| Le Commissioni iniziano l'esame del provvedimento.
Giuseppe PERICU (gruppo progressisti-federativo),
relatore per la I Commissione, ricorda come il
provvedimento riproduca, con alcune modifiche, precedenti
decreti-legge non convertiti nei termini costituzionali. Con
riferimento all'articolo 1, ritiene apprezzabile la volontà
del Governo di procedere ad una graduale diminuzione delle
Forze armate impegnate in funzione di controllo del
territorio. Sottolinea inoltre come l'avvicendamento delle
Forze armate con le Forze di Polizia dovrà essere effettuato
tenendo conto del personale delle Forze armate effettivamente
impiegato negli specifici servizi di vigilanza e di controllo
del territorio e quindi non in modo casuale. Osserva inoltre
come l'articolo 2, al comma 1, preveda un diverso assetto
della direzione del Nucleo centrale per i servizi antidroga
realizzando un coordinamento tra le diverse componenti delle
Forze di polizia che appare senz'altro condivisibile. I commi
2 e 3 dell'articolo 2 recano inoltre disposizioni in materia
di carriera del personale dell'Arma dei carabinieri e della
Guardia di finanza. Si dichiara infine favorevole alla
conversione in legge del provvedimento, riservandosi di
valutare gli emendamenti che venissero eventualmente
presentati.
Carlo Amedeo GIOVANARDI, relatore per la IV
Commissione, si associa alle valutazioni del relatore per
la I Commissione,
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chiedendo però al Governo chiarimenti circa tempi e modalità
della sostituzione dei reparti militari attualmente impiegati
in Sicilia, su cui il provvedimento non si esprime. E' altresì
favorevole circa il criterio di rotazione, che giudica
convincente e opportuno, alla direzione del Nucleo centrale
per i servizi antidroga. Auspica quindi che le Commissioni
riunite vogliano esprimersi favorevolmente nei tempi più
solleciti.
Il sottosegretario Stefano SILVESTRI, pur riservandosi
di intervenire nel prosieguo dell'esame, rileva che il
provvedimento è senz'altro più preciso circa le modalità di
ritiro dei reparti impegnati nelle altre regioni del Paese
perché per quelle zone sono stati individuati meccanismi
convincenti di sostituzione. Per quanto riguarda invece la
Sicilia, le indicazioni che provengono dal territorio sono
contrastanti, ed occorre pertanto ancora trovare l'equilibrio
più efficace tra i vari fattori per definire la forma più
idonea di sostituzione dei militari impiegati.
Giovanni MASTRANGELO (gruppo alleanza nazionale)
osserva che quella del provvedimento in esame è una storia
infinita, dato che si prorogano di continuo dei termini senza
sapere se potranno essere rispettati. Il Governo, ogni volta,
reitera le proprie assicurazioni al Parlamento circa
l'esattezza del termine per il ritiro dei reparti militari, ed
ogni volta tali assicurazioni si rivelano fittizie.
In particolare, stigmatizza la posizione di chi, come ad
esempio il sottosegretario Cardia, ha affermato che senza la
disponibilità di ulteriori risorse finanziarie non si può
avere la sostituzione dei militari con le forze dell'ordine.
Infatti si potrebbe attingere da tutti quei carabinieri ed
agenti che sono attualmente adibiti a servizi diversi da
quelli istituzionali, come ad esempio servizi di scorta, che
servono a poco e spesso costituiscono soltanto l'ostentazione
di uno status, o quelli di traduzione dei detenuti, che
impiegano ben 7 mila carabinieri. Compiti, questi ultimi, da
affidare invece alla polizia penitenziaria. Né si può
obiettare che occorre indire nuovi concorsi, perché si può
utilmente attingere dalle graduatorie dei concorsi già
espletati.
In sostanza, occorre risolvere il problema in modo
definitivo. Per far questo, occorre assumere un atteggiamento
realistico: a tale fine preannuncia la presentazione di un
emendamento inteso a differire il termine previsto dal decreto
per il ritiro dei militari dal 31 dicembre 1995 al 31 dicembre
1996.
Quanto poi all'articolo 2 del provvedimento, è favorevole
sul criterio della rotazione tra l'Arma dei carabinieri, la
Polizia e la Guardia di finanza per la direzione del Nucleo
centrale per i servizi antidroga, criterio che sancisce una
sorta di par condicio tra le diverse forze.
