| GIOVANNI MOTZO, Ministro per le riforme istituzionali.
Voglio premettere che sarò molto breve e mi dedicherò
in parte alla lettura di un discorso, in quanto ho cercato
di riassumere preventivamente i risultati di un dibattito
che il Governo ha seguito con estrema attenzione il 2 e 3
agosto scorsi. D'altra parte, le circostanze (non la si
consideri una bizzarria) in cui si trova ad agire oggi il
Governo tecnico mi inducono - credo ragionatamente - ad
un'estrema cautela.
Credo che il Governo abbia seguito con la necessaria
considerazione per i contenuti l'andamento di una
discussione di carattere generale sulle riforme
istituzionali che - tengo a ricordarlo - per la prima
volta si è tenuta in una sede istituzionale. E' inutile
ricordare che già in agosto ho sottolineato come il
Governo sia qui in attitudine di doverosità
costituzionale, anche in ordine a qualche rilievo che è
corso sulla stampa. Attitudine di doverosità
costituzionale significa, ad avviso del Governo, che esso
ha l'obbligo - tra l'altro - di essere presente ai lavori
delle Camere che sono dedicati alle attività legislative.
Ricordo a tale proposito quanto avevo già segnalato ad
agosto: attualmente pendono davanti alle Camere 173
disegni di legge di revisione costituzionale.
Dal dibattito di agosto è emersa in modo abbastanza
evidente una serie di disparità di opinioni, non solo sui
contenuti. Per quel che riguarda le disparità di opinione
sui
contenuti ho molto apprezzato una notazione del relatore
per la maggioranza il quale, se ho ben compreso, ha
affermato che tali disparità possono essere superate
attraverso una sintesi unificante. Registro questa
constatazione perché si tratta di un'utile premessa in
vista del discorso che dovremo svolgere sulle procedure
concernenti le riforme (per lo meno, quelle di ampia
portata).
A tale proposito mi pare si possa constatare negli
interventi dell'onorevole Nania e dell'onorevole Calderisi
una sostanziale concordia. Vorrei però ricordare che ci
ritroviamo a discutere di un nuovo che sa di antico. Da
anni, infatti, la materia delle riforme rappresenta la
questione delle questioni, che riemerge di volta in volta,
in relazione alle diverse contingenze politiche, senza che
si pervenga ad una soluzione complessiva.
Credo sia pleonastico ricordare in questa sede gli ampi
dibattiti che si sono svolti nel maggio del 1988,
contemporaneamente nei due rami del Parlamento, su impulso
dei rispettivi Presidenti; o il dibattito, anch'esso
svolto contemporaneamente nelle due Camere, nel mese di
luglio del 1991, in merito al contenuto di un messaggio
sulle riforme istituzionali inviato dall'allora Presidente
della Repubblica Francesco Cossiga. Né intendo a questo
punto dilungarmi sulle esperienze delle due Commissioni
bicamerali di studio per le riforme istituzionali, la
prima del 1983, presieduta da Aldo Bozzi, la seconda del
1992, presieduta prima dall'onorevole De Mita e poi
dall'onorevole Iotti.
Ho fatto questo rapido accenno alla cronistoria di quanto
accaduto nelle Assemblee parlamentari perché anche il
dibattito qui svolto il 2 e 3 agosto scorsi, sebbene
formalmente inerente alla proposta di legge Bassanini ed
altri n. 2115 e alle proposte di legge ad essa abbinate,
ha finito per assumere il tono e il carattere di un
confronto molto ampio sui contenuti e sulle procedure che
riguardano le riforme istituzionali e costituzionali.
Sotto il profilo dei contenuti, in sede di replica non
posso che rinviare all'intervento che ho svolto all'inizio
del dibattito. Mi ero allora permesso di sottoporre al
Parlamento una griglia di un certo numero di tematiche
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che costituivano a mio avviso un inventario ragionato
delle problematiche più attuali relative alle riforme.
Tuttavia, allo stato devo dichiarare, nella mia veste di
ministro delegato per le riforme istituzionali, che mi
riservo di intervenire sui singoli articoli della proposta
di legge Bassanini ed altri, che rappresenta il testo base
formalmente oggi in esame a fronte dei testi abbinati.
