Banche dati professionali (ex 3270)
Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


126812
STA0246-0007
Stenografico d'Aula n. 246 del 26 settembre 1995 (STA12-246)
(suddiviso in 50 Unità Documento)
Unità Documento n.7 (che inizia a pag.15160 dello stampato)
(il TITOLO si trova nell'Unità Documento n.6)
DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172. LAVASS
...DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172.
ELIO VITO.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LORENZO ACQUARONE
ZZSTA ZZRES ZZSTA260995 ZZSTA950926 ZZSTA000995 ZZSTA000095 ZZSTA246 ZZ12 ZZDI ZZLL
    ELIO VITO.  Presidente e colleghi, la prima osservazione
  che intendo fare è sul fatto che si svolga questo
  dibattito.  A cosa dobbiamo, infatti, lo svolgimento di un
  dibattito su mozioni presentate sulla gestione del
  patrimonio immobiliare degli enti previdenziali?  A cosa
  dobbiamo il fatto che si giungerà ad un voto, se non nella
  seduta odierna, sicuramente in quella di domani?  A cosa
  dobbiamo il fatto che tutti i gruppi parlamentari, dopo la
  nostra iniziativa, hanno presentato mozioni su tale
  materia?  Si tratta di un caso nuovo?  E' la prima volta che
  deputati, gruppi
  parlamentari, esponenti politici vengono a  conoscenza del
  problema della cattiva gestione del patrimonio immobiliare
  degli enti previdenziali?  Sicuramente no.
    Questa vicenda giunge oggi all'esame della Camera perché
  su di essa si è svolta un'inchiesta giornalistica, una di
  quelle inchieste che venivano tanto evocate nel nostro
  paese quando non si svolgevano e la cui assenza veniva
  tanto criticata da parte di opinionisti, di commentatori,
  degli stessi esponenti politici.  Ma tutti questi signori,
  quando poi ci si è trovati di fronte, dopo anni, direi
  dopo decenni, ad una campagna giornalistica che ha posto
  in luce uno degli scandali più gravi del sistema di potere
  partitocratico, sindacatocratico, consociativo dei decenni
  scorsi - e che ancora vive -, ad un'inchiesta
  giornalistica capace di far emergere cose che hanno
  giustamente indignato l'opinione pubblica, hanno parlato
  di campagne diffamatorie, di toni demagogici e
  provocatori.  Noi riteniamo, invece, che quell'inchiesta
  giornalistica sia stata sana e meritoria; se eccessi vi
  sono stati, questi sicuramente sono stati compensati dal
  merito di aver fatto venire alla luce una delle vicende
  più insopportabili ed odiose, che giustamente (e in
  seguito tratterò la questione) provoca reazioni politiche,
  cambiamenti di opinione nei confronti di  leader
    politici e che ha comportato anche alcuni risultati
  concreti, come il cambio di alloggio dell'onorevole
  D'Alema.
    La cattiva gestione del patrimonio immobiliare degli enti
  in questione non era un caso nuovo; la Camera anche
  recentemente aveva avuto occasione di discutere
  dell'argomento.  Ad esempio presso l'XI Commissione lavoro,
  il 22 febbraio scorso si era svolta l'audizione del
  presidente dell'INPS, Gianni Billia, del presidente
  dell'INAIL, Pietro Magno, e del commissario straordinario
  dell'INPDAP, Mauro Seppia, in merito alla gestione del
  patrimonio immobiliare degli istituti; nella seduta della
  Commissione, durata l'intero pomeriggio, i tre
  rappresentanti degli enti richiamati sono riusciti a non
  dire nulla di tale gestione ed anche i commissari
  interroganti, ad esempio l'onorevole Zagatti, sono
  riusciti a non chiedere nulla al riguardo.
 
