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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


126860
ALA0246-0005
Allegato A n. 246 del 26 settembre 1995 (ALA12-246)
(suddiviso in 20 Unità Documento)
Unità Documento n.5 (che inizia a pag.6086 dello stampato)
Diliberto 1 - 00169. TESTIASS
Diliberto 1 - 00169.
ZZALA ZZRES ZZALA260995 ZZALA950926 ZZALA000995 ZZALA000095 ZZALA246 ZZ12 ZZTX
    La Camera dei deputati,
       considerato che la trasparenza nella assegnazione degli
  alloggi è un fatto dovuto, come pure il perseguimento di chi
  ha commesso abusi ed illeciti ai danni dello Stato;
       considerato che dare garanzie agli attuali inquilini ed
  una speranza ai tanti in cerca di alloggio è un fatto
  altrettanto dovuto;
       considerato che l'attuale campagna stampa tende a
  mettere sotto accusa la generalità degli assegnatari, rei di
  pagare affitti calmierati a termine di legge e tende, anche in
  questo settore, ad imporre il mercato quale unico riferimento
  per definire la giusta remunerazione dell'investimento
  immobiliare;
       considerato che mercato, nel campo delle abitazioni vuol
  dire emarginazione sociale di massa, enormi ghetti, paurosi
  squilibri, spinta all'inflazione e che per questo in Europa si
  sono adottate vaste politiche sociali in questo campo; difatti
  porzioni vastissime del territorio sono pubbliche, nelle varie
  forme, e vi sono diverse forme di controllo degli affitti;
       considerato che nel nostro Paese la quota percentuale
  degli alloggi in affitto è già bassissima, solo il 25 per
  cento e che solo il 5 per cento dell'intero patrimonio
  immobiliare è di edilizia residenziale pubblica (l'Italia è in
  coda nella graduatoria europea solo davanti a Grecia e
  Portogallo);
       considerato che alla luce di ciò non solo occorre
  bloccare la svendita del patrimonio immobiliare degli enti
  previdenziali, ma è necessario invece incrementare il
  patrimonio pubblico a tutti i livelli (statale, regionale,
  comunale, eccetera)
 
