| VALDO SPINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
desidero spiegare il motivo per cui intendo illustrare
tali interpellanze. Uno dei due documenti ispettivi che
illustrerò congiuntamente risale, infatti, al 26 settembre
1994: oggi è il 22 settembre 1995, quindi forse un
aggiornamento può essere utile nello svolgimento
dell'interpellanza che avevo presentato insieme
all'onorevole Malan il quale, come è noto, fa oggi parte
del gruppo dei federalisti e liberaldemocratici. Ebbene,
non sembra possibile che un paese come l'Italia tenga da
più di un anno senza titolare l'Istituto italiano di
cultura di New York. Per tale ragione mi sembra utile un
aggiornamento visto che segnalammo questa mancanza quando
si pose il problema. New York è la più grande città del
più importante paese del mondo, gli Stati Uniti, una
nazione dove, per giunta, vivono diciannove milioni di
cittadini di origine italiana.
La mia richiesta era rivolta allora al Governo Berlusconi,
che aveva rinunciato ai servigi di un uomo come Furio
Colombo, alla cui opera tengo a rivolgere un vivo
apprezzamento. Una sostituzione non facile, tanto che fino
ad oggi non è stata compiuta. Credo che i guasti derivanti
dall'assenza di un titolare si vedano, nonostante
l'impegno, di cui voglio dare atto del facente funzione di
direttore e di tutto il personale dell'Istituto italiano
di cultura di New York.
Spero e penso che l'attuale Governo ci possa in questo
senso dare delle rassicurazioni,
Pag. 15137
magari anche operative, annunciandoci cioè che si è
arrivati alla scelta del direttore dell'Istituto italiano
di cultura ed anche delle linee e delle indicazioni (che
potremo eventualmente commentare in sede di replica) che
si daranno alla nuova direzione.
Collegata a questa tematica di carattere culturale (ma
come è noto in politica estera i rapporti culturali
assumono sempre più importanza, in particolare per un
paese come l'Italia che deve inserire nella politica
estera anche un patrimonio di relazioni culturali
veramente consistente) è la decisione del Governo
statunitense di chiudere il consolato degli USA a Firenze,
competente per tutta la Toscana e l'Emilia Romagna. La
presenza di tale consolato è a nostro avviso molto
importante, sia per il turismo americano a Firenze e nelle
altre città, che ha bisogno di una tutela consolare, sia
perché nell'area fiorentina vi è l'addensamento più
cospicuo di istituzioni universitarie statunitensi (più di
venti). Quasi tutte le principali università statunitensi
sono presenti con studiosi e studenti, dall'est all'ovest
degli Stati Uniti, dalla prestigiosa Harvard University a
quella di Stanford, dalla New York University alla
California State e così via; tutto ciò costituisce un
ponte culturale che è di grande interesse per il nostro
paese.
Da questo punto di vista, anche se la decisione
evidentemente attiene a problemi di economia che
riguardano gli Stati Uniti, credo che un adeguato passo
diplomatico per significare il nostro impegno e la nostra
richiesta di soprassedere ad una decisione di questo
genere sia veramente importante. Aggiungo che, a livello
diplomatico, sarebbe utile affiancare all'azione verso il
Governo statunitense anche un'azione verso il Congresso,
sia perché spesso è quest'ultimo che pone al Governo
obiettivi di risparmio sia perché, in ultima analisi, il
provvedimento in questione verrà sottoposto al Congresso
stesso.
Tra l'altro, al ricordato flusso di studiosi e di studenti
dagli Stati Uniti verso l'Italia corrisponde ormai anche
un flusso inverso, di studenti e di studiosi italiani
verso gli Stati Uniti. Da questo punto di vista
bisognerebbe forse studiare, in sede dei prossimi accordi
culturali, qualche accordo di riconoscimento dei titoli,
dal momento che ormai il fenomeno ha assunto
effettivamente dimensioni importanti. Credo che un
accordo-quadro sarebbe utile, al di là di quello che
ciascuna università, nella sua autonomia, intende fare.
E' bene puntualizzare che il rapporto con gli Stati Uniti,
oltre che per la sua specialità per i legami già
ricordati, se non altro con i diciannove milioni di
americani di origine italiana, è di fatto di grande
rilievo anche per l'Europa. Da questo punto di vista
occorrerebbe sottolineare che la chiusura del consolato
statunitense a Firenze sarebbe dannosa anche per quanto
riguarda i rapporti trilaterali Italia-Stati
Uniti-Comunità europea. A Firenze hanno sede l'Istituto
universitario europeo e gli archivi della Comunità
europea; a Firenze si sono svolti numerosi vertici
bilaterali (sia Italia-Francia che Italia-Gran Bretagna e
Italia-Germania); a Firenze si svolgerà inoltre il vertice
della presidenza di turno italiana della Comunità europea
del primo semestre 1996. Anche questi argomenti credo
possano essere fatti valere per il mantenimento di una
presenza diplomatica statunitense in quella città.
Certamente non è questa la sede per affrontare aspetti più
generali, però chiunque ha potuto apprendere stamattina
dalla radio che l'inviato speciale del dipartimento di
Stato agli esteri Holbrooke ha convocato per la settimana
prossima a Washington tutti i ministri degli esteri dei
paesi interessati alla crisi della ex Iugoslavia (e
quindi, credo, anche il nostro). Dico questo ad ulteriore
prova che il rapporto con gli Stati Uniti è di grande
importanza anche ai fini degli equilibri europei. Mi
auguro anzi, in questo senso, che il semestre di
presidenza italiana della Comunità europea segni una
nostra ripresa di protagonismo per quanto riguarda il
processo di pace nella ex Iugoslavia.
E' con questo spirito, signor Presidente, signor
sottosegretario, onorevoli colleghi, che avevo presentato
queste due interpellanze, di cui la prima con l'onorevole
Malan.
Ora il nostro contributo deve tendere a risolvere i grandi
problemi che affliggono il mondo: ecco perché nella prima
delle due interpellanze si faceva riferimento alla
Pag. 15138
Conferenza del Cairo sulla popolazione. Ma tale cenno va
collocato nel contesto di un anno fa: durante il Governo Ciampi
affrontammo i problemi della popolazione in seno al
vertice dei ministri dell'ambiente dei sette grandi paesi
industrializzati (il cosiddetto G7 che si tenne nel marzo
1994 a Firenze). Purtroppo il comportamento tenuto dal
Governo italiano di allora al Cairo sembrò, per la verità,
più improntato a motivi di politica interna - cioè a non
scontentare il Vaticano e la Chiesa cattolica - che ad
affrontare la bomba demografica, che è uno dei grandi
problemi del mondo, in un concerto internazionale.
Prendo atto con piacere dei risultati della Conferenza
della donna delle Nazioni Unite svoltasi in Cina e mi
auguro che i suoi risultati vengano ad improntare anche
l'azione italiana. Credo che ciò potrebbe correggere
l'impostazione tenuta dalla delegazione italiana alla
conferenza del Cairo che io, nell'interpellanza presentata
un anno fa, lamentavo.
| |