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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


126841
STA0246-0036
Stenografico d'Aula n. 246 del 26 settembre 1995 (STA12-246)
(suddiviso in 50 Unità Documento)
Unità Documento n.36 (che inizia a pag.15188 dello stampato)
(il TITOLO si trova nell'Unità Documento n.6)
DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172. LAVASS
...DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172.
ENRICO INDELLI.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LORENZO ACQUARONE
ZZSTA ZZRES ZZSTA260995 ZZSTA950926 ZZSTA000995 ZZSTA000095 ZZSTA246 ZZ12 ZZDI ZZLL
    ENRICO INDELLI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, era
  ora che in quest'aula si parlasse e si discutesse di un
  problema così importante.  Dopo tanto parlare di
  Tangentopoli o di Affittopoli, di cui questa situazione è
  il frutto, finalmente viene alla luce un problema che non
  interessa soltanto alcune persone privilegiate, ma
  soprattutto la gente che quotidianamente deve confrontarsi
  con queste realtà.
    Ecco perché lo scorso gennaio ho presentato
  un'interrogazione nella quale si evidenziava come il
  decreto del ministro del lavoro che poneva in vendita
  appartamenti di proprietà dell'ENPDAP, dell'INAIL e
  dell'INPS avesse creato fra i locatari degli immobili un
  clima di grande preoccupazione seguito, come era
  facilmente prevedibile, da un coro di accorate proteste.
  Il disappunto dei locatari scaturiva e scaturisce dalla
  mancanza di chiarezza dei criteri di vendita, che
  comporterebbero prezzi al metro quadro molto più alti del
  valore degli estimi catastali, tali da risultare
  addirittura superiori a quelli di stabili simili ubicati
  nelle medesime zone.  Il disappunto deriva inoltre dalla
  confusione determinatasi sulle concrete possibilità di
  ottenere i mutui agevolati, per chi ha intenzione di
  acquistare tali immobili e, nel contempo, dalla mancanza
  di tutela per coloro che non si trovano nelle condizioni
  di acquistare.  Dobbiamo anche evidenziare che i comuni che
  dovrebbero gestire questa nuova emergenza abitativa (lo
  dimostra anche il caso di Roma, capitale d'Italia) non sono
 
