| Giancarlo MALVESTITO (gruppo lega nord), relatore,
fa presente che dalla documentazione predisposta dagli uffici
emerge che a partire dal decreto-legge n. 55 del 1995 sono
stati aggiunti ulteriori capitoli rispetto alle precedenti
versioni del provvedimento che sono stati considerati ai fini
del rendiconto recentemente approvato dal Parlamento. Questa
operazione può considerarsi una sorta di forzatura
dell'esecutivo nei confronti del Parlamento; infatti,
chiedendo ora la conversione del decreto, il Governo vuole dal
Parlamento la ratifica di una decisione già adottata. Prima di
formulare una proposta, ritiene opportuno ascoltare il
rappresentante del Governo e i membri della Commissione.
Silvio LIOTTA, presidente, osserva che sono stati
creati nuovi capitoli di spesa nel corso del 1995 che
contengono le risorse trasferite dal 1994, attraverso
un'operazione che si può definire audace. Il rendiconto,
essendo a legislazione vigente, ha tenuto conto anche delle
disposizioni contenute nel provvedimento in esame. In ogni
caso, tutte le norme che recano differimento di termini sono
segni di malessere nel funzionamento dell'amministrazione.
Il sottosegretario Giuseppe VEGAS ricostruisce gli atti
che hanno preceduto il decreto-legge in esame, ricordando che
si parte in realtà dal decreto-legge n. 1 del 1992, emanato
sotto il Governo Amato, che già allora prevedeva la
conservazione in bilancio di alcune somme. Sin da allora si
operò con riferimento a un bilancio già chiuso, essendo stato
emanato tale decreto nel gennaio 1992 e non nel dicembre
dell'anno precedente. Questo decreto è stato successivamente
più volte reiterato fino ad arrivare al decreto n. 55 del
1995. In seguito il provvedimento è stato suddiviso in più
decreti-legge, anche per rispondere alle richieste del Capo
dello Stato. Rispetto a tali decreti-legge si è verificato un
fenomeno di accavallamento con i disegni di legge nel
frattempo presentati dal Governo per poter quanto meno ridurre
il contenuto del decreto-legge sulle proroghe. Si è creata
così una situazione via via crescente che ha portato a
prevedere la conservazione in bilancio di una ingente massa di
somme non spese. Rispetto a questo fenomeno non si è mai
registrata una presa di posizione precisa del Parlamento. In
questo modo il meccanismo si è autoalimentato, anche in
conseguenza delle note vicende politiche-giudiziarie che hanno
interessato l'amministrazione negli ultimi anni, nonché dei
blocchi delle erogazioni di cassa di volta in volta disposte
nell'ambito delle misure di contenimento del debito
pubblico.
Oggi occorre che, dopo quattro anni, il Parlamento
affronti il merito della questione.
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Lo stesso relatore non ha sollevato problemi per le
conservazioni in bilancio riguardanti i capitoli già iscritti
nel corso del 1994. Per quanto riguarda gli altri capitoli,
occorre considerare che il Governo ha operato in base al
principio di evitare che, almeno fino all'approvazione del
rendiconto, andassero in economia le somme non spese in un
periodo che va ritenuto eccezionale. Tutto ciò è avvenuto
sulla base di un decreto-legge la cui conversione dovrebbe a
questo punto intervenire dopo l'approvazione del rendiconto.
Si tratta ovviamente di una situazione spiacevole, perché
esiste già un atto legislativo, ossia il rendiconto, che
certifica lo slittamento di somme da un esercizio all'altro
sulla base di un atto legislativo precario quale il decreto in
esame. Data la complessità della questione ritiene opportuno
procedere con cautela per evitare soluzioni improvvisate.
Silvio LIOTTA, presidente, rileva che ogni
esecutivo, di fronte alla mancata conversione di un decreto,
presume che tale conversione avverrà in occasione della
reitera. Si tratta di un fenomeno iniziato con il Governo
Amato e che ha caratterizzato anche i governi successivi.
Occorre considerare che non basta sopprimere i capitoli
aggiunti, poiché ciò, oltre a richiedere concreti adempimenti
correttivi, non porterebbe ad alcuna conclusione. Appartiene
alla responsabilità della Commissione evidenziare la
problematica sottesa al provvedimento.
