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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


126847
STA0246-0042
Stenografico d'Aula n. 246 del 26 settembre 1995 (STA12-246)
(suddiviso in 50 Unità Documento)
Unità Documento n.42 (che inizia a pag.15195 dello stampato)
(il TITOLO si trova nell'Unità Documento n.6)
DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172. LAVASS
...DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172.
MARIA GABRIELLA PINTO.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LORENZO ACQUARONE
ZZSTA ZZRES ZZSTA260995 ZZSTA950926 ZZSTA000995 ZZSTA000095 ZZSTA246 ZZ12 ZZDI ZZLL
    MARIA GABRIELLA  PINTO.  Signor ministro, onorevoli
  colleghi, l'opportunità offertaci dalla discussione di
  oggi, dovuta ad un'encomiabile iniziativa dei colleghi
  riformatori, è di estrema importanza, soprattutto perché
  la situazione che viene portata all'esame di quest'aula ci
  appare paradigmatica rispetto
  a quell'assetto di potere che ha rappresentato e
  rappresenta un grave peso per il  nostro paese, o meglio
  una sorta di zavorra che lo trascina sempre più in
  profondità, senza permettergli di muoversi liberamente,
  per esplicare tutte le sue potenzialità.  Si tratta di un
  sistema di potere che ha le sue radici, o meglio il suo
  humus,  in quella democrazia consociativa, in quella
  repubblica dei partiti che si e così ben insediata e
  ramificata nel corso di questi decenni, che ha dato luogo
  a quell'ignobile sistema partitocratico le cui conseguenze
  sono oggi sotto gli occhi di tutti.
    La democrazia in Italia è stata proiettata in una
  concezione per così dire tolemaica, nella quale il centro
  motore della vita politica del paese erano i partiti ed il
  loro sistema di potere, mentre tutto il resto della vita
  politica, sociale ed economica girava ordinatamente
  intorno.  Questo sistema si è accresciuto fino ad implodere
  su se stesso, tale era la sua protervia e la sua
  arroganza.
    Di questa dinamica, volta alla sistematica occupazione e
  spartizione del potere, tutti i partiti della cosiddetta
  prima Repubblica sono stati protagonisti.  Della debolezza
  e della inadeguatezza delle istituzioni del nostro paese,
  tutti i partiti - i più grandi ed i più piccoli - hanno
  approfittato, colpevole anche gran parte della classe
  dirigente del paese.  Vi è chi, però, di ciò ha pagato
  giustamente e salatamente il conto e chi lo sta pagando.
  Comunque, pochi dei protagonisti dei primi cinquant'anni
  di storia repubblicana possono ritenersi immuni da colpe.
  La storia di Affittopoli - ma non solo quella - dimostra
  come nel contesto dei privilegi, dei clientelismi, dei
  favoritismi fossero appunto coinvolti quasi tutti i vecchi
  partiti.  Dimostra altresì come importanti dirigenti della
  sinistra e del sindacato si siano bene accomodati alla
  tavola imbandita della prima Repubblica!  E oggi che stiamo
  vivendo solo il secondo tempo di questa prima Repubblica,
  chi non riconosce la necessità, l'obbligo e l'urgenza di
  serie e sostanziali riforme della fisionomia istituzionale
  del paese - che gli elettori dovranno scegliere attraverso
  progetti diversi e alternativi che gli schieramenti in
  campo dovranno loro presentare - evidentemente da quel
 
