della Costituzione, soprattutto per
  quanto riguarda la forma di governo e la forma di Stato.
  Su quest'ultimo tema, anche coloro che ritengono (da
  questo punto di vista vi sono stati alcuni interventi di
  grande rilievo) che tra le due parti della Costituzione vi
  siano interconnessioni e che si debbano trovare momenti di
  comunanza o comunque interdipendenze necessarie; ebbene
  anche questi colleghi alla fine, ritengono che nessuno
  debba porre in discussione l'unità nazionale e le libertà
  fondamentali, mentre debbano essere discussi i problemi
  concernenti la forma di governo e la forma  di Stato.
  D'altra parte mi sia consentito da tale angolo visuale una
  particolare sottolineatura.  E' evidente a tutti che il
  processo di riforma costituzionale nel nostro paese per
  quanto riguarda la forma di governo è già iniziato; è
  stato avviato dalle esperienze referendarie nonché dalle
  nuove leggi elettorali.  E' un processo che si svolge in
  modo caotico e confuso, senza una linea; è un processo che
  può determinare più scompensi che benefici; ma è un
  processo che deve essere portato avanti e concluso.  Lo
  strumento per farlo non può essere solo la riforma della
  legge elettorale, poiché da tale riforma può emergere una
  maggioranza stabile, ma non quel sistema di pesi e
  contrappesi che può dar vita ad un effettivo ordinamento
  costituzionale moderno.  La strada che dobbiamo
  necessariamente percorrere è quella di una riforma
  organica della seconda parte della Costituzione.  Noto con
  piacere che non emergono voci dissenzienti da tale punto
  di vista; l'esigenza che ho prospettato è condivisa ed
  accettata da tutti.  Si tratta semmai di discutere le
  modalità, il percorso, i tempi; ma certo non è in
  discussione la possibilità stessa di procedere in tale
  direzione: questo è già un dato importanto dal quale è
  opportuno non discostarsi.
    Vengo ora ai temi specifici che sono stati oggetto della
  disciplina proposta dal testo base e da alcuni colleghi
  intervenuti.
    Innanzitutto debbo far presente che su tali tematiche oggi
  sono all'attenzione dell'Assemblea proposte di legge
  presentate da tutti i gruppi parlamentari ad eccezione di
  quello di forza Italia; anche il gruppo di rifondazione
  comunista-progressisti ha presentato la proposta di legge
  n. 3015, che si è aggiunta al quadro normativo complessivo
  con interessanti proposte.  Ciò significa che l'argomento è
  sentito e che merita di essere affrontato adeguatamente.
    Per quanto riguarda le soluzioni emerse, rilevo
  innanzitutto che nel corso del dibattito si è confermato
  un punto di riferimento che già emergeva dai provvedimenti
  a suo tempo presentati.  Le esigenze che motivano le
  proposte di legge (contenute in parte anche nel testo
  base, ma meglio rappresentate in alcuni degli emendamenti
  presentati) sono
 
