| LUIGI PERUZZOTTI. Una lacuna che a mio avviso si
riscontra non nella relazione in esame ma nel comportamento
della Commissione antimafia è che quest'ultima dovrebbe essere
preposta a suggerire proposte al Parlamento, nei confronti del
quale dovrebbe fungere da cinghia di trasmissione. Sta di
fatto che il Parlamento è troppo intento a legiferare - o a
fingere di legiferare - su altre materie. La Commissione, in
particolare, dovrebbe proporre al Parlamento un'adeguata serie
di leggi finalizzate a combattere la criminalità organizzata.
Ciò soprattutto in considerazione dei dati e degli elementi di
conoscenza che abbiamo acquisito nello svolgimento della
nostra attività, dai quali emerge un quadro inquietante:
mancanza di coordinamento tra le forze di polizia;
trasformazione della DIA, struttura creata con l'obiettivo di
combattere la mafia, in una sorta di quarta forza di polizia,
con compiti simili a quelli della polizia di Stato, dei
carabinieri e della Guardia di finanza; invischiamento delle
procure della Repubblica con il fenomeno mafioso, così come si
constata di frequente, per effetto del fatto che alcuni
procuratori della Repubblica permangono per moltissimo tempo
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nello stesso ufficio. Accanto a questo, va considerato che
sul territorio le forze dell'ordine, che dovrebbero essere
preposte - uso deliberatamente il condizionale - a combattere
la criminalità organizzata, in realtà si sono integrate nel
sistema criminale mafioso. Quando vi sono funzionari di
pubblica sicurezza, dei carabinieri o della Guardia di finanza
che rimangono per venti o trenta anni nello stesso posto, è
evidente che una certa collusione si realizza, soprattutto in
alcune zone del paese.
Potrei continuare all'infinito, ma mi limito a
sottolineare come il quadro che ci troviamo di fronte sia poco
edificante. La Commissione antimafia - ripeto - dovrebbe
proporsi come cinghia di trasmissione rispetto al Parlamento e
adottare iniziative concrete, cosa che finora non è avvenuta.
Sono state prodotte tonnellate di carta, ma non è certo in
questo modo che si risolvono i problemi. Ciò accade, in
particolare, perché manca la volontà politica. Qualcuno ha
sostenuto che la mafia potrebbe avere, o addirittura ha,
protettori politici. Si tratta di un fenomeno che trova
riscontro nella storia: quando Mussolini inviò in Sicilia il
prefetto Mori per combattere la mafia, accadde che, dopo i
primi risultati lusinghieri, i mafiosi si iscrissero tutti al
partito nazionale fascista, così risolvendo il loro problema.
Analogo fenomeno si è verificato nel dopoguerra con
l'iscrizione alla democrazia cristiana e così penso sia
accaduto anche di recente con riferimento a qualche forza
politica di cui non voglio fare il nome. Così penso che
avverrà in futuro, se lo Stato non deciderà, una volta per
sempre, di combattere fino in fondo la mafia e di sradicarla,
anche se il conseguimento di tale obiettivo presenta enormi
difficoltà perché, cara presidente, sono convinto che la mafia
sia presente nello Stato a tutti i livelli e goda di ampie
coperture.
Tralasciando qualsiasi riferimento alle considerazioni
svolte da Tripodi e da Bargone, vorrei entrare nel merito
della proposta di relazione, rilevando anzitutto, con
riferimento al centro-nord, che in quell'area la criminalità
organizzata è purtroppo presente, anche perché in quelle
realtà c'è il potere economico, ci sono le banche e ha un peso
la vicinanza con stati compiacenti (tanto per non far nomi,
penso alla Svizzera). Purtroppo in quelle regioni non si
riscontra la presenza dello Stato e si tende a sottovalutare
un problema che invece va affrontato con i mezzi più
opportuni, di cui oggi non disponiamo. In tale contesto, sorge
spontanea una domanda: ha senso che la Commissione antimafia
continui a lavorare in questo modo? Non sarebbe opportuno che
tutti facessimo un esame di coscienza e riconoscessimo che
fino ad ora ci siamo occupati di ciò che la criminalità
organizzata ha fatto fino a ieri e che invece è giunto il
momento di preoccuparci dell'oggi e del domani, che non sono
certo rosei?
