Banche dati professionali (ex 3270)
Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


126826
STA0246-0021
Stenografico d'Aula n. 246 del 26 settembre 1995 (STA12-246)
(suddiviso in 50 Unità Documento)
Unità Documento n.21 (che inizia a pag.15173 dello stampato)
(il TITOLO si trova nell'Unità Documento n.6)
DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172. LAVASS
...DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172.
OLIVIERO DILIBERTO.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LORENZO ACQUARONE
ZZSTA ZZRES ZZSTA260995 ZZSTA950926 ZZSTA000995 ZZSTA000095 ZZSTA246 ZZ12 ZZDI ZZLL
    OLIVIERO DILIBERTO.  Non saremo certo noi comunisti, signor
  Presidente ed onorevoli colleghi, a sollevare obiezioni
  rispetto ad una campagna giornalistica relativa al tema
  della casa, né saremo noi comunisti ad ergerci a difensori
  di vecchi e nuovi privilegi, di inaccettabili situazioni
  di favore, di piccoli o grandi abusi.  Si sapeva da molti
  anni che il patrimonio immobiliare pubblico, e in
  particolare, ma non solo, quello degli enti previdenziali,
  versava, come versa, in una condizione gestionale anomala
  largamente inefficiente, spesso sottratta ad elementari
  controlli, e qualche volta persino ignota in molti suoi
  aspetti agli organismi competenti.  Si sapeva delle
  gestioni clientelari e delle forme di discrezionalità che
  rasentavano, come rasentano tuttora, in taluni casi
  l'arbitrio sia nell'assegnazione che nella determinazione
  dei canoni di locazione.
  Gestioni, dunque, non adeguate non dico  ad un paese
  democratico, ma neanche ad un paese civile e progredito.
  La responsabilità, come è stato ricordato nelle settimane
  passate, è certamente dei Governi che si sono succeduti,
  di tutti i Governi, da quelli centristi a quelli del
  centro sinistra, dal triste periodo del cosiddetto CAF
  sino all'attuale Governo Dini, passando, naturalmente, per
  il Governo Berlusconi, le cui responsabilità alcuni
  colleghi della destra tendono a dimenticare o a
  sottovalutare; come se in otto mesi non si potesse per lo
  meno intervenire sul piano della semplice acquisizione dei
  dati, della conoscenza delle situazioni eventualmente
  anomale.
    Non vi è dubbio che le responsabilità sono molte,
  trasversali ed antiche.  A questo proposito, ministro Treu,
  non posso che giudicare largamente inadeguate le risposte
  da lei offerte nel corso delle due audizioni presso le
  Commissioni lavoro rispettivamente del Senato e della
  Camera nei giorni 13 e 14 settembre scorsi: inadeguate,
  perché reticenti nel merito del problema, serissimo, che è
  quello dell'individuazione della responsabilità; parziali,
  nella ricognizione dei dati; francamente deboli nella
  distinzione, fatta proprio dal ministro - cito
  testualmente - "tra anomalie sociali e violazioni
  giuridicamente rilevanti", come se il problema politico,
  del ministro, appunto, non fosse proprio quello di
  affrontare e cercare di risolvere nella misura del
  possibile le anomalie sociali, poiché quelle
  giuridicamente rilevanti spettano alla magistratura.  Sono
  del tutto inaccettabili, infine, sul piano politico, le
  risposte offerte dal ministro nelle audizioni proprio
  nell'individuazione delle soluzioni, delle ipotesi di
  lavoro, che ancora una volta nella sostanza vengono
  affidate ad una sorta di potere taumaturgico del mercato
  (e su questo tornerò più avanti).
    Vi sono, dunque, certamente responsabilità politiche; ma
  allora, al di là della campagna di stampa alla quale
  abbiamo assistito nelle settimane passate, vi è un primo
  dato che va sottolineato e di cui pare ci si dimentichi:
  innanzitutto va messa in discussione l'attuale struttura
  dirigente degli enti previdenziali che, viceversa, pare
  passerà indenne da questa vicenda.
 
