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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


126849
STA0246-0044
Stenografico d'Aula n. 246 del 26 settembre 1995 (STA12-246)
(suddiviso in 50 Unità Documento)
Unità Documento n.44 (che inizia a pag.15197 dello stampato)
(il TITOLO si trova nell'Unità Documento n.6)
DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172. LAVASS
...DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172.
DOMENICO GRAMAZIO.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LORENZO ACQUARONE
ZZSTA ZZRES ZZSTA260995 ZZSTA950926 ZZSTA000995 ZZSTA000095 ZZSTA246 ZZ12 ZZDI ZZLL
    DOMENICO  GRAMAZIO.  Credo di poter affermare, Presidente,
  signor ministro, che se avessimo discusso il problema
  della casa nell'aula di un consiglio comunale, a Roma e
  forse in qualsiasi altra città d'Italia, nella piazza
  antistante vi sarebbero stati centinaia, migliaia di
  cittadini in attesa di una casa.  Centinaia, migliaia di
  cittadini che hanno sulle spalle uno sfratto esecutivo
  (non parlo degli sfratti per morosità, sui quali mi
  soffermerò dopo) e che intendono ottenere dagli organi
  comunali, provinciali o regionali la possibilità cui fece
  ricorso (lei, signor ministro, ricorderà questo
  avvenimento) un prefetto a Roma, quella cioè di consentire
  lo sfratto solo quando è assicurato il passaggio da casa
  in casa.  Molto scandalo e molta attenzione suscitò, in
  quei giorni la volontà di tale prefetto di non mettere per
  la strada a Roma, capitale d'Italia e grande città
  affamata di appartamenti, centinaia a e centinaia di
  cittadini.
    Gli anni sono passati e siamo arrivati alla scoperta di
  Affittopoli.  Una scoperta di oggi?  Il collega Savarese
  ricordava poc'anzi che, quando è tornato in Italia ed ha
  cominciato a cercare una casa, il portiere di un palazzo
  di proprietà di un ente pubblico gli ha detto che se non
  fosse stato raccomandato, non avrebbe avuto nessuna casa.
  Lo sapevamo tutti, tutti parlavano del rapporto che si
  poteva avere con gli enti.  Lei, signor ministro, che è
  stato per anni consulente del più grande ente
  previdenziale italiano, l'INPS, sa benissimo che le case
  venivano assegnate dall'ente stesso e che era prerogativa
  del suo presidente decidere le assegnazioni.  Solo
  pochissimi tra le migliaia di dipendenti dell'INPS
  riuscirono ad avere un'abitazione dell'ente.  Così è
  avvenuto anche per tutti gli altri enti previdenziali
  proprietari di beni immobili di grande prestigio (tali
  sicuramente non solo a Roma, ma anche in ogni parte
  d'Italia).  Mi riferisco per esempio alle case del centro
  storico della città di Roma, proprietà degli enti
  provenienti dal Pio istituto, dallo scioglimento delle
  IPAB: si tratta di case bellissime, stupende, come quella
  dell'ex senatore del PCI-PDS Bufalini.  Case situate al
  centro di Roma, che venivano assegnate su richiesta degli
  enti solo agli amici degli amici sindacalisti!  Effettuando
  una ricognizione degli appartamenti distribuiti dagli enti
  pubblici e previdenziali ci accorgiamo infatti quanto sia
  pesante lo strapotere sindacale in quegli enti.  Da tale
  ricognizione risulta che le case degli enti previdenziali
  sono assegnate, guarda caso, o a ex sindacalisti o ad
  amici di cordate politiche vicine al mondo sindacale.  Non
  si ha mai la sensazione che all'interno dei vecchi partiti
  chi non fosse collocato sulla stessa corrente dei
  sindacalisti potesse avere la casa.  Quello che esisteva
  era un rapporto chiaro, come lo era il modo di gestire gli
  enti previdenziali in funzione di un rapporto politico e
  di un apporto politico ai gruppi e alle correnti.
      Come esempio potrei fare la cronistoria dei passaggi di
  corrente a Roma della vecchia democrazia cristiana o del
  partito socialista per evidenziare che avevano la
 
