| ALFREDO BIONDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho
molto apprezzato il discorso pronunciato poco fa
dall'onorevole Novelli, il quale ha richiamato, in base
alla sua esperienza maturata in altra sede, il dovere
funzionale, etico-politico di chi presiede un'Assemblea,
cioè quello di far rispettare il regolamento, imponendolo
anche a se stessi, prescindendo cioè dai sentimenti, dalle
posizioni, da tutto ciò che può anche nobilitare la lotta
politica ma non deve essere interpretato nella fase in cui
si rappresenta l'intera Assemblea. Ho avuto questo onore
per sette anni consecutivi, con due diversi Presidenti,
che stimo ed amo, quindi posso dire che lo sforzo di
essere contemporaneamente parte e fuori delle parti è
molto importante ed è molto nobile saperlo profondere
sempre.
Riconoscere i propri errori: lei, Presidente, ha
riconosciuto l'errore di chi le sta intorno e, attraverso
chi le sta intorno, quello che ha fatto lei, poiché ha
dichiarato una cosa che poi è risultata essere diversa.
Voglio dire ai colleghi che sono indignati che
successivamente vi è stata una riunione dei Presidenti di
gruppo e si è consentito che si ripetesse la votazione; ma
non ce ne era neppure bisogno, perché non è il caso di un
procedimento di camera di consiglio in cui si modificano
le realtà proclamate nell'aula: queste ultime sono o
confermate o sovvertite dal voto dell'aula. Credo quindi
sia abbastanza grave immaginare un Presidente che, pur
accorgendosi dei propri errori, si sovrapponga, in
ipotesi, alla verifica del voto che ha proclamato, essendo
mancato il numero legale, privando l'Assemblea della
possibilità di procedere alla verifica del proprio numero,
quindi della propria consistenza di carattere soggettivo
ad esprimere le votazioni.
Quanto accaduto forse non avrebbe richiesto il lungo
discorso che lei ha pronunciato, risalendo, per così dire,
alle calende greche delle prime fasi dell'evoluzione
dell'odierna seduta; sarebbe stato necessario dire, come
ha fatto poco fa il collega Novelli, che sbagliano tutti,
sbaglia anche il prete all'altare, e credo che nello
sbaglio si possa riconoscere la necessità di correggerlo,
ma questo può farlo solo l'Assemblea, ai sensi
dell'articolo 57 del regolamento.
Problema di ordine diverso è quello - anche se colgo con
piacere l'occasione - di parlare in una fase che mi
permetto di giudicare lievemente irregolare. Lei ha fatto
riferimento ad alcune eccezioni, ma è sempre bene che le
regole prevalgano sulle eccezioni; parliamo tanto di
regole, cominciamo allora ad applicare la prima regola,
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cioè il regolamento! Se abbiamo dichiarato che manca il
numero legale, signora Presidente, ciò significa che
questa discussione si inserisce in una fase in cui molti
deputati, che potrebbero essere presenti, non hanno la
possibilità di partecipare, perché il regolamento prevede
che si voti tra un'ora e che vi sia questo periodo
infecondo nel corso del quale non si può svolgere attività
parlamentare. Invece la svolgiamo; ma forse non è male,
sempre stabilendo che le regole prevalgono sulle
eccezioni, perché possiamo dire tutti che dobbiamo
abbassare il tono della nostra posizione anche
conflittuale qui dentro.
Ho un temperamento tra i più accesi che io conosca
(conosco meglio di tutti me stesso), quindi alle volte mi
capita di fare qualche sforzo per stare in questo binario.
Però non si può picchiare un deputato alle spalle; si
possono perdere le staffe, dire parolacce ma - e sono qui
dal 1968 - non ho mai visto alzare le mani su un collega.
Quando certe cose sono avvenute - e sono avvenute - sono
sempre state motivo di grande turbamento, ma molte volte
erano in ballo questioni gravissime. Vi sarà stata una
politica più dura, più antagonistica; vi sono stati dei
gesti qualche volta molto irriguardosi anche nei confronti
della Presidenza e dei colleghi; ma prendere un collega
alle spalle e dargli un cazzotto (non so dove, non ha
importanza; qui non c'entra l'anatomia) è grave, perchè è
avvenuto in una fase in cui stavamo spiegandoci,
spiegandole, Presidente, avendo avuto da lei alcune
spiegazioni che ritengo sufficientemente autocritiche, una
realtà nella quale ci troviamo a lavorare tutti insieme.
Io non ho angeli custodi sempre disponibili alle mie
spalle, ma vorrei fare un fioretto laico, con la coscienza
(la propria coscienza è un giudice molto severo, signora
Presidente, perché non dà le attenuanti generiche): quando
parla un collega, che considero anche amico molte volte,
pur nella differenza delle posizioni, dobbiamo avere
riguardo al nostro ruolo di deputati, di rappresentanti
degli altri e fare in modo che gli altri non si vergognino
di chi li rappresenta (Applausi dei deputati dei gruppi
di forza Italia e di alleanza nazionale).
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