                             Pag. 15196
 
  pantano non ha alcuna intenzione di uscire, ma anzi intende
  vivere in piena continuità con il regime partitocratico di cui
  Affittopoli non è che uno degli aspetti.
    Tale premessa, che ho sentito come necessaria e doverosa
  per non collocare il dibattito odierno in un ambiente
  asettico che non avrebbe corrisposto assolutamente alla
  realtà dei fatti, ci aiuta a inquadrare il merito della
  questione oggi in discussione.
    La meritevole inchiesta de  Il Giornale  ha
  scoperchiato una intollerabile situazione del patrimonio
  immobiliare degli enti previdenziali, tra l'altro
  sottoposti alla vigilanza del Ministero del lavoro.  La
  pessima gestione degli alloggi da parte di tali enti ha
  rivelato uno stato di depauperamento, di spreco, di
  clientelismo e di diseconomia assolutamente non in linea
  con le finalità tipiche alle quali avrebbero dovuto essere
  destinati.  Per cercare una semplificazione
  chiarificatrice, il patrimonio immobiliare degli enti
  previdenziali in questione dovrebbe essere gestito secondo
  due finalità ben precise: la prima è quella di garantirsi
  dalla gestione la più elevata redditività possibile per
  corrispondere nel modo più adeguato alle prestazioni
  previdenziali ed assistenziali che gli enti hanno come
  unica ragione sociale; la seconda finalità è quella di
  risolvere nel modo più decoroso i problemi di alloggio per
  quelle persone che si trovano in stato di difficoltà come
  le famiglie meno abbienti o quelle che hanno subito
  provvedimenti di sfratto.
    Ebbene, a quanto pare, gli enti previdenziali non hanno
  saputo rispondere, se non in minima parte, alla prima
  esigenza ed hanno saputo soddisfare solo parzialmente la
  seconda.  Non solo, ma i criteri che sembra siano stati
  alla base di tale gestione sono paradossalmente quelli
  dell'assoluta mancanza di trasparenza e di efficienza,
  tranne che nel caso dei cosiddetti affitti eccellenti, per
  i quali ben pochi sono i personaggi appunto "eccellenti"
  che hanno avuto problemi a trovare alloggi comodi,
  lussuosi e centrali!  Non vi è uno dei personaggi pubblici
  coinvolti che abbia avuto in affitto una casa piccola e
  nell'estrema periferia!  Assolutamente nessuno!
    Nella mozione Vito sono, a mio avviso, indicati
  indispensabili passaggi per correggere
  tutte le distorsioni presenti nella gestione del
  patrimonio immobiliare degli enti previdenziali ed è
  indicato, inoltre, un indirizzo - finalmente chiaro e
  netto - per il Governo sia in termini di azione da
  intraprendere sia in termini di tempi da rispettare.  E il
  Governo, una volta che è stata approvata la mozione, non
  potrebbe in alcun modo sottrarsi alle proprie
  responsabilità perché l'indirizzo fornito non presenta
  margini di ambiguità.  Tramite la mozione lo si impegna,
  infatti, a far sì che gli enti previdenziali pubblici e
  privati che gestiscono beni immobiliari riconducano
  l'azione amministrativa ai criteri della maggiore
  redditività seguendo le logiche di mercato sostituendo
  alla totale irresponsabilità una seria e fattiva
  responsabilità e garantendo la trasparenza degli
  amministratori impegnati nella gestione del patrimonio.
    Il principio qui da riaffermare è quello di far tendere
  verso elementari canoni di efficienza e di efficacia
  l'azione in questione; da ciò ne trarrebbero giovamento
  sia le casse degli enti, sia quelle dello Stato, sia tutto
  il mercato immobiliare italiano.
    La strada che, in un'ottica più generale, si vuole
  perseguire in attesa di un intervento legislativo
  profondamente innovativo è quella di correggere i
  devastanti effetti di una legislazione interventista e
  dirigista che storicamente ha tentato di porre vincoli
  alle naturali dinamiche del mercato ed alla libera
  concorrenza, in nome di una socialità che ha pervaso quasi
  sempre l'azione politico-economica e amministrativa del
  nostro paese, creando gli effetti devastanti oggi sotto
  gli occhi di tutti.  L'Italia ha bisogno di serie ed
  incisive riforme liberali e liberanti, che devono
  iniettare nell'asfittico tessuto delle nostre relazioni
  sociali ed economiche massicce dosi di libero mercato.
    Nel caso oggi in discussione l'intervento statalista sotto
  forma di equo canone ha portato ad una drammatica
  diminuzione dell'offerta di case, alla diffusione di
  contrattazioni al di fuori della legalità, alla creazione
  di privilegi, ad una totale e drammatica mancanza di
  certezza del diritto.  Per questo chiediamo una immediata e
  dettagliata ricognizione da parte di ciascun ente dello
  stato del proprio patrimonio immobiliare (vogliamo cioè
  che ogni ente sia pienamente consapevole
 
                             Pag. 15197
 
  del valore della situazione locativa e di tutto ciò che
  riguarda le unità immobiliari in suo possesso) e che a
  ciò, sotto la responsabilità del Governo, si aggiunga
  un'azione di progressiva ricatalogazione, che permetta di
  ricreare le condizioni per una nuova e diversa gestione
  che si muova nel senso della valorizzazione dei canoni
  nelle zone che lo richiedano e di una redistribuzione
  degli immobili a favore degli affittuari con redditi bassi
  (ma, come recita la mozione, con meccanismi di
  assegnazione pubblici e trasparenti, in modo da evitare
  qualunque abuso).
    Altri e meritori sono i punti della mozione del polo; più
  in generale, ciò che in conclusione mi preme sottolineare
  è il principio al quale essa si informa, quello della
  individuazione della responsabilità, per generare anche in
  questo importantissimo comparto della vita amministrativa
  del paese un circolo virtuoso che permetta una maggiore
  trasparenza ed efficienza della condotta dei soggetti
  privati e della pubblica amministrazione, a vario titolo
  coinvolti nel funzionamento e nella gestione del
  patrimonio immobiliare degli enti travolti dallo scandalo
  di Affittopoli.
 
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