                             Pag. 15161
 
    Affittopoli, insomma, sarebbe potuta entrare alla Camera
  già nello scorso febbraio; si era tenuta una seduta della
  Commissione lavoro anche per questo, ma abilmente i
  rappresentanti degli enti previdenziali l'hanno tenuta
  fuori con il consenso della maggioranza parlamentare, che
  in quella occasione sicuramente avrebbe potuto chiedere
  delucidazioni.  Si è parlato, invece, esclusivamente dei
  criteri di vendita del patrimonio immobiliare degli
  istituti e non ci si è soffermati assolutamente sulla
  trasparenza, sulla consistenza, sui metodi di assegnazione
  degli immobili stessi né sul fatto che la gestione del
  patrimonio dovesse corrispondere alla funzione principale
  degli enti previdenziali: ricavare il massimo reddito al
  fine di finanziare le pensioni.
    L'opera sicuramente meritoria di alcuni colleghi (penso,
  anche in questo caso, al collega Tofani, che ha
  prospettato di invitare in Commissione i rappresentanti
  degli enti) non aveva portato ad alcun risultato.
  Affittopoli è uno degli scandali del paese dei quali
  deliberatamente le forze politiche, il Parlamento, da
  decenni, anche recentemente, hanno evitato di parlare.
  Hanno evitato di discuterne, di portarlo a conoscenza
  dell'opinione pubblica; eppure vi erano documenti
  ufficiali, anche parlamentari, che denunciavano che
  riguardo alla gestione del patrimonio immobiliare, ai
  criteri di assegnazione degli immobili, alla redditività
  degli stessi, si stava andando in direzione opposta alle
  finalità degli istituti previdenziali, ai criteri, alle
  esigenze minime di trasparenza e legalità.
    Nella relazione svolta presso la famosa - lo è diventata
  in questi giorni; ma quanti sapevano della sua esistenza?
  - Commissione parlamentare di controllo sull'attività
  degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e
  assistenza sociale, nella scorsa legislatura si richiama
  il parere (obbligatorio per legge), del CNEL, approvato il
  14 ottobre 1993, in cui si ribadiscono due concetti,
  peraltro entrambi presenti nella mozione che sto
  illustrando.  Si rileva che la gestione del patrimonio
  immobiliare deve dare un rendimento atto a garantire
  l'erogazione delle pensioni; si conferma, dunque, che tale
  patrimonio deve essere gestito esclusivamente
  con la finalità di ricavarne il massimo reddito possibile
  per corrispondere il trattamento pensionistico ai soggetti
  associati.  Non riguarda, quindi, l'ente previdenziale, la
  necessità, che pure esiste nel paese, di promuovere una
  politica della casa, di calmierare i prezzi, di venire
  incontro alle esigenze di equo canone e di alloggi per gli
  sfrattati.  Naturalmente quote (e ne discuteremo) devono
  essere riservate alle categorie ricordate, ma il
  patrimonio immobiliare degli enti previdenziali deve dare
  la massima redditività, perché deve servire a garantire
  l'erogazione delle pensioni.  Quindi la cattiva gestione
  del patrimonio, che non ha consentito agli istituti di
  ricavarne la massima redditività possibile, è avvenuta a
  danno dei pensionati, degli iscritti agli enti, che
  evidentemente avevano diritto di pretendere che si
  ottenesse dagli alloggi il massimo reddito possibile, per
  assicurare nel tempo i trattamenti pensionistici e
  assicurativi.
    Questo è ciò che è avvenuto ed è l'aspetto principale dal
  punto di vista di una corretta gestione dei fondi, del
  patrimonio immobiliare degli enti.  Ebbene ciò non è mai
  stato contestato in questi anni di vita politica e
  parlamentare, come se il patrimonio immobiliare degli enti
  previdenziali dovesse servire esclusivamente a tutelare il
  ceto politico e sindacale, come se si sapesse che gli enti
  investivano i fondi acquistando alloggi per dare una
  sistemazione ai potenti della prima Repubblica, che poi
  spesso sono confluiti nella seconda Repubblica.  Questo è
  il nodo dell'intera questione e, per quanto ci riguarda,
  riteniamo che debbano esservi conseguenze da un punto di
  vista amministrativo, contabile e penale, poiché vi è
  stata una vera e propria cattiva amminitrazione che ha
  prodotto danni in contrasto con le finalità stesse degli
  enti previdenziali.
    Nella relazione del CNEL del 14 ottobre 1993 inviata al
  Parlamento e alla Commissione parlamentare di vigilanza,
  si conferma che il patrimonio immobiliare rappresenta la
  principale voce attiva posta a copertura dei debiti;
  quindi, una cattiva gestione della principale voce attiva
  comporta, ed ha comportato, conseguenze molto serie.
  Ebbene, in tale relazione, per quanto riguarda
  specificamente l'analisi delle relazioni presentate
 
