| TIZIANA MAIOLO. Vede, Presidente (mi rivolgo anche al
ministro e ai pochi colleghi presenti), il fatto che
quest'aula sia deserta non mi scandalizza minimamente,
perché è capitato in moltissime altre occasioni che quando
non erano previste votazioni l'aula fosse deserta;
ritengo, tuttavia, che oggi vi sia un problema in più.
Oggi, infatti, vediamo realizzare, una volta di più, un
vecchio trucco della politica secondo il quale, quando ci
si trova di fronte ad un "problemino un po' spinoso", a
qualcosa che non si vuole affrontare, lo si annacqua
dentro a un problema generale, affermando che il problema
era un altro. In questo caso, vi era il problema degli
affitti facili, irregolari - e qualcuno forse anche
illegale - e, allora, si è sostenuto - all'improvviso e a
freddo - che era giunto il momento di parlare del problema
dell'abitazione. Non è un problema che io sottovaluto
assolutamente, perché - come sappiamo tutti e come è stato
ripetuto da numerosi colleghi prima di me - quello di
poter abitare risponde ad un bisogno primario, che ha a
che fare con la materialità quotidiana dei cittadini: è
quindi certamente urgente ed importante affrontare tale
questione. Speriamo, tuttavia, che queste urgenza ed
importanza portino anche ad una svolta, ad un cambiamento.
E' però certo - lo ribadisco - che oggi vediamo annacquare
un problema che, invece, era ed è sulla bocca di tutti e
del quale era molto importante discutere in sede politica,
perché esso risponde al nome di "problema della moralita
politica!".
Tutti eravamo certamente a conoscenza del fatto che gli
appartamenti degli enti previdenziali servissero per far
favori alla nomenklatura politica, all'alta
burocrazia, alle clientele, ai portaborse, ai magistrati e
ai giornalisti. Ne eravamo al corrente tutti, ma qualcuno
- magari solitario - lo aveva anche denunciato, rimanendo
peraltro un po' inascoltato... Oggi ravvisiamo, però, un
cambiamento molto positivo e importante nella nostra
società: si e diffusa anche tra i cittadini una
sensibilità nuova e diversa, dovuta a ciò che è avvenuto
negli ultimi due o tre anni, perché è stato smascherato -
purtroppo non in sede politica, ma solo in quella
giudiziaria - il sistema della corruzione,
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delle clientele, delle tangenti, delle concussioni ed oggi
anche degli affitti facili. Questa nuova sensibilità fa sì
che ciò che noi diciamo in questa sede sia, seppur in
un'aula deserta, sotto gli occhi di tutti! Rilevo però
(c'è un "però"...!) che, se è importante il fatto che ciò
che in passato veniva sopportato e subito digerito dai
cittadini oggi non lo sia più, la questione rilevante da
porre in evidenza è, a mio avviso, che di questo sistema
(oggetto anche dell'ordine del giorno della seduta
odierna) non si sia adeguatamente discusso, adeguatamente
sviscerandolo in sede politica, per poi trovare soluzioni.
Le uniche parole - sciagurate, peraltro - che ho ascoltato
in sede politica sono state le seguenti: "dimentichiamo;
cancelliamo; facciamo le amnistie; chi ha dato ha dato,
chi ha avuto ha avuto...". E no, è troppo comodo! Prima si
è delegato alla magistratura quello che era un problema
che andava affrontato innanzitutto in sede politica e,
dopo, ci dicono frasi del genere: "quel che è stato è
stato, mettiamoci una pietra sopra e svoltiamo!". No, non
si può "svoltare" mettendo le pietre sopra i problemi! Non
è con le amnistie che si fanno le svolte politiche!
Ribadisco che queste sono le uniche frasi che ho sentito
pronunciare. Ricordo che nella precedente legislatura era
stata deliberata l'istituzione di una Commissione speciale
che si occupasse di analizzare il fenomeno dei reati
contro la pubblica amministrazione; ma di essa non vi è
stata più alcuna traccia, né in quella né nell'attuale
legislatura! Ed oggi si vorrebbe chiudere questo problema.
