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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


126189
STA0243-0054
Stenografico d'Aula n. 243 del 21 settembre 1995 (STA12-243)
(suddiviso in 316 Unità Documento)
Unità Documento n.54 (che inizia a pag.15084 dello stampato)
(il TITOLO si trova nell'Unità Documento n.43)
SEGUITO DISCUSSIONE: C2206, C1551, C2111, C2176, C2184, C2189, C2195, C2213, C2220, C2221, C2222, C2304. LAVASS
...SEGUITO DISCUSSIONE: C2206, C1551, C2111, C2176, C2184, C2189, C2195, C2213, C2220, C2221, C2222, C2304.
ELIO VITO.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE IRENE PIVETTI
ZZSTA ZZRES ZZSTA210995 ZZSTA950921 ZZSTA000995 ZZSTA000095 ZZSTA243 ZZ12 ZZDI ZZLL
    ELIO VITO.  Questo è il voto che avete chiesto, onorevole
  Berlinguer; quindi non potete appellarvi alle regole se
  non volete rispettare la prima regola, concernente
  l'eleggibilità dei nostri colleghi, il titolo ad
  esercitare il mandato popolare ricevuto.
    Da mesi su tale questione conducete il più vergognoso
  degli ostruzionismi possibili!  (Applausi dei deputati
  dei gruppi di forza Italia, di alleanza nazionale, del
  centro cristiano democratico e federalisti e
  liberaldemocratici).
      Quando era presidente della Giunta delle elezioni,
  l'attuale Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scàlfaro
  si dimise di fronte ad un ostruzionismo del genere fatto
  dal suo partito  (Applausi dei deputati dei gruppi di
  forza Italia, di alleanza nazionale, del centro cristiano
  democratico e federalisti e liberaldemocratici).  Il
  voler mantenere titoli di rappresentatività che non sono
  quelli corrispondenti al voto popolare è ragione per
 
                             Pag. 15085
 
  fermare il lavoro delle Camere, per sciogliere le
  Assemblee!  Non avete titolo a parlare  delle regole quando
  in siffatto modo volete mantenere la maggioranza
  parlamentare!
    Questa è la prima questione: non possiamo accettare di
  votare nulla se prima non ci esprimeremo sui titoli di
  ammissione dei colleghi Vendola e Reale; non possiamo
  votare altro, non solo il provvedimento sul consiglio di
  amministrazione della RAI, se prima non si delibera su
  tale questione.
    Nel merito, poi, si è richiamato l'accordo a suo tempo
  raggiunto; tuttavia quell'accordo, raggiunto o meno che
  fosse, era finalizzato a definire alcuni provvedimenti
  urgenti per poi giungere alle elezioni anticipate e non
  per impedire che vi si arrivasse.  Il tavolo delle regole
  doveva portare alle elezioni anticipate, non doveva certo
  servire ad allontanarle.
    Onorevole Berlinguer, anche noi richiamiamo lei, il suo
  gruppo, la sua parte politica al rispetto di
  quell'accordo.  Ebbene, nell'ambito di quell'accordo vi era
  anche un altro argomento, la  par condicio.  Come mai
  dei due punti oggetto dell'accordo (la riforma del
  consiglio di amministrazione della RAI e la  par
  condicio),  che comunque - lo ripeto - aveva valore solo
  se vi era l'impegno a chiedere contestualmente le elezioni
  una volta esaurite quelle due questioni, della  par
  condicio  non volete più parlare?  Come mai volete
  affrontare solo la riforma del consiglio di
  amministrazione della RAI?  La verità è che anche a
  proposito della  par condicio,  il quarto punto del
  programma del Governo Dini, stiamo assistendo ad una
  incredibile forma di ostruzionismo.
    Ieri il gruppo di forza Italia, che da mesi insieme alle
  altre forze del polo ritiene che il decreto-legge sulla
  par condicio  sia incostituzionale, ha dovuto
  annunciare in Commissione che sulla quarta reiterazione
  del decreto non chiederà il voto dell'Assemblea circa la
  sussistenza dei requisiti costituzionali.  Non lo farà
  perché la precedente deliberazione ai sensi dell'articolo
  96- bis  del regolamento è intervenuta dopo 21 giorni
  dalla nostra richiesta.  Quindi, anche la verifica circa la
  sussistenza dei requisiti di necessità e di urgenza
  diventa uno strumento per non discutere del provvedimento
  sulla
  par condicio,  per non realizzare l'intesa  raggiunta.
  Il regolamento - lei lo sa meglio di me, Presidente -
  prevede che la deliberazione ai sensi dell'articolo
  96- bis  avvenga entro 7 giorni; ebbene nel caso che
  ho ricordato è intervenuta dopo 21 giorni.
    Qualche giorno fa, l'onorevole Bassanini, intervenendo in
  Commissione sul tema della  par condicio,  ha
  ricordato che il cosiddetto tavolo delle regole aveva
  convenuto sulla necessità di una conversione in legge di
  tale decreto-legge, presentato dal Governo per garantire
  la parità di accesso ai mezzi di informazione.  Ma, ci è
  stato detto, al tavolo delle regole non furono
  puntualmente concordate le modifiche da proporre al testo;
  l'onorevole Bassanini infatti sostiene che al tavolo delle
  regole non fu raggiunto alcun accordo sulla  par
  condicio.  Allora, onorevole Berlinguer, la verità è la
  sua o quella del collega Bassanini?
 
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