| La Commissione prosegue l'esame del testo unificato delle
proposte di legge.
Maria BURANI PROCACCINI (gruppo forza Italia)
nell'insieme il testo del relatore Sbarbati reca disposizioni
innovative di grande spessore, infatti, per la prima volta in
tanti anni in cui si è tentato di affrontare in Parlamento
l'argomento in questione, un celere Comitato ristretto, con il
costante supporto del Governo, ha portato alla formulazione di
un testo unificato, che in gran parte rispecchia le esigenze
di tutti i gruppi parlamentari e quindi, per loro tramite, dei
destinatari della legge: le accademie e i conservatori,
finalmente accorpati in un unico testo legislativo che ne
riconosce la comune essenza di istituti d'alta cultura, cui
spetta il riconoscimento legale del titolo rilasciato,
assimilabile al diploma di laurea conseguito presso le
similari e parallele università degli studi. Nel sottolineare
pertanto il riconoscimento al relatore Sbarbati, di aver
cercato di ottemperare alle indicazioni del Comitato, pur
reinterpretandole secondo il proprio legittimo intendimento,
ritiene opportuno far presenti osservazioni di minore e
maggiore taglio nelle quali il suo gruppo politico si
riconosce.
I rilievi in questione sono sia di carattere formale, più
giustificati perché il testo in esame è il primo testo
unificato, frutto del lavoro di accorpamento ed elaborazione
del relatore, sentito il Comitato ristretto, sia di carattere
più sostanziale.
Con riferimento all'articolo 1, al comma 2 va precisato
che i decreti legislativi sono emanati mediante un decreto del
Presidente della Repubblica. Il concerto di pareri da parte di
ministeri e Commissioni deve avere dei tempi strettamente
quantificati sia per quel che concerne la richiesta (almeno
quattro mesi prima della scadenza della delega), sia per
l'espressione dei pareri (entro due mesi dalla richiesta,
oppure si considera l'implicito parere positivo): tutto questo
per evitare lungaggini esiziali.
Con riferimento all'articolo 2, al comma 1, come più volte
si è detto in Comitato ristretto e come il relatore ha
condiviso, sottolinea la opportunità di specificare che oltre
agli "indirizzi" ed alla "ricerca", il costituendo CNdA
definisca anche la "produzione artistica" e sia un organo
"elettivo". Al comma 2, cui è connesso il comma 4, non
comprende la necessità di parlare di "sede di prima
applicazione" dal momento che si sta definendo una legge che
istituisce il CNdA, per cui sembra logico che fin da questa
sede se ne stabilisca composizione e tipologia. Pertanto il
concetto che è stato più volte espresso dal suo gruppo circa
la necessità di avere un CNdA che, in analogia al CUN, abbia
in prevalenza una composizione elettiva, con eletti da e tra
il personale direttivo e docente, proporzionalmente al numero
di conservatori ed accademie esistenti, deve essere tenuto in
considerazione. E' infatti fortemente limitativo parlare di un
solo rappresentante eletto tra il personale docente ed uno tra
quello direttivo "di cui all'articolo 1, comma 1": propone
perciò che il numero degli eletti non sia inferiore a
quindici. Quanto al numero degli esperti "di chiara fama" da
inserire nel CNdA, costoro saranno evidentemente di nomina
governativa, quindi il loro numero, per equità, non potrà
essere di diciotto ma ridotto ad un terzo. Quanto alla
opportunità di una rappresentanza degli studenti, sembrerebbe
opportuno che si procedesse in analogia al CUN. Infine, là
dove si dice che il CUN, il CNPI e il Ministero per i beni
culturali ed ambientali, devono avere, rispettivamente, due
rappresentanti, appare preferibile stabilire che tali
organismi abbiano un rappresentante ciascuno, in analogia a
quanto si propone per il Ministero della pubblica istruzione e
la Presidenza del Consiglio dei ministri.
