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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


126820
STA0246-0015
Stenografico d'Aula n. 246 del 26 settembre 1995 (STA12-246)
(suddiviso in 50 Unità Documento)
Unità Documento n.15 (che inizia a pag.15167 dello stampato)
(il TITOLO si trova nell'Unità Documento n.6)
DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172. LAVASS
...DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172.
ALFREDO ZAGATTI.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LORENZO ACQUARONE
ZZSTA ZZRES ZZSTA260995 ZZSTA950926 ZZSTA000995 ZZSTA000095 ZZSTA246 ZZ12 ZZDI ZZLL
    ALFREDO ZAGATTI.  Ma questo a noi, diciamolo francamente,
  poco importa.  Trovo giusto l'atteggiamento di chi, essendo
  stato fatto oggetto di tale campagna, ha risposto - e lo
  hanno fatto colleghi della mia parte, ma non solo - per
  quanto lo riguardava, senza alcun fastidio o reticenza,
  all'opinione pubblica - non a Feltri - in modo
  circostanziato su tutti gli aspetti sollevati, assumendo
  gli atteggiamenti conseguenti che gli sono apparsi
  opportuni, motivandoli, appunto, di fronte all'opinione
  pubblica.
    Trovo anche giusta la reazione agli aspetti più
  strumentali e falsi che hanno caratterizzato questa
  campagna e su uno di questi voglio qui insistere.  Mi
  chiedo, cari colleghi, se sia decente, in un paese civile
  e nel quale, purtroppo, il livello della legalità è così
  pericolosamente basso, parlare di Affittopoli coniugandola
  con Tangentopoli.  E' decente mettere sullo stesso piano
  chi ha infranto le leggi dello Stato commettendo i reati
  più gravi e chi paga l'affitto di casa sulla base di
  quanto prescrivono le leggi dello Stato?
    Sono queste leggi che creano disparità ed ingiustizia?
  Certamente.  Vedete, oggi chi paga l'affitto in base alla
  legge sull'equo canone apparirà sicuramente un
  privilegiato agli occhi di chi paga in base ai patti in
  deroga, anch'essi previsti da una legge dello Stato.  Che
  dire, poi, delle migliaia di famiglie che pagano canoni in
  nero, a molte delle
 
                             Pag. 15168
 
  quali apparirà come un inaudito privilegio  qualsiasi
  affitto contrattato regolarmente?  Ora, se un'Affittopoli
  esiste in questo paese, credo che questo sia il suo vero
  volto: un grande disordine legislativo ed una grande area
  sottratta ad ogni regola e ad ogni responsabilità
  fiscale.
    Detto questo, cari colleghi, noi per primi abbiamo posto
  al Governo alcune questioni.  La prima è quella di una
  verifica attenta e puntuale della gestione passata e
  presente del patrimonio immobiliare degli enti, in tutti i
  suoi aspetti.  Ribadiamo in proposito la richiesta che il
  Governo riferisca al più presto al Parlamento i risultati
  dell'indagine che sul piano amministrativo è già stata
  avviata, per capire se e come siano state compiute
  irregolarità sulla base della legislazione vigente.
  Analogamente è utile discutere attraverso quali strumenti
  il Parlamento può condurre la sua autonoma iniziativa di
  verifica, di controllo, di definizione degli indirizzi per
  il Governo.
      Il secondo problema che abbiamo posto è quello delle nuove
  regole per la corretta gestione di quel patrimonio.  Si
  badi, cari colleghi, che questa esigenza è stata avvertita
  dal Governo e dai gruppi parlamentari che lo hanno
  sostenuto ben prima della nota campagna estiva.  Gli atti
  parlamentari relativi al dibattito sulla riforma
  pensionistica parlano chiaro, ed evidenziano anche - mi
  sia permesso ricordarlo - la resistenza che è venuta da
  voi, cari colleghi della destra, ad affrontare questo
  tema.  Quanto poco interesse per la gestione degli enti!  E
  quanto interesse invece a mantenere lo  status quo,
  soprattutto in relazione all'acquisto di immobili da parte
  degli enti di previdenza!
    La delega che si è attribuita al Governo nasceva dalla
  piena consapevolezza dell'esistenza di una situazione
  normativa disordinata e che consentiva ampi margini di
  discrezionalità, spesso male utilizzati.  Il rapido
  esercizio di questa delega è quindi essenziale, così come
  lo sono i provvedimenti relativi alle assegnazioni e ai
  canoni che il ministro Treu ha annunciato.  Nella nostra
  mozione noi scriviamo cose chiare a questo proposito:
  nessuna discrezionalità; criteri oggettivi e assoluta
  trasparenza nelle assegnazioni; un'iniziativa concordata
  con le
  organizzazioni sindacali degli inquilini, che  individui
  l'area di pregio di quel patrimonio, oggi occupata da
  famiglie con redditi elevati, da valorizzare pienamente
  attraverso canoni di mercato; la tutela garantita
  dall'equo canone per le fasce più deboli; una
  contrattazione dei canoni per l'area intermedia che
  produca adeguamenti accettabili.
    Voglio dirlo chiaramente.  La gran parte delle famiglie che
  abita in queste case è caratterizzata da redditi medi e
  medio-bassi.  Noi non vogliamo che l'esito della campagna
  estiva si traduca in aumenti generalizzati e insostenibili
  di fitti, tali da schiacciare nel tempo queste famiglie.
  Questo patrimonio abitativo vastissimo e concentrato in
  alcune grandi città può continuare a giocare, in questa
  fase che il ministro Treu ha giustamente definito di
  transizione, un ruolo di calmiere pur garantendo maggiore
  redditività.
    Allo stesso modo, le dismissioni previste dalla
  legge-delega, e che vanno realizzate, andranno regolate
  tenendo conto degli effetti che producono su chi abita
  queste case, con le garanzie necessarie per i ceti più
  deboli.  Noi ne abbiamo avuto abbastanza del decreto
  Mastella, varato al tempo del Governo Berlusconi che
  faceva corrispondere il minimo di garanzie per gli
  inquilini al massimo dell'incapacità di porre mano alla
  dismissione anche di un solo alloggio di questi enti
    Ma diciamoci la verità.  Da parte degli enti in questi anni
  non c'è stato solo un parziale ruolo di supplenza rispetto
  all'edilizia sociale, c'è stato anche un ruolo di
  supplenza rispetto al mercato immobiliare.  Come sono stati
  gestiti gli ampi margini di discrezionalità nell'acquisire
  migliaia di miliardi di prodotto immobiliare, realizzato
  soprattutto da alcuni grandi gruppi di costruttori?
  Perché, per esempio, si e massicciamente privilegiato
  l'acquisto di grandi immobili di nuova costruzione,
  drogando un mercato che, molto più opportunamente,
  dovrebbe essere indirizzato al recupero?  Cosa hanno
  insegnato e quali effetti hanno avuto pesanti vicende
  giudiziarie verificatesi in questi anni e che si stanno
  svolgendo ora a proposito dei modi di determinazione dei
  prezzi di acquisto da parte di enti pubblici?
 
