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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


126853
STA0246-0048
Stenografico d'Aula n. 246 del 26 settembre 1995 (STA12-246)
(suddiviso in 50 Unità Documento)
Unità Documento n.48 (che inizia a pag.15200 dello stampato)
(il TITOLO si trova nell'Unità Documento n.6)
DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172. LAVASS
...DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172.
TIZIANA MAIOLO.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LORENZO ACQUARONE
ZZSTA ZZRES ZZSTA260995 ZZSTA950926 ZZSTA000995 ZZSTA000095 ZZSTA246 ZZ12 ZZDI ZZLL
    TIZIANA  MAIOLO.  Vede, Presidente (mi rivolgo anche al
  ministro e ai pochi colleghi presenti), il fatto che
  quest'aula sia deserta non mi scandalizza minimamente,
  perché è capitato in moltissime altre occasioni che quando
  non erano previste votazioni l'aula fosse deserta;
  ritengo, tuttavia, che oggi vi sia un problema in più.
  Oggi, infatti, vediamo realizzare, una volta di più, un
  vecchio trucco della politica secondo il quale, quando ci
  si trova di fronte ad un "problemino un po' spinoso", a
  qualcosa che non si vuole affrontare, lo si annacqua
  dentro a un problema generale, affermando che il problema
  era un altro.  In questo caso, vi era il problema degli
  affitti facili, irregolari - e qualcuno forse anche
  illegale - e, allora, si è sostenuto - all'improvviso e a
  freddo - che era giunto il momento di parlare del problema
  dell'abitazione.  Non è un problema che io sottovaluto
  assolutamente, perché - come sappiamo tutti e come è stato
  ripetuto da numerosi colleghi prima di me - quello di
  poter abitare risponde ad un bisogno primario, che ha a
  che fare con la materialità quotidiana dei cittadini: è
  quindi certamente urgente ed importante affrontare tale
  questione.  Speriamo, tuttavia, che queste urgenza ed
  importanza portino anche ad una svolta, ad un cambiamento.
  E' però certo - lo ribadisco - che oggi vediamo annacquare
  un problema che, invece, era ed è sulla bocca di tutti e
  del quale era molto importante discutere in sede politica,
  perché esso risponde al nome di "problema della moralita
  politica!".
    Tutti eravamo certamente a conoscenza del fatto che gli
  appartamenti degli enti previdenziali servissero per far
  favori alla  nomenklatura  politica, all'alta
  burocrazia, alle clientele, ai portaborse, ai magistrati e
  ai giornalisti.  Ne eravamo al corrente tutti, ma qualcuno
  - magari solitario - lo aveva anche denunciato, rimanendo
  peraltro un po' inascoltato...  Oggi ravvisiamo, però, un
  cambiamento molto positivo e importante nella nostra
  società: si e diffusa anche tra i cittadini una
  sensibilità nuova e diversa, dovuta a ciò che è avvenuto
  negli ultimi due o tre anni, perché è stato smascherato -
  purtroppo non in sede politica, ma solo in quella
  giudiziaria - il sistema della corruzione,
 
