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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


126834
STA0246-0029
Stenografico d'Aula n. 246 del 26 settembre 1995 (STA12-246)
(suddiviso in 50 Unità Documento)
Unità Documento n.29 (che inizia a pag.15182 dello stampato)
(il TITOLO si trova nell'Unità Documento n.6)
DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172. LAVASS
...DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172.
GIAN PIERO SCANU.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LORENZO ACQUARONE
ZZSTA ZZRES ZZSTA260995 ZZSTA950926 ZZSTA000995 ZZSTA000095 ZZSTA246 ZZ12 ZZDI ZZLL
    GIAN PIERO  SCANU.  Signor Presidente, colleghi
  consiglieri, anzi parlamentari...  Il  lapsus  con il
  quale introduco il mio intervento discende da un
  ragionamento che ho cercato d'impormi nel tentare di
  impostare un discorso che non fosse la semplice lettura di
  argomentazioni importanti e di considerazioni dotte svolte
  al di fuori del dibattito, ma discendesse, viceversa,
  dall'interpretazione delle considerazioni svolte da coloro
  i quali sono appena intervenuti per illustrare le
  mozioni.
    Il gruppo del partito popolare ha sottoscritto, e
  sottoscrive, la mozione illustrata in quest'aula dal
  collega Zagatti, di cui è primo
  firmatario il presidente della Commissione  ambiente,
  territorio e lavori pubblici, onorevole Formenti.  Non
  concordiamo con quanto espresso dall'onorevole Vito in
  questa "stanza" (data l'esiguità del numero dei presenti,
  mi risulta difficile chiamarla aula).  Cari colleghi, per
  trattare un argomento che ha appassionato centinaia di
  parlamentari, che ha determinato lo scorrere di fiumi di
  inchiostro, che ha fatto strappare le vesti alle vestali
  della moralità italiana, che ha fatto coniare nuove
  espressioni, che ha promosso sul campo nuovi grandi
  sacerdoti della moralità, che ha permesso ad alcuni, data
  la coincidenza della stagione, di tentare "vendemmie" di
  carattere elettorale, il numero dei parlamentari presenti
  potrebbe essere contenuto più in una stanza che non in
  un'aula.
      Dicevo che non sono d'accordo su quanto ha sostenuto
  l'onorevole Vito, il quale, ritenendo di avere la forza di
  provocare all'interno del centrosinistra una crisi, un
  movimento sussultorio, qualcosa di terribilmente
  pericoloso, ha cercato di far leva sui colleghi della
  lega, ai quali non perde occasione di rivolgere i propri
  insulti.  Si è doluto del fatto che costoro abbiano
  sottoscritto una mozione insieme ad esponenti degli altri
  partiti del centrosinistra.  Rilevo questo prendendo atto
  con dispiacere della sua contumacia: l'onorevole Vito ha
  parlato, ha tentato di insultarci - dico che ha soltanto
  tentato, perché occorre ben altro per scalfire posizioni
  che hanno il pregio di essere espresse da galantuomini -
  poi ha abbandonato l'aula, quasi che non gli importi ciò
  che i colleghi, in ordine alle sue considerazioni e ad un
  giudizio che deve essere manifestato anche sulla sua
  mozione, sosterranno.
    Ebbene, l'onorevole Vito non può affermare, senza correre
  il rischio - che ormai non è più tale, ma è un dato di
  fatto - di apparire perfino ingenuo rispetto all'andamento
  delle cose, che le mozioni presentate dagli altri gruppi
  politici tendono ad eludere il problema di Affittopoli.
  Questo è stato affermato; cari colleghi, tutti coloro che
  non hanno sottoscritto la mozione Vito sarebbero in
  qualche modo conniventi, una sorta di novelli
  prestigiatori, i quali, piuttosto che affrontare in
  maniera puntuale, doverosamente
 
