Banche dati professionali (ex 3270)
Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


126894
SMC0217-0019
Bollettino Giunte e Commissioni n. 217 del 27 settembre 1995 - edizione definitiva - (SMC12-217)
(suddiviso in 58 Unità Documento)
Unità Documento n.19 (che inizia a pag.25 dello stampato)
                             Pag. 25
 
                  IV COMMISSIONE PERMANENTE
                           (Difesa)
 
 
PARERE SU ATTI DEL GOVERNO
Programmi SMA 40/95 - SMA 43/95 - SMA 46/95 - SMA 47/95. (legge 4 ottobre 1988, n. 436).
Guido Baldo BALDI, relatore. Martino DORIGO.
Mercoledì 27 settembre 1995. - Presidenza del Presidente Paolo BAMPO. - Interviene il sottosegretario di Stato per la difesa, Stefano Silvestri.
ZZSMC ZZRES ZZSMC270995 ZZSMC950927 ZZSMC000995 ZZSMC000095 ZZSMC217 ZZ12 ZZD ZZC4 ZZNO ZZXX
  (Esame ai sensi dell'articolo 143, comma 4, del
  regolamento, e rinvio).
     La Commissione inizia l'esame per il parere su ciascun
  programma.
 
     Guido Baldo BALDI,  relatore,  illustra in primo
  luogo il programma SMA 40/95 concernente l'acquisizione di un
  sistema avanzato di ricognizione per il velivolo
  AM-X.
     Il velivolo  AM-X  nasce sulla base di un requisito
  operativo del 1977 relativo ad un velivolo
  caccia-bombardiere-ricognitore leggero per la sostituzione
  della linea  G-91R, G-91Y, RF-104G  e  F-104G.
  Costruito in collaborazione con il Brasile (70 per cento in
  Italia e 30 per cento in Brasile) ha iniziato i primi voli
  prototipici nel 1984 ed è entrato in servizio attivo nel 1990.
  Attualmente equipaggia, nella versione monoposto e biposto da
  addestramento operativo, 6 gruppi dei quali 4 già operativi.
  La produzione inizialmente prevista per 187 macchine è oggi
  limitata ad un tetto di 136 (delle quali circa 95 già
  consegnate) nell'ambito delle consistenze espresse dal nuovo
  modello di difesa.
     Dei gruppi operativi, due, basati a Villafranca di Verona,
  sono dedicati alla ricognizione tattica che svolgono con
  l'impiego del  POD  ORPHEUS, già montato dai primi anni
  settanta sul velivolo  F-104G.  Questo  POD  utilizza
  fotocamere, sia nella banda visibile che infrarosso, di tipo
  classico con film a pellicola "bagnata".  Questo presuppone,
  per poter avere il prodotto della ricognizione, il rientro
  dalla missione del velivolo, lo sviluppo del film, la stampa e
  la fotointerpretazione.  In linea generale, dall'atterraggio
  del velivolo sono necessarie circa due ore per avere il
  risultato finale (disseminazione dell'informazione).
     Il  POD  ORPHEUS, in servizio da quasi venticinque
  anni e concepito per velivoli di una precedente generazione, è
  stato adattato, anche con qualche limitazione, al
 