                             Pag. 15169
 
    Noi non vogliamo sostituirci ai magistrati.  Diranno loro,
  per le vicende che attualmente coinvolgono anche il gruppo
  Berlusconi, cosa c'è di illecito e cosa c'è di lecito.  Una
  cosa però mi sembra chiara: attorno agli enti hanno girato
  affari per migliaia di miliardi.  Ed è curioso che, prima
  che si aprissero queste inchieste giudiziarie, non si
  levassero voci sulla cattiva gestione degli enti da parte
  di chi ha oggi scritto fiumi di inchiostro.  E ad occhio e
  croce non è nemmeno tanto difficile immaginare chi abbia
  tratto i maggiori profitti da questi affari miliardari.
  Abbiamo letto ieri su  La Stampa  che l'onorevole
  Berlusconi si è lamentato perché l'azienda del fratello,
  che produce residenze, non riuscirebbe più a vendere ad
  enti pubblici.  Siamo al grottesco!  In quale altro paese
  del mondo sarebbe consentito ad un signore nei mesi in cui
  è Presidente del Consiglio dei ministri, ed oggi che a
  quella carica vuole ricandidarsi, di vendere i suoi
  immobili agli enti pubblici?  Cosa succederebbe nel più
  sperduto comune d'Italia se un sindaco decidesse di
  vendere un suo immobile ad un'azienda municipalizzata?
  Come minimo gli si scatenerebbero contro il consiglio
  comunale, la stampa locale e anche peggio!
    Ma ora, soprattutto, guardando al presente e al futuro, si
  vuole chiudere un capitolo o si vuole continuare senza le
  necessarie garanzie ad alimentare un processo di
  acquisizione da parte degli enti?  Per noi è venuto il
  momento di chiuderlo, per questo ci siamo battuti in sede
  di discussione della riforma pensionistica.  Ricordiamo la
  reazione di forza Italia; ricordiamo la formula per certi
  aspetti ambigua che impose in quel testo, facendo
  addirittura dipendere da essa la sua astensione.  Vogliamo
  dire in questo dibattito una parola chiara a tale
  proposito?  Noi l'aspettiamo dai colleghi di forza Italia e
  del polo.
    Detto questo, cari colleghi, allarghiamo l'orizzonte.  Da
  dove nasce il bisogno di adeguare l'insieme delle nostre
  politiche abitative?  La situazione abitativa in Italia
  presenta tre vistose anomalie rispetto all'Europa e agli
  Stati Uniti d'America.
    La prima anomalia: un mercato dell'affitto assolutamente
  asfittico.  In Italia solo il
  25,3 per cento delle case è in affitto; in  Europa lo è il
  40,6 per cento; negli Stati Uniti oltre il 40 per cento
  delle famiglie vivono in una abitazione in affitto e ben
  il 73 per cento della popolazione giovane.
 
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