                             Pag. 15201
 
  delle clientele, delle tangenti, delle concussioni ed oggi
  anche degli affitti facili.  Questa nuova sensibilità fa sì
  che ciò che noi diciamo in questa sede sia, seppur in
  un'aula deserta, sotto gli occhi di tutti!  Rilevo però
  (c'è un "però"...!) che, se è importante il fatto che ciò
  che in passato veniva sopportato e subito digerito dai
  cittadini oggi non lo sia più, la questione rilevante da
  porre in evidenza è, a mio avviso, che di questo sistema
  (oggetto anche dell'ordine del giorno della seduta
  odierna) non si sia adeguatamente discusso, adeguatamente
  sviscerandolo in sede politica, per poi trovare soluzioni.
  Le uniche parole - sciagurate, peraltro - che ho ascoltato
  in sede politica sono state le seguenti: "dimentichiamo;
  cancelliamo; facciamo le amnistie; chi ha dato ha dato,
  chi ha avuto ha avuto...".  E no, è troppo comodo!  Prima si
  è delegato alla magistratura quello che era un problema
  che andava affrontato innanzitutto in sede politica e,
  dopo, ci dicono frasi del genere: "quel che è stato è
  stato, mettiamoci una pietra sopra e svoltiamo!".  No, non
  si può "svoltare" mettendo le pietre sopra i problemi!  Non
  è con le amnistie che si fanno le svolte politiche!
    Ribadisco che queste sono le uniche frasi che ho sentito
  pronunciare.  Ricordo che nella precedente legislatura era
  stata deliberata l'istituzione di una Commissione speciale
  che si occupasse di analizzare il fenomeno dei reati
  contro la pubblica amministrazione; ma di essa non vi è
  stata più alcuna traccia, né in quella né nell'attuale
  legislatura!  Ed oggi si vorrebbe chiudere questo problema.
  Penso, invece, che, fino a quando l'ultimo corrotto o
  l'ultimo approfittatore di affitti facili non sarà stato
  individuato ed in qualche modo sanzionato (attraverso un
  processo, una sanzione amministrativa o una sanzione
  politica), non si potrà mettere la parola fine su questo
  enorme fenomeno di illegalità e di malcostume (anche
  quest'ultimo e un fatto grave!) e chiudere questa
  pagina!
    Mi occupo di giustizia ed i temi che affrontiamo oggi
  hanno a che fare, in senso lato, anche con
  l'amministrazione della giustizia.  Ho sempre criticato,
  però, il conferimento alla magistratura di una delega in
  bianco, quella che va sotto il nome di supplenza, e non
  condivido l'analisi politica con  la quale si sostiene che
  nel nostro paese il cambiamento - che indubbiamente vi è
  stato, anche se solo parziale - sia stato determinato
  dall'opera dei pubblici ministeri.  Credo che non vivremmo
  più in un paese democratico se un giorno prendessero il
  potere persone che indossano divise o toghe, perché penso
  che la democrazia sia altro.  Se ancora oggi ritenessimo di
  affidare alla magistratura il compito di purificare, per
  così dire, la società politica, ma anche quella civile -
  magari come disse un pubblico ministero di Milano
  "rivoltando l'Italia come un calzino" - commetteremmo un
  grave errore perché - lo dico anche a tutela dei colleghi
  che sono incappati in questa vicenda - si potrebbe
  ipotizzare il caso di un qualche pubblico ministero, di
  quelli che interpretano in modo estensivo i codici, il
  quale potrebbe parlare di concussione ambientale che
  considero espressione aberrante perché sono a favore della
  giustizia del caso singolo.  Ma se oggi volessimo dare
  l'ennesima delega in bianco alla magistratura, allora
  dovremmo dire che vi è stata una sorta di concussione
  ambientale sulla base della quale alcuni cittadini
  privilegiati hanno costretto gli enti con la forza
  (ovviamente del loro ruolo, non quella delle armi) ad
  assegnare loro, a condizioni di particolari favori, un
  appartamento, calpestando così i diritti di altri
  cittadini.  Non penso sia accaduto questo, ma metto in
  guardia da tale eventualità, anche perché mi sembra troppo
  comodo dire, come ho sentito affermare da parecchi
  colleghi sia in aula sia in interviste giornalistiche, che
  se vi sono state illegalità se ne deve occupare la
  magistratura.  No, qui c'è un problema di grave immoralità
  politica di cui ci si deve occupare prima di tutto in sede
  politica e prima di tutto in Parlamento oltre che nella
  società!  Sarebbe troppo comodo...!  Anche perché si sa
  benissimo che probabilmente sul piano dell'accertamento
  dei reati vi sarebbe ben poco e quindi, delegando una
  volta di più alla magistratura, ci si vorrebbe scrollare
  di dosso le proprie responsabilità, che invece sono
  gravissime.
    Per entrare nel merito della questione, sottolineo che si
  pongono un problema secondario
 