                              Pag. 26
 
  velivolo  AM-X,  ma, sulla base della efficienza oggi
  riscontrabile e delle difficoltà sempre crescenti di
  reperimento dei pezzi di ricambio, non ritiene che potrà
  essere supportabile per periodi significativi oltre l'anno
  2000; da cui la necessità di provvedere per tempo ad un nuovo
  sistema di ricognizione che da un lato fornisca prestazioni
  adeguate alle nuove esigenze operative e dall'altro presenti
  un profilo finanziario sostenibile nei prevedibili bilanci
  futuri.
     I recenti eventi internazionali hanno confermato
  l'importanza della ricognizione tattica per la condotta delle
  operazioni belliche interforze ed interalleate.  In
  particolare, nei moderni scenari è indispensabile poter
  disporre di capacità peculiari, come la trasmissione a terra
  delle immagini in "tempo reale", la possibilità di una loro
  elaborazione elettronica e la possibilità di effettuare
  riprese a lunghe distanze  (stand-off).  Il sistema
  AM-X recce/BDA (battle damage assessment)  dovrà
  presentare una struttura modulare e scalabile verso
  configurazioni complesse o ridotte, che consenta di riprendere
  immagini anche in condizioni di visibilità non ottimali,
  registrarle e quindi trasmetterle a terra in tempo reale.
  Insomma, anziché un film da sviluppare a terra si opererà con
  nastri magnetico/digitali immediatamente leggibili dalla
  stazione a terra.
     La prevista architettura del sistema completo comprenderà
  i seguenti elementi principali:
       a bordo dell' AM-X  saranno installati: un sistema
  di controllo centrale  (recce management system);  un
  assieme di sensori elettronici passivi, nelle bande del
  visibile e dell'infrarosso; un registratore digitale; un
  sistema di trasmissiome dati  (data-link)  dal velivolo
  alla stazione a terra;
       una stazione di terra che consenta i processi di
  interpretazione, sfruttamento e disseminazione delle
  informazioni provenienti dalla elaborazione del segnale
  digitale trasmesso dal velivolo o dalla lettura del nastro
  registrato; e che sia completamente autonoma dal punto di
  vista funzionale ed agevolmente trasportabile tramite diversi
  sistemi aerei, terrestri e navali.
     I singoli componenti il sistema dovranno possedere
  dimensioni e pesi, per il segmento di bordo, compatibili con i
  vani disponibili nell' AM-X  e dovranno essere di agevole
  integrazione funzionale con il sistema avionico del velivolo.
  Tenuto conto che il velivolo  AM-X  è un velivolo
  monoposto, il sistema in oggetto dovrà essere integrato in
  modo che il suo impiego richieda un impegno minimo da parte
  del pilota mediante l'adozione di comandi semplici, la cui
  posizione risulti di facile accesso e senza la necessità di
  distogliere l'attenzione dalla condotta del velivolo.  Da
  rilevare che l'idoneità del velivolo  AM-X  al ruolo
  recce  (ricognizione) nei moderni e futuribili scenari
  operativi è stata  a priori  valutata isolatamente ed a
  fronte di sistemi d'arma di Forza armata quali il velivolo
  Tornado  con esiti decisamente positivi.  A fronte di
  prestazioni di velocità marginalmente inferiori di
  quest'ultimo, nello specifico impiego l' AM-X  presenta
  infatti caratteristiche di autonomia, visibilità,
  autoprotezione e navigazione molto ben comparabili, unite ad
  una significativa consistenza numerica e a costi di esercizio
  che a regime si assesteranno, pur portando il medesimo carico
  bellico, su valori inferiori al cinquanta per cento del
  Tornado  (53,6 milioni per ogni ora di volo),
  attestandosi attualmente intorno al venti per cento, dovuto
  alla novità del velivolo che non ha ancora richiesto la
  manutenzione più pesante e costosa.  In questo contesto inoltre
  le caratteristiche "ognitempo" del  Tornado  non sono
  significative per la ricognizione condotta con mezzi
  elettro-ottici.  Alla luce delle suddette considerazioni, si
  sta concludendo uno studio per la definizione delle
  caratteristiche del nuovo sistema di ricognizione: lo sviluppo
  del programma prevede la modifica di un velivolo  AM-X
  già in dotazione alla Forza armata per le prove
  prototipiche del sistema, alle quali, se i risultati saranno
  soddisfacenti, farà seguito l'eventuale produzione.  La fase
  iniziale dello sviluppo e sperimentazione comporta un
  investimento
 
