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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


126778
STC0075-0008
COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA SUL FENOMENO DELLA MAFIA Resoc. Stenogr. n. 75 del 26 settembre 1995 (STC12-MAF-75)
(suddiviso in 10 Unità Documento)
Unità Documento n.8 (che inizia a pag.1974 dello stampato)
...Seguito della discussione della relazione annuale.
LUIGI PERUZZOTTI.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TIZIANA PARENTI
ZZSTC ZZSTC260995 ZZSTC950926 ZZSTC000995 ZZSTC000095 ZZSTC75 ZZMAF ZZMAF260995 ZZMAF950926 ZZMAF000995 ZZMAF000095 ZZMAF75 ZZ12
    LUIGI PERUZZOTTI.  Una lacuna che a mio avviso si
  riscontra non nella relazione in esame ma nel comportamento
  della Commissione antimafia è che quest'ultima dovrebbe essere
  preposta a suggerire proposte al Parlamento, nei confronti del
  quale dovrebbe fungere da cinghia di trasmissione.  Sta di
  fatto che il Parlamento è troppo intento a legiferare - o a
  fingere di legiferare - su altre materie.  La Commissione, in
  particolare, dovrebbe proporre al Parlamento un'adeguata serie
  di leggi finalizzate a combattere la criminalità organizzata.
  Ciò soprattutto in considerazione dei dati e degli elementi di
  conoscenza che abbiamo acquisito nello svolgimento della
  nostra attività, dai quali emerge un quadro inquietante:
  mancanza di coordinamento tra le forze di polizia;
  trasformazione della DIA, struttura creata con l'obiettivo di
  combattere la mafia, in una sorta di quarta forza di polizia,
  con compiti simili a quelli della polizia di Stato, dei
  carabinieri e della Guardia di finanza; invischiamento delle
  procure della Repubblica con il fenomeno mafioso, così come si
  constata di frequente, per effetto del fatto che alcuni
  procuratori della Repubblica permangono per moltissimo tempo
 
                             Pag. 1975
 
  nello stesso ufficio.  Accanto a questo, va considerato che
  sul territorio le forze dell'ordine, che dovrebbero essere
  preposte - uso deliberatamente il condizionale - a combattere
  la criminalità organizzata, in realtà si sono integrate nel
  sistema criminale mafioso.  Quando vi sono funzionari di
  pubblica sicurezza, dei carabinieri o della Guardia di finanza
  che rimangono per venti o trenta anni nello stesso posto, è
  evidente che una certa collusione si realizza, soprattutto in
  alcune zone del paese.
     Potrei continuare all'infinito, ma mi limito a
  sottolineare come il quadro che ci troviamo di fronte sia poco
  edificante.  La Commissione antimafia - ripeto - dovrebbe
  proporsi come cinghia di trasmissione rispetto al Parlamento e
  adottare iniziative concrete, cosa che finora non è avvenuta.
  Sono state prodotte tonnellate di carta, ma non è certo in
  questo modo che si risolvono i problemi.  Ciò accade, in
  particolare, perché manca la volontà politica.  Qualcuno ha
  sostenuto che la mafia potrebbe avere, o addirittura ha,
  protettori politici.  Si tratta di un fenomeno che trova
  riscontro nella storia: quando Mussolini inviò in Sicilia il
  prefetto Mori per combattere la mafia, accadde che, dopo i
  primi risultati lusinghieri, i mafiosi si iscrissero tutti al
  partito nazionale fascista, così risolvendo il loro problema.
  Analogo fenomeno si è verificato nel dopoguerra con
  l'iscrizione alla democrazia cristiana e così penso sia
  accaduto anche di recente con riferimento a qualche forza
  politica di cui non voglio fare il nome.  Così penso che
  avverrà in futuro, se lo Stato non deciderà, una volta per
  sempre, di combattere fino in fondo la mafia e di sradicarla,
  anche se il conseguimento di tale obiettivo presenta enormi
  difficoltà perché, cara presidente, sono convinto che la mafia
  sia presente nello Stato a tutti i livelli e goda di ampie
  coperture.
     Tralasciando qualsiasi riferimento alle considerazioni
  svolte da Tripodi e da Bargone, vorrei entrare nel merito
  della proposta di relazione, rilevando anzitutto, con
  riferimento al centro-nord, che in quell'area la criminalità
  organizzata è purtroppo presente, anche perché in quelle
  realtà c'è il potere economico, ci sono le banche e ha un peso
  la vicinanza con stati compiacenti (tanto per non far nomi,
  penso alla Svizzera).  Purtroppo in quelle regioni non si
  riscontra la presenza dello Stato e si tende a sottovalutare
  un problema che invece va affrontato con i mezzi più
  opportuni, di cui oggi non disponiamo.  In tale contesto, sorge
  spontanea una domanda: ha senso che la Commissione antimafia
  continui a lavorare in questo modo?  Non sarebbe opportuno che
  tutti facessimo un esame di coscienza e riconoscessimo che
  fino ad ora ci siamo occupati di ciò che la criminalità
  organizzata ha fatto fino a ieri e che invece è giunto il
  momento di preoccuparci dell'oggi e del domani, che non sono
  certo rosei?
     Ribadisco che i problemi ai quali dedicare attenzione sono
  rappresentati dallo scoordinamento delle forze di polizia e
  dal ruolo della DIA, che in realtà, come ho già osservato, si
  affianca a quello degli altri corpi operativi.  Va inoltre
  considerato che troppo spesso i funzionari di certi enti non
  vengono assunti per merito ma per raccomandazione.  Si tratta
  di un fenomeno che lascia perplessi, dal momento che ciascuno
  dovrebbe fare carriera per merito e non perché figlio di un
  certo prefetto, di un certo questore o per altro tipo di
  "merito".
     Sono questi i punti fondamentali ai quali bisogna porre
  attenzione per combattere la mafia.  La gente si aspetta
  qualcosa di concreto da questa Commissione.  In verità in
  questa sede si parla, si alimentano polemiche, ci si spara
  addosso l'uno all'altro, ci si guarda in cagnesco e, magari,
  si ride e si scherza.  Fuori di qui la mafia non scherza:
  uccide, fa saltare in aria persone ed obiettivi, uccide chi dà
  fastidio.  Sono convinto che se una persona dà veramente
  fastidio la mafia la fa fuori.  Di questo dobbiamo tener conto
  tutti.
     Nella mia qualità di componente del gruppo di lavoro che
  si occupa della criminalità organizzata nelle aree non
  tradizionali, ho ascoltato informalmente (informalmente perché
  avrebbero paura a rilasciare tali dichiarazioni in un modo
 
