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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


126776
STC0075-0006
COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA SUL FENOMENO DELLA MAFIA Resoc. Stenogr. n. 75 del 26 settembre 1995 (STC12-MAF-75)
(suddiviso in 10 Unità Documento)
Unità Documento n.6 (che inizia a pag.1966 dello stampato)
...Seguito della discussione della relazione annuale.
ANTONIO BARGONE.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TIZIANA PARENTI
ZZSTC ZZSTC260995 ZZSTC950926 ZZSTC000995 ZZSTC000095 ZZSTC75 ZZMAF ZZMAF260995 ZZMAF950926 ZZMAF000995 ZZMAF000095 ZZMAF75 ZZ12
    ANTONIO BARGONE.  La prima impressione che si ricava dal
  leggere la bozza di relazione annuale è che si tratti del
  risultato di un lavoro ampio e di uno sforzo notevole.  Credo
  tuttavia di poter rilevare subito, anche in considerazione del
  tempo limitato a nostra disposizione, l'impostazione sbagliata
  alla quale il documento si ispira.  In fase di illustrazione,
  il presidente ha più volte sottolineato di essersi mossa in
  continuità con la linea seguita dalla Commissione Violante, in
  particolare con i contenuti della relazione che analizzava i
  rapporti tra mafia e politica, approvata il 6 aprile 1993.  Sta
  di fatto che l'analisi del fenomeno mafioso, della sua
  evoluzione e la valutazione dei percorsi di riorganizzazione e
  dei tentativi di alleanza sono aspetti che non compaiono nella
  relazione in esame.
     Questo primo rilievo si aggiunge ad un altro che,
  sostanzialmente, è riferibile a tutta la relazione.
  Quest'ultima, infatti, sancisce la rottura della tensione
  unitaria all'interno della Commissione.  Dico questo perché
  nella bozza al nostro esame si insiste nel sostenere tesi già
  bocciate dalla stessa Commissione, in particolare con
  riferimento all'articolo 41- bis  dell'ordinamento
  penitenziario ed alla disciplina in materia di collaboratori
  di giustizia, argomenti che hanno provocato in questa sede una
  discussione ampia ed approfondita, talvolta un aspro
  confronto, e sui quali si è comunque pervenuti ad una sintesi
  sancita da un voto espresso democraticamente dalla
  Commissione.  Ciò nonostante, si continuano a riproporre
  determinate tesi, quasi che quel voto non fosse stato espresso
  e si volesse affermare ancora una volta, a distanza di un anno
  dall'insediamento della Commissione, che quest'ultima sia un
  organismo presieduto da una parte e non invece da tutti i
  gruppi
 