                             Pag. 15174
 
    Vedete, nell'ormai lontano 20 novembre 1992 il nostro
  partito, in una conferenza stampa i cui atti sono
  facilmente rintracciabili, rese nota una relazione
  amministrativo-contabile (badate, eravamo nel 1992)
  proprio in merito alla gestione del patrimonio immobiliare
  degli enti, in particolare dell'attuale INPDAP.
  Denunciavamo allora, in una conferenza stampa, ripeto,
  evidentemente tenuta per tempo e lungimirante, la gestione
  fallimentare degli immobili di quell'ente previdenziale.
  Tutto - superfluo dirlo - restò come prima; ecco, dunque,
  come una denuncia seria, circostanziata, non strumentale
  politicamente, venne ignorata, poiché, evidentemente,
  allora non serviva a fini strettamente di parte.
    C'è dunque da chiedersi, senza spirito di parte, se
  l'odierna campagna di denuncia sia mossa da una sacrosanta
  esigenza di giustizia, di trasparenza, di efficiente ed
  equanime gestione del patrimonio immobiliare degli enti.
  Vi è da chiederselo: se così fosse, non avremmo alcunché
  da obiettare.  Siamo anche noi - come ho dimostrato - da
  tempi non sospetti, da tre anni almeno, a favore della
  massima trasparenza e per la fine di ogni forma di
  discrezionalità nelle attribuzioni e nella determinazione
  dei canoni; siamo quindi per la fine di ogni eventuale
  situazione di privilegio.  Ogni abuso - se abusi vi sono
  stati - andrà rigorosamente punito; ogni zona d'ombra
  dovrà essere rimossa, anche perché questo è il presupposto
  indispensabile per evitare di fare di ogni erba un fascio
  e per evitare di trasformare un'esigenza di giustizia in
  una caccia alle streghe confusa.
      Io, tuttavia, onorevoli colleghi, mi permetto di dubitare
  che siano queste le esigenze, o meglio le sole esigenze
  che hanno mosso la campagna di quest'estate: francamente
  ne dubito.  Accanto ad esigenze talmente sacrosante da
  sembrare ovvie, nella mozione dell'onorevole Vito vi è un
  altro esplicito intendimento, cioè l'obiettivo di
  utilizzare tale vicenda per puntare a due risultati
  concreti e precisi: la privatizzazione di tutto il
  patrimonio immobiliare pubblico a partire da quello degli
  enti previdenziali; l'accelerazione, senza freni
  ulteriori, della completa privatizzazione degli enti
  medesimi,
  giungendo in questo modo ad innalzare i canoni di affitto
  in maniera indiscriminata.  La casa, dunque, diventerebbe
  esclusivamente una merce, così come merce è diventato il
  corpo umano, con l'idea di affidare alle sole logiche del
  mercato la sopravvivenza stessa delle donne e degli uomini
  del nostro paese, affidando appunto al mercato
  l'occupazione, la salute, l'istruzione e così via.  Un
  mercato, quello della casa, che peraltro si muove a
  tutt'oggi nell'inerzia più totale dei Governi, che produce
  6 mila miliardi di evasione fiscale annua; un mercato,
  quindi, che neppure funziona, anzi un mercato illegale.  Si
  tratta anche di un mercato che ha prodotto disastri
  sociali tangibili, con il fallimento dei patti in deroga,
  con i cambi di destinazione d'uso illegali, con i canoni
  in nero e le cosiddette foresterie.  Abbiamo assistito ad
  aumenti del 150 e addirittura del 250 per cento dei
  canoni, il che ha inciso - badate bene - per il 25 per
  cento sul dato di inflazione degli ultimi mesi.
    Per quanto riguarda la casa, dunque, il mercato non solo è
  ingiusto ma è anche inefficiente, favorisce l'evasione e
  fa crescere l'inflazione.  Ed ora si vorrebbe che anche il
  patrimonio immobiliare pubblico venisse affidato al
  mercato, a questa parola magica dell'ultimo scorcio del
  nostro millennio.
    Purtroppo non solo la destra lavora per le privatizzazioni
  in tale settore; il ministro Treu ha promesso che i canoni
  degli immobili degli enti verranno, col tempo, affidati al
  libero mercato, pur con una fase transitoria.  Il ministro
  ha parlato, cito testualmente, di "piena economicità";
  personalmente definisco tale operazione come un possibile
  massacro sociale.  Cosa accadrà infatti quando scadranno i
  contratti di locazione, alla cui scadenza appunto il
  ministro promette di adeguare al mercato tutta questa
  partita anche - cito sempre testualmente - per "le
  famiglie con reddito molto basso"?  Sappiamo che al 31
  dicembre di quest'anno scadranno complessivamente un
  milione di contratti: come faranno le famiglie con reddito
  molto basso a reggere l'impatto del mercato?  Come faranno
  coloro che già oggi a fatica arrivano al 27 del mese con
  l'attuale canone?  Come reagiranno costoro quando sapranno
  - se mai lo sapranno - che Treu
 