Con riferimento all'articolo 3, al comma 2, dopo la parola
"ricerca" si dovrebbero inserire le seguenti "produzione
artistica", per motivi addotti precedentemente. Al comma 4
dopo "regolamento
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interno" si dovrebbe specificare che ciò si fa in conformità
con la specificità didattica ed organizzativa di ciascuno
degli istituti di cui al comma 1 dell'articolo 1.
Con riferimento all'articolo 4, comma 3, considerando che
il progetto di legge istituisce e definisce il CNdA, sembra
opportuno che il parere di quest'ultimo non sia solo
consultivo ma vincolante circa i criteri e le modalità secondo
cui verranno istituiti gli ISdA (uno per regione). Al comma 4
per la statalizzazione dell'istituto "Pergolesi" di Ancona e
dell'Accademia ligustica di Genova sembra opportuno prevedere
il parere del CNdA, che il progetto di legge istituisce
definitivamente. Al comma 5, a proposito della pianta organica
prevedibile in ogni ISdA, dal momento che il passaggio di
accademie e conservatori attuali all'università è da
considerare un riconoscimento dovuto ed atteso da tempo,
sembra logico che la pianta organica debbe corrispondere a
quella esistente.
Con riferimento all'articolo 5, bisogna osservare che gli
ISdA rilasciano diplomi di laurea in scienze artistiche,
perché quest'ultima è solo una materia di studio come le altre
già presente nel corso di studi per tutti.
All'articolo 6, comma 1, è giusto prevedere che i
direttori siano affiancati da organi gestionali analoghi a
quelli esistenti presso le facoltà universitarie, in quanto la
gestione non può essere del solo direttore, quasi organo
monocratico; in proposito è opportuno acquisire la valutazione
delle accademie e dei conservatori nelle audizioni già
programmate.
Al comma 2, invece che prevedere la nomina, la
composizione, le competenze ed il funzionamento degli ISdA
disciplinati "dalla" normativa vigente, sembrerebbe opportuno,
data la già sottolineata specificità di accademie e
conservatori, prevedere "in analogia a".
L'articolo 7 è senz'altro il più delicato e controverso,
in quanto riguarda il personale ed il suo passaggio, insieme
all'istituzione di cui fanno parte perché titolari ed
attualmente in servizio, all'università. Non si deve per
chiarezza perdere di vista il concetto fondamentale che
all'articolo 33 della Costituzione già gli istituti di alta
cultura sono assimilati all'università e solo la legge che
istituiva il Ministero dell'università e della ricerca
scientifica e tecnologica separava i primi dalla seconda
lasciandoli ancorati alla pubblica istruzione. Un giudizio
d'idoneità per essere inquadrati negli ISdA è perciò improprio
per gli attuali professori di ruolo in servizio. Diverso sarà
il discorso per i nuovi docenti che andranno a formare il
futuro personale; per inciso ricorda peraltro che gli attuali
conservatori ed accademie sono fortemente sotto organico.
Pertanto il comma 1 dell'articolo 7 va soppresso, perché
prevede che gli insegnamenti siano conferiti secondo le
disposizioni in vigore ad oggi nelle università e ciò è
impossibile perché tutti gli insegnanti di ruolo vedrebbero
messo in discussione il loro ruolo acquisito e verrebbero
valutati secondo criteri ad oggi insostenibili nella quasi
totalità dei casi.
Così al comma 6 dell'articolo 7 va cambiata totalmente la
dizione che deve prevedere l'inquadramento nei ruoli dell'ISdA
di tutti i docenti ed assistenti di ruolo, che vengono dotati
di una loro particolare area contrattuale. Per il nuovo
personale il reclutamento potrà invece essere conforme a
quanto previsto dai concorsi universitari ed infine il
personale docente e non docente che non volesse entrare negli
ISdA può essere inquadrato in un ruolo speciale ad esaurimento
o su domanda essere inquadrato nel ruolo dei licei ad
indirizzo musicale o dei licei artistici.