                             Pag. 1967
 
  parlamentari, così come invece dovrebbe essere.
     Le considerazioni sulla rottura della tensione unitaria e
  sull'affermazione di tesi di parte trovano una loro
  conseguenza naturale, che considero abbastanza grave, nel
  fatto che nella proposta di relazione "manca" proprio la
  mafia, che appare semplicemente un'astrazione.  Del resto, gli
  stessi riferimenti all'audizione del dottor Vigna non sono
  portati alle estreme conseguenze: l'analisi dello stragismo,
  in particolare, non viene ricondotta ad un tentativo di Cosa
  nostra di ritrovare alleanze, dopo la rottura del patto con il
  potere politico.  Voglio ricordare che nella relazione
  approvata il 6 aprile 1993 la rottura del patto veniva
  individuata nel momento dell'uccisione dell'onorevole Lima.  Da
  quel momento in poi si è aperta una nuova fase che, subito
  dopo la strage di via D'Amelio, ha fatto registrare una
  reazione dello Stato piuttosto determinata e, nello stesso
  tempo, una tensione ideale e morale nel paese, una
  mobilitazione di massa delle coscienze fino ad allora
  sconosciuta nell'ambito della lotta alla mafia, soprattutto in
  realtà come quelle siciliane nelle quali l'omertà e la
  reticenza la facevano da padrone.
     Da questo punto di vista, si è verificata una svolta,
  accompagnata anche da atti concreti quali l'arresto di
  importanti latitanti (penso, in particolare, a Totò Riina)
  oltre che da notevoli successi nell'azione di repressione,
  soprattutto in quella indirizzata all'assetto militare della
  mafia.  Se l'obiettivo fosse stato di svolgere un'analisi che
  presentasse una continuità con la relazione del 1993 si
  sarebbe dovuto fare almeno una valutazione dei rapporti che,
  da quel periodo in poi, Cosa nostra ha intrattenuto con le
  istituzioni e con la politica.  Ciò non è stato fatto e anche
  quando si è cercato di introdurre qualche riferimento nella
  relazione - penso, per esempio, al caso Mandalari - l'analisi
  risulta comunque superficiale e non portata alle estreme
  conseguenze.
     Vi è stato o non vi è stato - fino ad oggi - un tentativo
  di Cosa nostra di trovare nuovi referenti politici?  Abbiamo
  valutato in Commissione elementi che ci abbiano portato a
  ritenere, per esempio, che Cosa nostra, la mafia, abbiano
  cercato quei referenti a destra?  Il caso Mandalari fornisce
  un'indicazione di questo tipo?  Il procedimento penale di
  Catania, al quale nella relazione non si fa riferimento (si
  tratta di un'omissione grave) ha fatto o non ha fatto emergere
  un rapporto anche abbastanza stretto con esponenti politici
  della destra?  Nella relazione, inoltre, non è contenuto alcun
  riferimento al caso Matacena, a dimostrazione di uno scarso
  approfondimento di un certo tipo di rapporti.  Torneremo su
  queste questioni - penso, in particolare, proprio al caso
  Matacena - perché l'omissione riscontrabile nella bozza di
  relazione fa il paio - per così dire - con un  dossier  di
  non so quante - comunque numerosissime - interrogazioni
  presentate in questa legislatura dall'onorevole Matacena
  contro i magistrati della procura di Reggio Calabria,
  interrogazioni che sono assurte al ruolo e alla funzione di un
  attacco premeditato, costante e coerente nei confronti della
  magistratura che avrebbe avviato nei suoi confronti un
  procedimento penale per reati molto gravi.
     Da queste considerazioni bisognava muovere per valutare
  anche il fenomeno dello stragismo, sul quale in questa sede il
  dottor Vigna ha detto cose molto precise che pure nella
  relazione non sono riportate, certamente per le ragioni che ho
  detto.  Il dottor Vigna ha affermato in maniera chiara,
  evidente ed inequivocabile che quegli attentati, quella nuova
  stagione di attentati commessi al di fuori della Sicilia,
  fatto inedito per la mafia, sono stati realizzati per far
  recedere lo Stato da un orientamento favorevole alla proroga
  dell'applicazione dell'articolo 41- bis,  o addirittura
  per conseguire l'obiettivo di superarlo, ed alla gestione dei
  collaboratori di giustizia.  Se non si dice questo, non si
  comprende nemmeno quali siano gli obiettivi della mafia e di
  Cosa nostra, in che modo si stiano riorganizzando, quali siano
  le ragioni della ricerca di un nuovo rapporto politico.
 
