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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


126839
STA0246-0034
Stenografico d'Aula n. 246 del 26 settembre 1995 (STA12-246)
(suddiviso in 50 Unità Documento)
Unità Documento n.34 (che inizia a pag.15185 dello stampato)
(il TITOLO si trova nell'Unità Documento n.6)
DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172. LAVASS
...DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172.
FRANCESCO FORMENTI.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LORENZO ACQUARONE
ZZSTA ZZRES ZZSTA260995 ZZSTA950926 ZZSTA000995 ZZSTA000095 ZZSTA246 ZZ12 ZZDI ZZLL
    FRANCESCO FORMENTI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,
  è ormai riconosciuta da tutti l'urgente necessità di
  trovare soluzioni certe al problema della casa, di
  ripristinare il mancato equilibrio sociale nel settore
  delle locazioni, di porre fine alla disparità, alle
  sperequazioni e alle tensioni che sono state favorite
  dalla contemporanea presenza sul mercato delle locazioni
  di tre regimi profondamente distinti tra di loro: l'equo
  canone, i patti in deroga e il mercato sommerso del nero.
  Peraltro, nelle scelte politiche inerenti alla risoluzione
  degli attuali problemi abitativi rivestono particolare
  importanza due ordini di questioni: da una parte
  l'incentivazione del recupero e della riqualificazione del
  patrimonio edilizio esistente, dall'altra l'immissione nel
  mercato legale delle locazioni di un maggior numero di
  appartamenti, oggi tenuti sfitti oppure locati a
  condizioni di mercato nero.
    La riforma introdotta con i patti in deroga ha
  rappresentato il primo passo verso una necessaria
  liberalizzazione del mercato delle locazioni.  Tale riforma
  puntava sull'assistenza prestata dalle organizzazioni
  sindacali ai fini del controllo dell'aderenza del
  contratto di locazione all'effettivo interesse delle
  parti.  E' riconosciuto da tutti l'importante ruolo che
  tali organizzazioni hanno svolto per la ripresa del
  mercato delle locazioni.  Ma attenzione: i problemi
  abitativi non possono essere risolti attraverso una totale
  sindacalizzazione del rapporto di locazione.  Una
 
                             Pag. 15186
 
  trasformazione di tale assistenza nell'assoluto controllo
  del rapporto di locazione da  parte delle organizzazioni
  delle proprietà edilizie e dei conduttori maggiormente
  rappresentativi a livello nazionale (controllo che prevede
  il loro consenso per la stipula dei contratti, e quindi la
  loro obbligatoria intromissione nei rapporti tra privati)
  potrebbe costituire una grave forzatura
  dell'ordinamento.
    L'esperienza passata ci ha insegnato che soltanto la
  strada verso la liberalizzazione del rapporto di locazione
  potrà porre il mercato immobiliare in condizioni di
  rispondere rapidamente alla domanda abitativa, secondo le
  esigenze del momento e il fabbisogno abitativo.  Ricordiamo
  tutti il blocco della mobilità e la crisi abitativa che
  aveva generato la legge sull'equo canone, la quale finiva
  per incentivare il mercato nero e la rassegnazione alle
  cifre astronomiche dei canoni di locazione ad uso
  abitativo.  Solo pochi, infatti, erano i privilegiati che
  riuscivano ad ottenere, attraverso amicizie, i prestigiosi
  appartamenti degli enti pubblici e previdenziali al basso
  prezzo dell'equo canone.
    Voglio ricordare anche l'alto numero di contestazioni che
  ha generato, tre anni fa, l'entrata in vigore dei patti in
  deroga nonché il rialzo spaventoso degli affitti e le
  oggettive difficoltà abitative per le famiglie con reddito
  medio-basso.  Tutto ciò era dovuto (e lo è in parte
  tuttora) non solo all'afflusso nel mercato ordinario di un
  gran numero di contratti prima stipulati in nero, ma anche
  ad una fisiologica reazione del mercato immobiliare, che
  comincia ad aprirsi alla liberalizzazione dopo la paralisi
  e il buio profondo in cui era rimasto immerso per anni.
  Oggi (sono i dati statistici che lo dimostrano) i prezzi
  degli affitti hanno cominciato a scendere nelle zone
  centrali e semicentrali delle grandi città, e si
  presentano stabili nelle altre zone.  Tale tendenza va
  attribuita non solo all'inasprimento delle tasse sulla
  proprietà edilizia, che ha reso diseconomico il possesso
  di appartamenti che non diano un reddito, ma anche e
  soprattutto alla liberalizzazione del mercato immobiliare
  introdotta con i patti in deroga, che ha rimesso in
  circolazione numerosi appartamenti, prima
  tenuti vuoti oppure sottoposti alle condizioni  inique del
  mercato nero.  Certo, l'articolo 11 del decreto-legge n.
  333 del 1992, convertito con la legge n. 359, aveva
  carattere provvisorio ed annunciava già la revisione della
  disciplina delle locazioni degli immobili urbani.  Ma
  occorre prestare attenzione al delicato passaggio che
  divide l'indicazione di criteri generali per la
  definizione dei canoni di locazione dall'imposizione di
  quelle nuove maglie che possono essere chiamati contratti
  collettivi, imposti dalle organizzazioni sindacali, che
  vanno a sostituire i parametri della legge sull'equo
  canone.  I contratti nazionali non devono costituire un
  ritorno al passato, una retromarcia rispetto alla
  liberalizzazione del mercato.  D'altra parte, i parametri
  dettati a livello nazionale non potranno mai rispecchiare
  la realtà territoriale diversificata delle varie regioni
  del territorio italiano.  Rendere obbligatoria la
  contrattazione collettiva rappresenterà di certo un'altra
  volta l'impossibilità di trovare casa e costituirà la
  premessa ad un ulteriore periodo di ritorno al mercato
  nero.  D'altra parte, il carattere drammatico che ha
  assunto il problema casa è strettamente connesso alla
  paralisi in cui versa la gestione del patrimonio
  dell'edilizia residenziale pubblica.  Il congestionamento
  nei cicli di assegnazione degli alloggi, a causa
  soprattutto dell'indebita occupazione degli stessi, crea
  non pochi problemi alle amministrazioni comunali, che
  assistono impotenti ed inefficienti al continuo
  accumularsi di un rilevante numero di domande per nuove
  assegnazioni.  Questa insostenibile situazione va
  soprattutto a discapito degli ampi strati di popolazione a
  basso e medio reddito che da una parte si mostrano
  oggettivamente impossibilitati ad accedere al normale
  mercato immobiliare (tanto quello della proprietà quanto
  quello della locazione) e dall'altra vedono praticamente
  inaccessibili gli alloggi dell'edilizia residenziale
  pubblica.
    Oggi occorrono misure urgenti per uscire dalla situazione
  di stallo in cui versa la gestione del patrimonio
  abitativo pubblico; situazione voluta dalla vecchia classe
  politica soprattutto per non scontentare gli importanti
  serbatoi di voti e di consensi che attraverso tale ambito
  riuscivano a controllare
 