Con riferimento all'articolo 9, non ritiene idonea la
dizione "Conservatori di base"; appare molto meglio definirli
"licei ad indirizzo musicale", nome questo che non genera
equivoci ed è in linea con la dizione comunemente accettata
per tutta la scuola media superiore. Certamente licei e medie
ad indirizzo musicale sono il punto di maggior costo
dell'intera riforma, ma l'utilizzo di molti istituti
pareggiati, almeno per alcune cattedre, può essere un punto di
risparmio, così come l'utilizzo dsi licei artistici, scuole
magistrali, istituti d'arte che possono ospitare i costituendi
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licei ad indirizzo musicale, avendo alcune discipline
comuni.
Nel ribadire il ringraziamento al relatore Sbarbati per
l'ottimo lavoro svolto, si augura che le osservazioni svolte
siano utili a tutta la Commissione per le opportune
riflessioni.
Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente,
sottolinea la complessità della materia oggetto del testo in
esame e il notevole sforzo compiuto dal relatore. Risultano, a
suo avviso, necessari contributi provenienti dalle categorie
interessate; auspica quindi che le previste audizioni possano
offrire utili spunti in tal senso. Vi sono infatti esigenze di
razionalizzazione del settore che devono trovare una risposta,
senza essere sacrificate da un certo ibridismo che si rinviene
nella soluzione adottata dal testo in esame. Si è scelta la
strada di una riforma delle Accademie e dei Conservatori
contestuale, scelta che può essere condivisibile, purché non
si dimentichino le diversità che pure esistono tra i due tipi
di istituto. Inoltre, il confronto tra Accademie e
Conservatori da una parte ed il mondo universitario dall'altra
deve essere oggetto di un maggiore approfondimento,
soprattutto sotto il profilo delle conseguenze che da tale
confronto si ritiene di trarre sul piano normativo.
Innanzitutto occorrerebbe verificare se vi è consenso sul
principio per cui le università, le Accademie e i Conservatori
rappresentino ciascuno per la propria branca i livelli apicali
della rispettiva formazione qualora tale principio trovi il
consenso di tutti, dovrebbe essere respinta quella tendenza a
ritenere sottordinati le Accademie e i Conservatori rispetto
alle università. Ritiene, inoltre, che il testo in esame
dovrebbe esplicitare in modo più chiaro che i costituendi ISdA
non debbano rappresentare una struttura ulteriore. Osserva,
altresì, che i rappresentanti elettivi nel CNdA rappresentano
una sparuta minoranza, mentre la maggioranza dei componenti
viene nominata e non eletta; per parte sua propende per una
normativa che preveda, invece che la maggioranza dei
componenti del CNdA sia elettiva. Quanto alle funzioni di tale
organo, ritiene che i relativi pareri non debbano avere
carattere vincolante, ma piuttosto che sia opportuno prevedere
un generale obbligo di richiederli, nonché l'obbligo di
motivare eventuali decisioni adottate in difformità dai pareri
stessi. Sul comma 4 dell'articolo 3 esprime perplessità in
ordine alla previsione per ciascun ISdA di uno statuto e di un
regolamento interno: ritenendo infatti che l'ISdA non debba
rappresentare una nuova struttura, considera superflua
l'adozione di uno statuto e di un regolamento, a meno che non
si intenda fare riferimento ad una normativa di "puro
funzionamento". All'articolo 4, al comma 2, rileva
l'opportunità di valutare se il richiamo alla normativa
universitaria sia o meno congruo: comunque se si propende per
la soluzione positiva, si dovrebbe richiamare la normativa in
questione tout-court e non "in quanto applicabile",
espressione questa foriera di confusione. Contesta la norma
prevista dal comma 4 dell'articolo 4, che in una riforma a
carattere generale appare viziata da particolarismo: non si
comprende il motivo per cui solo il Conservatorio "Pergolesi"
di Ancona e l'Accademia ligustica di Genova debbano essere
statizzati e non tanti altri. Condivide le osservazioni svolte
da taluni degli intervenuti sulla pianta organica: in
proposito occorre conciliare le legittime aspettative del
personale dipendente con le esigenze di funzionalità del
regime che si intende introdurre.
