| STEFANO PODESTA'. Signor Presidente, cari colleghi, mi
pare che l'atmosfera esistente in aula induca alla
pacatezza e a svolgere riflessioni di carattere generale.
E' per questo che io darò una lettura prevalentemente
politica del problema di cui ci stiamo occupando, senza
scendere in tecnicismi che probabilmente interesserebbero
una parte limitata di un già limitato uditorio.
La lettera dell'onorevole D'Alema a la Repubblica
degli inizi di settembre a proposito del suo
coinvolgimento personale nella vicenda di Affittopoli
testimonia assai bene il timore che essa si trasformi in
un pericoloso argomento elettorale. La destra a sua volta,
cavalcando questo pseudoscandalo di regime in modo che -
eufemisticamente - definirei deciso, non percepisce
l'inopportunità di allarmare l'elettorato moderato che
pretende fatti e serenità ed è stanco di scandali e di
polemiche.
Galli della Loggia ha sostenuto la seguente tesi su il
Corriere della Sera di sabato 2 settembre:
"Affittopoli è figlia di una oligarchia iniziata ai tempi
del fascismo, costituita dai partiti-Stato, dai sindacati,
dai giornalisti e dall'alta burocrazia pubblica. Questa
oligarchia si sarebbe concessa grandi e piccoli favori
utilizzando a fini privati risorse pubbliche, dai quali
sono esclusi la maggior parte dei cittadini". Tale tesi mi
appare largamente incompleta. Posto che il fascismo sia
stato la culla del sistema, il successivo regime
consociativo non avrebbe retto per cinquant'anni se si
fosse limitato alle categorie citate dal Galli della
Loggia. In realtà, vi erano favori per tutti: per i grandi
imprenditori, grazie alle commesse pubbliche, agli
incentivi fiscali, alle operazioni societarie, ai ricchi
stimoli finanziari ed alle localizzazioni socialmente
appropriate degli impianti produttivi; per i piccoli
imprenditori ed i lavoratori autonomi, grazie alla libertà
di evadere massicciamente gli obblighi fiscali. Per non
parlare dei fringe benefits di tutti i dirigenti
privati, per lungo tempo fiscalmente deducibili in modo
integrale: dall'auto alla casa, dai prestiti a tassi di
favore alle polizze assicurative gratuite. E a chi sono
intestati, se non a società di capitale, ville, aerei e
yacht che grandi e medi imprenditori utilizzano per
fini non certo aziendali? Nel caso di specie non vale
l'obiezione che si tratta di soldi privati, perché, in
realta, i costi finiscono in bilancio, gli utili si
comprimono e le imposte si riducono al lumicino. Alla
fine, costituiscono minori entrate per lo Stato!
E i lavoratori dipendenti non hanno avuto per caso i loro
bravi ammortizzatori sociali e, sinora, pensioni d'annata?
Pensando in particolare ai lavoratori pubblici, siamo
sicuri che proprio tutti si guadagnino alacremente il loro
sia pur misero stipendio? Colleghi, due milioni di
miliardi di debito pubblico non si producono solo rubando,
quindi il regime è stato, ed è, globale, generale e
produce, secondo i casi, minori entrate o eccessi di
spesa, con buona pace di chi predica l'equilibrio del
bilancio dello Stato!
Ma c'è dell'altro: non mi pare di aver visto tra gli
inquilini incriminati i nomi dei grandi "tangentari" e
quindi, tranne rarissime eccezioni, i nomi di ex
democristiani o di ex craxiani; costoro non avevano
bisogno né delle case dell'INPS né di quelle dell'INPDAI!
La classe dirigente dell'attuale centrosinistra,
superstite del vecchio regime, e qualche raro esponente
della destra, si sono dunque accontentati delle briciole,
cogliendo nel settore in cui erano inseriti, cioè quello
pubblico, quello che i dirigenti aziendali hanno, senza
scandalo, nel settore privato. La sinistra, in
particolare, era, ed è, di più modeste pretese rispetto ai
"tangentari", ma anche vittima della propria cultura
precapitalistica, che predica la povertà, il sacrificio e
l'eguaglianza a prescindere dal merito. Ma perché mai
Cofferati deve guadagnare quanto un metalmeccanico, quello
stesso metalmeccanico che non contesta che il suo
direttore generale guadagni il decuplo rispetto a lui? Le
colpe della sinistra e di molti cattolici sono il migliore
alimento della stampa scandalistica. D'Alema predica
l'avvento di un paese normale: bene, abbia allora il
coraggio di dire che un paese normale ha bisogno di
élites, perché ha bisogno di persone con capacità
superiori alla media e in grado di assumersi grandi e
gravi responsabilità! Queste doti non comuni
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in regime di mercato vanno adeguatamente remunerate: lo
sfascio della nostra burocrazia è anche dovuto al fatto
che i migliori hanno seguito carriere diverse. Quanto ai
politici non si vede perché debbano vivere monasticamente
e i falsi Savonarola, come il dottor Feltri, abbiano il
coraggio di rivelare al loro pubblico che guadagnano il
decuplo di un Presidente del Consiglio!