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  tra l'altro stati consultati in ordine alla predisposizione dei
  piani di smobilizzo.
    L'intera operazione, di per sé, è apparsa e appare
  congegnata in modo da favorire alcuni settori speculativi
  invece di seguire un preciso piano di privatizzazione.
  Ecco perché chiedemmo allora quali iniziative urgenti e
  quali provvedimenti intendesse adottare il Governo per far
  fronte a questa situazione.  Soprattutto, si chiedeva di
  investire del problema il Parlamento.
    Oggi il Parlamento si occupa di uno scandalo che in molti
  conoscevate e di cui pochi hanno parlato.  La legge n. 573
  del 1993 disponeva l'alienazione degli immobili dei tre
  enti previdenziali più importanti, prevedendo per ciascuno
  una quota di circa mille e cinquecento miliardi.  Bisogna
  ricordare al riguardo anche la legge n. 560 del 1993, che
  regola l'alienazione dell'edilizia pubblica con questa
  frase "In conformità alle normative vigenti in materia di
  alienazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica".
  Sulla base di disposizioni di legge sono state alienate
  varie abitazioni di enti regionali e comunali con diverse
  modalità.  Rispetto al costo: una percentuale basata sulla
  rendita catastale; rispetto allo sconto: l'1 per cento per
  ogni anno di vetustà, fino a un massimo del 20 per cento;
  riduzione del 10 per cento per i pagamenti in contanti; un
  mutuo agevolato con tasso al 10 per cento per 15 anni;
  pagamento del 30 per cento del costo alla stipula del
  contratto; divieto di rivendita dell'immobile prima di
  dieci anni dall'acquisto e dal pagamento totale, con
  riduzione dell'IVA al 4 per cento ove si tratti di prima
  casa.  L'immobile non può essere alienato, restando di
  proprietà dell'ente, per tre categorie: gli
  ultrasessantenni, gli handicappati i titolari di reddito
  familiare o complessivo inferiore al limite fissato dal
  CIPE ai fini della decadenza dell'assegnazione, ove i
  soggetti non siano interessati all'acquisto per
  impossibilità finanziaria, pur rimanendo affittuari
  dell'immobile stesso con i canoni di legge.
    La nuova legge sulle pensioni ha previsto in modo
  piuttosto duro l'alienazione degli immobili degli enti
  previdenziali, che nulla ha a che vedere con le pensioni.
  E' una soluzione pericolosa e preoccupante che
  danneggia soprattutto i lavoratori e i pensionati
  incidendo negativamente sulle famiglie  con anziani e con
  handicappati accentuando i problemi della coabitazione per
  le giovani coppie.  Senza contare che si privano delle
  garanzie finanziarie le prestazioni pensionistiche aprendo
  nel contempo lo spazio ai palazzinari e a società
  immobiliari pronti a speculare sui lavoratori e sui
  pensionati costringendoli a finire in mezzo a una
  strada.
    Ecco perché l'aspetto politico-parlamentare deve ribadire
  con chiarezza e precisione tali modalità, principalmente
  in considerazione delle garanzie dovute ed accordate come
  categorie protette da queste leggi per tutte le possibili
  future alienazioni di enti pubblici statali e parastatali,
  pena l'impugnazione di un atto che sicuramente di per sé
  va contro la Costituzione.
    I tre enti previdenziali, interessati ad evitare tensioni
  sociali di vasta portata e turbative economiche nel
  mercato immobiliare, in questa fase potrebbero e
  dovrebbero poter alienare soltanto gli immobili non
  abitativi - in questo senso si sono espressi anche altri
  colleghi (mi riferisco all'emendamento cui faceva cenno
  precedentemente l'onorevole Scanu) - e quindi proprietà
  immobiliari di valore, quali cinema, teatri, terreni
  agricoli ed edificabili, stabilimenti e case di cura
  termali, aziende agrarie e sedi di partiti e sindacati,
  onde raggiungere la quota fissata di circa 1.500 miliardi,
  ricorrendo eventualmente solo in un momento successivo
  all'alienazione, secondo le norme delle leggi nn. 537 e
  560 del 1993, degli immobili ad uso abitativo
  esclusivamente di categoria A1, in quanto abitati da
  soggetti appartenenti ai ceti più facoltosi e quindi in
  grado di accedere all'acquisto.
    Occorre a mio parere costituire un unico organismo comune
  ai tre enti ed il Governo è stato investito del delicato
  argomento di una gestione efficace del patrimonio
  immobiliare, garantendo nel contempo un profitto equo
  senza mai dimenticare le finalità sociali e calmieratrici
  all'interno del mercato delle locazioni in un clima di
  liberismo non dannoso per le categorie meno protette, di
  cui le stesse leggi hanno rivendicato l'importanza.
    Ecco perché una corretta applicazione dei
 