Il testo in esame prevede numerosi richiami alle norme
sulle università; occorre quindi approfondire il raccordo con
le suddette norme. Ad esempio, all'articolo 6, il deputato
Burani ha osservato che sarebbe opportuno affiancare ai
direttori un organismo collegiale. Occorrerebbe chiarire
l'analogia che si pone con le corrispondenti strutture
universitarie.
Giuseppe PALUMBO (gruppo forza Italia) osserva che
anche nelle facoltà universitarie esistono i consigli di
istituto.
Dopo un chiarimento di Mario PITZALIS (gruppo alleanza
nazionale) in ordine
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alla normativa attualmente vigente per le università, Luciana
SBARBATI (gruppo i democratici), relatore, rileva che il
dibattito sta riprendendo temi già affrontati all'inizio dei
lavori e discussi nel corso delle sedute del Comitato
ristretto. Contesta, peraltro, il fatto che gli intervenuti
stiano parlando contemporaneamente, invitando i colleghi a
svolgere i propri interventi in modo ordinato.
Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente,
precisa, con riferimento all'intervento del relatore, che ha
ritenuto di dare la parola ai colleghi Palumbo e Pitzalis in
quanto potevano offrire un chiarimento utile al dibattito.
Continuando il suo intervento osserva quindi che all'articolo
7 del testo unificato sarebbe necessaria una maggiore
chiarezza, al fine di precisare alcuni aspetti rimasti oscuri:
ad esempio, l'aspetto del raccordo tra la fase transitoria e
quella a regime ed il problema relativo all'eventuale
istituzione di ruoli separati per gli attuali docenti. Al
comma 6 dell'articolo 7 condivide l'osservazione svolta da
taluni degli intervenuti sul termine di otto anni che appare
eccessivo. Sempre con riguardo al personale, fa presente che
le categorie interessate aspirano ad ottenere una propria area
contrattuale. All'articolo 9 dovrebbe essere modificata
l'espressione "conservatori di base di durata quinquennale",
non solo perché infelice di per sé, ma anche perché foriera di
confusione. Rileva, inoltre, che è necessario riflettere sulle
modalità di organizzazione della fascia di studi
corrispondente al livello della scuola media; a tal fine,
sarebbe opportuno acquisire i dati sulle strutture esistenti e
stabilire se sia o meno opportuno avvalersene in sede di
riforma. All'articolo 9, al comma 4, occorre riflettere sulla
previsione ivi contenuta, così come al comma 5, occorre
chiarire se sia opportuno che i dipartimenti musicali debbano
avvalersi di strutture già esistenti. Una verifica è
necessaria anche per l'articolo 10: richiamare la normativa
sull'edilizia universitaria, che ha sollevato tanti problemi
applicativi, suscita perplessità.
Il sottosegretario Etheldreda PORZIO SERRAVALLE,
dovendo allontanarsi per ragioni di salute, chiede di rinviare
il seguito dell'esame.
Nadia MASINI (gruppo progressisti-federativo),
intervenendo sull'ordine dei lavori, ricorda che nell'ultima
riunione dell'Ufficio di Presidenza integrato dai
rappresentanti di gruppo si era convenuto di chiudere la
discussione di carattere generale nell'arco di due sedute, per
poi procedere alle programmate audizioni di rappresentanti
delle categorie interessate. Poiché il rappresentante del
Governo è costretto ad allontanarsi per motivi di salute,
propone di inserire il tema all'ordine del giorno anche nella
seduta di domani, al fine di concludere l'esame preliminare,
in modo da procedere alle audizioni nella prossima
settimana.
Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, osserva
che nell'ultima riunione dell'Ufficio di Presidenza integrato
dai rappresentanti dei gruppi più che un accordo sui tempi del
dibattito, si era espresso un auspicio che questo potesse
concludersi in due sedute. Ma tale auspicio non può
realizzarsi, dovendo il sottosegretario allontanarsi ed
essendoci altri iscritti a parlare che ora non sono presenti,
come il deputato Ciocchetti. Pertanto il dibattito dovrà
proseguire in altra seduta.