Ciascuno degli articoli di tale proposta, in realtà, si
riferisce a tematiche differenti, sia pure riconducibili
ad una ratio unificante. Questo dato è stato
sottolineato anche dal relatore per la maggioranza. E'
forse inutile ricordare che l'articolo 1 della proposta di
legge si riferisce all'articolo 64 della Costituzione ed è
volto a prevedere la maggioranza dei due terzi per
l'approvazione dei regolamenti delle Camere, argomento di
non poco rilievo, sul quale avrò modo di ritornare
(naturalmente, sempre nell'attitudine del Governo cui
accennavo prima, rispettosa dell'autonomia delle
Camere).
L'articolo 2 riguarda il terzo comma dell'articolo 83
della Costituzione ed è diretto a prevedere la maggioranza
di due terzi per l'elezione del Presidente della
Repubblica, assieme alla prescrizione dell'esercizio
provvisorio delle sue funzioni da parte del Presidente
della Corte costituzionale qualora, alla scadenza del
mandato del Presidente della Repubblica uscente, non si
sia ancora pervenuti all'elezione del successore.
L'articolo 3 è teso a modificare il primo comma
dell'articolo 135 della Costituzione introducendo la
maggioranza di due terzi per la nomina di cinque giudici
della Corte costituzionale e la previsione aggiuntiva
della elezione da parte della Corte stessa, a maggioranza
assoluta dei componenti, di un suo membro, qualora,
trascorsi tre mesi dalla cessazione dalla carica di un
giudice costituzionale, non ne sia stato nominato il
successore (ritengo superfluo sottolineare l'attualità dei
problemi cui si riferisce questa norma).
L'articolo 4 della proposta di legge riguarda una
questione delicata, quella della modifica dell'articolo
138 della Costituzione e direi che su tale articolo e su
tale questione si è prevalentemente concentrato il
dibattito. Vorrei far rilevare che, se si riflette con
un minimo di attenzione, non si può non constatare come
si tratti di tematiche estremamente differenziate tra loro
e che dovranno essere valutate, ad avviso del Governo,
anche e soprattutto sotto il profilo squisitamente
tecnico, caso per caso, quando si passerà all'esame dei
singoli articoli. Annunzio quindi a nome del Governo
l'intenzione - se le circostanze lo consentiranno - di
procedere ai necessari approfondimenti volta per volta.
Del resto, questa attitudine programmatica non fa che
riprendere alcuni dei programmi che ho udito annunziare
questa mattina sia dall'onorevole Nania sia dall'onorevole
Pericu, relatore per la maggioranza, il quale si è diffuso
sulla necessità dell'individuazione dei "percorsi" per
l'esame di questi temi.
Conclusivamente, vorrei che mi fosse ancora consentito di
richiamare l'attenzione della Camera su una serie di
riforme che ritengo attualmente e realisticamente
possibili in tempi brevi. Ho il sospetto che l'onorevole
Calderisi, relatore di minoranza, possa non concordare su
questo quadro, su questo pacchetto minimo di riforme;
tuttavia ho il dovere almeno di individuarlo.
Intendo riferirmi, innanzitutto alle riforme che sono
attualmente in itinere, a Costituzione invariata: il
provvedimento sul voto degli italiani all'estero,
approvato dalla Camera e ora all'esame del Senato, proprio
in questi giorni; la modifica degli articoli 64, 83, 136 e
138 della Costituzione, all'esame di quest'aula (e mi pare
superfluo indicarla); ma soprattutto la riforma
dell'articolo 77 della Costituzione che disciplina la
potestà di decretazione d'urgenza da parte del Governo.
Su questo tema, che costituisce una materia molto
delicata, credo di aver già rammentato che l'esame procede
da tempo presso la Commissione Affari costituzionali del
Senato. E non è escluso, a mio avviso, che si possa
trovare un accordo tra le varie forze politiche intorno a
un testo di riforma ampiamente condiviso. Credo che non
sia esagerato affermare la doverosità costituzionale, a
cui ho accennato già più volte, di tentare la modifica
della disciplina dei decreti-legge, a causa della loro
proliferazione e della continua reiterazione, circostanze,
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queste, che in sostanza coinvolgono non solo i governi
che si succedono ma anche lo stesso Parlamento, per la
mancata conversione dei decreti-legge nei tempi dovuti,
soprattutto a seguito di recenti indirizzi espressi dalla
Corte costituzionale.
Parimenti, credo sia necessario o potrebbe rivelarsi
opportuno, procedere alla modifica dell'articolo 81 della
Costituzione, concernente il bilancio e la finanza dello
Stato, sia per cercare di risanare con stringenti
strumenti di rango costituzionale la situazione del
deficit pubblico, che è pesante, sia per affrontare in
modo adeguato i vincoli che derivano in materia
finanziaria dall'ordinamento dell'Unione europea. Mi sia
consentito di accennare a quella che è una tematica che
riguarda i poteri del Governo in tema di congiuntura
economica, di necessità economica.