                             Pag. 15183
 
  coraggiosa, una pagina così triste della nostra storia,
  piuttosto che compiere il proprio dovere con una lettura
  severa dei fatti delle ultime settimane, tirano fuori,
  quasi fosse un banco di nebbia impenetrabile, la questione
  della casa per fare in modo che invece di Affittopoli si
  parli appunto di casa.
    Noi a questo non ci stiamo; la mozione illustrata dal
  collega Zagatti (i colleghi intervenuti hanno illustrato
  altre mozioni e non sono emerse diversità rispetto
  all'atteggiamento che si evince dalla nostra mozione) in
  primo luogo intende essere una risposta al problema di
  Affittopoli.
    Signor ministro, lei deve prendere atto - l'utilizzo, che
  potrebbe sembrare poco corretto, del verbo "dovere" non
  deve essere interpretato come un'offesa alla sua autorità,
  semmai come l'espressione della decisione con la quale
  parliamo - a nome del Governo che su Affittopoli
  pretendiamo che si faccia la massima chiarezza, che non
  rimangano angoli nascosti, pagine intonse; su Affittopoli
  pretendiamo che vi siano conoscenze relative a tutti
  coloro che ne siano interessati, si tratti di appartenenti
  alle cosiddette caste dei politici, dei sindacalisti o
  (anche se di questa casta non si parla mai) di quei
  personaggi che ruotano, girano continuamente intorno ai
  poteri senza mai apparire.  A noi preme, ripeto, che
  intorno ad Affittopoli si faccia la massima chiarezza;
  questo chiediamo.  Ciò non soltanto perché abbiamo un
  dovere morale rispetto alla nostra coscienza, ma
  soprattutto perché dobbiamo rendere conto, in termini
  puntuali ed espliciti, della situazione effettiva ad una
  società civile che giustamente si interroga e pretende
  risposte.
    Il mio  lapsus  iniziale è stato solo freudiano, ma in
  qualche modo, dal mio punto di vista, anche
  provvidenziale, giacché mi consente di provare, nel
  momento in cui vi parlo, almeno una parte dell'emozione
  che da amministratore comunale ho provato per tanti anni
  nel trovarmi di fronte a migliaia di cittadini che avevano
  il problema della casa.  Non si tratta di introdurre nelle
  nostre argomentazioni questioni che poi assumono una
  coloritura politica; non si tratta di tentare - come si è
  fatto in queste settimane
  - di far apparire quanti sostengono a viva  voce il
  diritto alla casa come se fossero dei bolscevichi, come se
  fossero persone che offendono il mercato.  Si tratta
  piuttosto di riaffermare un principio del quale troppo
  spesso ci si dimentica, cioè che il diritto alla casa va
  riconosciuto come uno degli elementi ascrivibili e
  riconducibili al diritto naturale; non può essere
  considerato un orpello della condizione dei nostri
  connazionali; non può essere considerato una orpello della
  condizione rispetto alla condizione di governati.  Ecco
  perché deve muovere da una questione morale, cioè la
  chiarezza su Affittopoli, la nostra risposta al problema
  della casa.
    Noi, signor ministro e signori del Governo, vi chiediamo
  di creare le condizioni affinché possa esservi massima
  severità nel trattare la materia in modo tale, però, che
  non ci si limiti agli inventari e che ad essi seguano le
  determinazioni; in modo tale che chi ha sbagliato paghi e
  lo faccia nelle sedi opportune; in modo tale che possano
  essere scoperte e scardinate eventuali posizioni di
  privilegio, che queste ultime cessino di esistere e che
  non si ripetano più.  Per tali ragioni in ordine a tale
  questione dobbiamo determinare una rete di regole che sia
  intellegibile e soprattutto efficace.  Tale rete di regole
  non può essere definita se le bocce, come si dice, sono in
  movimento.  In ciò sta il significato di un emendamento da
  noi presentato, prima firmataria la collega Calabretta
  Manzara, ad integrazione della mozione Formenti ed altri.
  In tale emendamento si afferma che, fino a quando non sarà
  fatta piena luce e non saranno state scritte le regole di
  cui oggi stiamo parlando, gli enti non potranno e non
  dovranno acquistare neanche un metro quadro da
  chicchessia.  La nostra non è una risposta stizzosa o
  astiosa che riteniamo di dover dare a coloro i quali forse
  hanno dimenticato che, purtroppo, la cosa più grave del
  capitolo Affittopoli consiste nel fatto che numerose
  società immobiliari hanno lucrato nella vendita dei loro
  appartamenti.
    Trovo quanto meno meritevole di una valutazione più
  approfondita ciò che è indicato nella mozione presentata
  dal collega Vito allorché al punto  e)  si afferma che
 