                              Pag. 27
 
  di circa 30 miliardi nei prossimi cinque anni, così
  ripartiti: 5 miliardi per l'acquisizione di sensori
  (attualmente disponibili solo all'estero: S.G. Thompson in
  Francia, Vinten in Regno Unito, Loral negli USA e una
  industria israeliana); 4 miliardi per l'acquisizione del
  data-link;  5 miliardi per l'acquisizione della stazione
  a terra; 6 miliardi per l'acquisizione di accessori e
  componentistica (registratori, sistema di controllo centrale,
  ecc.); 10 miliardi per l'integrazione e lo sviluppo del
  prototipo.
     Attualmente, le industrie nazionali del settore non sono
  in grado di fornire in tempi relativamente brevi gli
  equipaggiamenti necessari al sistema  AM-X - recce.  Il
  soddisfacimento dei requisiti è oggi possibile con prodotti
  presenti sul mercato internazionale già sviluppati ed
  impiegati operativamente, che rappresentano le più recenti
  espressioni dello stato dell'arte del settore.  Non ritiene
  pertanto giustificato lo sviluppo in ambito nazionale di uno
  specifico sistema che, oltre a presentare costi decisamente
  elevati, fornirebbe di fatto un prototipo il quale, oltre a
  necessitare di tempi lunghi, esporrebbe l'impresa a rischi
  tecnici e finanziari difficilmente prevedibili.  Le esigenze
  legate all'integrazione sul velivolo rendono tuttavia
  necessario che tale attività sia condotta in ambito nazionale,
  in modo che, oltre a garantire l'integrazione sulla
  piattaforma, costruita in gran parte in Italia, si ottenga una
  notevole ricaduta in termini di crescita del  know-how
  delle industrie nazionali del settore.
     Ritiene infatti che esistano, per le industrie nazionali,
  oltre alla attività esclusiva di Alenia per l'integrazione del
  sistema sul velivolo in quanto ditta costruttrice, forme di
  collaborazione o partecipazione alle attività delle industrie
  straniere interessate al programma in oggetto.  In particolare,
  alcune industrie nazionali potranno essere coinvolte in misura
  più o meno ampia nella sviluppo del sistema  AM-X-recce:
  cita la Alenia velivoli (integrazione sistema); la GF Sistemi
  avionici (sensori e sviluppo optronico); la Officine Galileo
  (componentistica);  Marconi  (Data-link);  e la  Advanced
  Computing System  (stazione a terra).
     Questo programma di sviluppo è previsto solo per
  l' AM-X,  perché tale aereo sarà l'unico mezzo
  dell'aeronautica militare e quindi anche delle Forze armate
  integrate su base interforze a svolgere il compito primario di
  ricognizione aerea.
     Invita pertanto la Commissione ad esprimere parere
  favorevole.
     Passa quindi ad illustrare il programma SMA/43/95,
  concernente l'acquisizione di 20 sistemi contraerei a bassa e
  bassissima quota.
     L'aeronautica militare ha l'esigenza di rinnovare i propri
  sistemi di difesa contraerei a bassa e bassissima quota,
  indispensabili per assicurare la sopravvivenza e l'operatività
  delle basi stanziali o di rischieramento e degli altri siti di
  Forza armata in caso di conflitto.  Infatti, i sistemi
  attualmente in dotazione, tutti a puntamento manuale e di
  piccolo calibro (20 mm.), hanno raggiunto da tempo il limite
  della vita operativa e risultano, per caratteristiche tecniche
  (raggio d'azione: 1 km, sistemi di guida, celerità di tiro
  ecc.), obsoleti a fronte della prevedibile minaccia aerea e
  missilistica e sono stati, pertanto, radiati nel 1994.  A
  fronte della totale mancanza di difesa ravvicinata, lo stato
  maggiore dell'aeronautica ha provveduto ad avviare il
  programma di ammodernamento di cui si tratta, individuando
  un'esigenza numerica di 20 sistemi, in linea con quanto
  previsto dal nuovo modello di difesa.  Ancorché i lineamenti
  tecnici specifici del requisito siano ancora in elaborazione
  da parte di un gruppo di lavoro  ad hoc,  in linea
  concettuale si tratterà di armi ad alta celerità di tiro, con
  calibro di almeno 35-40 mm., sistema di puntamento radar ed
  opto-elettronico, impiegabili sia contro aerei sia contro
  armamento  stand-off  nel raggio di 3-4 chilometri.
  L'investimento richiesto è stimato in circa 340 miliardi
  suddivisi in vari esercizi finanziari dal 1996 al 2000, al
  fine di rendere graduale l'immissione in linea dei nuovi
  sistemi e, al tempo stesso, di non gravare eccessivamente sui
  bilanci annuali nonché di avere il tempo necessario per
  l'addestramento
 