                             Pag. 15175
 
  li ha definiti, nell'audizione che si è tenuta  presso la
  Commissione lavoro della Camera, "categoria in
  esaurimento"?  Che dire della stessa mozione a firma
  Formenti ed altri, presentata dal centrosinistra, che
  propone anch'essa la dismissione del patrimonio pubblico?
  Che dire ancora di quella parte del centrosinistra che sta
  lavorando all'ampliamento delle possibilità di deroga alla
  legge n. 392 del 1978 ossia, in pratica, per il
  superamento completo del sistema dell'equo canone?  E poi
  in cambio di che cosa?  In cambio di nulla.
    Ci siano consentite allora le seguenti brevi
  considerazioni.  Già la delibera CIPE del 13 marzo 1995,
  che chiediamo a gran voce di ritirare (e della quale
  parlerà la collega Pistone), ha triplicato l'importo dei
  canoni per le case popolari.  In Italia vi sono 5 milioni
  di alloggi sfitti.  Aggiungo che dal 1983 ad oggi una
  famiglia ogni tre ha ricevuto l'ingiunzione di sfratto e
  che, ad oggi, sono un milione quelle con sfratto
  esecutivo.  Il mercato, insomma, non funziona, onorevoli
  colleghi; serve solo ad arricchire chi è già ricco e a
  danneggiare chi è già duramente colpito.
    Sia allora consentita a rifondazione comunista una voce
  dissenziente, fuori dal coro.  Con la nostra mozione
  chiediamo certamente al Governo la trasparenza, la
  pubblicità, la fine degli eventuali abusi, ma le nostre
  richieste sono anche assai diverse da quelle contenute
  nelle altre mozioni.
    In Italia solo il 5 per cento dell'intero patrimonio
  immobiliare è di edilizia residenziale pubblica.  In Europa
  siamo terz'ultimi in questo settore, seguiti solo dalla
  Grecia e dal Portogallo.  Ecco quindi, ministri del Governo
  Dini, un buon parametro per giudicare se siamo o meno
  pronti ad entrare in Europa; ecco un dato economico e
  sociale ben più rilevante di quelli che tanto preoccupano
  il nostro Governo.  Nei Paesi Bassi gli alloggi popolari
  rappresentano il 63 per cento del parco alloggi in
  locazione ed il 43 per cento del totale.  Il 63 per cento:
  ci rendiamo conto?
    In Gran Bretagna gli alloggi popolari sono l'80 per cento,
  così come in Francia.  Questa sì è una vergogna nazionale
  di fronte ai  partners  europei!  Ecco perché nel resto
  d'Europa non c'è bisogno di una legge sull'equo
  canone.  Non ce n'è bisogno, perché basta ed avanza
  l'edilizia pubblica residenziale.
    La casa è per noi, colleghi, un diritto ineliminabile
  della persona, e, d'altronde, i più accorti tra i
  costituzionalisti includono appunto quello all'abitazione
  tra i diritti principali dell'individuo, insieme al
  diritto al lavoro, alla salute, all'istruzione e così via.
  Occorre dunque una radicale inversione nelle politiche
  abitative.
    Le altre mozioni in discussione pur così diverse tra loro,
  propongono, in misura e tempi differenti, ulteriori
  dismissioni del pubblico rispetto al privato.  Noi
  proponiamo esattamente il contrario, ossia il rilancio
  della presenza pubblica (non solo dello Stato, ma anche
  delle regioni e degli altri enti pubblici territoriali)
  nella politica della casa attraverso una vasta politica di
  costruzione di nuove abitazioni ed un organico recupero
  sul territorio nazionale di tutti gli stabili degradati.  I
  fondi necessari si possono trovare basterebbe attingere ai
  fondi dell'ex GESCAL, oltre 30 mila miliardi ancora
  largamente inutilizzati e congelati.
    Proponiamo inoltre la riforma dell'equo canone, ancorando
  il canone medesimo agli estimi catastali con detrazioni ed
  incentivi fiscali sia per i proprietari sia per gli
  inquilini abolendo nel contempo l'ICI per la prima casa e
  riducendola per coloro che affittano, invece di ipotizzare
  - come sta incredibilmente accadendo in questi giorni -
  ulteriori imposte sulla casa nella nuova legge
  finanziaria.
    In definitiva, noi temiamo che lo scandalo di Affittopoli
  rischi, in ultima analisi, di aggravare, e non già di
  migliorare la situazione degli inquilini.
    Sia dunque benvenuta la trasparenza!  Come ho dimostrato,
  siamo stati i primi a richiederla anni fa.  Siano colpiti
  gli abusi e i privilegi!  Si ponga fine ad ogni forma di
  spreco e di inefficienza!  Ma non può sottovalutarsi
  neppure per un attimo la funzione calmieratrice delle
  locazioni pubbliche e degli immobili degli enti
  previdenziali, né può dimenticarsi che essa fa fronte ad
  una totale e vergognosa inadeguatezza dell'edilizia
  residenziale pubblica nel nostro paese.
    Ecco, a nostro avviso, un modo serio, non
 
                             Pag. 15176
 
  scandalistico né demagogico, di affrontare i  problemi
  della casa oggi sul tappeto; problemi che riguardano la
  vita concreta di cinque milioni di famiglie italiane e che
  non possono, non devono essere risolti con superficialità
  o attraverso luoghi comuni.
    In fondo - e concludo - nelle richieste di impegno al
  Governo contenute nella nostra mozione non vi è altro che
  ciò che il nostro paese ha già sottoscritto nel patto
  internazionale sui diritti umani per quanto concerne le
  politiche abitative; quindi, do-vrebbe essere già un
  impegno del Governo.
    Ecco allora una buona occasione per il nostro Governo per
  seguire, una volta tanto in positivo, i parametri europei
  previsti nelle convenzioni internazionali; una buona
  occasione per dimostrarsi all'altezza di quei  partners
  europei, le cui indicazioni, invece fino adesso il
  Presidente Dini sembra voler seguire soltanto quando si
  tratta di colpire lavoratori, pensionati e ceti subalterni
  (Applausi dei deputati del gruppo di rifondazione
  comunista-progressisti).
 
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