                             Pag. 1968
 
     Sarebbe stato inoltre opportuno fare riferimento al calo
  di tensione denunciato in questa sede.  A tale riguardo mi
  richiamo, presidente, soltanto agli elementi emersi nel corso
  delle nostre audizioni ed acquisiti attraverso i documenti.  Il
  procuratore nazionale Siclari - ma non solo lui - ha parlato
  di calo di tensione e ha detto che subito dopo il 27 marzo è
  mancata una determinazione complessiva da parte del Governo
  nei confronti della mafia.  Ebbene, tutto questo è stato il
  frutto anche di una campagna elettorale il cui obiettivo era
  lo stesso di Cosa nostra: il superamento della legislazione
  sui pentiti e dell'articolo 41- bis  dell'ordinamento
  penitenziario.
     A ciò si aggiunge oggi, quasi si volesse avviare una sorta
  di campagna elettorale che faccia emergere un segnale di
  disponibilità nei confronti della mafia, la proposta davvero
  sconvolgente dell'onorevole Maiolo, presidente nientemeno che
  della Commissione giustizia della Camera, relativa
  all'abrogazione dell'articolo 416- bis  del codice
  penale.
     Vi è stata una svolta giudiziaria, una svolta nelle
  indagini, anche grazie ai collaboratori di giustizia, ma ad
  essa non ha corrisposto una svolta politica; addirittura
  l'atteggiamento politico, gli atti compiuti nei confronti
  della mafia si sono espressi in modo inversamente
  proporzionale alla svolta giudiziaria.  Non riesco quindi a
  vedere una continuità (anzi, a mio avviso, è riscontrabile una
  rottura) rispetto alla relazione approvata nella precedente
  legislatura.
     La superficialità e l'approssimazione con cui nella
  relazione vengono trattati questi temi sono non casuali ma
  espressione di una chiara volontà di non valutare
  obiettivamente se la mafia si indirizzi verso nuovi referenti
  politici.  Del resto, il fugace riferimento al processo
  Andreotti è abbastanza significativo.  Colpisce negativamente
  il fatto che quel riferimento sia quasi del tutto coincidente
  con la tesi difensiva del senatore Andreotti, secondo la quale
  la sua azione si inquadrerebbe in un contesto politico che
  l'avrebbe obbligato ad esercitarla, come se non vi fossero
  responsabilità penali individuali da accertare in quel
  processo e come se un giudizio politico sul senatore Andreotti
  non fosse stato già espresso più volte ed in più sedi.  Vorrei
  richiamarmi, presidente, alla distinzione tra responsabilità
  politica e responsabilità penale, che nella relazione del 1993
  era indicata in maniera molto netta e che oggi si tende ancora
  una volta a confondere.  Del resto, questo è il clima che si
  respira.  Oggi, giorno in cui ha inizio il processo Andreotti,
  vi sono vari tentativi di fuorviare l'opinione pubblica
  rispetto a quel processo, si fa intendere che si tratta di un
  processo politico; di qui le prese di posizione a difesa
  dell'imputato.  Sono abbastanza colpito da episodi inquietanti,
  come per esempio quello del doppio riferimento che l'onorevole
  Buttiglione, nel corso dell'assemblea congressuale di
  fondazione del CDU, ha fatto all'onorevole Andreotti descritto
  come grande statista e come vittima di un complotto politico,
  oltre al fatto di considerare l'onorevole Mannino vittima di
  un complotto e di richiamarsi ad una democrazia cristiana che
  non deve essere più in ginocchio ma che deve guardare in
  faccia, a testa alta, i suoi avversari politici.  Tutti questi
  mi sembrano segnali abbastanza indicativi di un atteggiamento
  di disponibilità nei confronti di certi ambienti.
     Nell'illustrare la sua relazione, presidente, sempre con
  riferimento al processo, al ruolo ed alla funzione che deve
  svolgere la magistratura in questa fase, lei ha espresso una
  considerazione che mi ha sorpreso: ha detto che la
  magistratura svolge il controllo finale sulla patologia del
  sistema.  Credo si tratti di un'affermazione grave.  Non è certo
  questo il ruolo e la funzione della magistratura, la quale
  deve individuare responsabilità individuali e perseguirle in
  base al codice, ma non può assolutamente operare il controllo
  finale sulla patologia del sistema perché questo sarebbe
  contrario al nostro ordinamento, alla Costituzione, creerebbe
  una intollerabile situazione di contrapposizione, di conflitto
  patente tra i vari organismi dello Stato.  Ciò mi sorprende,
  perché la magistratura è stata più volte richiamata,
 
