| SEGUITO DISCUSSIONE: C2206, C1551, C2111, C2176, C2184, C2189,
C2195, C2213, C2220, C2221, C2222, C2304.
LAVASS
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C2195, C2213, C2220, C2221, C2222, C2304.
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| ELIO VITO. Questo è il voto che avete chiesto, onorevole
Berlinguer; quindi non potete appellarvi alle regole se
non volete rispettare la prima regola, concernente
l'eleggibilità dei nostri colleghi, il titolo ad
esercitare il mandato popolare ricevuto.
Da mesi su tale questione conducete il più vergognoso
degli ostruzionismi possibili! (Applausi dei deputati
dei gruppi di forza Italia, di alleanza nazionale, del
centro cristiano democratico e federalisti e
liberaldemocratici).
Quando era presidente della Giunta delle elezioni,
l'attuale Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scàlfaro
si dimise di fronte ad un ostruzionismo del genere fatto
dal suo partito (Applausi dei deputati dei gruppi di
forza Italia, di alleanza nazionale, del centro cristiano
democratico e federalisti e liberaldemocratici). Il
voler mantenere titoli di rappresentatività che non sono
quelli corrispondenti al voto popolare è ragione per
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fermare il lavoro delle Camere, per sciogliere le
Assemblee! Non avete titolo a parlare delle regole quando
in siffatto modo volete mantenere la maggioranza
parlamentare!
Questa è la prima questione: non possiamo accettare di
votare nulla se prima non ci esprimeremo sui titoli di
ammissione dei colleghi Vendola e Reale; non possiamo
votare altro, non solo il provvedimento sul consiglio di
amministrazione della RAI, se prima non si delibera su
tale questione.
Nel merito, poi, si è richiamato l'accordo a suo tempo
raggiunto; tuttavia quell'accordo, raggiunto o meno che
fosse, era finalizzato a definire alcuni provvedimenti
urgenti per poi giungere alle elezioni anticipate e non
per impedire che vi si arrivasse. Il tavolo delle regole
doveva portare alle elezioni anticipate, non doveva certo
servire ad allontanarle.
Onorevole Berlinguer, anche noi richiamiamo lei, il suo
gruppo, la sua parte politica al rispetto di
quell'accordo. Ebbene, nell'ambito di quell'accordo vi era
anche un altro argomento, la par condicio. Come mai
dei due punti oggetto dell'accordo (la riforma del
consiglio di amministrazione della RAI e la par
condicio), che comunque - lo ripeto - aveva valore solo
se vi era l'impegno a chiedere contestualmente le elezioni
una volta esaurite quelle due questioni, della par
condicio non volete più parlare? Come mai volete
affrontare solo la riforma del consiglio di
amministrazione della RAI? La verità è che anche a
proposito della par condicio, il quarto punto del
programma del Governo Dini, stiamo assistendo ad una
incredibile forma di ostruzionismo.
Ieri il gruppo di forza Italia, che da mesi insieme alle
altre forze del polo ritiene che il decreto-legge sulla
par condicio sia incostituzionale, ha dovuto
annunciare in Commissione che sulla quarta reiterazione
del decreto non chiederà il voto dell'Assemblea circa la
sussistenza dei requisiti costituzionali. Non lo farà
perché la precedente deliberazione ai sensi dell'articolo
96- bis del regolamento è intervenuta dopo 21 giorni
dalla nostra richiesta. Quindi, anche la verifica circa la
sussistenza dei requisiti di necessità e di urgenza
diventa uno strumento per non discutere del provvedimento
sulla
par condicio, per non realizzare l'intesa raggiunta.
Il regolamento - lei lo sa meglio di me, Presidente -
prevede che la deliberazione ai sensi dell'articolo
96- bis avvenga entro 7 giorni; ebbene nel caso che
ho ricordato è intervenuta dopo 21 giorni.
Qualche giorno fa, l'onorevole Bassanini, intervenendo in
Commissione sul tema della par condicio, ha
ricordato che il cosiddetto tavolo delle regole aveva
convenuto sulla necessità di una conversione in legge di
tale decreto-legge, presentato dal Governo per garantire
la parità di accesso ai mezzi di informazione. Ma, ci è
stato detto, al tavolo delle regole non furono
puntualmente concordate le modifiche da proporre al testo;
l'onorevole Bassanini infatti sostiene che al tavolo delle
regole non fu raggiunto alcun accordo sulla par
condicio. Allora, onorevole Berlinguer, la verità è la
sua o quella del collega Bassanini?
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