                             Pag. 15076
 
  sostanzialmente due, solo in apparenza contraddittorie;
  per lo meno, si tratta di una  contraddittorietà, come
  vedremo, facilmente risolvibile.  Da un lato vi è
  l'esigenza di garantire l'effettiva rigidità della
  Costituzione, cioè di far sì che una forza politica (la
  quale, con un sistema elettorale maggioritario può
  conseguire in Parlamento una maggioranza molto ampia ed
  avere quindi la possibilità di condurre, eventualmente
  attraverso prove referendarie una parte del corpo
  elettorale, sia pure limitata, a confermare le proprie
  scelte) non possa porre in discussione le fondamenta della
  nostra casa comune, della nostra Costituzione.
    A questa necessità di tipo garantistico si accompagna
  un'altra esigenza, presente nelle proposte di modifica
  dell'articolo 138, quella cioè di consentire un processo
  di revisione costituzionale più agevole e, soprattutto, la
  possibilità di addivenire alla modifica organica di
  un'ampia parte della nostra Costituzione.  Ciò non è
  consentito dall'attuale articolo 138, che nasce per
  ridotte, limitate modifiche della disciplina
  costituzionale e consente in sostanza solo tali modifiche.
  Di contro, l'esigenza da tutti rappresentata è che si
  proceda ad una revisione organica della seconda parte
  della Costituzione, esigenza che deve trovare anch'essa
  soddisfazione nel processo di modifica dell'articolo
  138.
    Come è stata risolta la contraddizione, che pure è insita
  nelle esigenze contrapposte che ho richiamato, da un lato
  quella di rafforzare i meccanismi di tutela dell'assetto
  costituzionale e, dall'altro, quella di individuare
  percorsi privilegiati per poter addivenire ad una modifica
  costituzionale?  La chiave di lettura di questa tematica
  l'abbiamo in una separazione ed in una diversa
  considerazione del testo della Carta costituzionale: i
  princìpi fondamentali e i contenuti della prima parte
  della Costituzione, a giudizio della stragrande
  maggioranza dei colleghi (stando alle proposte di legge ed
  agli emendamenti presentati) debbono essere rafforzati e,
  quindi, rispetto ad essi debbono individuarsi maggioranze
  più ampie (dei due terzi e non più della metà più uno) per
  poter procedere alla loro riforma; al contrario, per
  quanto riguarda le altre parti della Costituzione,
  o si propongono maggioranze più ridotte (quella dei tre
  quinti), ovvero si lascia inalterata la disposizione oggi
  vigente (che fissa una maggioranza della metà più uno), od
  ancora si prevede già l'introduzione di nuovi meccanismi
  (Assemblea costituente o Commissione costituente) che
  possano rappresentare la chiave di volta per giungere ad
  una effettiva modifica dell'assetto costituzionale.
    In qualità di relatore per la maggioranza, posso dire che
  sull'aumento del  quorum  verso i due terzi per
  procedere a modifiche costituzionali della prima parte
  della Costituzione vi è un consenso quasi generale.  In
  quasi tutte le proposte di legge avanzate, rappresentative
  di buona parte del Parlamento, questa esigenza è infatti
  richiamata e soddisfatta.  Analogamente, in quasi tutte le
  proposte si ritrova l'esigenza di individuare - sebbene
  sotto questo profilo i percorsi suggeriti si differenziano
  - un meccanismo, diverso da quello previsto per la prima
  parte della Costituzione, per porre mano a quella che ho
  detto dover essere una riforma organica.
    Un altro dato che emerge, sul quale richiamava la mia
  attenzione il collega Nania, è l'esigenza, espressa da più
  parti, di far sì che la scelta costituzionale espressa al
  livello parlamentare debba essere in qualche modo rivista
  e riconsiderata nell'ambito di un confronto popolare ed in
  esso trovare conforto.  Mi riferisco al tema della
  sovranità, che è stato affrontato con intensa
  partecipazione dal collega Nania ed è stato considerato
  anche da altre parti.  Nella stessa proposta di legge
  Bassanini ed altri il referendum diventa un passaggio
  obbligato, ovviamente ove venga richiesto.  In altre
  soluzioni, il referendum viene ad essere proposto secondo
  le modalità della scelta alternativa, per consentire cioè
  al corpo elettorale di pronunciarsi fra due opzioni
  complesse che gli vengono sottoposte; in questo modo non
  lo si costringe ad esprimere un sì o un no di fronte ad
  una proposta già elaborata ed ampiamente definita.
    Qual è in questo quadro il modello di norma che sembra
  emergere?  Per quanto riguarda la prima parte della
  Costituzione si registra da un lato un rafforzamento della
 