                             Pag. 15162
 
  dagli enti alla Commissione parlamentare, il  CNEL
  afferma: "si devono però rilevare ancora una volta le
  difficoltà incontrate nella conoscenza e nella
  elaborazione dei dati, difficoltà peraltro già manifestate
  dalla Commissione parlamentare rispetto alle relazioni del
  1990 e del 1991.  In particolare, i dati forniti non sono
  sempre completi, congrui ed aggiornati, e risultano di
  difficile comparazione a causa della diversa
  valorizzazione spesso utilizzata dagli enti nel fornire le
  indicazioni richieste dalla Commissione.  Questa
  considerazione fa quindi emergere ancora una volta la
  necessità di una maggiore e più puntuale standardizzazione
  delle rilevazioni dei dati patrimoniali richiesti agli
  enti al fine di poter effettuare un controllo più
  approfondito - ed eventualmente comparativo - in merito
  alle singole gestioni patrimoniali.
    "L'esame della componente immobiliare del patrimonlo degli
  enti previdenziali, effettuata attraverso le relazioni
  fornite alla Commissione parlamentare, fa emergere varie
  perplessità in merito alla significatività dei dati
  rilevati ai fini del controllo da parte della Commissione.
  In primo luogo si deve segnalare che solo 36 dei 44 enti
  forniscono alcune indicazioni circa il loro patrimonio
  immobiliare, e che per i rimanenti 8 enti non è possibile
  ricostruire dati di consistenza (...).  Sulla base dei dati
  forniti è quasi impossibile effettuare una valutazione
  omogenea del patrimonio immobiliare dei diversi enti.
  Infatti, il più delle volte è riportato solo il valore
  degli immobili iscritto in bilancio al prezzo di acquisto,
  per cui le cifre indicate, risentendo dell'epoca di
  acquisizione degli immobili stessi, non sono correttamente
  sommabili tra loro.  Anche nel caso in cui siano state
  effettuate rivalutazioni, non sempre è possibile
  ricostruirne le modalità ed i tempi (...).  Anche i dati
  relativi al tasso di rendimento della gestione degli
  immobili sono in alcuni casi poco significativi sia perché
  si riferiscono ai valori di acquisto degli immobili sia
  perché evidenziano il tasso di rendimento globale di tutto
  il patrimonio immobiliare, compresi gli immobili di uso
  diretto non produttivi di reddito (...).  In definitiva la
  gestione del patrimonio immobiliare potrebbe essere
  effettuata nel rispetto
  dei criteri di economicità ed efficienza secondo i
  principi della buona amministrazione".
    Vengono poi elencate le misure ritenute necessarie ad
  ottenere il rispetto dei principi indicati nonché a
  garantire la massima trasparenza.  Il CNEL puntualmente
  elenca ciò che la Commissione parlamentare avrebbe dovuto
  pretendere dagli enti previdenziali, il che invece non è
  mai avvenuto.  In particolare - leggo sempre dalla
  relazione del CNEL - si segnalava: "disporre di una
  valutazione aggiornata del valore degli immobili, utile
  anche per poter <aggiornare+ la corrispondente voce
  nell'attivo del bilancio degli enti (...); richiedere
  nelle relazioni un dettagliato resoconto circa i criteri
  di amministrazione oltre che indicazioni sulle modalità di
  rinnovo del patrimonio immobiliare (...); identificare
  nuovi parametri tecnico-economici".
    Prosegue la relazione a proposito della trasparenza: "i
  risultati del lavoro svolto non permettono di formulare
  giudizi positivi in merito a completezza, correttezza,
  congruità e significatività dei dati.  Come più volte
  evidenziato, infatti, le relazioni spesso non contengono i
  dati richiesti dalla Commissione e sono spesso di
  difficile lettura e di difficile valutazione.  Si pensi ad
  esempio alle difficolta di analisi dei dati patrimoniali -
  immobiliari e mobiliari - ed ai vuoti contenuti nelle
  relative tabelle, nonostante l'importanza assunta dal
  patrimonio nelle gestioni previdenziali, a tutela degli
  assicurati".
    Siamo, dunque, di fronte a situazioni che il CNEL ha
  denunciato nel 1993, facendo tra l'altro presente che
  tutto ciò era già emerso dalle precedenti relazioni del
  1990-1991.  Si trattava, quindi, di dati noti agli atti
  parlamentari; si tratta di questioni delle quali le forze
  politiche, evidentemente, hanno ritenuto di non dover
  tener conto.  Vi era una Commissione parlamentare che
  avrebbe dovuto vigilare sulla gestione del patrimonio
  immobiliare degli enti previdenziali; è noto che la
  gestione del patrimonio immobiliare degli enti
  previdenziali è la principale fonte attiva del bilancio di
  quegli stessi enti; è stata inoltre denunciata l'assoluta
  carenza di correttezza e di analiticità con la quale vengono
 
