| ALFREDO ZAGATTI. Ma questo a noi, diciamolo francamente,
poco importa. Trovo giusto l'atteggiamento di chi, essendo
stato fatto oggetto di tale campagna, ha risposto - e lo
hanno fatto colleghi della mia parte, ma non solo - per
quanto lo riguardava, senza alcun fastidio o reticenza,
all'opinione pubblica - non a Feltri - in modo
circostanziato su tutti gli aspetti sollevati, assumendo
gli atteggiamenti conseguenti che gli sono apparsi
opportuni, motivandoli, appunto, di fronte all'opinione
pubblica.
Trovo anche giusta la reazione agli aspetti più
strumentali e falsi che hanno caratterizzato questa
campagna e su uno di questi voglio qui insistere. Mi
chiedo, cari colleghi, se sia decente, in un paese civile
e nel quale, purtroppo, il livello della legalità è così
pericolosamente basso, parlare di Affittopoli coniugandola
con Tangentopoli. E' decente mettere sullo stesso piano
chi ha infranto le leggi dello Stato commettendo i reati
più gravi e chi paga l'affitto di casa sulla base di
quanto prescrivono le leggi dello Stato?
Sono queste leggi che creano disparità ed ingiustizia?
Certamente. Vedete, oggi chi paga l'affitto in base alla
legge sull'equo canone apparirà sicuramente un
privilegiato agli occhi di chi paga in base ai patti in
deroga, anch'essi previsti da una legge dello Stato. Che
dire, poi, delle migliaia di famiglie che pagano canoni in
nero, a molte delle
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quali apparirà come un inaudito privilegio qualsiasi
affitto contrattato regolarmente? Ora, se un'Affittopoli
esiste in questo paese, credo che questo sia il suo vero
volto: un grande disordine legislativo ed una grande area
sottratta ad ogni regola e ad ogni responsabilità
fiscale.
Detto questo, cari colleghi, noi per primi abbiamo posto
al Governo alcune questioni. La prima è quella di una
verifica attenta e puntuale della gestione passata e
presente del patrimonio immobiliare degli enti, in tutti i
suoi aspetti. Ribadiamo in proposito la richiesta che il
Governo riferisca al più presto al Parlamento i risultati
dell'indagine che sul piano amministrativo è già stata
avviata, per capire se e come siano state compiute
irregolarità sulla base della legislazione vigente.
Analogamente è utile discutere attraverso quali strumenti
il Parlamento può condurre la sua autonoma iniziativa di
verifica, di controllo, di definizione degli indirizzi per
il Governo.
Il secondo problema che abbiamo posto è quello delle nuove
regole per la corretta gestione di quel patrimonio. Si
badi, cari colleghi, che questa esigenza è stata avvertita
dal Governo e dai gruppi parlamentari che lo hanno
sostenuto ben prima della nota campagna estiva. Gli atti
parlamentari relativi al dibattito sulla riforma
pensionistica parlano chiaro, ed evidenziano anche - mi
sia permesso ricordarlo - la resistenza che è venuta da
voi, cari colleghi della destra, ad affrontare questo
tema. Quanto poco interesse per la gestione degli enti! E
quanto interesse invece a mantenere lo status quo,
soprattutto in relazione all'acquisto di immobili da parte
degli enti di previdenza!
La delega che si è attribuita al Governo nasceva dalla
piena consapevolezza dell'esistenza di una situazione
normativa disordinata e che consentiva ampi margini di
discrezionalità, spesso male utilizzati. Il rapido
esercizio di questa delega è quindi essenziale, così come
lo sono i provvedimenti relativi alle assegnazioni e ai
canoni che il ministro Treu ha annunciato. Nella nostra
mozione noi scriviamo cose chiare a questo proposito:
nessuna discrezionalità; criteri oggettivi e assoluta
trasparenza nelle assegnazioni; un'iniziativa concordata
con le
organizzazioni sindacali degli inquilini, che individui
l'area di pregio di quel patrimonio, oggi occupata da
famiglie con redditi elevati, da valorizzare pienamente
attraverso canoni di mercato; la tutela garantita
dall'equo canone per le fasce più deboli; una
contrattazione dei canoni per l'area intermedia che
produca adeguamenti accettabili.
Voglio dirlo chiaramente. La gran parte delle famiglie che
abita in queste case è caratterizzata da redditi medi e
medio-bassi. Noi non vogliamo che l'esito della campagna
estiva si traduca in aumenti generalizzati e insostenibili
di fitti, tali da schiacciare nel tempo queste famiglie.