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  del personale addetto.  Sottolinea al riguardo come a
  questo stadio del processo di acquisizione, dove non è stato
  ancora individuato specificamente quale sistema d'arma
  acquistare, la predetta quotazione complessiva, pari a 17
  miliardi per ciascun sistema, scaturisce da una media dei
  costi di sistemi d'arma completi di questa tipologia presenti
  sul mercato che varia tra i 14 e 20 miliardi, inclusi una
  dotazione iniziale di parti di ricambio, l'addestramento del
  personale e il munizionamento.  Sottolinea altresì che i
  sistemi, oltre alla capacità autonoma di scoperta e ingaggio
  dovranno avere la possibilità di essere complementari alle
  batterie missilistiche  Spada  per le installazioni dove
  queste risultano già disponibili, mentre per i siti dove sono
  presenti dei radar della difesa aerea o per il traffico aereo,
  dovranno avere la capacità di ricevere i dati di avvistamento
  trasmessi da questi ultimi.  Le crescenti esigenze di mobilità
  unite agli impegni che la Forza armata è chiamata ad assolvere
  in operazioni fuori area rendono indispensabile che i nuovi
  sistemi risultino facilmente e velocemente ridislocabili per
  via aerea  (C-130, G-222).  Nel contempo, l'urgenza di
  disporre delle nuove batterie e l'esistenza sul mercato di
  sistemi di provata efficacia, fa propendere per la scelta di
  sistemi già sviluppati, evitando i rischi e le maggiori
  esigenze temporali e finanziarie connesse con un programma di
  sviluppo.  In campo nazionale, a seguito della produzione di
  ditte come Breda, Oto Melara, Contraves, è disponibile una
  rosa di sistemi sufficientemente ampia e dalle caratteristiche
  pari se non superiori a quelle della produzione estera, tali
  comunque da far ritenere che il requisito potrà essere
  adeguatamente soddisfatto da uno di tali sistemi senza
  sostanziali modifiche.  Ricorda al riguardo il cannone 40/70
  Oto Melara, ovviamente modificato, che sulle navi ha la stessa
  funzione di difesa a bassa, bassissima quota accanto ai vari
  sistemi missilistici (antiaerei e antimissile), oggi operativi
  sulle maggiori navi italiane.  Giova ricordare che presso le
  Forze aeree degli altri Paesi Nato la difesa contraerea è
  sempre affidata, oltre che a sistemi tipo  Spada  o
  superiori  (Patriot),  anche ad una componente
  artiglieresca la quale assicura la protezione a bassa e
  bassissima quota, quindi a corto e cortissimo raggio, sia ad
  integrazione di quella missilistica sia sostitutiva di questa,
  quando problematiche di tempo, di accessibilità, di
  trasportabilità di batterie missili (costose e limitate nel
  numero) rendono problematico il rischieramento di queste
  ultime.  Da rammentare infine che batterie di cannoni come
  quelle in parola possiedono capacità più o meno spinte di
  contrasto antimissile (di crociera o antiradiazione)
  indispensabili nel caso in cui il velivolo attaccante riesca a
  lanciare prima di essere abbattuto o effettui il lancio fuori
  della portata utile dello  Spada.  Ricorda, infine, che il
  costo della "specialistica elettronica" è elevatissima.
     Invita pertanto la Commissione ad esprimere parere
  favorevole.
     Passa quindi ad illustrare il programma SMA 47/95,
  concernente l'acquisizione del supporto operativo agli
  apparati di guerra elettronica.
     L'aeronautica militare dispone oggi, nel campo della
  guerra elettronica, di due mezzi di contrasto attivo: il
  velivolo  PD 808 G.E.  e il  Tornado  con capacità
  Harm.  Il primo è capace di individuare, registrare e
  disturbare sorgenti radio-radar avversarie attraverso i
  sistemi elettronici di bordo.  Questi velivoli, in linea dai
  primi anni '70, vedranno la fine della loro vita tecnica tra
  il 2000 e il 2002.  Un numero di  Tornado  sufficiente per
  un gruppo di volo è stato modificato per acquisire la capacità
  di portare i missili antiradar statunitensi  Harm.  Questi
  missili possono autonomamente individuare e distruggere radar
  avversari, sebbene con alcune limitazioni ed in condizioni
  favorevoli.  La operatività del reparto è in via di
  acquisizione e rappresenta un primo stadio verso una più
  completa capacità che verrà ottenuta con la modifica  ECR
  (electronic combat reconnaissance)  sul velivolo, il quale
  sarà allora in grado di supportare appieno l'arma,
  rimuovendone le limitazioni e portando l'efficacia del sistema
  d'arma nel suo complesso a livelli similari a quanto posseduta
  da Germania o Stati Uniti.  Tra i mezzi di
 
