| DOMENICO GRAMAZIO. Grazie, Presidente: ecco, sono
aumentati, ora sono sedici...!
C'è però, dicevo, l'attenzione dell'opinione pubblica:
un'opinione pubblica che è stufa! Podestà diceva che
Affittopoli non è uguale a Tangentopoli. Per noi, invece,
è uguale a Tangentopoli, a Bancopoli e a tutta quella
serie di mille e mille giochi i quali hanno fatto sì che
la prima Repubblica si concludesse con un Parlamento
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superinquisito, che dovette lasciare la strada all'inizio della
seconda Repubblica.
Qualcuno diceva che il direttore Feltri è strapagato. I
giornalisti, quando sono bravi, sono ben pagati! Quando i
giornalisti hanno il fiuto giornalistico, vengono contesi
da tutte le testate, se è vero, come è vero, che il
Giornale con Montanelli stava finendo sotto le scarpe
dei cittadini mentre oggi è tornato ad essere un grande
quotidiano che fa opinione. Perché non ricordare che
quando Spadolini dirigeva il Corriere della Sera, da
par suo, il Corriere della Sera era, ancora allora,
uno dei più grandi quotidiani italiani che facevano
opinione? Forse Podestà vorrebbe tutti "pennivendoli", al
servizio dei suoi passaggi politici, della sua instabilità
politica, della sua "non volontà" di rendere conto e
parlare chiaramente agli elettori che lo hanno mandato in
Parlamento. Si vorrebbe una stampa silenziosa, una stampa
che per aumentare le vendite, preferisce regalare tutta la
storia della pornografia italiana (perche siamo arrivati a
questo)! E si preferisce certa stampa, non alla stampa
scandalistica, ma alla stampa che fa inchieste che hanno
colpito il potere della prima Repubblica (o forse -
attenzione - i poteri degli uomini che si stanno
affacciando anche nella seconda Repubblica?).
Ed ecco allora le case degli enti, le case dei comuni le
case degli ex enti ospedalieri affittate a due lire,
affittate ad associazioni culturali che addirittura non
pagano! Quante denunce feci in passato contro le
assegnazioni delle case dell'INPS! Vorrei sapere sul
tavolo di quale magistrato romano sono finite quelle
denunce, e se poi il figlio o la sorella di quel
magistrato sia affittuario di case di enti pubblici in
questa città! Le inchieste non si sono mai fatte perché
certa magistratura era corresponsabile della spartizione
del potere immobiliare, non solo a Roma, ma in tutta
Italia!
Oggi ho presentato un'interrogazione. Vorrei sapere se sia
vero quello che mi ha detto un uccellino, e cioè che il
procuratore della Repubblica Caselli ha una casa
dell'INAIL. Ho saputo che lui non paga l'affitto né glielo
paga il ministero. Sono due anni che per otto appartamenti
di quell'edificio, quattro sopra e quattro sotto
l'appartamento
di Caselli, nessuno paga all'INAIL. Nessuno paga! Dovrebbe
pagare lui? Dovrebbe pagare il ministero? Non lo so chi
deve pagare. Ma, come questo procuratore della Repubblica
chissà quanti piccoli pretori d'assalto si trovano in una
situazione simile, pronti a far riempire le prime pagine
dei giornali con la caccia ai fantasmi... Poi i fantasmi
li avevano a casa, li avevano in famiglia! Apposta le
inchieste non si aprivano! E non basta la querela di
qualcuno contro il Giornale perché per un errore di
omonimia è stato colpito questo o quello: in una campagna
così grande può capitare anche questo! Quello che invece
non può capitare e ciò che succede ogni giorno. E penso
agli ex presidenti o agli ex direttori generali che, una
volta andati in pensione, rimangono nelle case che avevano
in affitto per le funzioni che svolgevano o addirittura si
allargano. E mi riferisco all'ex direttore generale
dell'INA Assitalia, che si e allargato ulteriormente.
Addirittura è arrivato a disporre di mille metri quadrati,
lui e la figlia, in un appartamento che domina via Veneto
al modico prezzo di un milione e cento mila lire. E quando
il giornalista lo ha intervistato, ha detto: ma avete
visto che brutte scale ho? Ma con quello che hanno
risparmiato, lui, le due figlie e la sua segretaria,
avrebbero potuto fare le scale d'oro a quella casa!
Questo non è un dibattito che si svolge in silenzio. In
quest'aula, prima con undici e adesso con sedici deputati,
il dibattito si svolge in silenzio, ma nell'opinione
pubblica no. Nell'opinione pubblica non è un dibattito che
si svolge in silenzio!
Qualche giorno fa, uscendo da un ristorante romano, il
posteggiatore mi ha gridato: bisogna denunciarli tutti
perché mia figlia vive da anni in una roulotte vicino ad
un deposito del comune di Roma ed attende la casa avendo
undici punti nella graduatoria delle case del comune!
Ma quelle case del comune di Roma venivano occupate,
appena liberate, dagli "occupanti" professionisti della
politica romana, che allora rispondevano a Lotta continua,
poi ai collettivi e successivamente non so a quale altro
gruppo. Appena si liberava la casa, dall'assessorato alle
case veniva segnalato l'alloggio libero. Quindi, mentre si
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faceva, il contratto con il cittadino che ne aveva il diritto,
l'altro andava ad occupare la casa. Ragion per cui coloro
che ne avevano diritto rimanevano fuori, mentre gli altri
erano dentro le case!
Passiamo a considerare i redditi. Sappiamo benissimo,
infatti, che si aveva diritto alle case IACP se si aveva
un determinato reddito. Ma successivamente il reddito
aumenta, fiorisce; prima lavorava solo il marito, poi
lavorano la moglie e il figlio. Quindi diventano
bravissimi ed arrivano ad avere redditi pazzeschi al punto
che a me ed all'onorevole Di Muccio è capitato di trovare,
tempo fa, in una zona di case popolari macchine di grossa
cilindrata. Ai nostri suggerimenti ai presidenti ed ai
direttori generali degli enti, questi hanno risposto che
non avevano gli strumenti per controllare il reddito.
Allora, gente con un reddito altissimo rimane nelle case
popolari, mentre coloro che dovrebbero abitare in quegli
alloggi non ottengono le case popolari perché queste non
si liberano.
Questa gestione del potere in funzione di scelte
politiche, ma più che politiche, politico-sindacali, ha
determinato finalmente lo scoppio di questo scandalo. I
parlamentari che hanno le case dovevano venire a
rinunciare in quest'aula alle loro abitazioni perché è
facile rinunciare alla casa e non consentire che vengano
recuperati le centinaia di milioni risparmiati da questi
signori che hanno avuto la possibilità, il regalo
politico, di disporre di case di un ente, di un istituto
pubblico o di enti collegati alle strutture pubbliche.
Quella che ha lanciato Il Giornale di Feltri è una
denuncia morale che ripetiamo in quest'aula dicendo che
intorno a quella denuncia si è creata una grande campagna
di informazione che serve a togliere i veli dalla prima
Repubblica, la Repubblica dei sindacati che ha gestito gli
enti previdenziali! (Applausi dei deputati dei gruppi
di alleanza nazionale e di forza Italia).
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