| La Camera dei deputati,
considerato che la trasparenza nella assegnazione degli
alloggi è un fatto dovuto, come pure il perseguimento di chi
ha commesso abusi ed illeciti ai danni dello Stato;
considerato che dare garanzie agli attuali inquilini ed
una speranza ai tanti in cerca di alloggio è un fatto
altrettanto dovuto;
considerato che l'attuale campagna stampa tende a
mettere sotto accusa la generalità degli assegnatari, rei di
pagare affitti calmierati a termine di legge e tende, anche in
questo settore, ad imporre il mercato quale unico riferimento
per definire la giusta remunerazione dell'investimento
immobiliare;
considerato che mercato, nel campo delle abitazioni vuol
dire emarginazione sociale di massa, enormi ghetti, paurosi
squilibri, spinta all'inflazione e che per questo in Europa si
sono adottate vaste politiche sociali in questo campo; difatti
porzioni vastissime del territorio sono pubbliche, nelle varie
forme, e vi sono diverse forme di controllo degli affitti;
considerato che nel nostro Paese la quota percentuale
degli alloggi in affitto è già bassissima, solo il 25 per
cento e che solo il 5 per cento dell'intero patrimonio
immobiliare è di edilizia residenziale pubblica (l'Italia è in
coda nella graduatoria europea solo davanti a Grecia e
Portogallo);
considerato che alla luce di ciò non solo occorre
bloccare la svendita del patrimonio immobiliare degli enti
previdenziali, ma è necessario invece incrementare il
patrimonio pubblico a tutti i livelli (statale, regionale,
comunale, eccetera)
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rilanciando la presenza pubblica nella politica della casa e
iniziando a reinvestire nel settore immobiliare pubblico i
fondi ex-Gescal oltre trentamila miliardi congelati (diecimila
sono stati usati per le pensioni) mediante non solo la
costruzione di nuove case, ma anche attraverso il recupero
degli stabili degradati nelle periferie e soprattutto nei
centri storici;
considerato che appare pertanto assolutamente
indispensabile soprassedere ad ogni ulteriore dismissione del
patrimonio immobiliare da parte degli enti di previdenza e -
alla luce dei risultati dell'indagine condotta già nell'XI
legislatura dalla Commissione Coloni - procedere invece ad una
puntuale ricognizione di tutto il patrimonio immobiliare degli
enti che gestiscono forme di previdenza e assistenza sociale
ai fini di assicurare l'offerta di alloggi sul mercato ed una
più alta redditività mediante l'eliminazione di tutti gli
oneri impropri derivanti dalle passate gestioni;
considerato che al 31 dicembre 1995 scadranno circa un
milione di contratti;
considerato che l'aumento di un punto e mezzo
percentuale di inflazione rispetto alle previsioni è dato
dall'aumento contrattuale dei fitti a causa dei patti in
deroga, che ha provocato un evidente impazzimento
generalizzato del mercato dell'affitto, dimostrandosi così
fallimentari (raddoppio dei fitti, aumento degli sfratti,
impossibilità di trovare case accessibili);
considerato che il diritto alla casa ad equo costo
appartiene ai diritti del cittadino moderno al pari del
diritto al lavoro, alla tutela della salute, all'istruzione,
alla previdenza e non può essere oggetto dell'attuale
aggressione neo-liberista allo stato sociale;
considerato che grandi profitti possono essere ricavati
dalle acquisizioni e dalle trasformazioni degli immobili e
dalle aree, finanziate con denaro pubblico e suoli pubblici,
che emarginano sul territorio i cittadini meno abbienti,
riservando le aree centrali ad attività terziarie o ad
abitazioni di lusso;
considerato che la legge sull'equo canone non ha a suo
tempo introdotto una disciplina vincolistica in un mercato
libero, ma è stata al contrario, una misura di parziale
liberalizzazione di un mercato che era totalmente bloccato al
settantacinque per cento;
considerato altresì che gli enti pubblici e le persone
giuridiche private che gestiscono forme di previdenza e di
assistenza sociale hanno, ai sensi dell'articolo 65 della
legge 30 aprile 1969, n. 153, l'obbligo di compilare
annualmente il piano di impiego dei fondi disponibili da
destinare agli investimenti immobiliari per una percentuale
non superiore al 40 per cento e non inferiore al 20 per cento.
Il comma settimo dell'articolo 65 della citata legge n. 153
del 1969, aggiunto dall'articolo 5 della legge 23 aprile 1981,
n. 155, ha altresì stabilito che, in aggiunta alle quote
percentuali già indicate, una quota non superiore al 10 per
cento venga destinata all'acquisto ed alla costruzione di
immobili per uso ufficio;
considerato che queste disposizioni non risultano
abrogate;
considerato che tra l'altro consistenti stanziamenti del
bilancio dello Stato vengono destinati al fitto di locali di
proprietà privata per le esigenze delle varie amministrazioni
pubbliche;
considerato che inoltre mentre da un lato anche il DPEF
1996/1999 prevede la dismissione ulteriore dei beni
immobiliari dello Stato (ex caserme, ex conventi, campi
profughi, insediamenti militari in disuso, poderi, eccetera),
dall'altro si lamenta l'insufficienza di stanziamenti di
bilancio per l'edilizia universitaria, scolastica,
ospedaliera, per i centri di accoglienza e di riposo per gli
anziani;
considerato che occorre quindi prevedere che agli enti
predetti sia riconosciuto un diritto di prelazione sui beni
immobili di cui all'articolo del decreto-legge
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5 dicembre 1991, n. 386, convertito dalla legge 29
gennaio 1992, n. 35, al fine da un lato di assicurare allo
Stato il gettito previsto dalle dismissioni, dall'altro agli
enti di previdenza di poter impiegare le somme eccedenti la
normale liquidità di gestione in modo più proficuo, in
relazione alle pressanti esigenze della collettività
nazionale;
impegna il Governo
a riferire e a mettere a disposizione delle Camere
l'intera documentazione relativa al patrimonio immobiliare
degli enti previdenziali ed assistenziali al fine di garantire
la massima trasparenza sia nell'assegnazione che nella
gestione, affinché abbiano a cessare e a non riprodursi
eventuali abusi e situazioni di privilegio;
a riconsiderare nel suo insieme (delibera CIPE del 13
marzo 1995 Gazzetta Ufficiale 27 maggio 1995, articoli 7
e 8 AC 1797, legge quadro per l'edilizia residenziale e per il
riassetto dell'Istituto autonomo case popolari etc.) una
politica della casa che, riaffermando centrale il valore d'uso
della casa, trovi riferimenti certi ed equi in un quadro
normativo organico, teso ad affrontare i vari livelli di
edilizia residenziale pubblica, di edilizia agevolata, di
edilizia previdenziale assicurativa e di edilizia privata più
in generale, in termini di promuoverne una riqualificazione
nei contenuti, di determinarne uno sviluppo mediante
investimenti, di fissarne i canoni, di riconsiderarne il
modello gestionale, passando attraverso un'adeguata e
rinnovata politica fiscale.
(1-00169)
"Diliberto, Bertinotti, Cossutta, Grimaldi,
Muzio, Barzanti, Bellei, Boghetta, Brunetti, Carazzi, Cocci,
De Angelis, De Murtas, Galdelli, Lenti, Marino, Moroni,
Nardini, Pistone, Marco Rizzo, Saia, Valpiana, Vendola,
Voccoli".
(14 settembre 1995).
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