                              Pag. 29
 
  autoprotezione dell'aeronautica vi sono invece i velivoli da
  combattimento (escluso  F.104 ASA),  che sono dotati di un
  sistema di autoprotezione elettronica così composto:  RWR
  (radar warning receiver),  dispositivo di indicazione ed
  allarme che fornisce al pilota informazioni circa la natura e
  la direzione della minaccia quando il velivolo viene
  agganciato da un radar avversario;  AECM (active electronic
  counter-measure),  dispositivo che serve a disturbare ed
  ingannare i radar avversari quando questi agganciano il
  velivolo, in modo da rendere impossibile o impreciso l'impiego
  dei missili o dell'artiglieria che normalmente sono associati
  ai radar stessi; lanciatori di  Chaff  e  Flares,
  particolari lanciatori che sparano delle cartucce contenenti
  alternativamente o delle "flares", specie di bengala
  utilizzati per ingannare i missili a guida infrarossa, o delle
  "chaff", molto simili alle nuvole di stagnola usate nella II
  guerra mondiale per confondere i radar, e che ingannano i
  missili o i cannoni appunto a guida radar.
     I velivoli da trasporto  (C-130  e  G-222),
  inizialmente non dotati di autoprotezione in quanto non ne era
  previsto l'impiego in zona di diretta minaccia, a seguito
  delle recenti esperienze in operazioni di pacificazione ed
  umanitarie sono ora oggetto di un programma finalizzato
  all'inserimento, oltre che di corazzature, dispositivi
  spegnifiamma e di cupoline d'avvistamento, anche di un sistema
  di protezione elettronica composto sia dal  RWR  sia
  dall' AECM  sia dai lanciatori Chaff e Flares sia dal
  missile Warner.  Questo dispositivo, reso necessario dalla
  grossa mole, scarsa manovrabilità e velocità dei velivoli da
  trasporto, facili vittime dei missili all'infrarosso,
  particolarmente quelli individuali spalleggiati, rivela il
  lancio di un missile nella fase iniziale e quindi consente
  maggiori margini per le contromisure.  Tutte queste
  apparecchiature, sia di autoprotezione, sia di contrasto
  attivo (il cui valore complessivo in per la Forza armata è di
  oltre 2.800 miliardi, è destinato a crescere), per funzionare
  correttamente debbono essere programmate, cioè devono ricevere
  un insieme di dati e di procedure che consentano loro di
  individuare una minaccia, riconoscerla come tale e
  possibilmente identificarla e per ultimo generare la forma di
  contrasto più efficace per neutralizzarla.  Tale
  programmazione, che in pratica si realizza nella preparazione
  di una cosiddetta "libreria" che viene poi trasferita sui
  singoli apparati attraverso dei supporti magnetici, per essere
  effettuata compiutamente necessita oltre che delle
  indispensabili conoscenze tecniche, anche di un cospicuo
  volume di dati relativi alle minacce che vengono reperiti in
  zona di operazioni attraverso l' intelligence
  elettronico, nonché di computer che consentono di manipolare
  questi dati in modo che possano essere gestiti adeguatamente
  dai sistemi di bordo di guerra elettronica.  In sequenza si
  avrà la generazione delle "librerie", la validazione delle
  stesse (si effettua con apparati piuttosto complessi che
  simulano l'insieme delle minacce e verificano l'efficacia
  delle contromisure programmate), la distribuzione delle
  librerie agli utenti (reparti operativi).  Il ciclo completo
  per le "librerie" è possibile esclusivamente a livello
  centralizzato, visti i mezzi e le informazioni necessari;
  mentre a livello di reparto è possibile un limitato
  aggiornamento delle stesse per tenere conto delle minacce
  emerse improvvisamente, ma senza possibilità di validazione.
  In tempi normali l'edizione di "librerie" avviene nell'arco di
  diversi mesi, mentre in periodi di crisi si passa alle
  settimane o addirittura ai giorni.  Attualmente l'aeronautica
  militare non ha una capacità autonoma in tal senso, ma deve in
  parte far ricorso all'industria ed in parte a centri di altri
  paesi NATO per gli apparati/armamenti di uso comune.  Questo
  modus operandi  già da oggi, ma ancor più in prospettiva,
  presenta una tempistica tuttaltro che soddisfacente e
  soprattutto, vista la riservatezza e la sensibilità dei dati
  di minaccia, già appesantita da procedure burocratiche e
  adempimenti di tipo amministrativo.  In particolare, nei
  periodi caldi, l'industria è costretta ad operare prima che vi
  sia lo strumento amministrativo che definisca gli importi
  economici delle attività e fornisca il presupposto formale per
  il trasferimento dei dati, mentre presso i
 