E' infine contrario all'introduzione nel provvedimento
delle disposizioni concernenti il riordino delle carriere dei
militari, che sarebbe stato meglio disciplinare in un
provvedimento apposito. Essendo comunque favorevole in linea
di principio alle norme in questione, e ferme restando le
perplessità enunciate, dichiara l'orientamento favorevole del
suo gruppo sul complesso del provvedimento.
Guido Baldo BALDI (gruppo lega nord) ribadisce
preliminarmente le critiche, più volte reiterate durante
l'esame del precedente provvedimento, in particolare dal suo
gruppo, circa il continuo ricorso a provvedimenti-tampone,
invece di affrontare la questione in modo organico e
risolutivo. Nel provvedimento in esame si è pervenuti ad una
soluzione per quanto riguarda il ritiro dei militari dalla
Calabria e dalla provincia di Napoli, ma non dalla Sicilia.
Pertanto esprime l'insoddisfazione del suo gruppo al riguardo,
riservandosi di esprimere un giudizio complessivo in sede di
dichiarazione di voto.
Preannuncia altresì emendamenti all'articolo 3, affinché
la quota della copertura finanziaria, pari a 176 miliardi,
attualmente appostata sul bilancio della difesa, sia invece
ripartita tra tutti i Ministeri interessati, dato che il fine
del provvedimento è la tutela dell'ordine pubblico,
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che non è un compito specifico delle Forze armate.
Martino DORIGO (gruppo misto) sottolinea in primo luogo
la singolare contraddizione, che si rileva in Italia rispetto
a tutti i principali Paesi occidentali, tra la continua
richiesta di incremento degli organici delle Forze dell'ordine
e la loro effettiva dimensione, che supera complessivamente le
300 mila unità. Condivide poi la validità delle argomentazioni
favorevoli al recupero delle molte unità impiegate in compiti
di istituto. Al riguardo il problema non è tanto quello delle
scorte (che, contrariamente a quanto sosteneva il collega
Mastrangelo, talvolta sono veramente utili, anche se in certi
casi sono concesse a titolo di status), quanto quello
della traduzione dei detenuti, che già da tempo avrebbe dovuto
essere svolta dalla polizia penitenziaria, o quello
dell'assegnazione di militari di leva ad attività diverse,
quali mense, circoli ricreativi e sportivi, ecc. Occorre
dunque che il Governo non eluda ulteriormente le risposte che
il Parlamento attende da tempo.
Per quanto poi riguarda la rotazione tra le diverse Forze
dell'ordine alla direzione del Nucleo centrale per i servizi
antidroga, pur favorevole in linea di principio, ritiene
erroneo prevedere un obbligo di legge così rigido. Meglio
sarebbe lasciare una certa discrezionalità, ancorata a
valutazioni di merito, così da avere sempre la garanzia che la
scelta sia quella ottimale. Il Parlamento dovrebbe dunque
dettare un indirizzo, non sancire un obbligo.
Quanto infine al problema del riordino delle carriere, di
cui all'articolo 2, ricorda di aver già manifestato più volte,
in sede di esame del decreto legislativo esaminato tempo
addietro proprio dalle Commissioni riunite I e IV,
l'incongruità dell'atteggiamento del Governo che, provvedendo
in modo sempre episodico e frammentario, determina il fenomeno
degli "scavalchi". In quelle precedenti occasioni il
Parlamento dette il suo assenso sul provvedimento del Governo
accompagnandolo alla richiesta che si provvedesse in modo
organico ed ultimativo. Così non è stato, nonostante le Forze
armate versino in una grave situazione di frustrazione. Invita
pertanto il Governo a rimediare con decisione.
Sergio MATTARELLA (gruppo PPI), nell'esprimere il
consenso del suo gruppo sul provvedimento, sottolinea come
assai opportunamente l'articolo 1 non preveda più l'impiego
delle Forze armate in Puglia. Con riferimento all'articolo 1,
comma 1, osserva come si tratti di una norma da condividere
tanto più che appare in qualche modo superflua posto che il
vertice della direzione centrale dei servizi antidroga è
disciplinato da oltre 4 anni e mezzo in conformità a quanto
previsto dal decreto-legge in esame.
Gustavo SELVA, presidente, nessun altro chiedendo
di parlare, rinvia ad altra seduta il seguito dell'esame.
La seduta termina alle 19,55.
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