Penso, invece, che, fino a quando l'ultimo corrotto o
l'ultimo approfittatore di affitti facili non sarà stato
individuato ed in qualche modo sanzionato (attraverso un
processo, una sanzione amministrativa o una sanzione
politica), non si potrà mettere la parola fine su questo
enorme fenomeno di illegalità e di malcostume (anche
quest'ultimo e un fatto grave!) e chiudere questa
pagina!
Mi occupo di giustizia ed i temi che affrontiamo oggi
hanno a che fare, in senso lato, anche con
l'amministrazione della giustizia. Ho sempre criticato,
però, il conferimento alla magistratura di una delega in
bianco, quella che va sotto il nome di supplenza, e non
condivido l'analisi politica con la quale si sostiene che
nel nostro paese il cambiamento - che indubbiamente vi è
stato, anche se solo parziale - sia stato determinato
dall'opera dei pubblici ministeri. Credo che non vivremmo
più in un paese democratico se un giorno prendessero il
potere persone che indossano divise o toghe, perché penso
che la democrazia sia altro. Se ancora oggi ritenessimo di
affidare alla magistratura il compito di purificare, per
così dire, la società politica, ma anche quella civile -
magari come disse un pubblico ministero di Milano
"rivoltando l'Italia come un calzino" - commetteremmo un
grave errore perché - lo dico anche a tutela dei colleghi
che sono incappati in questa vicenda - si potrebbe
ipotizzare il caso di un qualche pubblico ministero, di
quelli che interpretano in modo estensivo i codici, il
quale potrebbe parlare di concussione ambientale che
considero espressione aberrante perché sono a favore della
giustizia del caso singolo. Ma se oggi volessimo dare
l'ennesima delega in bianco alla magistratura, allora
dovremmo dire che vi è stata una sorta di concussione
ambientale sulla base della quale alcuni cittadini
privilegiati hanno costretto gli enti con la forza
(ovviamente del loro ruolo, non quella delle armi) ad
assegnare loro, a condizioni di particolari favori, un
appartamento, calpestando così i diritti di altri
cittadini. Non penso sia accaduto questo, ma metto in
guardia da tale eventualità, anche perché mi sembra troppo
comodo dire, come ho sentito affermare da parecchi
colleghi sia in aula sia in interviste giornalistiche, che
se vi sono state illegalità se ne deve occupare la
magistratura. No, qui c'è un problema di grave immoralità
politica di cui ci si deve occupare prima di tutto in sede
politica e prima di tutto in Parlamento oltre che nella
società! Sarebbe troppo comodo...! Anche perché si sa
benissimo che probabilmente sul piano dell'accertamento
dei reati vi sarebbe ben poco e quindi, delegando una
volta di più alla magistratura, ci si vorrebbe scrollare
di dosso le proprie responsabilità, che invece sono
gravissime.
Per entrare nel merito della questione, sottolineo che si
pongono un problema secondario
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ed uno principale; quello secondario è il problema dei
prezzi, mentre il problema principale, sempre sul piano
della moralità politica, è quello delle corsie
preferenziali, relativo cioè al fatto che esistono
soggetti, che hanno anche il compito di amministrare la
cosa pubblica, i quali ritengono di attribuire a se stessi
quello che agli altri non è consentito. Ciò comporta anche
gravi forme di disprezzo nei confronti dei cittadini, ai
quali vengono lasciate le piazze, dove i poveri pensionati
devono recarsi con i pullman a protestare. Ma poi magari
gli stessi pensionati, quando tornano a casa la sera
scoprono che la casa non ce l'hanno, o che vivono in
tuguri o che hanno risparmiato tutta la vita per contrarre
un mutuo perché il mercato non consentiva loro una
situazione diversa! Quegli stessi che li hanno mandati
nelle piazze, però, godono di privilegi ben diversi. Non
faccio nomi, non amo farli perché non mi piacciono le
gogne, gli elenchi, le dita puntate; faccio un discorso
generale, tanto i nomi li conosciamo benissimo tutti e
considero particolarmente gravi quelli di chi ricopre
determinati ruoli in istituzioni o "paraistituzioni". Il
problema è che vi è stato un effetto distorsivo anche di
tutto il mercato dell'abitazione. In questo senso è giusto
parlare del problema della casa, perché la distorsione ha
determinato gravi conseguenze sociali, perché il mercato è
risultato spaccato in due: da una parte, infatti, vi è un
mercato libero, e spesso selvaggio, caro e inaccessibile
ai più, dall'altra parte vi è invece un settore protetto
e, come sono spesso tali settori, improduttivo. E' proprio
il settore in cui si gestisce il patrimonio di tutti, in
particolare dei pensionati, quello degli enti pubblici.