                              Pag. 30
 
  centri stranieri, oltre ad essere soggetti ad una condizione
  di sudditanza, ci si scontra con problemi di priorità
  nazionali o di riservatezza delle attività di quello specifico
  contesto operativo.  In questo quadro l'acquisizione
  all'interno della Forza armata della capacità di supportare
  appieno i propri apparati di guerra elettronica, non solo
  valorizzerebbe ed accrescerebbe le potenzialità che in parte
  sono già presenti, portando così l'aeronautica militare al
  pari di quelle degli altri Paesi europei più evoluti, ma
  darebbe concreta risposta ad una esigenza operativa certamente
  vitale per la sopravvivenza delle proprie forze.  L'aeronautica
  militare ha così definito l'esigenza di ottimizzare le
  risposte degli apparati di guerra elettronica alle minacce
  presenti negli scenari operativi d'interesse, assicurando, in
  tempi stremamente ridotti, gli adattamenti delle "librerie" di
  minaccia, delle strategie di ricerca e dei programmi
  d'inganno/disturbo ai continui mutamenti della minaccia nel
  corso delle operazioni ed in funzione della missione di
  volare.  La Forza armata, basandosi sui requisiti propri e
  della NATO, ha finanziato gli studi di struttura di supporto
  operativo denominata  "Electronic warfare reconnaissance
  support network" (EWRESN),  in grado di supportare tutti gli
  apparati di guerra elettronica installati sia sui velivoli ed
  elicotteri già in dotazione all'aeronautica, sia su quelli di
  futura introduzione (es:  EF 2000, FLA,  ecc.).  La parte
  fondamentale dell' EWRESN  sarà concentrata presso un
  centro nazionale in grado di generare le "librerie", validarle
  e distribuirle alle basi operative interessate.  Tale centro
  sarà dotato di idonei collegamenti con gli enti di comando e
  controllo, gli enti informativi ed i reparti operativi; sede
  del centro sarà la base aerea di Pratica di Mare, alle porte
  di Roma.  L'aeronautica, poi, sta per concludere l'analisi
  delle proposte scaturite dagli studi, per verificarne la
  completa rispondenza alle proprie esigenze.  Al momento sono
  state avviate le attività per l'acquisizione della componente
  "generazione", che soddisfa le necessità (a breve e lungo
  termine) della Forza armata.  Per quanto riguarda le altre
  componenti e cioè "validazione", "infrastrutture" e
  "collegamenti" con gli altri enti, si sta per proporre l'avvio
  della loro realizzazione e produzione.  Ciò dovrebbe portare
  l'aeronautica ad acquisire la capacità autonoma di supporto
  operativo verso la fine del 1997.  Il costo totale del supporto
  operativo è di circa 63 miliardi da finanziare fra il 1994 ed
  il 1998.
     Invita pertanto la Commissione ad esprimere parere
  favorevole.
     Passa quindi ad illustrare il programma SMA 46/95,
  concernente l'acquisizione di n. 4 velivoli  C-130 H.
     L'aeronautica ha l'esigenza di incrementare il numero dei
