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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


126845
STA0246-0040
Stenografico d'Aula n. 246 del 26 settembre 1995 (STA12-246)
(suddiviso in 50 Unità Documento)
Unità Documento n.40 (che inizia a pag.15194 dello stampato)
(il TITOLO si trova nell'Unità Documento n.6)
DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172. LAVASS
...DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172.
ENZO SAVARESE.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LORENZO ACQUARONE
ZZSTA ZZRES ZZSTA260995 ZZSTA950926 ZZSTA000995 ZZSTA000095 ZZSTA246 ZZ12 ZZDI ZZLL
    ENZO SAVARESE.  Signor Presidente, signor ministro, undici
  colleghi presenti, credo che il problema di Affittopoli
  sia serio, probabilmente equivalente a quello di
  Tangentopoli.
    A mio giudizio tutti noi dobbiamo ringraziare Feltri per
  la sua campagna di moralizzazione (mi dispiace, collega
  Podestà): è stato portato alla luce quello che forse è il
  più odioso dei privilegi della prima Repubblica.
    La prima Repubblica nel settore delle abitazioni è
  riuscita a realizzare qualcosa di simile al doppio mercato
  nei paesi dell'Europa orientale e della Russia prima della
  perestroika;  quelli del partito, quelli legati
  all'intellighenzia che chiedevano, che potevano avere, che
  avevano le case, e gli altri che si arrangiavano sul
  mercato nero, il mercato libero.  Chi di voi ha cercato un
  alloggio sa quanto fosse difficile trovarlo in un paese
  che volutamente non ha perseguito una politica della casa
  negli ultimi quarant'anni.  Dai tempi in cui un grande
  attore, Totò, faceva un film in cui veniva rappresentato
  il dramma della coabitazione, e poi in altri momenti,
  cercare una casa nel nostro paese è sempre stata
  un'impresa disperata.
    Pensiamo al meccanismo della HLM,  habitation à loyer
  modéré  francesi, che dovrebbero essere l'equivalente di
  quelle dei nostri IACP: ebbene tale sistema in Francia ha
  funzionato dando spazio ad un'edilizia residenziale che
  potesse soddisfare le esigenze abitative dei meno
  abbienti; invece da noi non ha funzionato, in Italia si è
  privilegiata la furbizia, l'amicizia, le cosche e le mafie
  (anche in questo caso sono mafie, non esistono solo quelle
  delle quali si discute oggi a Palermo, probabilmente
  incautamente).
    Per anni, con un complice assenso del partito di
  maggioranza relativa e delle opposizioni dell'epoca, in un
  disegno consociativo,
  si è fatto del problema della casa uno strumento per
  tacitare gli amici, i  clientes,  le corti; si dava
  quindi la casa a chi faceva parte di un determinato gruppo
  politico, a chi era amico di quell'assessore, di quel
  consigliere comunale, di quel direttore generale.
    Ricordo, signor Presidente, quando giunto a Roma dopo
  dieci anni di vita all'estero, provai a cercare casa.
  Andai da mio nonno, che abitava in una casa dell'INA; il
  portiere mi disse: "dotto', o lei è raccomandato oppure in
  questa casa non c'entra".  In quel palazzo abitano Rocco
  Buttiglione e funzionari del Ministero del lavoro; in
  quello come in altri palazzi abita molta gente!
    Ritengo che, se si vuole portare avanti un'opera di
  rinnovamento autentico, occorra avere il coraggio di
  assumersi le proprie responsabilità.  Mi è dispiaciuto
  notare l'attegiamento di fastidio assunto da D'Alema, da
  Veltroni, da D'Antoni, che si è dovuto installare la
  "Jacuzzi" nella casa ai Parioli a poco più di un milione
  al mese.  Non sono questi i segnali che il paese si aspetta
  da noi; forse sarebbe stato più opportuno, sicuramente più
  onesto, ammettere che tutto ciò è vero, che tale era il
  sistema nel quale avete, hanno, abbiamo vissuto per
  cinquant'anni e quindi, come altri si è approfittato della
  situazione.  Invece, non è stato cosi.
    In interventi precedenti ho sentito accenni al fatto che
  vi sono case che non consentono redditività agli enti, i
  quali differenziano la loro gestione del patrimonio.  Anche
  in ciò consiste il problema: dovremmo disporre di una
  disciplina in materia, dovremmo dare disposizioni (e noi,
  in quanto parlamentari, possiamo e dobbiamo intervenire in
  tal senso) agli enti previdenziali affinché investano là
  dove si crea ricchezza, cioè nel mercato mobiliare.  Chi
  conosce la realtà dei paesi più avanzati da un punto di
  vista economico ed industriale, sa che è questo il campo
  in cui si investe.  Non credo che i fondi pensione
  americani investano in immobili; essi investono in Borsa.
  Vi è un'espressione americana tipica:  widow and
  orphan;  i fondi, cioè, investono in titoli sicuri per
  le vedove e per gli orfani.  Da noi, invece, si è investito
  nel mattone per condurre una politica clientelare.  Quando
  leggo che l'ente al quale
 
                             Pag. 15195
 
  appartenevo come dirigente di azienda, l'INPDAI, ha un
  ritorno inferiore all'1 per cento  sul proprio
  investimento, mi domando che cosa abbiano fatto se non
  clientelismo e demagogia, i dirigenti di questo e di altri
  enti negli anni passati.
      Il Governo deve compiere allora un atto di coraggio, deve
  ribadire una posizione che non sia di semplice condanna
  (con le condanne si fa poco, non è infatti aumentando
  l'affitto a D'Alema di 500 mila lire o di un milione al
  mese che si risolve il problema), ripensando una politica
  abitativa che dia la casa a chi ne ha veramente bisogno e
  non tassi le prime case.
    Signori rappresentanti del Governo, leggo oggi sul
  giornale di inasprimenti dell'ICI.  Ma che senso ha colpire
  il lavoratore che si è comprato la prima casa, il
  risparmio individuale?  Tassiamo, come è giusto che sia
  (perché la solidarietà è qualcosa che dovrebbe unire
  tutti), le grandi plusvalenze, le società che investono
  ostinatamente nel mercato immobiliare per lucrare sugli
  aumenti di valore dell'immobile, e non per dare casa
  incassando quanto necessario e legittimo in base al valore
  dell'immobile stesso.  Queste sono scelte di politica
  abitativa e dispiace, in un paese in cui la percentuale
  dei proprietari è del 75-80 per cento, vedere i poveracci
  che cercano disperatamente - chiedendo, raccomandandosi -
  i 60, 70 metri quadrati di casa nelle tristi periferie
  urbane, mentre i pochi fortunati godono di alloggi
  privilegiati nei centri storici, nelle zone più esclusive
  delle città.
    Da parte nostra e del Governo serve allora il coraggio per
  ricominciare una seria politica della casa.
 
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