| ELIO VITO, illustrando anche la sua mozione n. 1-00165,
ricorda che il merito dell'odierno dibattito va ascritto
all'iniziativa dei deputati riformatori, cui si sono associate
altre forze politiche. Giusta e opportuna è stata l'inchiesta
giornalistica che ha portato alla luce la scandalosa vicenda
delle assegnazioni e dei canoni di locazione degli immobili di
proprietà degli enti previdenziali. Sin dallo scorso febbraio,
quando vennero ascoltati i responsabili della gestione degli
enti previdenziali e dei loro immobili, lo scandalo di
Affittopoli avrebbe potuto entrare in Parlamento: in
quell'occasione, invece, con la complicità dei rappresentanti
della maggioranza, la discussione fu limitata agli acquisti di
immobili e non alla gestione di questo patrimonio immobiliare,
che non ha come fine istituzionale quello di calmierare il
mercato o rispondere ad esigenze sociali, ma deve fornire la
massima redditività per garantire il pagamento delle pensioni
dei lavoratori. Invece, questo patrimonio è stato destinato a
mantenere il privilegio dei politici, dei sindacalisti, dei
potenti della prima Repubblica, spesso confluiti anche nella
seconda.
L'inadeguatezza della gestione di questi beni e la sua
scarsa trasparenza è stata dettagliatamente segnalata in un
documento del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro,
che avrebbe dovuto essere ben presente alla Commissione
parlamentare per il controllo sugli enti gestori di forme
obbligatorie di previdenza. Ma evidentemente chi doveva
esercitare il controllo aveva diretto interesse a mantenere la
situazione di opacità e diseconomicità su questa materia. Dopo
tante chiacchiere - spesso provenienti dalla sinistra - sui
privilegi della politica, si è manifestato il grande scandalo,
consistente nella impossibilità per il comune cittadino di
accedere a quello che per legge sarebbe stato suo diritto,
laddove questo sostanziale privilegio era riservato a politici
e sindacalisti.
Altro problema riguarda l'assegnazione di appartamenti
popolari a soggetti con basso reddito: certamente ciò è
opportuno e socialmente equo; ma deve trattarsi veramente di
alloggi popolari, e non di edifici di pregio, che è necessario
far fruttare per quello che valgono.
La sua mozione è l'unica a formulare l'impegno affinché
sia imposto agli enti il rispetto della propria istituzionale
funzione, obbligandoli ad una gestione immobiliare volta alla
più alta redditività possibile. La politica della casa non può
farsi attraverso il patrimonio degli enti previdenziali.
Sorprende la posizione assunta dal gruppo della lega nord, che
si allinea alle posizioni della maggioranza di
centro-sinistra.
E' certamente giusto riservare una quota di immobili per
la locazione a sfrattati e famiglie bisognose; ma in tale
quota non debbono essere ricompresi gli immobili di pregio.
V'è un'ultima preoccupazione, la quale sorge dalla lettura
delle altre mozioni presentate: che cioè, nel contesto di un
tentativo di riassestamento del regime, si adottino misure di
facciata senza la volontà di effettivamente incidere sui
meccanismi di privilegio. Per questo, i deputati riformatori
hanno sollecitato l'iscrizione di questa mozione all'ordine
del giorno dell'Assemblea, e la raccomandano all'attenzione
dei colleghi di tutti i gruppi,
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che abbiano veramente a cuore le esigenze di correttezza e di
buon governo (Applausi dei deputati dei gruppi di forza
Italia, di alleanza nazionale e del centro cristiano
democratico).
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