                             Pag. 15190
 
  patti in deroga approvati dal Ministero del  lavoro
  offrirebbe nel giro di quattro o cinque anni un notevole
  introito nelle casse degli enti, come risulta dai primi
  bilanci in proposito.  Comunque qualsiasi soluzione non può
  prescindere dalla valutazione del reddito familiare ai
  fini di un introito fiscale equo.  Per esempio i patti in
  deroga ministeriali potrebbero essere applicati anche con
  gradualità più ristretta esclusivamente alle persone con
  fasce di reddito non superiori ai 50-60 milioni annui.
  Oltre tali limiti di reddito potrebbe essere creato un
  libero mercato, ma graduale (si deve tener presente che
  sulla base di conti che sono stati effettuati, anche se in
  maniera approssimativa, l'applicazione delle sole norme e
  di patti in deroga comporterebbe un aumento immediato
  dell'inflazione in misura superiore all'1 per cento).
    Voglio ricordare ai colleghi che l'INPS non può non
  valutare che il patrimonio immobiliare da alienare
  rappresenta una parte del proprio fondo di riserva
  tecnica, che per legge garantisce le prestazioni dovute.
  Ciò vale per tutti gli enti assicurativi e previdenziali,
  pubblici e privati, tanto più che il regime a ripartizione
  dell'INPS non esiste di fatto, in quanto il deficit
  cronico, dovuto innanzittutto alle prestazioni
  assistenziali e non a quelle previdenziali, annulla tutte
  le caratteristiche tecniche e finanziarie sulle quali si
  basa un regime a ripartizione, nel quale le entrate
  dovrebbero coprire tutte le uscite.
    L'assurdità della proposta di alienazione di parte di
  immobili dell'INPS è comprovata anche dall'ipotesi della
  necessità di un graduale e parziale passaggio per le
  pensioni integrative alla capitalizzazione dell'INPS.  Ecco
  perché ricordo la proposta del Governatore della Banca
  d'Italia Fazio di riportare questo istituto alla sua vera
  funzione socio-assicurativa, togliendogli le infinite ed
  arbitrarie prestazioni ed elargizioni assistenziali, che
  sono proprie dello Stato e quindi del fisco.  Solo così
  l'INPS potrà tornare in attivo e provvedere esclusivamente
  all'erogazione delle pensioni.
    D'altra parte, giuridicamente si ritiene che il diritto di
  disporre e quindi di alienare gli immobili dell'INPS
  competa esclusivamente
  ai lavoratori contribuenti, legittimi proprietari di tali
  immobili.  Solo un referendum tra i lavoratori ed i
  pensionati potrebbe disporre degli stessi: lo Stato invece
  può disporre solo di quelli al cui acquisto ha contribuito
  totalmente o parzialmente ma in misura notevole.  Ogni
  forma coatta di alienazione degli immobili dell'INPS di
  per sé rimette tutto in discussione di fronte alla Corte
  costituzionale.
    Valutando il patrimonio immobiliare degli enti
  previdenziali emerge che l'INPS dispone di una percentuale
  minima di beni: 5.500 appartamenti rispetto al quasi
  decuplo dell'INPDAP, al quintuplo dell'INPDAI, ai 15 mila
  appartamenti dell'INAIL ai 15 mila dell'ENASARCO e ai 15
  mila dell'ENPAM.  L'INPS è dunque l'istituto più povero di
  proprieta immobiliari.  Una parte di esse è situata nei
  centri storici, in quanto acquisita in epoche remote dalla
  Cassa di previdenza nel 1880, poi dall'INPS durante il
  ventennio fascista e successivamente dal 1945 ad oggi.
  Questo patrimonio era indispensabile, lo ricordo, per
  legge, in quanto rappresentava, a regime di
  capitalizzazione, il fondo di riserva tecnico
  dell'istituto alla pari degli enti assicurativi.  Le
  prestazioni integrative istituende e il fasullo regime a
  ripartizione esistente ci fanno esprimere per la non
  alienazione del patrimonio immobiliare dell'INPS ad
  eccezione, come ho detto, se lo si vuole, di altri
  patrimoni immobiliari non ad uso di alloggi sociali.
  Questa forzosa alienazione risulterebbe vantaggiosa per
  speculazioni private, ma non per le fasce sociali meno
  abbienti.
    L'INPS, nel 1994, ha incassato sei miliardi dal suo
  patrimonio immobiliare.  Con i patti in deroga potrebbe
  incassare quasi i due quarti nel giro di 3-4 anni.
    Volevo ricordare alcuni parametri europei.  Rispetto alle
  percentuali degli alloggi sociali in affitto, l'Italia ha,
  insieme con la Spagna, la percentuale degli alloggi
  sociali più bassa rispetto a quella molto alta, del 78 per
  cento, del Regno Unito, del 63 per cento dei Paesi Bassi,
  del 46 per cento della Francia e del 49 per cento della
  Danimarca.  Noi abbiamo infatti solo il 25 per cento di
  alloggi sociali, superando di poco la Spagna all'11 per
  cento.
    Questi dati, riportati sui giornali, e quindi
 
