| VITTORIO SGARBI. Parlo per fatto personale per lasciare
una breve testimonianza di avvenimenti che potrebbero
essere male interpretati. Essendo certo che molto
difficilmente mi accadrà - adesso come per l'avvenire - di
passare per una vittima, non starò qui a lamentarmi nè a
fare appunto la vittima. Devo dire che molti sono i miei
torti nell'eccesso verbale, nel quale condivido il metodo
che è pressoché speculare a quello dell'onorevole Bossi;
quindi non provo per lui non dirò alcuna antipatia, ma
neppure un atteggiamento preventivo di polemica che non
sia basato su convinzioni - le sue e le mie - espresse in
modo molto creativo ed irruento.
D'altra parte chi ha letto il manifesto futurista sa che
uccidere il chiaro di luna oppure odiare la Nike di
Samotracia non vuol dire distruggerla; una cosa sono le
parole un'altra gli atti.
Sono pronto a resistere fino in fondo - forse anche
sbagliando - nella dialettica verbale, ma a quella mi
arresto; da parte mia non sono mai venuti gesti di
violenza fisica, che mi sembrano riprovevoli da destra, da
sinistra, da qualunque parte in cui sia consentita
una dialettica verbale che è, credo (l'ho detto
intervenendo la volta scorsa), espressività. Ci sono
parossistiche, paradossali, enfatiche, espressionistiche
forme di espressione che sono creative: le usano Dario Fo,
Beppe Grillo, Benigni ed altri, piaccia o non piaccia; e
alla sinistra piace l'espressività verbale e la violenza
che ad esempio manifesta il giornale Cuore sul corpo
di un uomo che sta morendo. Le satire che la sinistra fa
possono essere discutibili, ma rimangono ferme alle
parole. Io molto spesso ho usato parole eccessive, anche
nei confronti del Presidente della Camera e dell'onorevole
Bossi. Posso scusarmi personalmente di eccessi verbali, ma
erano, sono e saranno sempre e soltanto eccessi verbali;
lo stesso vale per l'onorevole Novelli quando ride o
comunque non prende sul serio fatti di natura fisica,
anche se decine di testimoni possono affermare che sono
stato aggredito. Mentre l'onorevole Bossi, come accade
nelle conversazioni da bar, in cui si eccede nella parola,
si è rivolto a me dicendo: "vieni fuori che ti meno"; ma
non si trattava del "venir fuori" che spesso significa un
qualcosa che generalmente non capita mai. Infatti già in
quest'aula l'onorevole Bossi mi dava gomitate ed urti
violenti che significavano passare ai fatti.
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