| Il Presidente Tiziana PARENTI rammenta che nella
seduta del 20 settembre è stata illustrata la proposta di
relazione annuale e che, nella seduta del 21 settembre,
l'Ufficio di Presidenza, integrato dai rappresentanti dei
gruppi, ha deliberato di contingentare il tempo dedicato alla
discussione sulle linee generali di tale relazione, fissandolo
in complessive 12 ore.
In base ai criteri indicati dall'Ufficio di Presidenza, il
tempo assegnato a ciascun gruppo per tale discussione, con i
necessari arrotondamenti, risulta come di seguito indicato:
- gruppo progressisti-federativo 2 ore e 55 minuti;
- gruppo alleanza nazionale 1 ora e 55 minuti;
- gruppo forza Italia 1 ora e 40 minuti;
- gruppo lega nord 1 ora e 30 minuti;
- gruppo PPI 45 minuti;
- gruppo rifondazione comunista-progressisti 45 minuti;
- gruppo CCD 30 minuti;
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- gruppo federalisti e liberaldemocratici 30 minuti;
- gruppo misto 15 minuti;
- gruppo verdi-La rete 15 minuti;
- gruppo laburisti socialisti progressisti 15 minuti;
- gruppo sinistra democratica 15 minuti;
- gruppo I democratici 15 minuti;
- gruppo lega italiana federalista 15 minuti;
- gruppo centro democratico unitario 15 minuti.
Sempre in base alle deliberazioni dell'Ufficio di
Presidenza e per rispettare il predetto contingentamento le
sedute convocate nella settimana in corso avranno quindi il
seguente svolgimento:
- martedì 26 settembre 1995: dalle ore 16, alle ore 18;
- mercoledì 27 settembre 1995: dalle ore 20, alle ore 22;
- venerdì 29 settembre 1995: dalle ore 9, alle ore 13.
Le rimanenti sedute da dedicare allo svolgimento della
discussione sulle linee generali della proposta di relazione,
per complessive 4 ore, saranno calendarizzate dall'Ufficio di
Presidenza già convocato per domani, mercoledì 27 settembre,
al termine della seduta plenaria della Commissione.
In considerazione della necessità di rispettare i tempi
previsti per lo svolgimento della discussione, prega i
componenti della Commissione di volersi iscrivere a parlare
per tempo. Per quanto concerne la presentazione di emendamenti
alla proposta di relazione, ricorda inoltre che l'Ufficio di
Presidenza ha stabilito che essi vadano presentati entro il
termine di una settimana dalla conclusione della discussione
generale.
Il senatore Raffaele BERTONI (gruppo
progressisti-federativo), parlando sui lavori della
Commissione, desidera esprimere la più viva solidarietà al
deputato Arlacchi per le pesanti insinuazioni recentemente
rivoltegli, nel corso di una trasmissione televisiva, dall'ex
senatore Claudio Vitalone. Osserva, inoltre, che recenti
proposte, quali quella avanzata dal Presidente della
Commissione giustizia della Camera di abolire la specifica
previsione di associazione mafiosa, sono suscettibili di
vanificare anni di lavoro e, ad esempio, di non permettere la
celebrazione del processo al senatore Andreotti e possono
indurre a ritenere che sussistano ancora referenti politici
della mafia, malgrado quanto si affermi nella relazione
illustrata dal Presidente.
Il deputato Antonio BARGONE (gruppo
progressisti-federativo) esprime la sua insoddisfazione verso
l'impostazione generale della proposta di relazione: non vi è
alcuna continuità con le relazioni approvate nella scorsa
legislatura, con la conseguenza di una vistosa deviazione
dall'approccio unitario ai problemi della mafia. Si insiste
con il sostenere tesi già bocciate dalla Commissione, e che
ora vengono pervicacemente riproposte in questa bozza di
relazione. La mafia appare qui semplicemente un'astrazione, ed
emergono gravi lacune per quanto concerne ad esempio l'analisi
del fenomeno stragista, non inquadrato come un vero e proprio
tentativo di alleanza. Manca inoltre completamente una
valutazione degli attuali rapporti di cosa nostra con i
referenti politici, e non vengono affatto menzionati i
tentativi di individuare a destra nuovi referenti, come è
dimostrato ad esempio dal fatto che non si fa alcun
riferimento al caso Matacena.
