| FRANCO BASSANINI. Il che è un comportamento esattamente
opposto e contraddittorio rispetto al primo elemento
dell'intesa sul punto raggiunta a quel tavolo (Applausi
dei deputati dei gruppi progressisti-federativo e del
partito popolare italiano): perché convenire sulle
modifiche da apportare in sede di conversione, vuol dire
che si deve procedere alla conversione del decreto-legge,
senza bloccarlo nella sede preliminare della verifica dei
presupposti di necessità e di urgenza ex articolo 77
della Costituzione. Non c'è infatti alcun dubbio che, se
lo si ferma in questa fase, non c'è alcuna modifica da
apportare in sede di conversione. Allora vuol dire che
secondo questi colleghi non si è convenuto su nulla!
Nel comunicato si precisa poi (ed è il punto su cui io
rilevai che si era concordato sulla necessità di alcune
modifiche, senza tuttavia addivenire ad una traduzione
precisa in emendamenti delle stesse, per cui queste ultime
avrebbero dovuto puntualmente essere definite nella stessa
Commissione, come fu detto in quella sede) che nel periodo
protetto (e non si dice quale: punto su cui la Commissione
dovrà discutere) gli spot pubblicitari potranno
essere trasmessi solo dalla RAI, si propone che il
servizio pubblico assicuri accesso gratuito a tutti i
soggetti; per le TV locali la possibilità di messa in
onda. Vi sono quindi alcune indicazioni importanti, che
noi intendiamo rispettare ma che - ripeto - non sono
puntuali e richiedono pertanto un confronto
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parlamentare tra chi intende dare attuazione a quella
intesa per la sua traduzione in puntuali emendamenti a
modifica del testo.
Ma il presupposto di tutto - ripeto - è che si proceda
nella conversione del decreto-legge. Ebbene, finora
abbiamo registrato, a luglio e ancora negli scorsi giorni
in Commissione, un atteggiamento esattamente opposto da
parte dei colleghi del polo. E' stato chiesto qualche
giorno fa al Governo di non reiterare il decreto-legge (e
voglio capire quali modifiche si possano apportare in sede
di conversione di un decreto-legge se quest'ultimo è
decaduto e non viene reiterato). E' stato poi opposto in
Commissione un atteggiamento di nuovo negativo, contrario
sulla sussistenza dei requisiti di necessità e di
urgenza.
Devo quindi dire al collega Tatarella che non si può,
quando si raggiunge un'intesa tra gentiluomini, chiederne
l'applicazione solo sulle parti che fanno comodo.
Sopratutto allorché questa parte, che forse non fa comodo,
è la condizione perché sul punto sussistano anche le
altre: se si fa decadere il decreto-legge, non
sussisterebbero più modifiche da apportare ad un testo che
oltretutto, nell'ipotesi sostenuta dai colleghi di forza
Italia e di alleanza nazionale, sarebbe addirittura non
conforme a Costituzione in quanto esulerebbe dalla
competenza del Governo in materia di adozione di misure
straordinarie di necessità e d'urgenza.
La seconda questione, chiarita - credo - al di là di ogni
possibile dubbio e contestazione, è quella del consiglio
di amministrazione della RAI. Leggo anche qui il
comunicato finale: "Le delegazioni dell'ulivo e del polo
con il concorso della lega hanno altresì registrato la
convergenza sui nuovi meccanismi di elezione del consiglio
di amministrazione della RAI, assumendo comunemente
l'impegno per l'approvazione della normativa. La data di
entrata in vigore sarà esaminata in sede parlamentare
durante l'iter della legge. Obiettivo delle nuove norme è
assicurare la nomina di un organo di governo del servizio
pubblico che ne definisca la natura di strumento di
garanzia nei confronti dei cittadini" (quello che la
collega Bindi ricordava prima in modo analitico, anche
esaminando possibili proposte - che
io ritengo convincenti - di attuazione di questa intesa
di principio).