                             Pag. 15163
 
  forniti alla Commissione parlamentare dagli  enti
  interessati i dati relativi al proprio patrimonio
  immobiliare.
    A fronte di tutto ciò, non si avverte evidentemente
  l'esigenza di chiedere, addirittura di pretendere dagli
  enti interessati quanto avrebbe dovuto essere dovere della
  Commissione parlamentare acquisire.  Evidentemente, le
  forze politiche - ma anche i sindacati, che pure sono
  stati molto attenti all'attività degli enti di previdenza
  - nutrivano un senso di colpa per il fatto di risiedere in
  quegli appartamenti.  Alle forze politiche e sindacali era
  impossibile chiedere trasparenza e correttezza, od anche
  semplicemente i dati sulla gestione del patrimonio
  immobiliare degli enti previdenziali: quegli stessi
  soggetti erano inquilini di quegli enti previdenziali, di
  quegli immobili.
    Questa è la realtà nella quale ci siamo trovati, assai
  peggiore di una situazione di confusione tra controllore e
  controllato; una situazione nella quale, oggettivamente,
  chi doveva esercitare il controllo, chi era chiamato ad
  una funzione pubblica, non si trovava nella condizione di
  poterlo fare perché direttamente interessato alla mancanza
  di criteri di trasparenza e di correttezza nella gestione
  del patrimonio immobiliare, con danni, come abbiamo visto,
  rilevantissimi dal punto di vista delle conseguenze sul
  bilancio degli enti e, quindi, dello stesso bilancio dello
  Stato.  Questo ancora a febbraio.
    Si osserva che, in fin dei conti, si tratta di case che
  venivano affittate nell'assoluto rispetto dell'equo
  canone.  Perché mai, dunque, bisognava avere questo senso
  di colpa?  Che cosa ha scatenato nell'opinione pubblica una
  reazione così ampia verso lo scandalo di Affittopoli?
  Proprio il fatto che, dopo tante chiacchiere (che nei
  decenni scorsi sono venute soprattutto dalla sinistra)
  sulla distanza fra il paese legale ed il paese reale, sui
  privilegi dei politici, è emerso uno scandalo che è
  gravissimo, perché si confronta con il problema più comune
  del cittadino, quello cioè di trovare un alloggio, una
  casa.
    Non importa tanto il fatto che quell'alloggio venisse
  affittato ad un politico, ad un sindacalista, ad un
  magistrato, ad un dirigente della pubblica amministrazione
  ad equo
  canone, cioè alle condizioni previste dalla legge.  Ciò che
  importa, ciò che caratterizza il privilegio e lo rende
  odioso è che quelle condizioni erano impossibili da
  ottenere per il cittadino comune.  Quello che ha
  determinato e determina la gravità dello scandalo è il
  fatto che per il cittadino comune era ed è impossibile
  trovare un alloggio a quelle condizioni; condizioni che
  pure la legge avrebbe dovuto tutelare per il cittadino e
  non per l'esponente politico.
    Il problema non è solo che si è avuto diritto a
  quell'appartamento grazie al cognome o alle conoscenze; il
  fatto è che il diritto all'appartamento per un politico,
  un sindacalista od un magistrato determinava
  contestualmente, a causa delle condizioni in cui si faceva
  vivere il mercato, l'impossibilità per il cittadino di
  avervi accesso.  Quest'ultimo era costretto, infatti, a
  ricorrere ai prezzi di mercato che erano distorti proprio
  per l'esistenza di quell'immenso patrimonio immobiliare
  degli enti così mal gestito.
    I prezzi di mercato - lo ripeto - erano distorti perché,
  come sempre avviene, quando sussistono situazioni di
  privilegio il mercato ne risente, a danno e scapito di chi
  di quella situazione di privilegio non gode.  Il cittadino
  comune, quel cittadino comune tanto elogiato dalla nostra
  sinistra, subiva quindi una doppia beffa per non poter
  accedere all'affitto di un appartamento alle condizioni
  alle quali avrebbe avuto diritto e per il fatto che,
  godendo altri di quel privilegio - magari proprio
  esponenti politici e sindalisti - , egli era costretto a
  ricorrere al mercato in condizioni di grave distorsione
  del mercato stesso.  Se invece tutta la gestione di quel
  patrimonio immobiliare fosse avvenuta secondo l'esigenza
  di garantirne la massima redditività - che deve essere
  esigenza primaria degli enti - ciò avrebbe contribuito
  naturalmente a far abbassare i prezzi di tutto il mercato.
  Avremmo quindi abolito i privilegi per i politici ed i
  sindacalisti ed avremmo determinato anche per il cittadino
  comune la possibilità di trovare alloggio in condizioni
  migliori.
    Certo, vi sono leggi che tutelano gli alloggi per i più
  bisognosi e per gli sfrattati.  Anche gli enti
  previdenziali avrebbero dovuto e devono comunque
  sottostare a queste leggi
 
