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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


126779
STC0075-0009
COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA SUL FENOMENO DELLA MAFIA Resoc. Stenogr. n. 75 del 26 settembre 1995 (STC12-MAF-75)
(suddiviso in 10 Unità Documento)
Unità Documento n.9 (che inizia a pag.1976 dello stampato)
...Seguito della discussione della relazione annuale.
STEFANO CUSUMANO.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TIZIANA PARENTI
ZZSTC ZZSTC260995 ZZSTC950926 ZZSTC000995 ZZSTC000095 ZZSTC75 ZZMAF ZZMAF260995 ZZMAF950926 ZZMAF000995 ZZMAF000095 ZZMAF75 ZZ12
    STEFANO CUSUMANO.  Penso che la relazione presenti spunti
  interessanti, anche se non esaurienti, sul percorso effettuato
  dalla Commissione nell'ultimo anno, con vere e proprie
  indicazioni operative che nella loro articolazione toccano
  alcuni punti fermi dell'attività della Commissione antimafia:
  dall'efficacia degli strumenti legislativi a disposizione
  contro la criminalità organizzata e la mafia all'azione dei
  pubblici poteri, fino al rapporto tra mafia e politica e mafia
  ed economia.
     L'articolazione sulla quale poggia la relazione deve
  indurre ciascuno di noi ad una riflessione attenta ed
  oggettiva che si collochi nel solco di un'iniziativa della
  Commissione stessa su settori specifici che devono riguardare
  l'attività della lotta alla mafia e alla criminalità
  organizzata, primi fra tutti l'intreccio perverso tra mafia ed
  economia, tra imprenditoria mafiosa e parti del mondo
  politico, il fenomeno dell'usura, quello delle estorsioni, il
  riciclaggio, tutti settori che vanno adeguatamente analizzati
  e che devono servire soltanto ad individuare nuovi e più
  efficaci percorsi legislativi.
     Considero essenziale un'azione della Commissione che si
  ponga come momento di riflessione gli spunti contenuti negli
  attenti interventi svolti in questa sede, anche di recente;
  penso, in particolare, alla denuncia del procuratore aggiunto
  Boemi il quale ha rappresentato alla Commissione il disagio di
  magistrati che operano in procure difficili, molto spesso
  oggetto di attenzione da parte del potere criminale mafioso.
  Si pone quindi l'esigenza di un'azione convinta, di una
  proposta della Commissione da indirizzare ai competenti
  ministri della difesa, dell'interno e della giustizia, perché
  si pervenga celermente al potenziamento degli uffici
  giudiziari, dei corpi di polizia di Stato e dei carabinieri in
  zone già marginalizzate dal punto di vista economico ma anche
  sotto il profilo geografico, dove si registra in maniera
  drammatica l'assenza dello Stato.  Si tratta di aspetti che
  inducono ad una riflessione vera e propria, che deve portarci
  anche a guardare con un minimo di attenzione e di obiettività
  a ciò che è stato fatto in questi anni nelle regioni ad alto
  rischio, dalla Sicilia alla Campania, alla Puglia, per
  impiegare
 
                             Pag. 1977
 
  nuovi e più accorti strumenti di lotta alla mafia e alla
  criminalità organizzata.  Certo, abbiamo registrato un'opera
  meritoria della polizia, dei carabinieri, della magistratura,
  della DIA, ma quello che occorre è un coordinamento maggiore,
  un'azione più organica, meno dispersiva, meno frammentaria,
  meno episodica rispetto al dato della collegialità di
  un'azione che può portare a risultati concreti e più
  significativi.
     Al di là della relazione, che certamente va integrata con
  la sintesi di alcuni interventi svolti (che in parte ho
  ascoltato), soprattutto sul versante del potenziamento dei
  mezzi contro la criminalità organizzata, suggerisco al
  presidente ed alla Commissione di effettuare vere e proprie
  sessioni sui settori che lei, presidente, ha molto lucidamente
  enucleato e che per comodità ricordo.  Mi riferisco
  innanzitutto alla penetrazione mafiosa nelle attività
  economiche, al problema delle estorsioni e del riciclaggio,
  con le connivenze di parte del sistema bancario, e soprattutto
  all'esigenza di strumenti più adeguati per le indagini
  patrimoniali, dove la forte carenza di strumenti legislativi
  non consente di venire a capo degli arricchimenti illeciti,
  che sono poi il risultato di una commistione perversa e
  pericolosa tra economia e mafia, tra mafia e politica.
     Inoltre, i nuovi indirizzi dell'economia vanno visti anche
  alla luce di ciò che è stato fatto in questi mesi con lo
  smantellamento dell'intervento straordinario per il
  Mezzogiorno, che ha segnato una battuta d'arresto pericolosa
  rispetto al forte dramma dell'occupazione che investe tutte le
  regioni meridionali.  Rispetto a questo dramma, dobbiamo porci
  come interlocutori attivi verso i ministeri economici, non per
  una ripetizione  sic et simpliciter  dell'intervento
  straordinario, che ha registrato molto spesso l'utilizzo
  dissennato delle risorse, ma affinché si pervenga ad
  interventi seri, organici e strategici, che innalzino il
  livello della qualità della vita nelle zone depresse del
  centro-sud e soprattutto il livello dell'attenzione e del
  rispetto verso lo Stato, in una con il problema delle
  privatizzazioni, che è un pezzo della politica economica di
  questi mesi, che va vista con occhi attenti ed intelligenti,
  per evitare una sorta di depauperamento della ricchezza dello
  Stato rispetto al concentramento nelle mani di pochi che può
  determinare un pericoloso condizionamento degli equilibri e
  degli assetti politici del paese.
 
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