Giancarlo MALVESTITO (gruppo lega nord), relatore,
ricorda che la questione dei nuovi capitoli è emersa dopo
una richiesta specifica avanzata dal deputato Di Rosa e dal
relatore, essendosi posto il problema di verificare la
conservazione di somme disposte dal provvedimento con
riferimento all'assestamento e al rendiconto. Se quella
richiesta non ci fosse stata, la problematica cui ha fatto
cenno il presidente non sarebbe emersa. Occorre sottolineare
la responsabilità della Ragioneria generale dello Stato che si
è sostituita al Parlamento cui spetta legiferare. Questo
comportamento deve essere responsabilmente valutato da parte
di tutti i membri della Commissione. Si tratta infatti di una
questione politica: al Parlamento compete legiferare senza
alcuna interferenza; perciò non assume alcun rilievo il fatto
che, in conseguenza delle decisioni assunte in questa sede, si
debba modificare il rendiconto. Fa presente che il suo gruppo
assumerà sulla questione una posizione assolutamente
rigorosa.
Raffaele VALENSISE (gruppo alleanza nazionale) premette
che il problema sollevato dal decreto in esame non riguarda in
particolare l'attuale ministro del tesoro, né l'attuale
Governo. La questione ha carattere più generale. In proposito
ricorda che la Commissione, nel disciplinare la contabilità
dello Stato ha sempre cercato di conferire ai vari documenti
di bilancio un contenuto non formale, da predisporre entro
precise scadenze temporali. Questi princìpi vengono
contraddetti dal provvedimento in esame, senza che queste
violazioni si possano liquidare in senso riduttivo come
meramente formali. Si tratta infatti di una materia in cui la
forma ha una importanza non minore della sostanza, per cui non
si possono condividere simili acrobazie contabili. In pratica
il provvedimento arriva al punto di far slittare, a
posteriori, somme iscritte in un bilancio già chiuso, per
di più con un atto legislativo di natura provvisoria. Non può
assolutamente condividersi l'ipotesi di far nascere una prassi
su simili basi, per cui il suo gruppo ritiene necessario
mettere un freno alla situazione. Non si può infatti far finta
di non vedere una molteplice e reiterata violazione delle
norme contabili. La questione non può essere risolta con un
semplice voto sul provvedimento, ma occorre invertire un
atteggiamento complessivo dell'amministrazione. In proposito
ricorda di aver già avanzato in altra seduta la proposta di
svolgere un'audizione del Ragioniere generale dello Stato.
Silvio LIOTTA, presidente, rileva che, se si
decidesse di cancellare i nuovi capitoli, occorrerebbe una
sanatoria in considerazione delle obbligazioni eventualmente
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assunte da parte del Governo sulla base delle disposizioni del
decreto. Da un punto di vista formale, considerato il rapporto
Parlamento-Governo, si dovrebbe decidere di respingere il
provvedimento; tuttavia, considerato che si tratta di un
decreto-legge che ha prodotto i suoi effetti, non appare
opportuno disporre un colpo di spugna.
Dopo intervento di Raffaele VALENSISE (gruppo alleanza
nazionale), che ritiene opportuno che il Governo chiarisca se
ha già assunto obbligazioni sulla base del provvedimento,
Silvio LIOTTA, presidente, ritiene opportuno individuare
una via per riaffermare le prerogative del Parlamento,
stigmatizzando il comportamento del Governo, ma evitando che
si rendano necessari atti per sanar le situazioni derivanti da
obbligazioni già assunte.
Roberto DI ROSA (gruppo progressisti-federativo) ricorda
che già nella scorsa seduta il sottosegretario al tesoro aveva
chiarito che il rendiconto avrebbe dovuto già registrare le
norme contenute nel decreto-legge in esame. Ora che è stata
effettuata una verifica in proposito ed essendo stato il
rendiconto già approvato, il Parlamento si trova
sostanzialmente dinanzi a un fatto compiuto. Si tratta di una
situazione da ritenere patologica per almeno due aspetti: da
un lato l'incapacità di spesa della pubblica amministrazione e
dall'altra il non corretto funzionamento dei rapporti tra
Governo e Parlamento. In relazione al provvedimento in esame,
considera mortificante che esso non sia accompagnato da una
relazione illutrativa esaustiva rispetto alla complessità
della materia, mentre non si è andati oltre ad affermazioni
generiche e sommarie. Dato che le conservazioni in bilancio
riguardano sia somme in conto competenza che residui, e fra le
somme in competenza anche quelle in conto capitale, ne deriva
che si tratta di somme ormai iscritte in bilancio da diverso
tempo. A questo punto è innanzitutto necessario convertire al
più presto il provvedimento in modo da non giungere ad una
ulteriore reitera dello stesso. Si potrebbe però accompagnare
la conversione del provvedimento con un adeguato atto di
indirizzo al Governo.
Silvio LIOTTA, presidente, considerato quanto
sostenuto nei vari interventi, ritiene che si potrebbero
distinguere i capitoli già contenuti nei decreti emanati prima
del 31 dicembre 1994 da quelli inseriti successivamente e fra
questi ultimi i capitoli per cui sono sorte obbligazioni verso
terzi dagli altri capitoli procedendo ad una sanatoria solo
per i primi. Le somme non impegnate alla data di entrata in
vigore della legge di conversione dovrebbero comunque andare
in economia.
