| GIAN PIERO SCANU. Signor Presidente, colleghi
consiglieri, anzi parlamentari... Il lapsus con il
quale introduco il mio intervento discende da un
ragionamento che ho cercato d'impormi nel tentare di
impostare un discorso che non fosse la semplice lettura di
argomentazioni importanti e di considerazioni dotte svolte
al di fuori del dibattito, ma discendesse, viceversa,
dall'interpretazione delle considerazioni svolte da coloro
i quali sono appena intervenuti per illustrare le
mozioni.
Il gruppo del partito popolare ha sottoscritto, e
sottoscrive, la mozione illustrata in quest'aula dal
collega Zagatti, di cui è primo
firmatario il presidente della Commissione ambiente,
territorio e lavori pubblici, onorevole Formenti. Non
concordiamo con quanto espresso dall'onorevole Vito in
questa "stanza" (data l'esiguità del numero dei presenti,
mi risulta difficile chiamarla aula). Cari colleghi, per
trattare un argomento che ha appassionato centinaia di
parlamentari, che ha determinato lo scorrere di fiumi di
inchiostro, che ha fatto strappare le vesti alle vestali
della moralità italiana, che ha fatto coniare nuove
espressioni, che ha promosso sul campo nuovi grandi
sacerdoti della moralità, che ha permesso ad alcuni, data
la coincidenza della stagione, di tentare "vendemmie" di
carattere elettorale, il numero dei parlamentari presenti
potrebbe essere contenuto più in una stanza che non in
un'aula.
Dicevo che non sono d'accordo su quanto ha sostenuto
l'onorevole Vito, il quale, ritenendo di avere la forza di
provocare all'interno del centrosinistra una crisi, un
movimento sussultorio, qualcosa di terribilmente
pericoloso, ha cercato di far leva sui colleghi della
lega, ai quali non perde occasione di rivolgere i propri
insulti. Si è doluto del fatto che costoro abbiano
sottoscritto una mozione insieme ad esponenti degli altri
partiti del centrosinistra. Rilevo questo prendendo atto
con dispiacere della sua contumacia: l'onorevole Vito ha
parlato, ha tentato di insultarci - dico che ha soltanto
tentato, perché occorre ben altro per scalfire posizioni
che hanno il pregio di essere espresse da galantuomini -
poi ha abbandonato l'aula, quasi che non gli importi ciò
che i colleghi, in ordine alle sue considerazioni e ad un
giudizio che deve essere manifestato anche sulla sua
mozione, sosterranno.
Ebbene, l'onorevole Vito non può affermare, senza correre
il rischio - che ormai non è più tale, ma è un dato di
fatto - di apparire perfino ingenuo rispetto all'andamento
delle cose, che le mozioni presentate dagli altri gruppi
politici tendono ad eludere il problema di Affittopoli.
Questo è stato affermato; cari colleghi, tutti coloro che
non hanno sottoscritto la mozione Vito sarebbero in
qualche modo conniventi, una sorta di novelli
prestigiatori, i quali, piuttosto che affrontare in
maniera puntuale, doverosamente
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coraggiosa, una pagina così triste della nostra storia,
piuttosto che compiere il proprio dovere con una lettura
severa dei fatti delle ultime settimane, tirano fuori,
quasi fosse un banco di nebbia impenetrabile, la questione
della casa per fare in modo che invece di Affittopoli si
parli appunto di casa.
Noi a questo non ci stiamo; la mozione illustrata dal
collega Zagatti (i colleghi intervenuti hanno illustrato
altre mozioni e non sono emerse diversità rispetto
all'atteggiamento che si evince dalla nostra mozione) in
primo luogo intende essere una risposta al problema di
Affittopoli.
