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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


126585
STA0245-0022
Stenografico d'Aula n. 245 del 25 settembre 1995 (STA12-245)
(suddiviso in 36 Unità Documento)
Unità Documento n.22 (che inizia a pag.15152 dello stampato)
(il TITOLO si trova nell'Unità Documento n.14)
SVOLGIMENTO: 2 - 00436; 2 - 00422; 3 - 00505; 3 - 00672; 3 - 00673; 3 - 00650.
...SVOLGIMENTO: 2 - 00436; 2 - 00422; 3 - 00505; 3 - 00672; 3 - 00673; 3 - 00650.
PAOLO RAFFAELLI.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LUCIANO VIOLANTE
ZZSTA ZZRES ZZSTA250995 ZZSTA950925 ZZSTA000995 ZZSTA000095 ZZSTA245 ZZ12
    PAOLO RAFFAELLI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,
  signor sottosegretario, è solo per una coincidenza casuale
  che questa interpellanza del gruppo parlamentare
  progressisti-federativo, concernente l'invito di Programma
  Italia a vendere i BOT (cito la sintesi forse eccessiva
  del telegramma di convocazione, che comunque rende
  l'idea), viene svolta proprio mentre si è improvvisamente
  riacceso, dopo un periodo di relativo assopimento, il
  confronto sul tema fondamentale del conflitto di
  interessi.  Un confronto cruciale nel nostro paese da
  quando  leader  di Governo, prima, e pretendente alla
  leadership  governativa, poi, è diventato un uomo che
  riassume nella sua persona un numero, un'estensione e una
  qualità invero rilevantissimi di interessi materiali e
  immateriali: informazione pubblica e privata,
  telecomunicazioni, assicurazioni, grande distribuzione
  commerciale, pubblicità, finanza e consulenza finanziaria,
  edilizia, opere pubbliche.
    In questo scontro l'accento viene posto quasi
  esclusivamente sulle problematiche della comunicazione, e
  questo, a mio avviso, è un errore.  Poco si capirebbe -
  credo - della politica italiana dell'ultimo anno se non si
  tenesse presente questo più largo intreccio di interessi:
  i referendum sul commercio e
 
