| ANGELO ALTEA. Signor Presidente, il sottosegretario Vegas
ha confermato la fondatezza delle preoccupazioni che si
traducono nell'interrogazione firmata da me e da altri
colleghi, tra cui numerosi capigruppo.
In realtà, l'atteggiamento della Ragioneria centrale
presso il Ministero dei lavori pubblici appare simile a
quello tenuto in questi giorni dai controllori di volo, di
cui purtroppo siamo tutti vittime: applicando, cioè, alla
lettera le regole della nostra complessa burocrazia, di
fatto la Ragioneria ritarda di mesi - se non di oltre un
anno - pagamenti che sono indispensabili affinché
importanti opere pubbliche (tutte localizzate nel
Mezzogiorno, trattandosi appunto di adempimenti rientranti
nell'ex intervento straordinario per il Mezzogiorno)
possano essere realizzate. Ciò significa portare le
imprese - molte si trovano in questa situazione -
sull'orlo del fallimento. Ciò comporta l'interruzione
della realizzazione dell'opera pubblica, che viene
lasciata a metà, nonché il licenziamento di migliaia di
lavoratori in zone in cui il tasso di disoccupazione si
trova già ben oltre il livello di guardia.
E' quindi apprezzabile che il Governo ed il Ministero del
tesoro si attivino presso la Ragioneria centrale presso il
Ministero dei lavori pubblici, però occorre qualcosa di
più. Occorre un intervento determinato, eventualmente
anche un decreto-legge, se questo si rendesse necessario,
perché altrimenti questo povero Mezzogiorno a cui è stato
sottratto l'intervento straordinario, oggi,
paradossalmente, rischia di non avere neanche
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l'intervento ordinario. Al danno, cioè, si aggiungerebbe
la beffa.
Sullo stesso argomento ho chiesto l'intervento persino del
Ministero dell'interno perché in alcune zone, come quella
dalla quale io provengo, il nuorese, le tensioni interne
ai cantieri per la costante minaccia del licenziamento,
dovuta appunto allo stato di crisi delle aziende che
stanno realizzando opere infrastrutturali con questi
fondi, stanno avendo riflessi sul piano dell'ordine
pubblico. E in una zona come la Barbagia, dove già lo
Stato ha difficoltà a farsi riconoscere nella sua veste
migliore, dare un ulteriore segno negativo potrebbe voler
dire agevolare il raggiungimento di un punto di rottura
molto grave.
Ritengo che le risposte non vadano limitate a un semplice
intervento presso la Ragioneria centrale, che con cavilli
continui dilaziona all'infinito pagamenti già disposti.
Per chiarezza, faccio un esempio per tutti. Per pagare uno
stato di avanzamento di due miliardi relativo ad una diga
che deve garantire l'acqua potabile a un capoluogo di
provincia dove attualmente l'acqua è erogata per non più
di dodici ore al giorno (quindi un'opera piuttosto
importante), la Ragioneria centrale pretende di visionare
l'intero progetto. Ebbene, per contenere tutti i documenti
occorrerebbe un TIR e per esaminarli tutti occorrerebbero
un paio d'anni! Praticamente ciò significa che per uno
stato d'avanzamento di due miliardi si blocca un'opera
pubblica con tutte le conseguenze che sono evidenti. Non
si parli poi di assistenzialismo al sud!
Credo che questa situazione vada risolta in tempi
brevissimi, ricorrendo, se necessario, ad un decreto-legge
che modifichi l'attuale stato di cose. Alle soglie del
2000, l'efficienza e l'efficacia dei pagamenti pubblici
non può essere affidata alla discrezione di un funzionario
che decide di applicare le regole della burocrazia a suo
piacimento.
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