Signor ministro, lei deve prendere atto - l'utilizzo, che
potrebbe sembrare poco corretto, del verbo "dovere" non
deve essere interpretato come un'offesa alla sua autorità,
semmai come l'espressione della decisione con la quale
parliamo - a nome del Governo che su Affittopoli
pretendiamo che si faccia la massima chiarezza, che non
rimangano angoli nascosti, pagine intonse; su Affittopoli
pretendiamo che vi siano conoscenze relative a tutti
coloro che ne siano interessati, si tratti di appartenenti
alle cosiddette caste dei politici, dei sindacalisti o
(anche se di questa casta non si parla mai) di quei
personaggi che ruotano, girano continuamente intorno ai
poteri senza mai apparire. A noi preme, ripeto, che
intorno ad Affittopoli si faccia la massima chiarezza;
questo chiediamo. Ciò non soltanto perché abbiamo un
dovere morale rispetto alla nostra coscienza, ma
soprattutto perché dobbiamo rendere conto, in termini
puntuali ed espliciti, della situazione effettiva ad una
società civile che giustamente si interroga e pretende
risposte.
Il mio lapsus iniziale è stato solo freudiano, ma in
qualche modo, dal mio punto di vista, anche
provvidenziale, giacché mi consente di provare, nel
momento in cui vi parlo, almeno una parte dell'emozione
che da amministratore comunale ho provato per tanti anni
nel trovarmi di fronte a migliaia di cittadini che avevano
il problema della casa. Non si tratta di introdurre nelle
nostre argomentazioni questioni che poi assumono una
coloritura politica; non si tratta di tentare - come si è
fatto in queste settimane
- di far apparire quanti sostengono a viva voce il
diritto alla casa come se fossero dei bolscevichi, come se
fossero persone che offendono il mercato. Si tratta
piuttosto di riaffermare un principio del quale troppo
spesso ci si dimentica, cioè che il diritto alla casa va
riconosciuto come uno degli elementi ascrivibili e
riconducibili al diritto naturale; non può essere
considerato un orpello della condizione dei nostri
connazionali; non può essere considerato una orpello della
condizione rispetto alla condizione di governati. Ecco
perché deve muovere da una questione morale, cioè la
chiarezza su Affittopoli, la nostra risposta al problema
della casa.
Noi, signor ministro e signori del Governo, vi chiediamo
di creare le condizioni affinché possa esservi massima
severità nel trattare la materia in modo tale, però, che
non ci si limiti agli inventari e che ad essi seguano le
determinazioni; in modo tale che chi ha sbagliato paghi e
lo faccia nelle sedi opportune; in modo tale che possano
essere scoperte e scardinate eventuali posizioni di
privilegio, che queste ultime cessino di esistere e che
non si ripetano più. Per tali ragioni in ordine a tale
questione dobbiamo determinare una rete di regole che sia
intellegibile e soprattutto efficace. Tale rete di regole
non può essere definita se le bocce, come si dice, sono in
movimento. In ciò sta il significato di un emendamento da
noi presentato, prima firmataria la collega Calabretta
Manzara, ad integrazione della mozione Formenti ed altri.
In tale emendamento si afferma che, fino a quando non sarà
fatta piena luce e non saranno state scritte le regole di
cui oggi stiamo parlando, gli enti non potranno e non
dovranno acquistare neanche un metro quadro da
chicchessia. La nostra non è una risposta stizzosa o
astiosa che riteniamo di dover dare a coloro i quali forse
hanno dimenticato che, purtroppo, la cosa più grave del
capitolo Affittopoli consiste nel fatto che numerose
società immobiliari hanno lucrato nella vendita dei loro
appartamenti.
Trovo quanto meno meritevole di una valutazione più
approfondita ciò che è indicato nella mozione presentata
dal collega Vito allorché al punto e) si afferma che
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si impegna il Governo ad assumere disposizioni "per disporre
un piano di progressiva alienazione, con meccanismo di
pubblica asta". Signor ministro, se si deve procedere alla
vendita, non si deve però vendere in blocco, consentendo
così solo alle grandi società immobiliari di acquistare.