                             Pag. 15191
 
  di  facile lettura per tutti i cittadini, devono far
  ricordare che in alcuni paesi l'occupazione di tipo
  sociale è superiore a quella di tipo privato - vedi la
  Gran Bretagna, i Paesi Bassi e l'Irlanda - perché in
  questi ha luogo l'espropriazione di terreni da parte dello
  Stato a scopo sociale, l'abusivismo è quasi completamente
  inesistente e la speculazione sui terreni fabbricabili è
  una conseguenza relativa.  Mentre in altri paesi, come la
  Danimarca, la Francia e la Germania, l'occupazione di tipo
  sociale è quasi equivalente a quella privata - quindi la
  politica sociale o di libero mercato sono equilibrati,
  senza abusivismo e speculazione sui terreni edificabili -,
  noi, come la Spagna, il Portogallo, la Grecia e,
  stranamente, nel nord Europa la Danimarca, abbiamo
  un'occupazione di tipo sociale di molto inferiore rispetto
  a quella privata.  Abbiamo davanti agli occhi l'immenso
  abusivismo e le frequenti speculazioni di gruppi di potere
  sui terreni fabbricabili.  L'intervento dello Stato in
  questa situazione è di per sé inesistente.  L'unica trincea
  calmieratrice potrebbe essere una corretta applicazione
  riguardo alla dismissione o all'alienazione delle casse
  degli enti previdenziali e comunali.
    Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor ministro, ci
  si è proposto di valutare oltre alle mozioni oggi al
  nostro esame una proposta di legge in base alla quale,
  attraverso l'alienazione degli alloggi degli enti
  previdenziali, garantire l'accesso immediato all'alloggio
  sia agli inquilini che ne hanno la possibilità economica
  sia a coloro di più limitate possibilità per i quali si
  prevede l'acquisto a tassi fissi di particolare
  convenienza.  Per gli inquilini che rientrano nelle
  categorie dei percettori di reddito inferiore al doppio di
  quello fissato dal CIPE ai fini della decadenza dal
  diritto all'assegnazione, oppure per gli
  ultrasessantacinquenni o portatori di handicap, come ho
  ricordato, bisognerebbe assicurare la permanenza in
  affitto con canoni sostanzialmente in linea con quello
  vigente in regime di equo canone.
    E' necessario altresi ricordare che, al fine di
  contribuire in modo deciso al recupero del patrimonio
  edilizio ed urbanistico esistente, si proporrebbe che il
  40 per cento delle risorse rese disponibili dalla vendita
  degli alloggi degli enti venga destinato al  recupero del
  suddetto patrimonio, disciplinando la successiva vendita
  degli alloggi soprattutto per quanto riguarda i centri
  storici.
    Risultando oggi chiaro il ruolo sociale degli enti
  previdenziali, è inopportuno e ingiustificato decidere di
  arrivare alla dismissione del patrimonio abitativo se
  prima non viene fatta chiarezza in Parlamento a livello
  governativo e soprattutto di opinione pubblica.  Noi siamo
  contrari ai processi sommari, ma riteniamo, come altri in
  quest'aula, che si possa pervenire ad una democrazia di
  scelta e di partecipazione.  La scarsa capacità di acquisto
  degli inquilini lascia il campo aperto alle grandi
  immobiliari ed alle facili speculazioni.
    Queste sono le ragioni per le quali riteniamo che
  sottrarre un patrimonio a tale funzione sociale, con
  evitabili liberi aumenti dei canoni, aprirebbe una
  speculazione incontrollabile.  Riteniamo inoltre che
  l'acquisto di alloggi debba essere una libera scelta degli
  inquilini, regolamentata a seconda delle legislazioni che
  andremo a predisporre; ma chi non può acquistarli, deve
  avere il diritto di rimanere negli stessi alloggi se è in
  possesso dei requisiti per il diritto all'assegnazione.
    Signor ministro, vorrei infine ricordarle la necessità di
  utilizzare fondi ex GESCAL per l'acquisto di tale
  patrimonio da parte di molti comuni.  A nostro avviso, il
  patrimonio alloggiativo pubblico dovrebbe essere
  ulteriormente sviluppato.  Queste sono le ragioni per cui i
  membri del patto dei democratici e del gruppo dei
  democratici hanno assunto una posizione rivolta alla
  tutela non solo delle categorie più deboli, ma anche e
  soprattutto di quella fascia sociale, la più esposta, che
  rappresenta la maggioranza degli italiani e che percepisce
  un reddito lordo al di sotto dei 70 milioni annui.
    Questi sono i motivi che ci portano a ritenere che
  Affittopoli ed il dibattito che si sta svolgendo in
  quest'aula debbano avere una giusta attenzione, seppur
  limitata al problema oggetto di discussione, che dovrà
  spingere questo Parlamento ed il Governo ad assumersi
  l'impegno a portarlo a soluzione.  (Applausi)
 
DATA=950926 FASCID=STA12-246 TIPOSTA=STA LEGISL=12 NCOMM= SEDE= NSTA=0246 TOTPAG=0048 TOTDOC=0050 NDOC=0036 TIPDOC=O DOCTIT=0006 COMM= FDI PAGINIZ=0032 RIGINIZ=056 PAGFIN=0035 RIGFIN=083 UPAG=NO PAGEIN=15188 PAGEFIN=15191 SORTRES=9509263 SORTDDL= FASCIDC=12STA 00246 SORTNAV=59509262 00246 200000 ZZSTA246 NDOC0036 TIPDOCO DOCTIT0006 NDOC0006



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