                             Pag. 15077
 
  maggioranza verso i due terzi dei parlamentari;
  dall'altro, si individuano delle procedure particolari -
  la mia preferenza va verso  una Comissione costituente -
  per giungere ad un adeguamento della nostra Costituzione
  alle esigenze di profonda riforma che sono state da più
  parti manifestate.
    Resta da chiedersi se, in realtà, queste prospettive
  abbiano oggi possibilità di svilupparsi, se abbiano una
  reale concretezza o se invece rappresentino soltanto
  aspirazioni eventualmente strumentalizzate al dibattito
  politico che confronta oggi le diverse componenti di
  questo Parlamento in vista di elezioni prossime, se non
  imminenti.
    Ebbene, io ritengo che l'attuale Parlamento compirebbe
  un'opera di grandissima utilità non se affrontasse il tema
  della grande riforma, rispetto al quale probabilmente
  occorrono ulteriori maturazioni.  A questo proposito mi sia
  consentito un breve inciso: rileggendo attentamente il
  dibattito che si è svolto in quest'aula il 2 e il 3 agosto
  scorsi, mi è sembrato che in molti interventi il livello
  di approfondimento non fosse sufficiente rispetto alle
  tematiche affrontate.  Alcuni si sono fatti tradire
  dall'impeto polemico, altri dall'esigenza di prospettare
  slogans  o miti senza approfondirne i contenuti
  sostanziali.
    E' necessario, invece, che vi sia un maggiore
  approfondimento anche culturale oltre che politico su
  queste tematiche, perché esse possano essere affrontate.
    Ma l'attuale Parlamento farebbe già una cosa di grande
  utilità se individuasse i percorsi per poter modificare la
  Costituzione: noi faremmo già un grande lavoro se
  operassimo le scelte di fondo che sono emerse, se
  individuassimo non solo ciò che deve restare intangibile,
  eventualmente rafforzando i procedimenti di modifica, ma
  anche quei percorsi e quegli strumenti necessari per
  arrivare ad una revisione organica della Carta
  costituzionale.
    Notate bene che questo problema l'avrà qualunque
  parlamento; ecco perché è opportuno affrontarlo ora.  Come
  già ricordavo nella mia relazione introduttiva, da nessun
  gruppo politico è stata mai espressa in alcun modo la
  tendenza a superare il riferimento costituzionale
  attraverso il quale occorre
  passare per modificare la Costituzione.  Non  si parla più
  di assemblee costituenti spontaneamente formatesi dal
  popolo, ma si parla sempre, da parte di tutti, di
  ritrovare nella nostra Costituzione la fonte della nuova
  Costituzione; e questa fonte è quella della disposizione
  sulla normazione, non può che essere la modifica dell
  'articolo 138 della Costituzione.
    Questo tema, o lo sviluppiamo noi e lo lasciamo risolto a
  quanti ci seguiranno dopo le prossime elezioni affinché lo
  svolgano in tutta la sua complessità, oppure sarà il primo
  tema su cui il nuovo Parlamento dovrà misurarsi, in quanto
  si tratta di un passaggio obbligato.
    Mi chiedo se oggi esistano le condizioni per una modifica
  costituzionale che riguardi questo punto centrale del
  nostro ordinamento.  La mia posizione al riguardo è
  profondamente dissenziente da quella espressa dal collega
  Calderisi.  Le riforme costituzionali non si fanno a colpi
  di maggioranza, non possono essere il frutto del 51 per
  cento del corpo elettorale, ma devono essere espressione
  di una sovranità popolare che non rappresenti la
  prevaricazione di una parte nei confronti di un'altra.  Le
  riforme costituzionali devono essere espressione di un
  largo consenso popolare.  Anche coloro che sono rimasti
  sconfitti in una competizione elettorale debbono trovarsi
  a loro agio nella casa costituzionale che viene costruita
  insieme; non può determinarsi una situazione di estraneità
  per alcuno, tutti dobbiamo operare insieme all'interno di
  una stessa società nazionale e domani, speriamo,
  europea.
    Se è vero questo dato, che a mio giudizio non può essere
  contestato da alcuno...
 
DATA=950921 FASCID=STA12-243 TIPOSTA=STA LEGISL=12 NCOMM= SEDE= NSTA=0243 TOTPAG=0070 TOTDOC=0316 NDOC=0013 TIPDOC=O DOCTIT=0004 COMM= DI PAGINIZ=0013 RIGINIZ=045 PAGFIN=0017 RIGFIN=075 UPAG=NO PAGEIN=15073 PAGEFIN=15077 SORTRES=9509213 SORTDDL= FASCIDC=12STA 00243 SORTNAV=59509212 00243 200000 ZZSTA243 NDOC0013 TIPDOCO DOCTIT0004 NDOC0004



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