Se queste osservazioni vengono accolte come un punto di
vista neutrale, mi si consenta anche di suggerire a tutti
grande prudenza politica. Se si andasse alle urne nei
prossimi due o tre mesi Affittopoli sarebbe, se
strumentalizzata una brutta "gatta da pelare", per tutti;
miscelata con la riforma delle pensioni, con la
finanziaria, con la situazione del Mezzogiorno, rischia
infatti di creare una deflagrazione demagogica di cui
dubito qualcuno possa appropriarsi facendo il bene del
paese. Purtroppo a peggiorare le cose si sono messi i
politici e i sindacalisti, che, invece di fornire
spiegazioni di ampio respiro a giornalisti ansiosi di
scandali, si sono comportati come bambini sorpresi con le
mani nel vaso della marmellata. Abbiamo letto tutti
giustificazioni "impolitiche" del tipo: "Io pago l'equo
canone"; "Abito nella casa da vent'anni"; "Mi hanno
consegnato una casa fatiscente ed ho speso moltissimo per
ristrutturarla". Cari colleghi, sarebbe stato meglio
tacere, oppure ammettere apertamente, facendolo capire,
che nessuno in un sistema come quello della prima
Repubblica era necessariamente immune dall'approfittare di
favori e privilegi, anche piccoli, se non economicamente
insignificanti. Insomma sarebbe stato meglio rispondere a
muso duro che chi è senza peccato scagli la prima pietra,
sottolineando la grandissima malafede di chi accomuna
Affittopoli a Tangentopoli. Non mi risulta, a questo
proposito, che De Lorenzo, Andreotti o Cirino Pomicino
abitino in case INPS né che Hammamet appartenga
all'INPDAI.
E' stato ingenuo chi ha tentato di sottrarsi al problema
minimizzando il proprio caso personale; tutti hanno goduto
e godono, anche se in ben diversa misura, di favori e
privilegi ovvero, usando parole più grosse, degli effetti
di clientelismo e assitenzialismo.
Ridicola in proposito è la tesi secondo la quale i
parlamentari del vecchio sistema avrebbero difeso ad
oltranza l'equo canone per trarne benefici personali, così
come è ridicolo pensare che se gli affitti fossero più
alti ipso facto si risolverebbero i problemi
dell'INPS. Magari fosse così; in realtà tutti gli immobili
non rendono nulla, come ben sanno le compagnie di
assicurazione private, che da più di quindici anni stanno
liquidando (ormai hanno terminato di liquidarlo) il loro
patrimonio immobiliare.
E' ridicolo affermare che solo certe forze politiche sono
responsabili del disastro nazionale e fare di Affittopoli
uno dei casi decisivi ai fini della creazione di tale
disastro. E' inoppugnabile che gli italiani vogliono il
cambiamento, ma è difficile che ciò possa giungere loro
dalla sinistra, almeno fintanto che essa si ostinerà a
fare la guardia all'esistente (mi riferisco a certe parti
della Costituzione) e non abbandonerà quella mentalità
egualitaristica che premia solo i peggiori. Che il
cambiamento possa arrivare dalla destra mi pare
altrettanto fuori discussione; Berlusconi ormai è alla
destra di Fini, chiede per sé poteri presidenziali più
ampi di quelli che aveva Mussolini nel ventennio, il suo è
un partito virtuale basato sul mito del capo. Sono
cambiati i numeri: dagli otto milioni di baionette siamo
passati alle tre reti televisive.
Quanto ad alleanza nazionale, è stata abile a non pagare
nulla per la sua legittimazione, ma se resta
all'opposizione si sostanzia nel partito di Fini,
disperatamente teso ad imitare l'alleato di Arcore di cui
subisce l'innegabile fascino. Se alleanza nazionale va al
governo diventa il partito di Tatarella, il democristiano
più DOC che abbiamo in Italia! A destra, dunque, dietro le
petizioni di nuovismo c'è la conservazione
economico-sociale, come dall'altra parte c'è la
conservazione istituzionale inasprita da uno spirito di
rivalsa direi giustamente coltivato per mezzo secolo;
all'inizio dell'oligarchia furono proprio gli esponenti
del filone politico da cui deriva alleanza nazionale, oggi
estinto, a godere in esclusiva di favori e privilegi.
Rimanere (o essere esclusi) fuori del giro per tanto
tempo, errore politico di chi ha governato negli ultimi
cinquant'anni ha generato
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sentimenti forti, volti ad inasprire anche gli animi più
pacifici.
Cari colleghi, Affittopoli è un brutto episodio che nuoce
al paese; seppelliamolo in fretta, provvedendo perché non
abbia a ripetersi.
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