                             Pag. 15198
 
  possibilità di ottenere un'abitazione proprio quanti erano
  collocati nella stessa corrente, nello stesso gruppo dei
  presidenti degli enti previdenziali o dei consiglieri di
  amministrazione di estrazione sindacale che gestivano quel
  potere.  Ciò riguarda anche persone che siedono in questo
  Parlamento; non ne farò i nomi anche perché ogni cittadino
  che abbia seguito, da quando è iniziato lo scandalo di
  Affittopoli,  Il Giornale  di Feltri sa benissimo che
  quelle case erano assegnate a uomini di spicco di un vero
  e proprio potere politico che gestiva, ha gestito ed in
  parte ancora gestisce il potere negli enti previdenziali,
  e non solo in essi.  Non posso infatti non ricordare che in
  tutta Italia gli IACP si trovano nella stessa condizione:
  condizione che vede l'abbandono di beni immobili di grande
  valore.
    Nel suo intervento l'onorevole Podestà ha polemizzato non
  con la prima Repubblica ma con chi, a suo dire, aveva
  avuto la disponibilità di case degli enti previdenziali,
  non ricordando che quando il patrimonio di quegli enti
  cominciò a costituirsi (negli anni trenta e quaranta, fino
  all'inizio del conflitto mondiale) quelle case erano
  assegnate ai lavoratori e non agli amici dei partiti
  politici, se è vero, come è vero, che quando ci furono i
  processi dopo il 1945, nessun gerarca fascista fu accusato
  di avere in assegnazione le case degli enti previdenziali
  o degli IACP.  Tutto, infatti, si poté dire allora, ma
  quando furono creati quegli enti le case andarono ai
  lavoratori che da essi dipendevano.  Mi chiedo, allora,
  cosa dovrebbero pensare i tanti lavoratori che, come il
  sottoscritto e come tanti colleghi parlamentari, per anni
  hanno pagato la trattenuta per i fondi GESCAL e non hanno
  mai avuto una casa di un ente pubblico.  Io che sono stato
  dipendente dell'Istituto nazionale della previdenza
  sociale so benissimo, per esempio, che le assegnazioni
  venivano fatte in base ad una precisa ripartizione tra le
  rappresentanze sindacali di CGIL, CISL e UIL.  Ricordo per
  esperienza personale (lo dicevo qualche giorno fa in un
  incontro con dirigenti dell'INPS) quando i direttori delle
  sedi, per assegnare le case, per effettuare le
  segnalazioni al presidente del consiglio
  d'amministrazione, incontravano addirittura le
  rappresentanze sindacali provinciali di CGIL, CISL e
  UIL.
  Non si tratta soltanto di parlamentari, ma  di ex
  deputati, ex ministri, ex sindacalisti.  L'altro giorno
  facevo il conto di quanto hanno risparmiato coloro che
  hanno goduto dell'assegnazione della casa di un ente
  previdenziale per dieci anni.  Non voglio riportare nome e
  cognome, ma in base ai miei calcoli un ex collega ha
  risparmiato, in dieci anni, 650 milioni.  Ciò vuol dire che
  se quella casa fosse stata affittata al giusto prezzo ed
  al giusto destinatario, quel cittadino avrebbe dovuto
  pagare circa 650 milioni.
    Penso allora al sacrificio che tanti in Italia hanno fatto
  per comprarsi la casa ed alla telefonata che ho ricevuto
  qualche giorno fa, nel corso di una trasmissione
  televisiva, da parte di una cittadina la quale diceva:
  "Sono due volte ladri, perché io seguito a pagare il mutuo
  e faccio sacrifici per pagarlo e poi devo pagare anche
  l'ICI, mentre lor signori non pagano né il mutuo né
  l'ICI".  Non si tratta più, quindi, soltanto dei 650
  milioni del costo reale dell'appartamento: a quella cifra
  vanno aggiunti il costo del denaro che si è dovuto
  sostenere per il mutuo, l'ICI e così via, che non sono mai
  stati pagati.
    Che importano, allora, i sacrifici dei lavoratori?  Mi
  riferisco ai sacrifici che tanti - il 72 per cento degli
  italiani - hanno fatto per avere una casa e per lasciare
  in eredità quel bene immobile ai figli e un domani ai
  nipoti.
    Mi chiedo che significato abbia svolgere questo dibattito
  in un'aula in cui, come diceva poc'anzi l'onorevole
  Savarese, sono presenti undici deputati (forse ora saranno
  nove, non li ho contati).  Intorno al vuoto del Parlamento
  vi è però un'altra attenzione...
 
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