  velivoli da trasporto sia per ripianare due velivoli andati
  distrutti nel corso dei 22 anni d'impiego della flotta
  C-130;  sia per fronteggiare le crescenti richieste nel
  trasporto a medio e lungo raggio determinate dalla mutata
  situazione geo-strategica; sia per compensare gli interventi
  umanitari e di pacificazione succedutisi negli ultimi tempi;
  ed infine per compensare, negli interventi alla lotta contro
  gli incendi boschivi, l'impiego dei velivoli  C-13OH.
     Il soddisfacimento di tale esigenza non ha trovato spazio
  negli anni passati a causa delle carenze di risorse
  finanziarie forzatamente destinate a programmi prioritari.
     Nell'anno 1994 è pervenuta, dalla   Lockheed,  una
  offerta, non sollecitata, per la fornitura di 4 velivoli
  C-130  (sia in versione normale che allungata) al costo
  unitario di 37 milioni di dollari USA.
     Oltre al dilazionamento in tre anni dei pagamenti dovuti,
  l'offerta prevede un consistente programma di contropartite
  industriali sviluppato dalla stessa  Loockheed  con
  diverse aziende italiane, con ricadute stimabile intorno al 75
  per cento del costo.
     Tale offerta, prospettando delle condizioni economiche
  particolarmente favorevoli, aveva di fatto consentito
  l'impostazione del programma di acquisizione che è ora
  all'esame delle Commissioni parlamentari.
     Nel frattempo, in sede di Comitato di capi di stato
  maggiore, è stata decisa l'acquisizione di 16-18  C-130J,
  nell'ottica più
 
                              Pag. 31
 
  ampia del potenziamento e ripianamento dell'attuale flotta
  con velivoli di più moderna concezione.  Tale decisione, non
  appena sottoposta formalmente all'attenzione delle Commissioni
  parlamentari, comporterà automaticamente la cancellazione del
  programma in parola per i  C-130H.
     Alla stregua di quest'ultima considerazione si riserva di
  formulare la proposta di parere al termine dell'esame.
     Conclusivamente, invita la Presidenza a farsi carico
  dell'esigenza di garantire alla Commissione una documentazione
  più puntuale, che consenta l'espressione di un parere
  consapevole su argomenti di particolare complessità e per i
  quali i parlamentari, privi di preparazione specifica, non
  possono non essere adeguatamente supportati.
 
     Martino DORIGO (gruppo misto) e Puccio FORESTIERE
  (gruppo alleanza nazionale) si associano a quest'ultima
  raccomandazione del relatore.
     Il seguito dell'esame sui predetti programmi è rinviato ad
  altra seduta.
 
DATA=950927 FASCID=SMC12-217 TIPOSTA=SMC LEGISL=12 NCOMM=04 SEDE=XX NSTA=0217 TOTPAG=0096 TOTDOC=0058 NDOC=0019 TIPDOC=B DOCTIT=0000 COMM=C4 D PAGINIZ=0025 RIGINIZ=001 PAGFIN=0031 RIGFIN=019 UPAG=NO PAGEIN=25 PAGEFIN=31 SORTRES=9509273 SORTDDL= FASCIDC=12SMC 00217 SORTNAV=59509270 00217 b00000 ZZSMC217 NDOC0019 TIPDOCB DOCTIT0019 NDOC0019



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