                             Pag. 1969
 
  soprattutto dalla sua parte, presidente, a rientrare nei
  ranghi, specialmente nel periodo in cui la mancanza di potere
  politico ha sovraesposto il potere giudiziario.
     Né si può sostenere che il sistema proporzionale favorisse
  la mafia mentre il sistema maggioritario non la favorirebbe.
  Non credo che esista un sistema elettorale antimafia; esistono
  atti, comportamenti, linee politiche, indirizzi politici,
  azioni coerenti, lineari da parte degli organi dello Stato per
  colpire il fenomeno mafioso come elemento costitutivo del
  sistema, come patologia.
     Non siamo ancora usciti da quella fase.  La relazione alla
  quale ho fatto più volte riferimento aveva individuato una
  coabitazione tra potere politico e potere mafioso come
  elemento costitutivo del sistema.  Ebbene, inaugurando questa
  nuova fase che si definisce impropriamente "seconda
  Repubblica", abbiamo tutti manifestato l'intenzione di passare
  ad una situazione in cui questo fenomeno non fosse più così
  patologicamente presente all'interno del sistema, fosse
  ridotto a fisiologia ed in quanto tale, quindi, si potesse
  colpirlo con gli organi preposti (forze dell'ordine e
  magistratura).
     La partita attualmente è questa, cioè se in questo nuovo
  scenario politico ed istituzionale la mafia, i poteri
  criminali possano trovare di nuovo posto, esattamente come è
  avvenuto nella fase precedente.  Questo discorso non è
  affrontato dalla relazione, perché c'è reticenza, riserva ad
  andare fino in fondo, ad individuare il percorso di
  ricollocazione del fenomeno mafioso e delle sue alleanze.
     I segnali contano moltissimo; ha fatto quindi bene il
  senatore Bertoni, poco fa, a richiamare la presa di posizione
  dell'onorevole Maiolo, perché sin dall'inizio dell'attività
  della nostra Commissione noi sosteniamo che quando si tratta
  di questioni riguardanti la mafia e l'azione di contrasto al
  fenomeno mafioso i segnali sono importantissimi e possono
  avere addirittura effetti devastanti, come per esempio in
  Sicilia, laddove possono essere visti come segnali di
  disponibilità.  Non abbiamo mai detto che vi sono stati patti
  con nuove forze politiche; riteniamo però che la mafia possa
  operare una scelta sulla base dei segnali e delle
  disponibilità che riceve.  Come abbiamo osservato più volte, la
  mafia non fa politica, non ha interesse a fare politica, però
  ha interesse a trovare spazi e si rivolge a quelle forze
  politiche, a quegli uomini politici che glieli concedono, come
  in passato.
     Questo è il fulcro della nostra azione, della nostra
  analisi, che invece manca nella relazione.
     Per quanto concerne i vari capitoli della bozza di
  relazione, vi è innanzitutto il tentativo di svuotare il ruolo
  delle DDA con un richiamo al disagio delle procure, che
  lavorerebbero male ed in ambiti non definiti perché - per così
  dire - coperti dalle DDA.  Inoltre, la parte riguardante gli
  uffici giudiziari è omissiva nel senso che non si descrive
  esattamente la situazione; per esempio, non si fa riferimento
  (se non successivamente, grazie alle iniziative del
  procuratore Boemi) al caso drammatico della Calabria, ad una
  situazione che va affrontata con grande determinazione.
     Anche con riferimento alle forze dell'ordine manca
  un'analisi precisa, una proposta.  Un'affermazione che non
  condivido e che mi preoccupa è quella secondo cui il
  coordinamento porterebbe addirittura ad un rischio per
  l'autonomia delle forze dell'ordine, mentre invece più volte
  si è detto che se vi fossero le condizioni politiche idonee
  sarebbe necessario un coordinamento organico tra le forze
  dell'ordine e, comunque, una loro agibilità sulla base di una
  direzione unitaria.  Sempre con riferimento alle forze
  dell'ordine, nella relazione si sostengono le seguenti tesi,
  che più volte abbiamo respinto: le forze dell'ordine adesso
  svolgerebbero soltanto investigazioni  a posteriori;  per
  i collaboratori di giustizia dovrebbe essere fatta una
  selezione ai fini dell'applicazione della legge sulla
  protezione; per quanto riguarda, infine, l'articolo
  41- bis,  si conferma la tesi, contenuta in una relazione
  respinta da questa Commissione, favorevole al superamento di
  tale articolo.  Mi pare che questi tre elementi dimostrino
  quello che all'inizio ho segnalato come un pervicace
 
