| ELIO VITO. ...perché la politica della casa non si fa
attraverso la gestione del patrimonio immobiliare degli
enti, che è proprietà degli stessi e deve servire loro per
finanziare le pensioni.
Chiediamo una immediata e dettagliata ricognizione del
patrimonio immobiliare da parte di ciascun ente e vogliamo
che sia specificato ciò che le Commissioni parlamentari e
i partiti politici avrebbero avuto il dovere di chiedere,
ma che non è stato mai precisato. Poiché anche noi siamo
sensibili alle esigenze di carattere sociale, di tutela
delle categorie più bisognose, chiediamo che una quota
rilevante del patrimonio immobiliare degli enti pubblici
venga offerta in locazione alle persone che hanno un
reddito basso, dando priorità alle famiglie sfrattate, ma
con meccanismi di assegnazione pubblici e trasparenti.
Occorre inoltre effettuare i necessari accertamenti
fiscali, per evitare che si perpetuino situazioni di abuso
a seguito delle quali persone tutt'altro che bisognose
usufruiscono di appartamenti riservati a persone
bisognose. E' giusto che una quota rilevante del
patrimonio immobiliare degli enti sia riservata alle
famiglie bisognose e a quelle sfrattate, ma tali famiglie
devono essere disponibili a subire verifiche ed
accertamenti del loro stato di effettivo bisogno.
Proprio perché la finalità della gestione
del patrimonio immobiliare degli enti deve essere la
massima redditività, dalla quota offerta alle famiglie
bisognose e sfrattate devono essere esclusi gli
appartamenti che possono essere particolarmente redditizi
per gli enti. Non si capisce per quale ragione debbano far
parte della quota di patrimonio immobiliare riservata alle
famiglie bisognose appartamenti che, dal punto di vista
catastale, sono classificati di lusso o si trovano in zone
residenziali o signorili. Nella gestione del patrimonio
immobiliare degli enti si verifica anche questo.
Sono questi, sostanzialmente, gli obiettivi indicati nella
nostra mozione, che consentirebbero di dare una soluzione
concreta, non demagogica e non scandalistica, allo
scandalo di Affittopoli. Si tratta di obiettivi concreti e
non provocatori, che non mirano assolutamente a dannare
chi ancora oggi usufruisce di condizioni di privilegio
nella gestione del patrimonio immobiliare degli enti.
Esprimiamo peraltro una preoccupazione che nasce dalla
lettura delle altre mozioni presentate ed è consolidata
dall'esperienza parlamentare di questi anni e di questi
decenni. Affittopoli è uno scandalo, colleghi, perché si è
utilizzata una parte del patrimonio immobiliare degli enti
per finalità diverse da quelle perseguite dagli stessi e
la si è riservata ad una casta di potenti e semipotenti
dello Stato, dei partiti e dei sindacati. E' uno scandalo
perché di tutto ciò le forze politiche e sindacali erano
perfettamente a conoscenza ma, quando si sono trovate di
fronte ai dati e alle relazioni presentate e avrebbero
avuto il dovere di intervenire, hanno evitato
accuratamente di farlo. Questo è lo scandalo di
Affittopoli, che si è determinato per tutelare condizioni
di privilegio.
E' allora evidente che, rispetto ai tentativi anche forti
di restaurazione di un regime che non è lontano o passato
ma ancora oggi è forte e presente, che sopravvive e cerca
di mascherarsi, di cambiarsi di presentarsi come nuovo e
rinnovato, vi è il rischio (di cui eravamo consapevoli
quando abbiamo assunto la nostra iniziativa parlamentare)
che il dibattito odierno si concluda con l'approvazione di
un documento che vanifichi l'inchiesta
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giornalistica, l'indignazione parlamentare nonché la
nostra mozione e quelle presentate dagli altri gruppi. Vi
è il rischio forte, anche rispetto alle condizioni di
informazione relative al dibattito che si sta svolgendo
stamattina in quest'aula, che la conclusione alla quale la
Camera giungerà non porti, di fatto, ad alcuna modifica
sostanziale nella gestione del patrimono immobiliare degli
enti previdenziali e non ponga fine all'insopportabile e
odiosa situazione di privilegio che ha caratterizzato la
Repubblica consociativa e partitocratica.