Fa specie che soprattutto chi parla ogni giorno di
solidarietà (infatti io preferisco parlare di diritti) si
sia messo in una condizione così disdicevole, quasi che
parlare di solidarietà sia un grazioso gesto regale, da
monarca, di chi ritiene di fare la carità ma per sé
riserva soltanto i privilegi.
Nel comparto dell'edilizia pubblica è chiaro che oggi
dobbiamo mettere in discussione anche la dirigenza degli
enti pubblici; dobbiamo prendere in esame il modo in cui
essa si è formata e la sua gestione fallimentare (i
due aspetti sono collegati). I consigli di
amministrazione, i responsabili di gestione degli enti da
sempre sono di nomina partitica e sindacale; l'INPS ne è
un esempio lampante. E magari, poi, qualcuno di questi
dirigenti finisce anche in Parlamento!
La lottizzazione feroce (c'è sempre stata) ha provocato
danni non solo morali ma anche materiali alla
collettività. Il grande patrimonio pubblico è stato
amministrato con criteri che non sono manageriali, quindi
antieconomici, né vi è stato un vero indirizzo sociale in
favore dei meno abbienti. La gestione, dunque, è stata
fuori dal mercato e nello stesso tempo al di fuori di
criteri di equità sociale. Non so se siano giusti i
calcoli di qualcuno in base ai quali stiamo perdendo
cinque miliardi al giorno; spero che la cifra sia
ampiamente sopravvalutata, esagerata. Il sistema
clientelare ha prodotto non soltanto privilegi, ma anche
morosità, sottovalutazione del reddito degli appartamenti;
e il passivo degli enti previdenziali ha gravato sul
debito pubblico, le cui condizioni conosciamo.
Nell'ambito di questa specie di naturale "fioritura" di
privilegi, abusi e favoritismi, i consiglieri di
amministrazione nominati per meriti di lottizzazione, come
ho detto in precedenza, a loro volta hanno ricambiato i
favori ai loro committenti, ai loro "padroni", alla
nomenklatura, ai suoi amici, ai suoi clienti.
Conosco moltissimi magistrati che a Milano vivono negli
appartamenti in questione (sui giornali sono stati anche
pubblicati alcuni elenchi); non voglio essere maliziosa né
voglio parlare di complicità, mi domando solo (anche
l'onorevole Gramazio ne ha parlato) se i magistrati si
siano posti il problema. Mi chiedo, cioè, se un magistrato
che un domani potrà trovarsi a trattare una causa, civile
o penale, che ha come soggetto attivo o passivo la
dirigenza degli enti interessati si sia posto il problema
di cosa comporterà per la sua coscienza di giudice sopra
le parti giudicare chi gli ha elargito un così grande
favore, chi lo ha sollecitato ad accettare questo favore.
Infatti so benissimo che spesso i magistrati sono chiamati
ad accettare il favore, che magari non hanno richiesto
personalmente. Si sono posti il problema? Non parliamo dei
giornalisti; stendo un velo pietoso sulla categoria.