                             Pag. 15187
 
  e a convogliare.  In tal senso assume particolare
  importanza la riforma prospettata dal nuovo testo della
  legge quadro, approvato in sede referente dall'VIII
  Commissione.  La nuova riforma introduce nuovi sistemi di
  erogazione di contributi integrativi per il pagamento dei
  canoni di locazione, indipendentemente dal fatto che
  l'immobile sia di proprietà pubblica o privata.  Infatti va
  segnalato il mutamento sostanziale del tipo di assistenza
  offerta ai meno abbienti, in linea con gli altri paesi
  europei, molto più avanzati nella politica abitativa, che
  vede la fine della ghettizzazione dell'edilizia economica
  popolare e delle difficoltà sull'attuazione dell'ordinaria
  manutenzione di un patrimonio ampio e scarsamente
  redditizio che porta al degrado intere zone residenziali
  pubbliche.  Certo, nel contempo sono indispensabili
  adeguate garanzie per assicurare la mobilità nel settore
  delle locazioni.
    Risulta condiviso da tutti il degrado in cui versa il
  patrimonio edilizio pubblico, dovuto anche alla bassa
  redditività degli alloggi, che non permette un'adeguata
  manutenzione da parte dell'ente gestore.  Ai canoni
  irrisori che fino ad oggi ha pagato anche chi
  dell'appartamento pubblico non aveva bisogno (essendo
  magari vistosamente in possesso di seconde case o di
  macchine lussuose) si aggiunga anche un mancato rispetto
  verso la proprietà pubblica e una diffusa mentalità,
  strettamente italiana, che ha spinto sempre gli inquilini
  a trascurare e ad abbandonare al degrado la proprietà
  altrui, anche se sostanzialmente - ed in senso lato -
  proprie.
    La delibera CIPE del 13 marzo 1995, attraverso nuovi
  criteri di economicità e di gestione del patrimonio,
  basati sull'adeguamento dei canoni di locazione al valore
  immobiliare del patrimonio e non più sul reddito degli
  assegnatari, intendeva porre rimedio ad una gestione
  deficitaria del patrimonio ed alla mancata attuazione da
  parte delle regioni del disposto di cui al comma 9
  dell'articolo 66 del decreto-legge n. 331 del 1993,
  convertito con la legge n. 427, relativo all'adeguamento
  dei canoni di locazione degli alloggi di edilizia pubblica
  con decorrenza 1 gennaio 1994.
    Non si può comunque non segnalare un
  grande limite di questa delibera, che prospetta un regime
  eccessivamente vincolistico per le regioni, non tenendo
  minimamente  conto delle diverse situazioni locali.  Da
  questo punto di vista, infatti, si presenta come
  diametralmente opposta rispetto alle proposte dell'VIII
  Commissione che vedono le regioni alquanto libere ed
  autonome nella gestione del patrimonio edilizio esistente
  e nella programmazione dei nuovi interventi.  D'altra
  parte, l'aumento della redditività degli alloggi e la
  gestione non deficitaria del patrimonio devono comunque
  prescindere dal necessario sostegno sociale alle famiglie
  ricadenti nella fascia di reddito che consente
  l'assegnazione di un alloggio di edilizia residenziale
  pubblica.  Piuttosto che operare aumenti generalizzati, che
  possono accrescere le cause di morosità (già ampiamente
  responsabili dell'attuale deficit di gestione degli
  alloggi) ed ancor prima di una vera riforma organica del
  settore, perché non provare ad incentivare le verifiche da
  parte degli enti locali e degli enti gestori sulle
  effettive condizioni degli occupanti degli alloggi e sul
  legittimo possesso del diritto di occupazione?
    Un rilevante impatto sul piano sociale presenta la
  gestione del patrimonio immobiliare degli enti
  previdenziali, visto il cospicuo patrimonio abitativo di
  cui dispongono.  L'imminente attuazione dell'articolo 3,
  comma 27, della riforma degli enti ha messo in luce tutta
  una serie di condizioni di assoluto favore di cui godono i
  fortunati assegnatari di quegli appartamenti, condizioni
  sostenute e protette dalla circolare Cristofori del 27
  novembre 1992, che ha frenato il passaggio dei relativi
  contratti di affitto dal regime di equo canone alla
  riforma dei patti in deroga.  La prospettata definizione
  delle nuove norme di gestione economica del patrimonio
  deve finalmente porre fine alla prassi dell'assoluta
  discrezionalità nell'assegnazione, con l'adozione di
  misure di pubblicizzazione delle offerte e di trasparenza
  nelle procedure di assegnazione, garantendo nel contempo
  le dovute quote di riserva in favore dei cittadini
  sottoposti a procedure di sfratto esecutivo.  La
  definizione dei criteri per la cessione degli immobili
  deve comunque trovare il giusto equilibrio tra gli interessi
 