                             Pag. 15153
 
  gli interessi della grande distribuzione, l'attacco
  autunnale alle pensioni e le ambizioni  delle grandi
  compagnie di assicurazione, le misure prese nel campo
  dell'informazione.  Sono temi del dibattito politico su cui
  c'è evidentemente divergenza tra gli schieramenti ed è
  normale che sia così.  Cosa assai meno normale sarebbe (e
  qui vengo al cuore della nostra interpellanza) se questi
  interessi, oltre a sovrapporsi nel dibattito politico e
  nelle scelte di Governo, fossero stati fatti pesare in
  senso contrastante rispetto agli interessi nazionali sulle
  scelte dei risparmiatori e quindi sulla tenuta della
  nostra moneta e sul difficile equilibrio dei nostri conti
  pubblici, per ragioni che dovessero attenere non alla
  tutela degli interessi dei risparmiatori medesimi ma a
  motivi di calcolo politico-elettorale, di orientamento del
  consenso a scapito - lo ripeto - dell'interesse nazionale.
  Si ricorderanno, ritengo, l'occasione e le circostanze
  nelle quali presentammo la nostra interpellanza del marzo
  scorso: lo scivolone della lira in una congiuntura
  internazionale avversa ed in una situazione politica di
  incertezza derivante dalle reiterate pressioni esercitate
  per interrompere anzitempo la legislatura.
    Noi progressisti raccogliemmo segnalazioni, preoccupazioni
  e denunce che venivano da diversi soggetti, singoli ed
  associati, e che avevano trovato eco sulla stampa
  nazionale e in interventi di associazioni di categoria,
  come quella che tutela gli utenti dei servizi bancari e
  delle finanziarie.  Ricordavamo quindi che un quotidiano,
  la Repubblica,  aveva pubblicato in data 22 marzo
  1995 un articolo in cui si sosteneva, sostanzialmente, che
  i consulenti di Programma Italia, la società di
  intermediazione che fa capo alla Fininvest, non andavano
  troppo per il sottile nel consigliare un risparmiatore
  disorientato dalle turbolenze sui mercati finanziari e lo
  invitavano - queste erano le segnalazioni che ci
  pervenivano - ad allontanare i propri risparmi dai buoni
  ordinari del tesoro, perché questi sarebbero crollati, la
  fiducia nei titoli di Stato sarebbe venuta meno e dunque
  sarebbe stato più conveniente acquisire valuta estera
  (particolarmente marchi).
    Le segnalazioni furono talmente reiterate - ed ebbero echi
  anche in trasmissioni
  radiotelevisive in diretta - che ci sembrò  oggettivamente
  impossibile passare sotto silenzio una cosa che non era
  oggetto di una singola segnalazione, ma di un vero e
  proprio coro.  Da qui la nostra interpellanza.
    Una preoccupazione eccessiva?  Una strumentalizzazione
  politica?  Ci sembrava piuttosto una legittima domanda di
  chiarezza e di trasparenza.  Per questo abbiamo chiesto al
  Governo di verificare l'entita dei movimenti di titoli del
  debito pubblico e le modalità degli scambi avvenuti sui
  mercati in quelle ore difficilissime.  Suggerire di
  abbandonare i titoli di Stato - su questo punto
  circoscritto e limitato verte la nostra interpellanza -
  per ragioni che attengono ad una strategia politica di
  parte, di partito, se non di azienda, rappresenterebbe, se
  si è verificato, una forma estrema di conflitto di
  interessi di cui non è tollerabile nemmeno l'ipotesi.
    All'inizio di ottobre - cito dal numero odierno del
  supplemento di  La Stampa -  scadono titoli per 30
  mila miliardi: 18 mila in CCT, 12 mila in BTP.  A questa
  cifra già enorme vanno aggiunti altri 10 mila miliardi
  liberati dal pagamento delle cedole.  In tutto fanno 40
  mila miliardi, più o meno quanto si scambia in un anno sul
  circuito della borsa.  E' un primato assoluto che
  contribuirà ad un altro record: nel 1995, infatti,
  l'ammontare dei prestiti accesi dal Tesoro con i
  risparmiatori (comprese le cedole) supererà per la prima
  volta il tetto di un milione di miliardi di lire.  Si
  tratta dunque di una partita enorme, decisiva per il
  nostro paese.  Ad essa sono collegate opportunità di
  ripresa e di sviluppo, di mantenimento dei servizi
  essenziali, di salvaguardia dello Stato sociale, di
  lavoro, di occupazione.  Non è ammissibile anche solo
  l'ombra di un dubbio che i sacrifici del paese possano
  essere vanificati da manovre spregiudicate legate ad
  interessi corposi che nulla hanno a che vedere con quelli
  del paese e dei suoi cittadini.
    Signor Presidente, signor rappresentante del Governo,
  onorevoli colleghi, dicevo all'inizio che è un caso che
  questa interpellanza si discuta oggi che torna a divampare
  il dibattito sul conflitto di interessi.  Forse un caso non
  è, forse è una necessità, dal momento
 
                             Pag. 15154
 
  che gli interessi confliggenti, invece di essere
  finalmente separati, come già da tempo si sarebbe dovuto
  fare, vengono invece, viceversa, agitati come una bandiera
  in assisi, come quella celebrata la scorsa settimana a
  Montecarlo da Publitalia, nella quale, usando il verbo
  ispiratore del presidente Mao-Tse-Tung e del maresciallo
  von Clausewitz, si è tentato di definire il sistema
  aziendale Publitalia, Fininvest, Programma Italia, come un
  potere politicamente rilevante, competitivo e confliggente
  nel panorama politico italiano.
    Dentro questa impostazione che a me pare assai pericolosa
  dal punto di vista della democrazia, potrebbero trovare
  legittimazione - "legittimazione" è parola insidiosa, da
  maneggiare con cautela -, nonché ragione e motivazione
  anche quanti pensano che speculare sulla lira sia
  legittimo per conseguire un risultato elettorale.
    E' per questa somma di valutazioni che attendiamo con vivo
  interesse la risposta del Governo.
    Ringrazio, infine, il Presidente per avermi consentito di
  illustrare la mia interpellanza.
 
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