                             Pag. 1970
 
  tentativo di far sì che questa Commissione affermi una tesi di
  parte, senza nemmeno recepire posizioni espresse a maggioranza
  in questa sede.
     Quanto alla mafia nel centro-nord, siamo fermi all'analisi
  della relazione Smuraglia; non si è mosso un dito in questa
  direzione, non si è proceduto ad alcun aggiornamento: c'è
  soltanto un ritardo che la Commissione deve segnalare.
     In merito all'economia, posso dire che la trattazione di
  questo ambito rappresenta la parte migliore della bozza di
  relazione.  L'analisi è corretta; tuttavia, non si comprende
  quanto sia funzionale alla relazione.  Mi richiamo alla
  relazione cui ho fatto in precedenza riferimento, ma
  soprattutto al  forum  della precedente Commissione
  antimafia ed al suo documento conclusivo, nel quale si afferma
  che quella dell'economia criminale, quindi della difesa
  dell'economia dal crimine, rappresenta la nuova frontiera
  della lotta alla mafia, dell'azione di contrasto.  Da qui le
  proposte per aggredire i patrimoni mafiosi, colpirli là dove
  hanno la possibilità, la forza, la capacità di riorganizzarsi
  anche quando sono colpiti sul piano militare.  A tutti questi
  elementi non si fa riferimento, nel senso che l'analisi è
  corretta ma avulsa, non funzionale alla Commissione, non
  funzionale all'analisi del fenomeno mafioso ed alla sua
  evoluzione.  Si registra, in particolare, un'assoluta mancanza
  di proposte; e quando queste ci sono (penso, per esempio, a
  quella contro lo scioglimento dei comuni) sono immotivate, non
  sono frutto di una discussione all'interno della
  Commissione.
     Devo altresì segnalare, presidente, una grave omissione:
  mi riferisco ad una intuizione della precedente Commissione -
  che ha prodotto risultati molto positivi sul piano della
  collaborazione con il Ministero della pubblica istruzione -
  relativa all'antimafia dei diritti, all'educazione alla
  legalità.  Come lei sa, presidente, tale impostazione ha
  portato ad organizzare numerose assemblee nelle scuole ed ha
  agevolato un dialogo costruttivo con i giovani, nonché una
  crescita delle coscienze, e la consapevolezza che la lotta
  all'illegalità diffusa è il primo passo della lotta alla
  mafia.  Il tema non viene affrontato nella relazione, per cui
  manca una parte importante del modo in cui deve esplicarsi
  l'azione dello Stato contro questo fenomeno.
     Le conclusioni, infine, rappresentano una sorta di sigillo
  politico alla tesi che ho cercato di esporre e confermano che
  si tratta di una relazione di parte.  Si afferma che la
  democrazia in Italia non è un dato acquisito, che siamo di
  fronte al commissariamento della Repubblica ed alla
  sospensione della democrazia.  Queste sono le tesi
  dell'onorevole Berlusconi, presidente, e non possono essere
  quelle della Commissione antimafia!  Credo che per arrivare a
  conclusioni che siano frutto di una discussione, di una
  valutazione complessiva, dal nostro punto di vista, della
  mafia e soprattutto del modo in cui le nostre istituzioni
  debbono articolarsi per agire contro questo fenomeno, non
  possiamo partire da tesi fondate su  slogan
  propagandistici, che peraltro non corrispondono alla realtà
  dei fatti.  Ritengo che in questo paese l'esercizio della
  democrazia ogni giorno sia visibile, anche se con limiti,
  carenze e contraddizioni; comunque, si tratta di una
  democrazia vitale e credo che questo non possa essere
  disconosciuto da nessuno.  Non c'è alcun commissariamento della
  Repubblica: le istituzioni che attualmente operano nel nostro
  paese sono quelle previste dal nostro ordinamento e non vi è
  stata alcuna forzatura di questa natura.  Se si accede ad una
  tesi così palesemente di parte, non si riesce nemmeno a capire
  quali siano i problemi da affrontare e soprattutto non si
  individua il percorso da seguire.
     In conclusione, come si è potuto dedurre dal mio
  intervento, esprimo un giudizio negativo sulla relazione.
  Tuttavia, ci impegneremo affinché essa possa essere
  modificata, ma non nel senso di affermare le nostre tesi,
  perché, se aspirassimo a questo, saremmo in contraddizione con
  quanto ho appena detto.  Cercheremo di farlo contemperando le
  opinioni di tutti, per arrivare ad una relazione che sia il
  frutto di un dibattito aperto, franco della Commissione
  antimafia.  Non cercheremo
 
                             Pag. 1971
 
  di affermare le nostre tesi rispetto alle altre, ma
  riprenderemo un cammino che è stato interrotto, quello di una
  Commissione che abbia come ancoraggio la tensione unitaria.
 
DATA=950926 FASCID=STC12-MAF-75 TIPOSTA=STC LEGISL=12 NCOMM=MAF SEDE= NSTA=0075 TOTPAG=0015 TOTDOC=0010 NDOC=0006 TIPDOC=D DOCTIT=0005 COMM= PAGINIZ=0004 RIGINIZ=042 PAGFIN=0009 RIGFIN=004 UPAG=NO PAGEIN=1966 PAGEFIN=1971 SORTRES=9509262 SORTDDL= FASCIDC=12MAF 00075 ST SORTNAV=59509261MAF 00075 b00000 ZZMAF75 NDOC0006 TIPDOCD DOCTIT0005 NDOC0005



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