Non potevamo evitare di assumere la nostra iniziativa solo
perché rischiava di concludersi con un nuovo "pateracchio"
o "papocchio" consociativo in grado di porre la parola
fine alla questione ma in modo tale che tutto procedesse
come prima. Abbiamo allora cercato di assumere tale
iniziativa sulla base di criteri, modalità e tempi che la
rendessero quanto più possibile sganciata e slegata dalla
logica dei partiti e dei gruppi - anche dei nostri -
conoscendo le comprensibili difficoltà esistenti in tutte
le parti politiche. Abbiamo per questo utilizzato, signor
Presidente e ministro, uno strumento parlamentare poco
consueto; abbiamo infatti chiesto la fissazione della data
della discussione da parte dell'Assemblea, evitando di
passare attraverso la Conferenza dei capigruppo che
avrebbe potuto fissare tale data tenendo conto di esigenze
politiche dei partiti e dei gruppi. Abbiamo quindi assunto
l'iniziativa come semplici, autonomi parlamentari di
diversi gruppi e naturalmente abbiamo ottenuto
immediatamente il risultato di scatenare la presentazione
di mozioni da ogni parte, mozioni che tendono ad annullare
gli effetti della nostra iniziativa e la possibilità che
il Parlamento riesca davvero a dire una parola diversa su
Affittopoli.
Confidiamo sul fatto che questo Parlamento è composto di
persone libere, di deputati appartenenti a tutti i gruppi
eletti, per la maggior parte, senza godere dell'eredità
diretta di quel sistema e di quel metodo; deputati che non
godono direttamente della cattiva gestione del patrimonio
immobiliare. Ci auguriamo che tutti questi parlamentari,
allo stesso modo in cui hanno spontaneamente ed
autonomamente aderito alla nostra
mozione, sapranno anche autonomamente scegliere quale
mozione votare. Confidiamo inoltre sul fatto che gli amici
e colleghi della lega nelle prossime ore sappiano cogliere
il senso di un'iniziativa e di una battaglia politica non
potendo dar vita, semplicemente per rispetto degli accordi
di maggioranza (a tale proposito inesistenti), ad una
confusione che sarebbe insoddisfacente e scandalosa - ne
sono certo - per la maggior parte dei deputati della lega
e di rifondazione comunista.
Auspichiamo che in queste ore quei giornali che hanno dato
vita alla campagna di Affittopoli e quelli che su tale
battaglia sono stati trascinati e che hanno poi dovuto
seguire l'esempio dei primi, si rendano conto che la
seconda Repubblica, il nuovo Parlamento e la possibilità
di introdurre riforme passano anche attraverso questo
piccolo passo. Il Parlamento è stato costretto - noi lo
abbiamo chiamato - a decidere e a votare perché una grande
inchiesta giornalistica ha messo alla luce questo scandalo
della prima Repubblica. Ora, la possibilità che il
Parlamento deliberi in un modo o nell'altro sta anche nel
fatto che i giornali, le televisioni, la stampa, sappiano
informare l'opinione pubblica (così attenta allo scandalo
di Affittopoli) che il Parlamento sta per decidere su
questo tema: o nel senso di chiudere tutti e due gli occhi
su Affittopoli, annunciando che sarà fatta un po' di
trasparenza ma senza che nulla cambi realmente, o
rispondendo finalmente alle esigenze di correttezza e di
buon governo anche dei patrimoni immobiliari degli enti
previdenziali, dando in questo modo tutti una mano
affinché nel nostro paese le cose procedano per la prima
volta nel migliore dei modi possibile (Applausi dei
deputati dei gruppi di forza Italia, di alleanza nazionale
e del centro cristiano democratico).
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