Ma anche qui, onorevoli colleghi, il primo impegno -
assunto detto in modo chiaro - è quello per l'approvazione
della normativa. Che cosa è successo da allora, dal 20
luglio in poi? Abbiamo assistito ad una serie di
iniziative - legittime, certamente legittime dal punto di
vista regolamentare - assunte dai colleghi di forza Italia
e di alleanza nazionale per impedire che si arrivasse
all'approvazione della normativa: pregiudiziali presentate
in giorni tradizionalmente dedicati alle discussioni sulle
linee generali, nei quali risulta difficile che la Camera
sia in numero legale; oggi, questa richiesta di
sospensiva.
Allora, collega Tatarella, non cambiamo le carte in
tavola! Se l'intesa è intervenuta - ed era intervenuta su
tre punti, il terzo dei quali riguardava alcuni strumenti
per garantire all'opposizione poteri di controllo: ma di
questo non si è neppure cominciato a parlare -, in ordine
ai due punti che erano incardinati nei lavori delle nostre
Camere abbiamo assistito da parte dei gruppi del polo a
comportamenti platealmente intesi a disattendere l'intesa
stessa e a renderne impossibile l'attuazione.
Questo è il dato e di fronte ad esso, onorevole Tatarella,
anche le sue considerazioni finali finiscono per perdere
molto del loro apparente valore, perché non c'è dubbio - e
noi lo abbiamo ripetuto più volte - che occorre uscire il
più presto possibile da una situazione che presenta
indubbiamente aspetti di anomalia: che è quella di un
Governo tecnico che non è espressione di una maggioranza
politica scelta dagli elettori - per quanto ci riguarda,
abbiamo più volte sottolineato questa esigenza come
esigenza di democrazia e di stabilità delle nostre
istituzioni - ma è altresì vero - lo abbiamo detto più
volte e ci sembrava che il dialogo intervenuto a quel
tavolo lo avesse in qualche modo riconosciuto, anche se a
nostro avviso in modo parziale e in certi versi
insoddisfacente - che occorre definire una serie di regole
indispensabili perché la competizione elettorale sia vera,
serena, corretta e non una partita truccata: una
competizione ad armi pari che avviene nel momento
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in cui si sono assicurate le garanzie e le condizioni che
consentono agli elettori di andare a votare serenamente,
sapendo che si gioca una partita certamente
importantissima per il futuro del paese, non una partita
tragica, che consegna al vincitori anche i diritti, le
libertà, le regole dei cittadini e, innanzitutto, delle
minoranze. Questo è il punto.
Non so se da parte dei colleghi del polo si sia capito
fino in fondo che quando dalle nostre fila, ma prima
ancora e più autorevolmente da parte delle più alte
autorità dello Stato, si sottolinea l'esigenza di definire
le regole indispensabili e le garanzie necessarie, non si
ricorre in alcun modo ad un pretesto per dilazionare una
competizione elettorale che noi riteniamo debba avvenire
al più presto, ma si stabilisce un requisito ed una
condizione democratica e liberale, di libertà e di
democrazia fondamentale perchè la competizione elettorale
possa avvenire in modo sereno, tranquillo, corretto e
perché non sia in discussione la stessa credibilità ed
affidabilità del risultato che ne deriva.
Noi abbiamo anche aperto una riflessione, che non vogliamo
proporre in questa sede, su un problema che esiste e che
anche in questo caso il collega Tatarella sembra
sottovalutare. Tuttavia la questione si pone - lo dico
subito - su un altro piano rispetto alle considerazioni or
ora fatte. La riflessione è la seguente: siamo sicuri che
quella stabilità, quella chiarezza, quella certezza di
mandati di maggioranza e di opposizione, che il collega
Tatarella invoca dalle urne, con questa legge elettorale
saranno assicurate?
Abbiamo visto che con leggi elettorali approvate negli
ultimi tempi per i comuni, per le province e per le
regioni, ciò è avvenuto; si tratta di leggi elettorali che
possono essere diversamente valutate e che hanno
differente pregio e valore. Invece sappiamo che con la
legge elettorale in vigore per Camera e Senato questo
risultato potrebbe non essere assicurato. E forse anche su
questo una riflessione dovrebbe essere fatta (Applausi
dei deputati dei gruppi progressisti-federativo, del
partito popolare italiano e della componente dei comunisti
unitari del gruppo misto).
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