Questo patrimonio abitativo vastissimo e concentrato in
alcune grandi città può continuare a giocare, in questa
fase che il ministro Treu ha giustamente definito di
transizione, un ruolo di calmiere pur garantendo maggiore
redditività.
Allo stesso modo, le dismissioni previste dalla
legge-delega, e che vanno realizzate, andranno regolate
tenendo conto degli effetti che producono su chi abita
queste case, con le garanzie necessarie per i ceti più
deboli. Noi ne abbiamo avuto abbastanza del decreto
Mastella, varato al tempo del Governo Berlusconi che
faceva corrispondere il minimo di garanzie per gli
inquilini al massimo dell'incapacità di porre mano alla
dismissione anche di un solo alloggio di questi enti
Ma diciamoci la verità. Da parte degli enti in questi anni
non c'è stato solo un parziale ruolo di supplenza rispetto
all'edilizia sociale, c'è stato anche un ruolo di
supplenza rispetto al mercato immobiliare. Come sono stati
gestiti gli ampi margini di discrezionalità nell'acquisire
migliaia di miliardi di prodotto immobiliare, realizzato
soprattutto da alcuni grandi gruppi di costruttori?
Perché, per esempio, si e massicciamente privilegiato
l'acquisto di grandi immobili di nuova costruzione,
drogando un mercato che, molto più opportunamente,
dovrebbe essere indirizzato al recupero? Cosa hanno
insegnato e quali effetti hanno avuto pesanti vicende
giudiziarie verificatesi in questi anni e che si stanno
svolgendo ora a proposito dei modi di determinazione dei
prezzi di acquisto da parte di enti pubblici?
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Noi non vogliamo sostituirci ai magistrati. Diranno loro,
per le vicende che attualmente coinvolgono anche il gruppo
Berlusconi, cosa c'è di illecito e cosa c'è di lecito. Una
cosa però mi sembra chiara: attorno agli enti hanno girato
affari per migliaia di miliardi. Ed è curioso che, prima
che si aprissero queste inchieste giudiziarie, non si
levassero voci sulla cattiva gestione degli enti da parte
di chi ha oggi scritto fiumi di inchiostro. E ad occhio e
croce non è nemmeno tanto difficile immaginare chi abbia
tratto i maggiori profitti da questi affari miliardari.
Abbiamo letto ieri su La Stampa che l'onorevole
Berlusconi si è lamentato perché l'azienda del fratello,
che produce residenze, non riuscirebbe più a vendere ad
enti pubblici. Siamo al grottesco! In quale altro paese
del mondo sarebbe consentito ad un signore nei mesi in cui
è Presidente del Consiglio dei ministri, ed oggi che a
quella carica vuole ricandidarsi, di vendere i suoi
immobili agli enti pubblici? Cosa succederebbe nel più
sperduto comune d'Italia se un sindaco decidesse di
vendere un suo immobile ad un'azienda municipalizzata?
Come minimo gli si scatenerebbero contro il consiglio
comunale, la stampa locale e anche peggio!
Ma ora, soprattutto, guardando al presente e al futuro, si
vuole chiudere un capitolo o si vuole continuare senza le
necessarie garanzie ad alimentare un processo di
acquisizione da parte degli enti? Per noi è venuto il
momento di chiuderlo, per questo ci siamo battuti in sede
di discussione della riforma pensionistica. Ricordiamo la
reazione di forza Italia; ricordiamo la formula per certi
aspetti ambigua che impose in quel testo, facendo
addirittura dipendere da essa la sua astensione. Vogliamo
dire in questo dibattito una parola chiara a tale
proposito? Noi l'aspettiamo dai colleghi di forza Italia e
del polo.
Detto questo, cari colleghi, allarghiamo l'orizzonte. Da
dove nasce il bisogno di adeguare l'insieme delle nostre
politiche abitative? La situazione abitativa in Italia
presenta tre vistose anomalie rispetto all'Europa e agli
Stati Uniti d'America.
La prima anomalia: un mercato dell'affitto assolutamente
asfittico. In Italia solo il
25,3 per cento delle case è in affitto; in Europa lo è il
40,6 per cento; negli Stati Uniti oltre il 40 per cento
delle famiglie vivono in una abitazione in affitto e ben
il 73 per cento della popolazione giovane.
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