Banche dati professionali (ex 3270)
Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


126830
STA0246-0025
Stenografico d'Aula n. 246 del 26 settembre 1995 (STA12-246)
(suddiviso in 50 Unità Documento)
Unità Documento n.25 (che inizia a pag.15180 dello stampato)
(il TITOLO si trova nell'Unità Documento n.6)
DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172. LAVASS
...DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172.
STEFANIA FUSCAGNI.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LORENZO ACQUARONE
ZZSTA ZZRES ZZSTA260995 ZZSTA950926 ZZSTA000995 ZZSTA000095 ZZSTA246 ZZ12 ZZDI ZZLL
    STEFANIA FUSCAGNI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,
  la ponderosa rassegna stampa sulla questione degli affitti
  degli enti rappresenta visivamente, per difetto,
  l'irritazione dei cittadini normali rispetto a quelli
  protetti perché bagnati dalle acque benefiche di circuiti
  di conoscenza politica e sindacale o rispetto a quelli
  della casta dei giudici e dei giornalisti.  Più anonimi gli
  appartenenti a queste due ultime categorie, ma non minori
  di numero.  Dico purtroppo, perché ad essi in particolare i
  cittadini affidano il ruolo di guardiani della società
  civile.
    L'irritazione aumenta man mano che emergono dalle liste i
  nomi di figli, fratelli, segretari prossimi e remoti.
  Tant'è: la sorte del ministro Juppé, minacciata dagli
  scandali paralleli a quelli che abbiamo davanti a noi, ci
  fa pensare che "se Sparta piange, Atene non ride".  Sembra
  che questo tipo di rilassatezza civile tocchi in qualche
 
