| STEFANIA FUSCAGNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
la ponderosa rassegna stampa sulla questione degli affitti
degli enti rappresenta visivamente, per difetto,
l'irritazione dei cittadini normali rispetto a quelli
protetti perché bagnati dalle acque benefiche di circuiti
di conoscenza politica e sindacale o rispetto a quelli
della casta dei giudici e dei giornalisti. Più anonimi gli
appartenenti a queste due ultime categorie, ma non minori
di numero. Dico purtroppo, perché ad essi in particolare i
cittadini affidano il ruolo di guardiani della società
civile.
L'irritazione aumenta man mano che emergono dalle liste i
nomi di figli, fratelli, segretari prossimi e remoti.
Tant'è: la sorte del ministro Juppé, minacciata dagli
scandali paralleli a quelli che abbiamo davanti a noi, ci
fa pensare che "se Sparta piange, Atene non ride". Sembra
che questo tipo di rilassatezza civile tocchi in qualche
Pag. 15181
misura le democrazie dell'oriente e dell'occidente. Infatti,
ciò che impressiona della questione di Affittopoli, è che essa
era nota a centinaia di migliaia di persone - sono circa
120 mila le case dei quattordici enti - ma solo ora
l'opinione pubblica ne assume consapevolezza e manifesta
capacità di reazione. Un "bubbone turgido" venuto in
evidenza assieme alle molte facce del problema della
efficacia e della efficienza della macchina pubblica!
Mi sono chiesta e mi chiedo che differenza vi sia tra il
non far fruttare un immobile e, per esempio, lasciare
imballati nelle cantine degli enti pubblici computers
o altri strumenti. Ma in questo ordine di
considerazioni tutto si tiene e "la colpa morì fanciulla".
La ragione è che, dal punto di vista culturale, abbiamo
passato lustri all'insegna della non responsabilità, fino
ai limiti di una provocante irresponsabilità per esempio
di certa alta dirigenza - non tutta, naturalmente - che si
è alimentata della convinzione di essere inamovibile,
quasi eterna. Ma non è sempre così o, almeno, vi sono
leggi, in primo luogo la n. 29 ma anche altre, che si
possono applicare perché non sia più così. Resta il fatto,
però, che la garanzia che ciò avvenga risiede nella
attenzione e nella tensione morale dei cittadini
"normali"; quegli stessi cittadini che sanno benissimo -
al riguardo mi permetto di non condividere in tutto la
posizione espressa dall'onorevole Vito - che la questione
di Affittopoli incide relativamente, al di là della
legittima ribellione morale, sul problema vero: quello di
una sottrazione edilizia tale da rendere per molte persone
gli affitti una quota irragionevole degli introiti di una
famiglia di medio e di basso reddito (e si parla di chi la
casa ce l'ha!).
L'inizio della risposta a tale problema deve provenire da
questo Parlamento. Molti hanno ricordato - e lo voglio
fare anch'io - che la Commissione ambiente, territorio e
lavori pubblici ha messo a punto due provvedimenti, uno
sull'edilizia abitativa, di cui è relatore Zagatti, e
l'altro, sui patti in deroga, di cui è relatore Canavese,
sui quali si è registrata una forte convergenza di tutte
le forze politiche. In ciò risiede, a nostro avviso,
l'avvio di una seria risoluzione del
problema casa. Credo e mi auguro che la conclusione del
dibattito odierno porti ad accelerare l'approvazione di
tali provvedimenti. Non è un caso che i dodici comuni a
più alta tensione abitativa abbiano espresso nel giugno
scorso il proprio assenso, che tocca alcuni punti
qualificanti.
Mi riferisco, per esempio, al convincimento che gli IACP
debbano trasformarsi in enti economici; al principio
secondo il quale coloro i quali occupano case di edilizia
assistita non acquisiscano un diritto ereditario e che le
assegnazioni siano legate al reddito degli inquilini che,
augurabilmente, potrà anche crescere nel tempo; al fatto
che siano i comuni a svolgere il ruolo di assistenza alle
famiglie bisognose integrando gli affitti, così da
permettere che gli enti preposti all'edilizia sociale
possano sviluppare quel dinamismo di animazione e
calmieramento del mercato che caratterizza la loro
specifica missione; ancora, all'utilizzo a fini abitativi
- come, del resto, la Corte ha ribadito - delle ingenti
risorse Gescal e ad una revisione dei patti in deroga che
preveda sgravi fiscali (si parla di un 30 per cento e
molti sono d'accordo) in grado di rimettere in gioco il
patrimonio abitativo.
Colleghi, mi pare che sia giunto anche per noi il momento
di riconquistare la gratificazione che ci viene dal
risolvere i problemi per via ordinaria e non in modo
sussultorio e caotico come il legiferare sull'onda che
taluni scandali impongono.
Quanto detto nulla toglie al nostro impegno a far saltare
le incrostazioni storiche di cui è stato avvolto il
patrimonio pubblico abitativo. Gli interventi devono
essere veri, severi e a livelli diversi, come viene
prefigurato sia nella nostra mozione Giovanardi ed altri
n. 1-00171 sia nelle altre. Si debbono però fare due
premesse di base. La prima concerne una fondamentale
distinzione nelle dismissioni tra patrimonio abitativo con
funzione di capitale di garanzia ed altro patrimonio. La
seconda concerne invece l'affidamento a società esterne
della gestione del patrimonio abitativo pubblico,
ricordando che quel patrimonio è costituito da danari
accantonati dagli stipendi dei lavoratori. E' possibile
fare questo senza procedere al censimento del patrimonio
abitativo pubblico
Pag. 15182
e senza un accertamento delle responsabilità in ordine
alla cattiva gestione e agli abusi? Evidentemente si
tratta di interrogativi tragicomicamente retorici.
Colleghi, la sfiducia dei cittadini, prodotta da
Affittopoli, non si allevia guardando soltanto al passato!
Chiediamo che il Governo si faccia carico di atti concreti
rivolti al futuro. Ne proponiamo uno, nel quale crediamo,
cioè l'introduzione di una forte semplificazione della
fiscalità mobiliare, eliminando quella della prima casa.
Ricordo, a me stessa e a voi, che senza la fiducia dei
cittadini la vita di questo, come dei prossimi Parlamenti,
non potrà che essere grama. Ricordo anche che la casa è un
problema serio, anzi serissimo! (Applausi dei deputati
del gruppo del centro cristiano democratico).
| |