In questo contesto, desidero segnalare che proprio in
relazione all'eventuale possibilità di aggiornare e di
rivedere la formula dell'articolo 81, a Costituzione
invariata, insieme con il collega ministro Masera stiamo
cercando di proporre, nell'ambito dell'esame delle norme
relative alla decretazione d'urgenza, anche un quadro
generale che consenta una migliore e rapida valutazione
della situazione in cui si ritrova il nostro paese a
seguito della ratifica del trattato di Maastricht. Abbiamo
la sensazione (anzi, più che la sensazione) che alcune
norme, e in particolare quelle che riguardano la
delimitazione da parte del Consiglio dei Governatori delle
banche centrali UE del tasso di disavanzo consentito a
ciascuno dei paesi membri, costituiscano un tema che va
affrontato con rapidità e con urgenza. Si tratta di una
tematica che riguarda indirettamente, in questo momento,
la disciplina della decretazione d'urgenza e l'eventuale
affidamento al Governo di poteri delegati in tema di
congiuntura economica, ma riguarda al tempo stesso
l'articolo 81 e le eventuali modifiche che esso
richiede.
Queste valutazioni si possono ripetere anche a proposito
della necessità di rivedere l'articolo 11 della
Costituzione, in considerazione degli adeguamenti
costituzionali che sono necessari a seguito dell'evolversi
dell'ordinamento
dell'Unione europea, soprattutto in connessione con il
trattato di Maastricht e l'accordo di Schengen, come è già
avvenuto in Francia, in Germania e in Spagna.
Ricordo la circostanza che, mentre il Parlamento italiano
ha proceduto alla ratifica delle norme del trattato di
Maastricht con la procedura normale, che è quella che
riguarda la ratifica di qualsiasi trattato,
nell'ordinamento di alcuni Stati membri - certamente in
Francia, in Germania e in Spagna - si è dato luogo ad una
previa revisione costituzionale in tema di disciplina del
bilancio, prima di procedere a tale ratifica.
Oltre alle riforme essenziali, essenzialissime, in
itinere, vorrei segnalare quelle che riguardano
l'elettorato attivo e passivo nelle consultazioni
amministrative a favore dei cittadini dei paesi membri
dell'Unione europea, in attuazione di una direttiva
comunitaria che prescrive la scadenza del 1 gennaio 1996.
Anche in questo caso il Governo, con tempestività, sta
cercando di agganciare alla legge comunitaria annuale 1994
una disposizione, un emendamento che consenta di
rispettare il termine che ho indicato.
Si tratta - vorrei ricordarlo - della possibilità per i
cittadini degli Stati membri dell'Unione europea di
prendere parte alle elezioni comunali e si tratta anche,
probabilmente, della necessità di evitare che nel momento
in cui inizia il turno di presidenza dell'Unione europea
la Repubblica italiana possa trovarsi destinataria di una
ennesima procedura di infrazione per mancata trasposizione
di tale direttiva.
Come loro vedono, onorevoli deputati, si tratta di riforme
essenziali, quasi di miniriforme, di un pacchetto di
interventi necessitati cui il Governo sta provvedendo. Ho
l'impressione che questo pacchetto ridotto costituisca un
vero e proprio adempimento di normativa costituzionale e
ho l'impressione che a tali riforme costituzionali ed
istituzionali, ridotte in questo momento all'essenziale,
si potrebbe arrivare licenziandole in tempo breve. Mi pare
ovvio - e anzi direi superfluo - accennare alla
circostanza che questo brevissimo elenco che ho appena
delineato non comporta dietrologiche ipotesi di
prolungamento strumentale dei tempi
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della legislatura o dei tempi del Governo Dini.
Il dibattito sulle norme fondamentali, che è delicato, non
può essere affrontato, ad avviso del Governo, con l'occhio
rivolto a commistioni legate a contingenti convenienze
politiche. Tanto meno intendo farlo io nella veste
istituzionale che mi trovo a ricoprire. Ritengo invece
opportuno un comune impegno con buona volontà al fine di
pervenire con questo Parlamento ed in tempi rapidi
all'approvazione delle misure essenziali che ho indicato,
anche e soprattutto per un senso di rispetto nei confronti
dell'elettorato, considerati gli argomenti che hanno
dominato le elezioni del marzo 1994 (Applausi).
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