Su tutti questi punti vi è quindi una precisa rottura con
l'esperienza della passata legislatura: non si comprende cosa
oggi la mafia sia diventata, e a leggere la relazione non si
riuscirebbe neanche a capire per quale motivo molti autorevoli
osservatori abbiano parlato di un calo di tensione
nell'impegno contro la criminalità organizzata. L'ultimo
sconvolgente episodio di questa caduta di tensione è
rappresentata dalla peregrina proposta dell'onorevole Maiolo,
relativa all'abrogazione dell'articolo 416- bis.
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Le approssimazioni presenti nella relazione non sono
comunque casuali, ma derivano dalla precisa volontà di non
indicare con chiarezza i riferimenti e gli ambiti politici
entro cui si muove la mafia: le stesse considerazioni sul caso
Andreotti - a proposito del quale non si opera una
distinzione, che pure è fondamentale, tra responsabilità
politica e responsabilità penale - confermano completamente
questa impostazione.
Esprime poi la sua disapprovazione sia per quanto concerne
la tesi contenuta nella relazione, secondo la quale alla
magistratura spetterebbe il controllo finale sulle patologie
del sistema, sia per quanto concerne le considerazioni sul
sistema elettorale.
Riconferma quindi che i segnali sono importantissimi, e
che l'atteggiamento della mafia deriva in primo luogo dai
segnali che questa riceve anche dal mondo politico. Tali
segnali sono e resteranno fondamentali per determinare
l'atteggiamento della mafia, che pure non va considerato un
soggetto che faccia politica in prima persona.
Per quanto concerne più specificamente i punti affrontati
dalla relazione, trova grave che si tenti di svuotare il ruolo
delle DDA e che siano presenti gravi e diffuse omissioni a
proposito della situazione degli uffici giudiziari. E' poi
riprovevole che si veda con sospetto l'auspicabile
coordinamento delle forze di polizia, così come sono da
respingere le tesi sull'articolo 41-bis e sui collaboratori di
giustizia. Sulle problematiche relative al centro-nord siamo
ancora fermi alla relazione Smuraglia approvata nella scorsa
legislatura e nessun passo avanti è stato fatto da allora. La
parte sull'economia contiene invece una analisi
sostanzialmente corretta, senza che però a questa si
affianchino concrete e valide proposte. E' poi grave che
manchi ogni parte relativa all'antimafia dei diritti e
all'educazione alla legalità, che pure sono fondamentali nella
crescita delle coscienze.
Le conclusioni sono poi sfacciatamente di parte, nel senso
che riprendono le tesi dell'ex Presidente del Consiglio
Berlusconi sulla sospensione della democrazia in Italia: in
realtà non c'è alcun commissariamento della Repubblica e tutti
gli slogan propagandistici andrebbero mantenuti nella loro
sede, che non è certo la Commissione Antimafia.
Conferma quindi il giudizio negativo del proprio gruppo
sul complesso della relazione, preannunciando un attento
impegno perché siano introdotti i miglioramenti più opportuni,
senza i quali la relazione non può essere considerata di
tutti. In tale opera il gruppo progressista si adopererà per
contemperare le diverse posizioni, senza cedere ad alcuna
volontà egemonica o prevaricatrice.
Il senatore Girolamo TRIPODI (gruppo rifondazione
comunista-progressisti) ritiene la proposta di relazione
generica e superficiale, e del tutto priva di indicazioni
precise. Non c'è alcuna analisi sullo stato attuale del
fenomeno mafioso, e non emerge alcun elemento in grado di
contrastare la caduta della tensione alla lotta alla
criminalità organizzata.
Sono invece presenti elementi gravemente fuorvianti, come
le analisi sul consociativismo e sull'intervento straordinario
nel Mezzogiorno: si dimentica completamente che esistono
persone che hanno pagato con la vita l'impegno antimafia, e
che hanno mantenuto di fronte alla criminalità un
atteggiamento di rigore e di pulizia morale.