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Ho detto in precedenza che non voglio mettere nessuno
alla gogna né fare moralismi; preferisco la moralità al
moralismo, anche perché spesso il moralista è colui che
dice: fate quello che dico ma non quello che faccio; in
genere il moralista è il più grande peccatore della
storia.
Prendiamo atto del problema dei privilegi, delle corsie
preferenziali e vediamo di affrontarlo. Soprattutto alcuni
sindacalisti o deputati che meritoriamente versano una
quota della loro indennità al partito si sono giustificati
sostenendo di essere poveri. Vorrei che andassero a
raccontarlo ai poveri!
Il problema non consiste nel fatto che fossero poveri o
ricchi; il punto è che, poveri o ricchi che fossero, hanno
goduto della circostanza di avere dei santi in paradiso.
Si sono comportati come il più squallido cittadino che
supera la fila davanti allo sportello dell'ufficio
postale; quel cittadino che calpesta i diritti degli
altri, al quale non importa niente degli altri; quel
cittadino che usa la piccola furbizia per far valere
quello che è un suo diritto, ma saltando la fila, non
facendo quello che occorre fare.
Ebbene, non vogliamo discutere di questo fenomeno che
attraversa tutta la società? Non ho mai creduto, neanche
ai tempi degli arresti dei politici (arresti che hanno poi
riguardato anche gli imprenditori e poi la Guardia di
finanza e via dicendo), che solo la società politica fosse
corrotta: la società politica si nutriva di tutte le
clientele che fanno parte della società civile. Si tratta
di un fenomeno che ha riguardato tutti i settori, magari
anche quei cittadini che poi andavano con le fiaccole
sotto i palazzi di giustizia.
Vorrei sapere se tutti coloro che hanno ritenuto di
potersi arrogare il diritto di calpestare i diritti altrui
e di acquisire per se stessi privilegi, hanno mai saputo
quale fosse la vita di tutti i giorni, la vessazione
quotidiana, l'affitto pagato in nero, il mutuo stipulato
per comprarsi la casa, le tasse che poi occorre pagare
sull'abitazione acquistata con i risparmi di una vita.
Ebbene, le conoscono tutte queste cose? Certamente non
nella loro quotidianità; ne hanno sentito parlare, le
citano nei dibattiti politici, nei convegni, magari anche
in Parlamento, ma non conoscono la materialità della vita
quotidiana
rispetto all'abitare. Sarà importante, sarà utile la
discussione che stiamo facendo, tutte le teorizzazioni che
ho ascoltato sul problema dell'abitare? Mi auguro di si;
tuttavia mi chiedo se la discussione odierna si sarebbe
mai verificata se non fosse scoppiato lo scandalo sugli
affitti delle case degli enti.
Ho sempre sostenuto un principio, uno dei pochi che credo
di aver osservato nella vita: nella politica il metodo,
così come il comportamento individuale è tutto. Non ho mai
creduto che il fine giustifichi il mezzo, ho sempre
pensato che, se il mezzo è velenoso, il risultato è
nocivo. E' questa una regola della politica che dovremmo
osservare tutti ogni giorno.
Se la discussione che stiamo svolgendo - e concludo,
signor Presidente, colleghi e signor ministro - comporterà
un'inversione di tendenza nella politica della casa,
considererò ciò un grosso risultato che noi tutti
otteniamo e portiamo al servizio dei cittadini. Non
dimentichiamoci, però, che gli enti hanno un patrimonio
immobiliare che dovrebbe produrre il massimo di reddito
proprio per poterlo restituire ai pensionati. Quindi, ben
venga il dibattito sulla casa; ben venga - se si
verificherà - una svolta nella politica dell'abitare; ma
non si dimentichino i motivi - che ho esposto fino a
questo momento - che hanno determinato la nostra
discussione.
Mi si consenta una piccola conclusione polemica: tutti noi
aspiriamo a vivere in un mondo di buoni e di normali; ma
se questo è il sistema dei buoni e dei normali, allora
viva i cattivi e i diversi! (Applausi dei deputati del
gruppo di forza Italia).
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