                             Pag. 15164
 
  ed è giusto che anche una quota del patrimonio immobiliare
  degli enti previdenziali  sia riservata a questi soggetti.
  Si deve però trattare di persone che versano in uno stato
  di effettiva necessità e di alloggi veramente popolari;
  invece poi si scopre che si tratta di alloggi di lusso,
  situati nel centro storico di Roma (e dai quali gli enti
  previdenziali dovrebbero addirittura ricavare il massimo
  reddito), riservati peraltro a persone non bisognose!
    Pertanto, coloro che devono accedere a questo patrimonio
  immobiliare devono innanzitutto dimostrare di averne
  titolo; inoltre, del patrimonio immobiliare degli enti
  previdenziali devono essere riservati quegli alloggi dai
  quali sicuramente tali enti non possono ricavare il
  massimo della redditività.
    Queste sono anche le contraddizioni della cattiva gestione
  del patrimonio immobiliare degli enti previdenziali e i
  nodi sui quali la nostra mozione interviene.  A questo
  proposito devo dire che essa è stata sottoscritta da oltre
  sessanta parlamentari del polo, di forza Italia, dei
  riformatori, di alleanza nazionale, dei federalisti e
  liberaldemocratici.  La nostra mozione - mi sia consentito
  dirlo - è oltretutto l'unica che affronta il problema di
  Affittopoli; le altre sono state presentate
  successivamente alla nostra, in un certo senso per
  "correre al riparo", dopo che la Camera aveva deciso che
  il 26 settembre si sarebbe svolto il dibattito sullo
  scandalo di Affittopoli.  Per questo bisogna riconoscere
  che le altre mozioni intervengono sul problema più in
  generale della politica della casa.  La mozione Formenti,
  addirittura, ritiene necessario e inderogabile definire
  innanzitutto "una nuova regolamentazione per l'istituto
  dei <patti in deroga+ sulla base delle proposte già
  elaborate dall'VIII Commissione della Camera dei
  deputati".
    Mi sorprende - e mi rivolgo ai pochi colleghi della lega
  presenti, oltre all'onorevole Formenti - che sulla vicenda
  di Affittopoli la lega abbia aderito alla mozione della
  maggioranza parlamentare del PDS e dei popolari, dei
  gruppi cioè direttamente coinvolti nello scandalo stesso!
  Questo era un tema sul quale la lega avrebbe potuto
  chiamarsi fuori dai propri vincoli di appartenenza
  alla maggioranza parlamentare e presentare una sua
  autonoma mozione.  Non si capisce per quale ragione su
  questo, che non era uno dei punti sui quali si è impegnato
  il Governo Dini, la lega abbia sentito l'esigenza -
  l'onorevole Formenti addirittura risulta essere il primo
  firmatario della mozione - di guidare la posizione che
  vuole neutralizzare lo scandalo di Affittopoli.  Ed è
  sorprendente anche per le tradizioni, le radici e
  l'elettorato della lega; credo che, se ci fossero
  condizioni sufficienti di informazione sul dibattito
  parlamentare che stiamo svolgendo, gli elettori della lega
  - magari anche gli stessi deputati e i dirigenti di questo
  partito - dovrebbero sapere che sullo scandalo di
  Affittopoli la lega prende posizione come il PDS e i
  popolari!  Questa è una cosa che deve far riflettere!
    E torniamo alle differenze fra le varie mozioni
  presentate.  La nostra è l'unica a ribadire quello che, a
  nostro giudizio, è il fine imprescindibile della nostra
  iniziativa parlamentare: impegnare il Governo affinché
  siano confermate le disposizioni esistenti, per ribadire
  che il fine degli enti previdenziali pubblici e privati
  che possiedono immobili è quello di produrre il reddito
  più elevato che il mercato consente, per finanziare le
  pensioni e le prestazioni fornite ai propri assicurati.  Se
  non vi è questa affermazione, non capisco di che cosa
  discutiamo!  La vera novità è quella di imporre agli enti
  il rispetto delle proprie funzioni, cosa che gli enti fino
  ad ora non hanno fatto!  La gestione del patrimonio
  immobiliare da parte degli enti previdenziali è servita
  fino ad oggi a tutelare delle categorie di privilegiati.
 
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