Ribadisco che i problemi ai quali dedicare attenzione sono
rappresentati dallo scoordinamento delle forze di polizia e
dal ruolo della DIA, che in realtà, come ho già osservato, si
affianca a quello degli altri corpi operativi. Va inoltre
considerato che troppo spesso i funzionari di certi enti non
vengono assunti per merito ma per raccomandazione. Si tratta
di un fenomeno che lascia perplessi, dal momento che ciascuno
dovrebbe fare carriera per merito e non perché figlio di un
certo prefetto, di un certo questore o per altro tipo di
"merito".
Sono questi i punti fondamentali ai quali bisogna porre
attenzione per combattere la mafia. La gente si aspetta
qualcosa di concreto da questa Commissione. In verità in
questa sede si parla, si alimentano polemiche, ci si spara
addosso l'uno all'altro, ci si guarda in cagnesco e, magari,
si ride e si scherza. Fuori di qui la mafia non scherza:
uccide, fa saltare in aria persone ed obiettivi, uccide chi dà
fastidio. Sono convinto che se una persona dà veramente
fastidio la mafia la fa fuori. Di questo dobbiamo tener conto
tutti.
Nella mia qualità di componente del gruppo di lavoro che
si occupa della criminalità organizzata nelle aree non
tradizionali, ho ascoltato informalmente (informalmente perché
avrebbero paura a rilasciare tali dichiarazioni in un modo
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diverso) funzionari, magistrati ed altri soggetti i quali,
in camera caritatis, mi hanno detto: "Amico mio, io ho
famiglia, devo far carriera: se tu vai avanti di questo passo,
ti fanno saltare per aria. Il gioco è troppo grosso ed i
personaggi coinvolti sono tali e tanti che tu non ne hai idea.
Il potere economico è enorme e ci sono collusioni con
personaggi dello Stato, con istituti bancari, con il potere
economico della grande industria". Dal momento che qualcuno ha
scelto di far parte di questa Commissione non per farsi bello
agli occhi della gente ma per cercare di cambiare una
situazione che in tutti questi anni è rimasta immutata,
sarebbe opportuno - ripeto - che tutti facessero un esame di
coscienza e cominciassero a lavorare con l'obiettivo di fare
in modo che questa Commissione possa dare man forte al
Parlamento, possa sensibilizzarlo, evitando che la Maiolo di
turno si alzi per proporre l'ennesima modifica della
legislazione antimafia. Per il bene del nostro paese, sarebbe
opportuno che le modifiche legislative in materia di lotta
alla criminalità organizzata fossero proposte da chi
maggiormente vive questo tipo di realtà, cioè dalla
Commissione antimafia, della quale tra l'altro fanno parte
eminenti rappresentanti che in passato hanno svolto funzioni
di magistrato, di appartenenti alle forze dell'ordine, di
avvocati, e che quindi sanno benissimo come predisporre
proposte di legge adeguate.
Dobbiamo evitare il rischio di non riuscire ad andare
lontano; dobbiamo fare in modo che la Commissione antimafia
non sia un'entità astratta, un organismo al quale qualcuno
possa vantarsi di appartenere. Se continuiamo così,
dell'antimafia si scriverà sui giornali ma nel nostro paese la
mafia continuerà ad esistere perché, se non si fa niente di
concreto, la mafia continuerà ad essere presente per sempre ed
i nostri figli e nipoti potranno sostenere che i loro padri
potrebbero essere accusati di collusione con la mafia in
ragione della loro non operatività.
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