                             Pag. 1976
 
  diverso) funzionari, magistrati ed altri soggetti i quali,
  in camera caritatis,  mi hanno detto: "Amico mio, io ho
  famiglia, devo far carriera: se tu vai avanti di questo passo,
  ti fanno saltare per aria.  Il gioco è troppo grosso ed i
  personaggi coinvolti sono tali e tanti che tu non ne hai idea.
  Il potere economico è enorme e ci sono collusioni con
  personaggi dello Stato, con istituti bancari, con il potere
  economico della grande industria".  Dal momento che qualcuno ha
  scelto di far parte di questa Commissione non per farsi bello
  agli occhi della gente ma per cercare di cambiare una
  situazione che in tutti questi anni è rimasta immutata,
  sarebbe opportuno - ripeto - che tutti facessero un esame di
  coscienza e cominciassero a lavorare con l'obiettivo di fare
  in modo che questa Commissione possa dare man forte al
  Parlamento, possa sensibilizzarlo, evitando che la Maiolo di
  turno si alzi per proporre l'ennesima modifica della
  legislazione antimafia.  Per il bene del nostro paese, sarebbe
  opportuno che le modifiche legislative in materia di lotta
  alla criminalità organizzata fossero proposte da chi
  maggiormente vive questo tipo di realtà, cioè dalla
  Commissione antimafia, della quale tra l'altro fanno parte
  eminenti rappresentanti che in passato hanno svolto funzioni
  di magistrato, di appartenenti alle forze dell'ordine, di
  avvocati, e che quindi sanno benissimo come predisporre
  proposte di legge adeguate.
     Dobbiamo evitare il rischio di non riuscire ad andare
  lontano; dobbiamo fare in modo che la Commissione antimafia
  non sia un'entità astratta, un organismo al quale qualcuno
  possa vantarsi di appartenere.  Se continuiamo così,
  dell'antimafia si scriverà sui giornali ma nel nostro paese la
  mafia continuerà ad esistere perché, se non si fa niente di
  concreto, la mafia continuerà ad essere presente per sempre ed
  i nostri figli e nipoti potranno sostenere che i loro padri
  potrebbero essere accusati di collusione con la mafia in
  ragione della loro non operatività.
 
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