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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


126843
STA0246-0038
Stenografico d'Aula n. 246 del 26 settembre 1995 (STA12-246)
(suddiviso in 50 Unità Documento)
Unità Documento n.38 (che inizia a pag.15192 dello stampato)
(il TITOLO si trova nell'Unità Documento n.6)
DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172. LAVASS
...DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172.
STEFANO PODESTA'.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LORENZO ACQUARONE
ZZSTA ZZRES ZZSTA260995 ZZSTA950926 ZZSTA000995 ZZSTA000095 ZZSTA246 ZZ12 ZZDI ZZLL
    STEFANO PODESTA'.  Signor Presidente, cari colleghi, mi
  pare che l'atmosfera esistente in aula induca alla
  pacatezza e a svolgere riflessioni di carattere generale.
  E' per questo che io darò una lettura prevalentemente
  politica del problema di cui ci stiamo occupando, senza
  scendere in tecnicismi che probabilmente interesserebbero
  una parte limitata di un già limitato uditorio.
    La lettera dell'onorevole D'Alema a  la Repubblica
    degli inizi di settembre a proposito del suo
  coinvolgimento personale nella vicenda di Affittopoli
  testimonia assai bene il timore che essa si trasformi in
  un pericoloso argomento elettorale.  La destra a sua volta,
  cavalcando questo pseudoscandalo di regime in modo che -
  eufemisticamente - definirei deciso, non percepisce
  l'inopportunità di allarmare l'elettorato moderato che
  pretende fatti e serenità ed è stanco di scandali e di
  polemiche.
    Galli della Loggia ha sostenuto la seguente tesi su il
  Corriere della Sera  di sabato 2 settembre:
  "Affittopoli è figlia di una oligarchia iniziata ai tempi
  del fascismo, costituita dai partiti-Stato, dai sindacati,
  dai giornalisti e dall'alta burocrazia pubblica.  Questa
  oligarchia si sarebbe concessa grandi e piccoli favori
  utilizzando a fini privati risorse pubbliche, dai quali
  sono esclusi la maggior parte dei cittadini".  Tale tesi mi
  appare largamente incompleta.  Posto che il fascismo sia
  stato la culla del sistema, il successivo regime
  consociativo non avrebbe retto per cinquant'anni se si
  fosse limitato alle categorie citate dal Galli della
  Loggia.  In realtà, vi erano favori per tutti: per i grandi
  imprenditori, grazie alle commesse pubbliche, agli
  incentivi fiscali, alle operazioni societarie, ai ricchi
  stimoli finanziari ed alle localizzazioni socialmente
  appropriate degli impianti produttivi; per i piccoli
  imprenditori ed i lavoratori autonomi, grazie alla libertà
  di evadere massicciamente gli obblighi fiscali.  Per non
  parlare dei  fringe benefits  di tutti i dirigenti
  privati, per lungo tempo fiscalmente deducibili in modo
  integrale: dall'auto alla casa, dai prestiti a tassi di
  favore alle polizze assicurative gratuite.  E a chi sono
  intestati, se non a società di capitale, ville,  aerei e
  yacht  che grandi e medi imprenditori utilizzano per
  fini non certo aziendali?  Nel caso di specie non vale
  l'obiezione che si tratta di soldi privati, perché, in
  realta, i costi finiscono in bilancio, gli utili si
  comprimono e le imposte si riducono al lumicino.  Alla
  fine, costituiscono minori entrate per lo Stato!
    E i lavoratori dipendenti non hanno avuto per caso i loro
  bravi ammortizzatori sociali e, sinora, pensioni d'annata?
  Pensando in particolare ai lavoratori pubblici, siamo
  sicuri che proprio tutti si guadagnino alacremente il loro
  sia pur misero stipendio?  Colleghi, due milioni di
  miliardi di debito pubblico non si producono solo rubando,
  quindi il regime è stato, ed è, globale, generale e
  produce, secondo i casi, minori entrate o eccessi di
  spesa, con buona pace di chi predica l'equilibrio del
  bilancio dello Stato!
    Ma c'è dell'altro: non mi pare di aver visto tra gli
  inquilini incriminati i nomi dei grandi "tangentari" e
  quindi, tranne rarissime eccezioni, i nomi di ex
  democristiani o di ex craxiani; costoro non avevano
  bisogno né delle case dell'INPS né di quelle dell'INPDAI!
  La classe dirigente dell'attuale centrosinistra,
  superstite del vecchio regime, e qualche raro esponente
  della destra, si sono dunque accontentati delle briciole,
  cogliendo nel settore in cui erano inseriti, cioè quello
  pubblico, quello che i dirigenti aziendali hanno, senza
  scandalo, nel settore privato.  La sinistra, in
  particolare, era, ed è, di più modeste pretese rispetto ai
  "tangentari", ma anche vittima della propria cultura
  precapitalistica, che predica la povertà, il sacrificio e
  l'eguaglianza a prescindere dal merito.  Ma perché mai
  Cofferati deve guadagnare quanto un metalmeccanico, quello
  stesso metalmeccanico che non contesta che il suo
  direttore generale guadagni il decuplo rispetto a lui?  Le
  colpe della sinistra e di molti cattolici sono il migliore
  alimento della stampa scandalistica.  D'Alema predica
  l'avvento di un paese normale: bene, abbia allora il
  coraggio di dire che un paese normale ha bisogno di
  élites,  perché ha bisogno di persone con capacità
  superiori alla media e in grado di assumersi grandi e
  gravi responsabilità!  Queste doti non comuni
 