                             Pag. 15188
 
  dei soggetti coinvolti, evitando ripercussioni negative
  sulle fasce sociali più deboli e soprattutto impedendo le
  speculazioni edilizie che possono essere generate dalle
  vendite stesse.  Occorre prestare attenzione alla
  fissazione dei criteri delle condizioni di vendita degli
  alloggi, in quanto un'applicazione cieca dei criteri di
  cui alla legge n. 570 del 1993 sulle alienazioni degli
  alloggi di edilizia residenziale pubblica (che prevede
  cospicui abbassamenti percentuali del prezzo di cessione,
  arrivando a diminuire fino al 30 per cento il già basso
  valore iniziale calcolato sulla base della rendita
  catastale) non potrà che far continuare lo scempio della
  svendita incondizionata di tutto il cospicuo patrimonio
  edilizio del paese.
    Oggi è diventato improcrastinabile rilanciare il mercato
  degli affitti per riportare ai livelli accettabili di
  mercato tanto i canoni di locazione quanto i prezzi di
  acquisto della casa.  Per far ciò occorrono misure urgenti,
  atte ad incentivare l'introduzione di strumenti
  autonomamente predisposti dalle amministrazioni locali,
  che garantiscano la mobilità dei conduttori sottoposti a
  sfratto: mi riferisco ad esempio alla diffusione della
  costituzione di agenzie di mobilità cui è affidato il
  compito di reperire alloggi da offrire, anche in via
  transitoria, a chi abbia ricevuto uno sfratto ormai
  esecutivo.  Occorrono soprattutto misure che garantiscano
  al proprietario la disponibilità del suo alloggio alla
  scadenza naturale del contratto.  I problemi abitativi del
  paese non potranno mai essere risolti senza un'adeguata
  incentivazione all'immissione nel mercato immobiliare
  (liberalizzato ed autocontrollato, svincolato da schemi,
  tabelle ed imposizioni) di un maggior numero di alloggi da
  destinare ad abitazione.  Tali alloggi in realtà esistono,
  ma sono sfitti o da recuperare oppure sommersi nel mercato
  nero, sottratti a qualsiasi responsabilità fiscale.
    In conclusione, il gruppo della lega nord ritiene
  necessario che il Governo, parallelamente ai suoi precisi
  obblighi in merito ad una revisione della gestione del
  patrimonio immobiliare degli enti previdenziali, si faccia
  carico di iniziative volte a garantire la crescita del
  mercato delle locazioni attraverso misure che favoriscano
  il recupero del patrimonio
  degli alloggi ai fini locativi.  E' necessario che il
  Governo si impegni per una revisione delle norme relative
  all'imposizione fiscale sugli immobili, prevedendo la
  semplificazione del sistema ed il decentramento
  dell'imposizione stessa, nella logica di un progressivo
  federalismo fiscale che veda, soprattutto, la precisa
  finalizzazione dell'imposizione al perseguimento di
  obiettivi coerenti con le politiche del settore abitativo
  or ora esposte  (Applausi dei deputati dei gruppi della
  lega nord e del partito popolare italiano).
 
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