| STEFANO CUSUMANO. Penso che la relazione presenti spunti
interessanti, anche se non esaurienti, sul percorso effettuato
dalla Commissione nell'ultimo anno, con vere e proprie
indicazioni operative che nella loro articolazione toccano
alcuni punti fermi dell'attività della Commissione antimafia:
dall'efficacia degli strumenti legislativi a disposizione
contro la criminalità organizzata e la mafia all'azione dei
pubblici poteri, fino al rapporto tra mafia e politica e mafia
ed economia.
L'articolazione sulla quale poggia la relazione deve
indurre ciascuno di noi ad una riflessione attenta ed
oggettiva che si collochi nel solco di un'iniziativa della
Commissione stessa su settori specifici che devono riguardare
l'attività della lotta alla mafia e alla criminalità
organizzata, primi fra tutti l'intreccio perverso tra mafia ed
economia, tra imprenditoria mafiosa e parti del mondo
politico, il fenomeno dell'usura, quello delle estorsioni, il
riciclaggio, tutti settori che vanno adeguatamente analizzati
e che devono servire soltanto ad individuare nuovi e più
efficaci percorsi legislativi.
Considero essenziale un'azione della Commissione che si
ponga come momento di riflessione gli spunti contenuti negli
attenti interventi svolti in questa sede, anche di recente;
penso, in particolare, alla denuncia del procuratore aggiunto
Boemi il quale ha rappresentato alla Commissione il disagio di
magistrati che operano in procure difficili, molto spesso
oggetto di attenzione da parte del potere criminale mafioso.
Si pone quindi l'esigenza di un'azione convinta, di una
proposta della Commissione da indirizzare ai competenti
ministri della difesa, dell'interno e della giustizia, perché
si pervenga celermente al potenziamento degli uffici
giudiziari, dei corpi di polizia di Stato e dei carabinieri in
zone già marginalizzate dal punto di vista economico ma anche
sotto il profilo geografico, dove si registra in maniera
drammatica l'assenza dello Stato. Si tratta di aspetti che
inducono ad una riflessione vera e propria, che deve portarci
anche a guardare con un minimo di attenzione e di obiettività
a ciò che è stato fatto in questi anni nelle regioni ad alto
rischio, dalla Sicilia alla Campania, alla Puglia, per
impiegare
Pag. 1977
nuovi e più accorti strumenti di lotta alla mafia e alla
criminalità organizzata. Certo, abbiamo registrato un'opera
meritoria della polizia, dei carabinieri, della magistratura,
della DIA, ma quello che occorre è un coordinamento maggiore,
un'azione più organica, meno dispersiva, meno frammentaria,
meno episodica rispetto al dato della collegialità di
un'azione che può portare a risultati concreti e più
significativi.
Al di là della relazione, che certamente va integrata con
la sintesi di alcuni interventi svolti (che in parte ho
ascoltato), soprattutto sul versante del potenziamento dei
mezzi contro la criminalità organizzata, suggerisco al
presidente ed alla Commissione di effettuare vere e proprie
sessioni sui settori che lei, presidente, ha molto lucidamente
enucleato e che per comodità ricordo. Mi riferisco
innanzitutto alla penetrazione mafiosa nelle attività
economiche, al problema delle estorsioni e del riciclaggio,
con le connivenze di parte del sistema bancario, e soprattutto
all'esigenza di strumenti più adeguati per le indagini
patrimoniali, dove la forte carenza di strumenti legislativi
non consente di venire a capo degli arricchimenti illeciti,
che sono poi il risultato di una commistione perversa e
pericolosa tra economia e mafia, tra mafia e politica.
Inoltre, i nuovi indirizzi dell'economia vanno visti anche
alla luce di ciò che è stato fatto in questi mesi con lo
smantellamento dell'intervento straordinario per il
Mezzogiorno, che ha segnato una battuta d'arresto pericolosa
rispetto al forte dramma dell'occupazione che investe tutte le
regioni meridionali. Rispetto a questo dramma, dobbiamo porci
come interlocutori attivi verso i ministeri economici, non per
una ripetizione sic et simpliciter dell'intervento
straordinario, che ha registrato molto spesso l'utilizzo
dissennato delle risorse, ma affinché si pervenga ad
interventi seri, organici e strategici, che innalzino il
livello della qualità della vita nelle zone depresse del
centro-sud e soprattutto il livello dell'attenzione e del
rispetto verso lo Stato, in una con il problema delle
privatizzazioni, che è un pezzo della politica economica di
questi mesi, che va vista con occhi attenti ed intelligenti,
per evitare una sorta di depauperamento della ricchezza dello
Stato rispetto al concentramento nelle mani di pochi che può
determinare un pericoloso condizionamento degli equilibri e
degli assetti politici del paese.
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