Raffaele VALENSISE (gruppo alleanza nazionale) sottolinea
che non esistono in materia di bilancio atti dovuti al di
fuori di quelli previsti dalla legge per cui la Commissione
non può chiudere gli occhi dinanzi ad un atteggiamento di
affrancamento dell'amministrazione dall'imperio della legge.
Sottolinea a sua volta che la relazione illustrativa del
provvedimento non fornisce alcun chiarimento significativo,
lasciando i parlamentari dinanzi ad una elencazione puramente
numerica di capitoli.
Giancarlo MALVESTITO (gruppo lega nord), relatore,
sottolinea che anche per il suo gruppo non esistono atti
dovuti e che la sua parte politica non può certo prestarsi a
meccanismi di tipo consociativo, per quanto riguarda il merito
del provvedimento, fa presente che ci sono somme che
riguardano gli eventi alluvionali del 1991 e 1992, altre sulle
risorse idriche, altre ancora per interventi in Calabria. Si
tratta di inverventi fondamentali per la società, per cui si
potrebbe pensare di procedere alla conversione della
conservazione in bilancio per i capitoli contenuti nei decreti
emanati fino al 1994, senza entrare tuttavia nel merito perché
"se si alza il mattone, si scopre il verminaio". Ovviamente
tutti i gruppi dovrebbero concordare su questa linea, perché
altrimenti la Lega assumerà la posizione più intransigente
possibile.
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Luigi MARINO (gruppo rifondazione comunista-progressisti)
osserva che l'unico gruppo politico che ha sempre votato
contro il rendiconto presentato da tutti i governi precedenti
è sempre stato quello di Rifondazione comunista. Il suo gruppo
ha altresì sempre richiesto una rigorosa applicazione delle
norme contabili. Perciò, se si formulano inviti a posizioni di
rigore, occorre ricordare che la sua parte politica si è
sempre attestata su tali posizioni. Quindi l'appello del
relatore non può essere ad esse rivolto. Comunque sarà
inevitabile che la Corte dei conti valuti severamente
l'esercizio finanziario. La soluzione tecnica proposta dal
Presidente è percorribile, ma ciò non vuol dire che il suo
gruppo assumerà una posizione politica duttile sulla
questione. Proprio perché si tratta di una soluzione tecnica,
preannuncia su di essa l'astensione.
Antonio VALIANTE (gruppo PPI) ritiene che tecnicamente
esista una sola via, che è quella di chiudere il pregresso al
dicembre 1994. Rileva che chi gestisce il bilancio avrebbe
dovuto agire con maggior solerzia ed evitare il ricorso a
provvedimenti come quello in esame. Comunque, occorre sapere
quali sono le finalità dei capitoli considerati dal testo.
Concorda in ogni caso con la soluzione ipotizzata dal
Presidente.
Il sottosegretario Giuseppe VEGAS riconosce che la
relazione illustrativa ha un contenuto eccessivamente
limitato; probabilmente, ciò è dovuto al fatto che si tratta
di un provvedimento reiterato ormai da quasi quattro anni, sul
quale, del resto, non vi sono state chiare prese di posizione,
né da parte dei governi che si sono succeduti, né da parte del
Parlamento. E' giunto il momento di individuare una soluzione
al problema che, con il decorso del tempo, aumenta sempre di
più. E' vero che tale soluzione appartiene alla responsabilità
del Governo, ma occorre un aiuto da parte del Parlamento. A
tal fine suggerisce un approccio pragmatico alla questione;
perciò, la proposta del Presidente di compiere una valutazione
caso per caso con riferimento a ciascun capitolo consentirebbe
di definire una partita dolorosa e di stabilire, allo stesso
tempo, un preciso indirizzo per il futuro. A fronte di un
limitato cedimento dei princìpi in materia, si avrebbe il
vantaggio di chiudere definitivamente la vicenda.
Giancarlo MALVESTITO (gruppo lega nord), relatore,
rileva che sul piano tecnico vi è un accordo generalizzato,
mentre su quello politico vi sono posizioni differenziate.
Perciò la soluzione tecnica sarà possibile soltanto se il
confronto politico lo consentirà.
Silvio LIOTTA, presidente, ritiene necessario
adottare una decisione in materia, ribadendo l'orientamento
contrario ad un'ulteriore reiterazione del provvedimento.
Propone quindi di stabilire per martedì il termine per la
presentazione di emendamenti che potranno essere valutati dal
relatore ai fini della presentazione di un testo che il
relatore stesso potrebbe proporre nella seduta di
mercoledì.
La Commissione concorda.
La seduta termina alle 18,15.
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