                             Pag. 15193
 
  in regime di mercato vanno adeguatamente remunerate: lo
  sfascio della nostra burocrazia è anche dovuto al fatto
  che i migliori hanno seguito carriere diverse.  Quanto ai
  politici non si vede perché debbano vivere monasticamente
  e i falsi Savonarola, come il dottor Feltri, abbiano il
  coraggio di rivelare al loro pubblico che guadagnano il
  decuplo di un Presidente del Consiglio!
    Se queste osservazioni vengono accolte come un punto di
  vista neutrale, mi si consenta anche di suggerire a tutti
  grande prudenza politica.  Se si andasse alle urne nei
  prossimi due o tre mesi Affittopoli sarebbe, se
  strumentalizzata una brutta "gatta da pelare", per tutti;
  miscelata con la riforma delle pensioni, con la
  finanziaria, con la situazione del Mezzogiorno, rischia
  infatti di creare una deflagrazione demagogica di cui
  dubito qualcuno possa appropriarsi facendo il bene del
  paese.  Purtroppo a peggiorare le cose si sono messi i
  politici e i sindacalisti, che, invece di fornire
  spiegazioni di ampio respiro a giornalisti ansiosi di
  scandali, si sono comportati come bambini sorpresi con le
  mani nel vaso della marmellata.  Abbiamo letto tutti
  giustificazioni "impolitiche" del tipo: "Io pago l'equo
  canone"; "Abito nella casa da vent'anni"; "Mi hanno
  consegnato una casa fatiscente ed ho speso moltissimo per
  ristrutturarla".  Cari colleghi, sarebbe stato meglio
  tacere, oppure ammettere apertamente, facendolo capire,
  che nessuno in un sistema come quello della prima
  Repubblica era necessariamente immune dall'approfittare di
  favori e privilegi, anche piccoli, se non economicamente
  insignificanti.  Insomma sarebbe stato meglio rispondere a
  muso duro che chi è senza peccato scagli la prima pietra,
  sottolineando la grandissima malafede di chi accomuna
  Affittopoli a Tangentopoli.  Non mi risulta, a questo
  proposito, che De Lorenzo, Andreotti o Cirino Pomicino
  abitino in case INPS né che Hammamet appartenga
  all'INPDAI.
    E' stato ingenuo chi ha tentato di sottrarsi al problema
  minimizzando il proprio caso personale; tutti hanno goduto
  e godono, anche se in ben diversa misura, di favori e
  privilegi ovvero, usando parole più grosse, degli effetti
  di clientelismo e assitenzialismo.
  Ridicola in proposito è la tesi secondo la  quale i
  parlamentari del vecchio sistema avrebbero difeso ad
  oltranza l'equo canone per trarne benefici personali, così
  come è ridicolo pensare che se gli affitti fossero più
  alti  ipso facto  si risolverebbero i problemi
  dell'INPS.  Magari fosse così; in realtà tutti gli immobili
  non rendono nulla, come ben sanno le compagnie di
  assicurazione private, che da più di quindici anni stanno
  liquidando (ormai hanno terminato di liquidarlo) il loro
  patrimonio immobiliare.
    E' ridicolo affermare che solo certe forze politiche sono
  responsabili del disastro nazionale e fare di Affittopoli
  uno dei casi decisivi ai fini della creazione di tale
  disastro.  E' inoppugnabile che gli italiani vogliono il
  cambiamento, ma è difficile che ciò possa giungere loro
  dalla sinistra, almeno fintanto che essa si ostinerà a
  fare la guardia all'esistente (mi riferisco a certe parti
  della Costituzione) e non abbandonerà quella mentalità
  egualitaristica che premia solo i peggiori.  Che il
  cambiamento possa arrivare dalla destra mi pare
  altrettanto fuori discussione;  Berlusconi ormai è alla
  destra di Fini, chiede per sé poteri presidenziali più
  ampi di quelli che aveva Mussolini nel ventennio, il suo è
  un partito virtuale basato sul mito del capo.  Sono
  cambiati i numeri: dagli otto milioni di baionette siamo
  passati alle tre reti televisive.
    Quanto ad alleanza nazionale, è stata abile a non pagare
  nulla per la sua legittimazione, ma se resta
  all'opposizione si sostanzia nel partito di Fini,
  disperatamente teso ad imitare l'alleato di Arcore di cui
  subisce l'innegabile fascino.  Se alleanza nazionale va al
  governo diventa il partito di Tatarella, il democristiano
  più DOC che abbiamo in Italia!  A destra, dunque, dietro le
  petizioni di nuovismo c'è la conservazione
  economico-sociale, come dall'altra parte c'è la
  conservazione istituzionale inasprita da uno spirito di
  rivalsa direi giustamente coltivato per mezzo secolo;
  all'inizio dell'oligarchia furono proprio gli esponenti
  del filone politico da cui deriva alleanza nazionale, oggi
  estinto, a godere in esclusiva di favori e privilegi.
  Rimanere (o essere esclusi) fuori del giro per tanto
  tempo, errore politico di chi ha governato negli ultimi
  cinquant'anni ha generato
 
                             Pag. 15194
 
  sentimenti forti, volti ad inasprire anche gli  animi più
  pacifici.
    Cari colleghi, Affittopoli è un brutto episodio che nuoce
  al paese; seppelliamolo in fretta, provvedendo perché non
  abbia a ripetersi.
 
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