Non si può dimenticare che negli ultimi due anni sono
stati sferrati numerosi attacchi contro coloro che erano
maggiormente impegnati contro la criminalità, e l'ultimo
episodio di questa pericolosa tendenza è lo sconcertante
intervento dell'onorevole Maiolo sull'articolo 416- bis.
Si assiste pertanto ad una nuova baldanza della mafia, cui
fa da pendant l'abbandono di paesi e di interi territori
da parte dello Stato. E' assolutamente deplorevole che in
questa situazione nessun elemento emerga a proposito della
gravissima situazione della giustizia in alcune realtà, quale
ad esempio quella di Reggio Calabria. Vi sarebbe bisogno del
più alto impegno da parte di tutti, e della più ampia
disponibilità
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di risorse, ed invece il ministro di grazia e giustizia
si reca a Reggio Calabria quasi per appoggiare coloro che
hanno cercato di seminare discredito e sfiducia nell'operato
dei magistrati, rei solamente di essersi opposti allo
strapotere della criminalità organizzata.
E' grave che nessun riferimento venga fatto al problema
della massoneria deviata, e sono incomprensibili, e laddove
comprensibili senz'altro inaccettabili, i riferimenti ad una
selezione dei collaboratori di giustizia. Sono messi in
sostanza in discussione tutti gli strumenti che in questi anni
hanno dato qualche risultato nella lotta alla criminalità
organizzata, dai collaboratori di giustizia all'articolo
41-bis ai sequestri e alle confische.
Stigmatizza nel modo più deciso che si siano potuti
lanciare precisi siluri contro il lavoro dei magistrati
attualmente all'opera nel processo Andreotti: verso di essa
occorre mantenere oggettività e distacco, ma non si può
mostrare mancanza di rispetto, sicché propone di togliere dal
testo della relazione i riferimenti a tale processo.
In conclusione, la relazione dovrebbe essere respinta nei
suoi elementi fondamentali, poiché non sembrano esservi spazi
sufficienti per la sua modifica. In ogni caso occorre
procedere ad un cambiamento radicale della filosofia sottesa
alla proposta di relazione avanzata dal Presidente.
Il senatore Luigi PERUZZOTTI (gruppo lega nord) ritiene
che compito della Commissione sarebbe quello di indicare delle
linee precise di intervento e di adoperarsi per ottenere dei
risultati concreti, a fronte peraltro di una situazione in cui
fa difetto il coordinamento tra le forze dell'ordine, in cui
la DIA si è in sostanza trasformata in una quarta forza di
polizia e in cui si riscontrano forti elementi di vischiosità
per la troppo prolungata assegnazione in determinate sedi di
funzionari e magistrati. Osserva inoltre che evidentemente
manca la volontà politica di assumere una volta per tutte le
decisione di voler affrontare alla radice il problema
costituito dalla criminalità organizzata; nelle aree del
centro-nord, peraltro, sussiste la tendenza a sottovalutare la
reale entità delle ramificazioni mafiose, il che non sembra
adeguatamente sottolineato dalla relazione.
Auspica quindi che la Commissione voglia decidere di
svolgere un momento di riflessione per assumere iniziative
concrete, che non lascino la sua azione ad un livello
meramente astratto.
Il senatore Stefano CUSUMANO (gruppo CDU) osserva che la
proposta di relazione in discussione reca interessanti, anche
se non esaurienti, spunti e si articola su settori
precisamente individuati che costituiscono veri e propri campi
di azione per la Commissione; in ordine a tali settori sarebbe
anche possibile svolgere delle vere e proprie sessioni.
Sottolinea quindi che la lotta alla criminalità
organizzata si conduce anche con opportune iniziative in campo
economico suscettibili di ridurre la disoccupazione nelle
regioni meridionali, che costituisce una vera e propria
emergenza specie dopo la soppressione dell'intervento
straordinario e in presenza della politica di privatizzazioni
in atto.
Il Presidente Tiziana PARENTI, non essendovi altri
iscritti a parlare, rinvia il seguito della discussione alla
seduta di domani, 27 settembre 1995, alle ore 20.
La seduta termina alle 17,25.
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