Cerchiamo di essere chiari: se per caso dietro a questa
affermazione si celasse il tentativo di fare in modo che
le vendite degli enti possano riguardare soltanto quanti
hanno miliardi da spendere, si chiarisca che quelle
vendite non dovranno essere svendite e che dovranno vedere
privilegiati coloro i quali già vivono negli appartamenti
in questione, coloro i quali, "a corpo" (intendendo con
questa espressione il singolo appartamento), possano
proporsi come interlocutori rispetto a chi detiene la
titolarità della casa.
Sono considerazioni queste che riteniamo molto naturali,
quasi ovvie e che introducono - una volta ottenuta da voi,
signor ministro, signori del Governo, la solenne promessa,
che deve rappresentare un impegno politico, che la
chiarezza già invocata possa essere offerta con la massima
urgenza al Parlamento ed a tutto il paese - alcune
riflessioni di carattere generale sul problema della
casa.
I colleghi che mi hanno preceduto hanno trattato la
materia con dovizia di particolari e con riferimenti
statistici, richiamandoci alla consapevolezza della grave
disparità, della forte sperequazione e della accentuata
disuguaglianza che esistono nel paese. Il richiamo agli
ultimi dati sulla situazione di povertà del paese non può
attraversare quest'aula lasciandoci ancora una volta
indifferenti, perché la liberazione dal problema della
casa è una questione di libertà. Infatti, una società
civile libera dal bisogno potrà meglio giudicare chi la
governa, in quanto sarà, appunto, libera dal bisogno di
chiedere - magari con il sistema del clientelismo - oggi
la casa, domani il posto di lavoro per sé o per i propri
figli.
Quando si parla di prima Repubblica, ritenendo di essere
già passati alla seconda senza aver prestato attenzione ai
cambiamenti di colore di certe persone che nella prima
Repubblica hanno "sguazzato" e che pretenderebbero di
proporsi come i paladini
una nuova stagione; quando si fanno queste esercitazioni,
purtroppo, si perde di vista una dato fondamentale che
attiene all'eticità della politica, alla vita di ogni
giorno. Ebbene, in una società civile formata da persone
disperate (perché tali sono coloro che non hanno una
casa), in condizioni di semilibertà (perché in tali
condizioni versano coloro che vivono con l'incubo dello
sfratto e che, senza approfittare di alcun tipo di carenza
legislativa, di fatto, non possono offrire ai loro figli
condizioni di serenità), in una situazione siffatta, non
vale il colore politico se dietro vi è onestà
intellettuale.
Da questo dibattito, dunque, deve scaturire un impegno
che, caro sottosegretario per i lavori pubblici, deve
passare anche attraverso il dicastero che lei rappresenta,
perché dobbiamo modificare l'assetto delle città. Le
cosiddette armature urbane debbono poter diventare
strumenti per rendere più vivibile la città, di talché la
programmazione urbanistica avvenga a beneficio di una
politica della casa che passi attraverso il recupero dei
centri storici e la possibilità - magari con il giusto
coinvolgimento delle regioni - di ristrutturare abitazioni
ed alloggi diventati inadeguati, magari perché non più
dotati dei necessari requisiti igienico-sanitari; inoltre,
come giustamente osservava poco fa la collega Pistone,
debbono diventare occasione per ridisegnare un tessuto
urbanistico che non può più svilupparsi a beneficio di
quanti traggono grandi profitti dall'utilizzo dei suoli ed
a detrimento di quanti non riescono a disporre neanche di
50 metri quadri per costituire un nucleo familiare.
Su questi temi noi ci impegniamo e a coloro che ritengono
che lo scandalo di Affittopoli abbia lacerato, offeso,
mortificato, addirittura messo in ginocchio uno
schieramento politico, rispondiamo che queste sono pie
illusioni dalle quali è bene che essi prendano subito le
distanze (Commenti del deputato Cecconi).
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