                             Pag. 6087
 
  rilanciando la presenza pubblica nella politica della casa e
  iniziando a reinvestire nel settore immobiliare pubblico i
  fondi ex-Gescal oltre trentamila miliardi congelati (diecimila
  sono stati usati per le pensioni) mediante non solo la
  costruzione di nuove case, ma anche attraverso il recupero
  degli stabili degradati nelle periferie e soprattutto nei
  centri storici;
       considerato che appare pertanto assolutamente
  indispensabile soprassedere ad ogni ulteriore dismissione del
  patrimonio immobiliare da parte degli enti di previdenza e -
  alla luce dei risultati dell'indagine condotta già nell'XI
  legislatura dalla Commissione Coloni - procedere invece ad una
  puntuale ricognizione di tutto il patrimonio immobiliare degli
  enti che gestiscono forme di previdenza e assistenza sociale
  ai fini di assicurare l'offerta di alloggi sul mercato ed una
  più alta redditività mediante l'eliminazione di tutti gli
  oneri impropri derivanti dalle passate gestioni;
       considerato che al 31 dicembre 1995 scadranno circa un
  milione di contratti;
       considerato che l'aumento di un punto e mezzo
  percentuale di inflazione rispetto alle previsioni è dato
  dall'aumento contrattuale dei fitti a causa dei patti in
  deroga, che ha provocato un evidente impazzimento
  generalizzato del mercato dell'affitto, dimostrandosi così
  fallimentari (raddoppio dei fitti, aumento degli sfratti,
  impossibilità di trovare case accessibili);
       considerato che il diritto alla casa ad equo costo
  appartiene ai diritti del cittadino moderno al pari del
  diritto al lavoro, alla tutela della salute, all'istruzione,
  alla previdenza e non può essere oggetto dell'attuale
  aggressione neo-liberista allo stato sociale;
       considerato che grandi profitti possono essere ricavati
  dalle acquisizioni e dalle trasformazioni degli immobili e
  dalle aree, finanziate con denaro pubblico e suoli pubblici,
  che emarginano sul territorio i cittadini meno abbienti,
  riservando le aree centrali ad attività terziarie o ad
  abitazioni di lusso;
       considerato che la legge sull'equo canone non ha a suo
  tempo introdotto una disciplina vincolistica in un mercato
  libero, ma è stata al contrario, una misura di parziale
  liberalizzazione di un mercato che era totalmente bloccato al
  settantacinque per cento;
       considerato altresì che gli enti pubblici e le persone
  giuridiche private che gestiscono forme di previdenza e di
  assistenza sociale hanno, ai sensi dell'articolo 65 della
  legge 30 aprile 1969, n. 153, l'obbligo di compilare
  annualmente il piano di impiego dei fondi disponibili da
  destinare agli investimenti immobiliari per una percentuale
  non superiore al 40 per cento e non inferiore al 20 per cento.
  Il comma settimo dell'articolo 65 della citata legge n. 153
  del 1969, aggiunto dall'articolo 5 della legge 23 aprile 1981,
  n. 155, ha altresì stabilito che, in aggiunta alle quote
  percentuali già indicate, una quota non superiore al 10 per
  cento venga destinata all'acquisto ed alla costruzione di
  immobili per uso ufficio;
       considerato che queste disposizioni non risultano
  abrogate;
       considerato che tra l'altro consistenti stanziamenti del
  bilancio dello Stato vengono destinati al fitto di locali di
  proprietà privata per le esigenze delle varie amministrazioni
  pubbliche;
       considerato che inoltre mentre da un lato anche il DPEF
  1996/1999 prevede la dismissione ulteriore dei beni
  immobiliari dello Stato (ex caserme, ex conventi, campi
  profughi, insediamenti militari in disuso, poderi, eccetera),
  dall'altro si lamenta l'insufficienza di stanziamenti di
  bilancio per l'edilizia universitaria, scolastica,
  ospedaliera, per i centri di accoglienza e di riposo per gli
  anziani;
       considerato che occorre quindi prevedere che agli enti
  predetti sia riconosciuto un diritto di prelazione sui beni
  immobili di cui all'articolo del decreto-legge
 
                             Pag. 6088
 
  5 dicembre 1991, n. 386, convertito dalla legge 29
  gennaio 1992, n. 35, al fine da un lato di assicurare allo
  Stato il gettito previsto dalle dismissioni, dall'altro agli
  enti di previdenza di poter impiegare le somme eccedenti la
  normale liquidità di gestione in modo più proficuo, in
  relazione alle pressanti esigenze della collettività
  nazionale;
                      impegna il Governo
       a riferire e a mettere a disposizione delle Camere
  l'intera documentazione relativa al patrimonio immobiliare
  degli enti previdenziali ed assistenziali al fine di garantire
  la massima trasparenza sia nell'assegnazione che nella
  gestione, affinché abbiano a cessare e a non riprodursi
  eventuali abusi e situazioni di privilegio;
       a riconsiderare nel suo insieme (delibera CIPE del 13
  marzo 1995  Gazzetta Ufficiale  27 maggio 1995, articoli 7
  e 8 AC 1797, legge quadro per l'edilizia residenziale e per il
  riassetto dell'Istituto autonomo case popolari etc.) una
  politica della casa che, riaffermando centrale il valore d'uso
  della casa, trovi riferimenti certi ed equi in un quadro
  normativo organico, teso ad affrontare i vari livelli di
  edilizia residenziale pubblica, di edilizia agevolata, di
  edilizia previdenziale assicurativa e di edilizia privata più
  in generale, in termini di promuoverne una riqualificazione
  nei contenuti, di determinarne uno sviluppo mediante
  investimenti, di fissarne i canoni, di riconsiderarne il
  modello gestionale, passando attraverso un'adeguata e
  rinnovata politica fiscale.
  (1-00169)
  "Diliberto, Bertinotti, Cossutta, Grimaldi,
  Muzio, Barzanti, Bellei, Boghetta, Brunetti, Carazzi, Cocci,
  De Angelis, De Murtas, Galdelli, Lenti, Marino, Moroni,
  Nardini, Pistone, Marco Rizzo, Saia, Valpiana, Vendola,
  Voccoli".
  (14 settembre 1995).
 
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