                             Pag. 15181
 
  misura le democrazie dell'oriente e dell'occidente.  Infatti,
  ciò che impressiona della questione di Affittopoli, è che essa
  era nota a centinaia di migliaia di persone - sono circa
  120 mila le case dei quattordici enti - ma solo ora
  l'opinione pubblica ne assume consapevolezza e manifesta
  capacità di reazione.  Un "bubbone turgido" venuto in
  evidenza assieme alle molte facce del problema della
  efficacia e della efficienza della macchina pubblica!
    Mi sono chiesta e mi chiedo che differenza vi sia tra il
  non far fruttare un immobile e, per esempio, lasciare
  imballati nelle cantine degli enti pubblici  computers
  o altri strumenti.  Ma in questo ordine di
  considerazioni tutto si tiene e "la colpa morì fanciulla".
  La ragione è che, dal punto di vista culturale, abbiamo
  passato lustri all'insegna della non responsabilità, fino
  ai limiti di una provocante irresponsabilità per esempio
  di certa alta dirigenza - non tutta, naturalmente - che si
  è alimentata della convinzione di essere inamovibile,
  quasi eterna.  Ma non è sempre così o, almeno, vi sono
  leggi, in primo luogo la n. 29 ma anche altre, che si
  possono applicare perché non sia più così.  Resta il fatto,
  però, che la garanzia che ciò avvenga risiede nella
  attenzione e nella tensione morale dei cittadini
  "normali"; quegli stessi cittadini che sanno benissimo -
  al riguardo mi permetto di non condividere in tutto la
  posizione espressa dall'onorevole Vito - che la questione
  di Affittopoli incide relativamente, al di là della
  legittima ribellione morale, sul problema vero: quello di
  una sottrazione edilizia tale da rendere per molte persone
  gli affitti una quota irragionevole degli introiti di una
  famiglia di medio e di basso reddito (e si parla di chi la
  casa ce l'ha!).
    L'inizio della risposta a tale problema deve provenire da
  questo Parlamento.  Molti hanno ricordato - e lo voglio
  fare anch'io - che la Commissione ambiente, territorio e
  lavori pubblici ha messo a punto due provvedimenti, uno
  sull'edilizia abitativa, di cui è relatore Zagatti, e
  l'altro, sui patti in deroga, di cui è relatore Canavese,
  sui quali si è registrata una forte convergenza di tutte
  le forze politiche.  In ciò risiede, a nostro avviso,
  l'avvio di una seria risoluzione del
  problema casa.  Credo e mi auguro che la  conclusione del
  dibattito odierno porti ad accelerare l'approvazione di
  tali provvedimenti.  Non è un caso che i dodici comuni a
  più alta tensione abitativa abbiano espresso nel giugno
  scorso il proprio assenso, che tocca alcuni punti
  qualificanti.
    Mi riferisco, per esempio, al convincimento che gli IACP
  debbano trasformarsi in enti economici; al principio
  secondo il quale coloro i quali occupano case di edilizia
  assistita non acquisiscano un diritto ereditario e che le
  assegnazioni siano legate al reddito degli inquilini che,
  augurabilmente, potrà anche crescere nel tempo; al fatto
  che siano i comuni a svolgere il ruolo di assistenza alle
  famiglie bisognose integrando gli affitti, così da
  permettere che gli enti preposti all'edilizia sociale
  possano sviluppare quel dinamismo di animazione e
  calmieramento del mercato che caratterizza la loro
  specifica missione; ancora, all'utilizzo a fini abitativi
  - come, del resto, la Corte ha ribadito - delle ingenti
  risorse Gescal e ad una revisione dei patti in deroga che
  preveda sgravi fiscali (si parla di un 30 per cento e
  molti sono d'accordo) in grado di rimettere in gioco il
  patrimonio abitativo.
    Colleghi, mi pare che sia giunto anche per noi il momento
  di riconquistare la gratificazione che ci viene dal
  risolvere i problemi per via ordinaria e non in modo
  sussultorio e caotico come il legiferare sull'onda che
  taluni scandali impongono.
    Quanto detto nulla toglie al nostro impegno a far saltare
  le incrostazioni storiche di cui è stato avvolto il
  patrimonio pubblico abitativo.  Gli interventi devono
  essere veri, severi e a livelli diversi, come viene
  prefigurato sia nella nostra mozione Giovanardi ed altri
  n. 1-00171 sia nelle altre.  Si debbono però fare due
  premesse di base.  La prima concerne una fondamentale
  distinzione nelle dismissioni tra patrimonio abitativo con
  funzione di capitale di garanzia ed altro patrimonio.  La
  seconda concerne invece l'affidamento a società esterne
  della gestione del patrimonio abitativo pubblico,
  ricordando che quel patrimonio è costituito da danari
  accantonati dagli stipendi dei lavoratori.  E' possibile
  fare questo senza procedere al censimento del patrimonio
  abitativo pubblico
 
                             Pag. 15182
 
  e senza un accertamento delle responsabilità in ordine
  alla cattiva gestione e agli abusi?  Evidentemente si
  tratta di interrogativi tragicomicamente retorici.
  Colleghi, la sfiducia dei cittadini, prodotta da
  Affittopoli, non si allevia guardando soltanto al passato!
  Chiediamo che il Governo si faccia carico di atti concreti
  rivolti al futuro.  Ne proponiamo uno, nel quale crediamo,
  cioè l'introduzione di una forte semplificazione della
  fiscalità mobiliare, eliminando quella della prima casa.
    Ricordo, a me stessa e a voi, che senza la fiducia dei
  cittadini la vita di questo, come dei prossimi Parlamenti,
  non potrà che essere grama.  Ricordo anche che la casa è un
  problema serio, anzi serissimo!  (Applausi dei deputati
  del gruppo del centro cristiano democratico).
 
DATA=950926 FASCID=STA12-246 TIPOSTA=STA LEGISL=12 NCOMM= SEDE= NSTA=0246 TOTPAG=0048 TOTDOC=0050 NDOC=0025 TIPDOC=O DOCTIT=0006 COMM= DI PAGINIZ=0024 RIGINIZ=066 PAGFIN=0026 RIGFIN=015 UPAG=NO PAGEIN=15180 PAGEFIN=15182 SORTRES=9509263 SORTDDL= FASCIDC=12STA 00246 SORTNAV=59509262 00246 200000 ZZSTA246 NDOC0025 TIPDOCO DOCTIT0006 NDOC0006



Ritorna al menu della banca dati