                             Pag. 15184
 
  si impegna il Governo ad assumere disposizioni "per disporre
  un piano di progressiva  alienazione, con meccanismo di
  pubblica asta".  Signor ministro, se si deve procedere alla
  vendita, non si deve però vendere in blocco, consentendo
  così solo alle grandi società immobiliari di acquistare.
  Cerchiamo di essere chiari: se per caso dietro a questa
  affermazione si celasse il tentativo di fare in modo che
  le vendite degli enti possano riguardare soltanto quanti
  hanno miliardi da spendere, si chiarisca che quelle
  vendite non dovranno essere svendite e che dovranno vedere
  privilegiati coloro i quali già vivono negli appartamenti
  in questione, coloro i quali, "a corpo" (intendendo con
  questa espressione il singolo appartamento), possano
  proporsi come interlocutori rispetto a chi detiene la
  titolarità della casa.
    Sono considerazioni queste che riteniamo molto naturali,
  quasi ovvie e che introducono - una volta ottenuta da voi,
  signor ministro, signori del Governo, la solenne promessa,
  che deve rappresentare un impegno politico, che la
  chiarezza già invocata possa essere offerta con la massima
  urgenza al Parlamento ed a tutto il paese - alcune
  riflessioni di carattere generale sul problema della
  casa.
    I colleghi che mi hanno preceduto hanno trattato la
  materia con dovizia di particolari e con riferimenti
  statistici, richiamandoci alla consapevolezza della grave
  disparità, della forte sperequazione e della accentuata
  disuguaglianza che esistono nel paese.  Il richiamo agli
  ultimi dati sulla situazione di povertà del paese non può
  attraversare quest'aula lasciandoci ancora una volta
  indifferenti, perché la liberazione dal problema della
  casa è una questione di libertà.  Infatti, una società
  civile libera dal bisogno potrà meglio giudicare chi la
  governa, in quanto sarà, appunto, libera dal bisogno di
  chiedere - magari con il sistema del clientelismo - oggi
  la casa, domani il posto di lavoro per sé o per i propri
  figli.
    Quando si parla di prima Repubblica, ritenendo di essere
  già passati alla seconda senza aver prestato attenzione ai
  cambiamenti di colore di certe persone che nella prima
  Repubblica hanno "sguazzato" e che pretenderebbero di
  proporsi come i paladini
  una nuova stagione; quando si fanno queste  esercitazioni,
  purtroppo, si perde di vista una dato fondamentale che
  attiene all'eticità della politica, alla vita di ogni
  giorno.  Ebbene, in una società civile formata da persone
  disperate (perché tali sono coloro che non hanno una
  casa), in condizioni di semilibertà (perché in tali
  condizioni versano coloro che vivono con l'incubo dello
  sfratto e che, senza approfittare di alcun tipo di carenza
  legislativa, di fatto, non possono offrire ai loro figli
  condizioni di serenità), in una situazione siffatta, non
  vale il colore politico se dietro vi è onestà
  intellettuale.
    Da questo dibattito, dunque, deve scaturire un impegno
  che, caro sottosegretario per i lavori pubblici, deve
  passare anche attraverso il dicastero che lei rappresenta,
  perché dobbiamo modificare l'assetto delle città.  Le
  cosiddette armature urbane debbono poter diventare
  strumenti per rendere più vivibile la città, di talché la
  programmazione urbanistica avvenga a beneficio di una
  politica della casa che passi attraverso il recupero dei
  centri storici e la possibilità - magari con il giusto
  coinvolgimento delle regioni - di ristrutturare abitazioni
  ed alloggi diventati inadeguati, magari perché non più
  dotati dei necessari requisiti igienico-sanitari; inoltre,
  come giustamente osservava poco fa la collega Pistone,
  debbono diventare occasione per ridisegnare un tessuto
  urbanistico che non può più svilupparsi a beneficio di
  quanti traggono grandi profitti dall'utilizzo dei suoli ed
  a detrimento di quanti non riescono a disporre neanche di
  50 metri quadri per costituire un nucleo familiare.
    Su questi temi noi ci impegniamo e a coloro che ritengono
  che lo scandalo di Affittopoli abbia lacerato, offeso,
  mortificato, addirittura messo in ginocchio uno
  schieramento politico, rispondiamo che queste sono pie
  illusioni dalle quali è bene che essi prendano subito le
  distanze  (Commenti del deputato Cecconi).
 
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