                             Pag. 15202
 
  ed uno principale; quello secondario è il problema dei
  prezzi, mentre il problema principale, sempre sul piano
  della moralità politica, è quello delle corsie
  preferenziali, relativo cioè al fatto che esistono
  soggetti, che hanno anche il compito di amministrare la
  cosa pubblica, i quali ritengono di attribuire a se stessi
  quello che agli altri non è consentito.  Ciò comporta anche
  gravi forme di disprezzo nei confronti dei cittadini, ai
  quali vengono lasciate le piazze, dove i poveri pensionati
  devono recarsi con i pullman a protestare.  Ma poi magari
  gli stessi pensionati, quando tornano a casa la sera
  scoprono che la casa non ce l'hanno, o che vivono in
  tuguri o che hanno risparmiato tutta la vita per contrarre
  un mutuo perché il mercato non consentiva loro una
  situazione diversa!  Quegli stessi che li hanno mandati
  nelle piazze, però, godono di privilegi ben diversi.  Non
  faccio nomi, non amo farli perché non mi piacciono le
  gogne, gli elenchi, le dita puntate; faccio un discorso
  generale, tanto i nomi li conosciamo benissimo tutti e
  considero particolarmente gravi quelli di chi ricopre
  determinati ruoli in istituzioni o "paraistituzioni".  Il
  problema è che vi è stato un effetto distorsivo anche di
  tutto il mercato dell'abitazione.  In questo senso è giusto
  parlare del problema della casa, perché la distorsione ha
  determinato gravi conseguenze sociali, perché il mercato è
  risultato spaccato in due: da una parte, infatti, vi è un
  mercato libero, e spesso selvaggio, caro e inaccessibile
  ai più, dall'altra parte vi è invece un settore protetto
  e, come sono spesso tali settori, improduttivo.  E' proprio
  il settore in cui si gestisce il patrimonio di tutti, in
  particolare dei pensionati, quello degli enti pubblici.
    Fa specie che soprattutto chi parla ogni giorno di
  solidarietà (infatti io preferisco parlare di diritti) si
  sia messo in una condizione così disdicevole, quasi che
  parlare di solidarietà sia un grazioso gesto regale, da
  monarca, di chi ritiene di fare la carità ma per sé
  riserva soltanto i privilegi.
    Nel comparto dell'edilizia pubblica è chiaro che oggi
  dobbiamo mettere in discussione anche la dirigenza degli
  enti pubblici; dobbiamo prendere in esame il modo in cui
  essa si è formata e la sua gestione fallimentare (i
  due aspetti sono collegati).  I consigli di
   amministrazione, i responsabili di gestione degli enti da
  sempre sono di nomina partitica e sindacale; l'INPS ne è
  un esempio lampante.  E magari, poi, qualcuno di questi
  dirigenti finisce anche in Parlamento!
    La lottizzazione feroce (c'è sempre stata) ha provocato
  danni non solo morali ma anche materiali alla
  collettività.  Il grande patrimonio pubblico è stato
  amministrato con criteri che non sono manageriali, quindi
  antieconomici, né vi è stato un vero indirizzo sociale in
  favore dei meno abbienti.  La gestione, dunque, è stata
  fuori dal mercato e nello stesso tempo al di fuori di
  criteri di equità sociale.  Non so se siano giusti i
  calcoli di qualcuno in base ai quali stiamo perdendo
  cinque miliardi al giorno; spero che la cifra sia
  ampiamente sopravvalutata, esagerata.  Il sistema
  clientelare ha prodotto non soltanto privilegi, ma anche
  morosità, sottovalutazione del reddito degli appartamenti;
  e il passivo degli enti previdenziali ha gravato sul
  debito pubblico, le cui condizioni conosciamo.
    Nell'ambito di questa specie di naturale "fioritura" di
  privilegi, abusi e favoritismi, i consiglieri di
  amministrazione nominati per meriti di lottizzazione, come
  ho detto in precedenza, a loro volta hanno ricambiato i
  favori ai loro committenti, ai loro "padroni", alla
  nomenklatura,  ai suoi amici, ai suoi clienti.
  Conosco moltissimi magistrati che a Milano vivono negli
  appartamenti in questione (sui giornali sono stati anche
  pubblicati alcuni elenchi); non voglio essere maliziosa né
  voglio parlare di complicità, mi domando solo (anche
  l'onorevole Gramazio ne ha parlato) se i magistrati si
  siano posti il problema.  Mi chiedo, cioè, se un magistrato
  che un domani potrà trovarsi a trattare una causa, civile
  o penale, che ha come soggetto attivo o passivo la
  dirigenza degli enti interessati si sia posto il problema
  di cosa comporterà per la sua coscienza di giudice sopra
  le parti giudicare chi gli ha elargito un così grande
  favore, chi lo ha sollecitato ad accettare questo favore.
  Infatti so benissimo che spesso i magistrati sono chiamati
  ad accettare il favore, che magari non hanno richiesto
  personalmente.  Si sono posti il problema?  Non parliamo dei
  giornalisti; stendo un velo pietoso sulla categoria.
 