Fiordelisa CARTELLI (gruppo lega nord) sottolinea che,
come opportunamente ha ricordato il deputato Masini, l'Ufficio
di Presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi aveva
deciso di concludere la discussione di carattere generale in
due sedute. Rispetto a tali accordi sono sopravvenute
circostanze impreviste: il malessere del sottosegretario e
l'imminente inizio di votazioni in Assemblea. Avendo domani un
impegno che le impedisce di partecipare ai lavori, chiede di
rinviare il seguito dell'esame a martedì prossimo, 3 ottobre;
nella serata dello stesso giorno potrebbero svolgersi le
audizioni.
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Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, ritiene
condivisibile la proposta del deputato Cartelli, salvo
rinviare ogni decisione sulle programmate audizioni alla
prossima riunione dell'Ufficio di Presidenza integrato dai
rappresentanti dei gruppi.
Luciana SBARBATI, relatore, osserva che da taluni
degli interventi svolti si evince la mancanza di una decisa
volontà di chiudere la discussione di carattere generale. Chi
si era iscritto a parlare per la seduta odierna ed ora è
assente, dovrebbe decadere dal diritto di intervenire.
Pertanto non ha senso rinviare il seguito del dibattito ad
altra seduta: martedì prossimo altri deputati potrebbero
mancare dopo essersi iscritti a parlare e vi sarebbe così
motivo per rinviare ancora il seguito dell'esame.
Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, con
riferimento all'intervento ora svolto dal relatore, precisa
che il presidente di turno assume la responsabilità della
conduzione dei lavori e decide in proposito secondo il suo
prudente apprezzamento. Invita quindi i colleghi a non
interferire nell'esercizio di facoltà che spettano a chi
presiede la seduta. In particolare, il deputato Ciocchetti,
che si era iscritto a parlare per la seduta di oggi, è ora
assente perché partecipa alla contemporanea seduta della
Commissione speciale per la riforma del sistema
radiotelevisivo. Non ritiene di dichiararlo decaduto innanzi
tutto perché assorbito da un impegno di pari importanza e in
secondo luogo perché ritiene opportuno che ciascun gruppo
possa esprimere la sua posizione su una riforma di notevole
portata come quella in esame. Se poi il relatore, con il suo
precedente intervento, avesse inteso affermare che il gruppo
di alleanza nazionale, intende utilizzare tattiche dilatorie
sulla riforma in esame, egli respingerebbe con fermezza tale
accusa, in quanto il gruppo a cui appartiene non ha alcun
interesse particolare sul tema all'ordine del giorno se non
quello di garantire l'approfondimento necessario: è
preferibile infatti impegnare una seduta in più del previsto,
piuttosto che approvare un testo incompleto e non chiaro.
Luciana SBARBATI, relatore, ritiene immotivato il
tono polemico adottato dal presidente nell'intervento testé
svolto.
Nadia MASINI ribadisce che gli accordi adottati in sede
di Ufficio di presidenza erano nel senso di esaurire la
discussione generale in due sedute. Tuttavia, essendosi
verificati degli imprevisti, non vi è altra soluzione che
rinviare il seguito dell'esame alla prossima settimana, fermo
restando l'impegno, che rappresenta un autovincolo e non
un'imposizione per tutti i gruppi, a concludere martedì
prossimo l'esame preliminare.
Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, non
ritiene di dover assumere un impegno a concludere la
discussione di carattere generale martedì prossimo: altri
membri della Commissione potrebbero iscriversi a parlare,
oltre a quelli che si sono già iscritti, e non vi è ragione
per impedire loro di esprimere la rispettiva posizione.
Piuttosto, ritiene opportuno invece inserire nell'ordine del
giorno che l'Ufficio di presidenza deciderà per martedì
prossimo, 3 ottobre, come unico argomento, quello ora in
esame, in modo da avere il massimo del tempo disponibile.
Rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.
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