                             Pag. 15203
 
    Ho detto in precedenza che non voglio mettere nessuno
  alla gogna né fare moralismi; preferisco la moralità al
  moralismo, anche perché spesso il moralista è colui che
  dice: fate quello che dico ma non quello che faccio; in
  genere il moralista è il più grande peccatore della
  storia.
    Prendiamo atto del problema dei privilegi, delle corsie
  preferenziali e vediamo di affrontarlo.  Soprattutto alcuni
  sindacalisti o deputati che meritoriamente versano una
  quota della loro indennità al partito si sono giustificati
  sostenendo di essere poveri.  Vorrei che andassero a
  raccontarlo ai poveri!
      Il problema non consiste nel fatto che fossero poveri o
  ricchi; il punto è che, poveri o ricchi che fossero, hanno
  goduto della circostanza di avere dei santi in paradiso.
  Si sono comportati come il più squallido cittadino che
  supera la fila davanti allo sportello dell'ufficio
  postale; quel cittadino che calpesta i diritti degli
  altri, al quale non importa niente degli altri; quel
  cittadino che usa la piccola furbizia per far valere
  quello che è un suo diritto, ma saltando la fila, non
  facendo quello che occorre fare.
    Ebbene, non vogliamo discutere di questo fenomeno che
  attraversa tutta la società?  Non ho mai creduto, neanche
  ai tempi degli arresti dei politici (arresti che hanno poi
  riguardato anche gli imprenditori e poi la Guardia di
  finanza e via dicendo), che solo la società politica fosse
  corrotta: la società politica si nutriva di tutte le
  clientele che fanno parte della società civile.  Si tratta
  di un fenomeno che ha riguardato tutti i settori, magari
  anche quei cittadini che poi andavano con le fiaccole
  sotto i palazzi di giustizia.
    Vorrei sapere se tutti coloro che hanno ritenuto di
  potersi arrogare il diritto di calpestare i diritti altrui
  e di acquisire per se stessi privilegi, hanno mai saputo
  quale fosse la vita di tutti i giorni, la vessazione
  quotidiana, l'affitto pagato in nero, il mutuo stipulato
  per comprarsi la casa, le tasse che poi occorre pagare
  sull'abitazione acquistata con i risparmi di una vita.
  Ebbene, le conoscono tutte queste cose?  Certamente non
  nella loro quotidianità; ne hanno sentito parlare, le
  citano nei dibattiti politici, nei convegni, magari anche
  in Parlamento, ma non conoscono la materialità della vita
  quotidiana
  rispetto all'abitare.  Sarà importante, sarà utile la
  discussione che stiamo facendo, tutte le teorizzazioni che
  ho ascoltato sul problema dell'abitare?  Mi auguro di si;
  tuttavia mi chiedo se la discussione odierna si sarebbe
  mai verificata se non fosse scoppiato lo scandalo sugli
  affitti delle case degli enti.
    Ho sempre sostenuto un principio, uno dei pochi che credo
  di aver osservato nella vita: nella politica il metodo,
  così come il comportamento individuale è tutto.  Non ho mai
  creduto che il fine giustifichi il mezzo, ho sempre
  pensato che, se il mezzo è velenoso, il risultato è
  nocivo.  E' questa una regola della politica che dovremmo
  osservare tutti ogni giorno.
    Se la discussione che stiamo svolgendo - e concludo,
  signor Presidente, colleghi e signor ministro - comporterà
  un'inversione di tendenza nella politica della casa,
  considererò ciò un grosso risultato che noi tutti
  otteniamo e portiamo al servizio dei cittadini.  Non
  dimentichiamoci, però, che gli enti hanno un patrimonio
  immobiliare che dovrebbe produrre il massimo di reddito
  proprio per poterlo restituire ai pensionati.  Quindi, ben
  venga il dibattito sulla casa; ben venga - se si
  verificherà - una svolta nella politica dell'abitare; ma
  non si dimentichino i motivi - che ho esposto fino a
  questo momento - che hanno determinato la nostra
  discussione.
    Mi si consenta una piccola conclusione polemica: tutti noi
  aspiriamo a vivere in un mondo di buoni e di normali; ma
  se questo è il sistema dei buoni e dei normali, allora
  viva i cattivi e i diversi!  (Applausi dei deputati del
  gruppo di forza Italia).
 
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