| ORESTE TOFANI. La ringrazio, signor Presidente.
Nel corso di quell'audizione, dicevo, vennero alla luce
elementi che confermavano le preoccupazioni nutrite dal
sottoscritto e dai colleghi del gruppo di alleanza
nazionale componenti la Commissione lavoro. In quella
circostanza il dottor Billia, il dottor Magno ed il dottor
Seppia dovettero ammettere che, in effetti, non era chiara
la gestione del patrimonio immobiliare di quegli istituti.
Volutamente li incalzammo, in quell'occasione, ritenendo
di dover rivolgere l'esplicita richiesta di conoscere
esattamente la consistenza di tale patrimonio, nonché di
ottenere informazioni sulla sua gestione e sulla sua
attuale redditività. Il dibattito fu ampio, più colleghi
intervennero, fino ad arrivare al punto centrale
dell'audizione, quando io chiesi ai responsabili di quegli
istituti quale fosse, in effetti, la rendita del loro
enorme patrimonio immobiliare, sul quale, tra l'altro, non
riuscirono neppure a fornirci dati che fossero quanto meno
vicini alla realtà. Per quanto riguarda la rendita, va
dato atto dell'onestà e della correttezza del dottor
Magno, il quale affermò che essa si aggira intorno allo
0,65 per cento.
Dunque, il 22 febbraio 1995, la Camera, attraverso la
Commissione lavoro, ebbe contezza
di una situazione gestionale di quel patrimonio
immobiliare quanto meno sconcertante. Il gruppo di
alleanza nazionale si attivò per conoscere meglio dati e
realtà riguardanti questo argomento, senza tuttavia
riuscire ad avere certezze né sull'entità del patrimonio
immobiliare né sulla sua precisa rendita. Il nostro gruppo
decise pertanto di presentare una proposta di legge volta
all'istituzione di una Commissione parlamentare
d'inchiesta che avesse la finalità di aprire le porte su
questo mondo carico, purtroppo, di quegli interrogativi
che sarebbero esplosi clamorosamente nei mesi
successivi.
Pur dando, quindi, il massimo riconoscimento agli organi
di stampa, non intendiamo svuotare il ruolo che abbiamo
rivestito in tale circostanza. Purtroppo, però, abbiamo
parlato ad orecchie sorde o verosimilmente - forse
certamente - interessate ad evitare che si aprisse questo
capitolo e ciò ha di fatto bloccato l'iter della nostra
proposta di costituzione della Commissione d'inchiesta.
Il problema di Affittopoli non va allora affrontato a
colpi di mozioni. Questo è solo un esercizio. Ieri, oggi,
ci stiamo esercitando a dare il nostro contributo,
addirittura impegnando il Governo. Ma come si può
impegnare un Governo che comunque è coinvolto ed è
responsabile di questa vicenda? Come si può avere fiducia
nel Governo nel momento in cui suoi rappresentanti e
responsabili del dicastero interessato hanno frenato
un'azione conoscitiva intorno a questo problema? Ciò
significa fare quell'esercizio di chiacchiere che pure
l'argomento richiede. Ma la necessità di fare chiarezza
anche su questo enorme fenomeno ci deve sollecitare
soprattutto a dare una risposta. Certo, come gruppo di
alleanza nazionale noi concorriamo al dibattito, consci
però del limite dello stesso e dei meccanismi che si
possono porre in essere alla sua conclusione.
Noi siamo convinti, invece che bisogna affrontare il
problema nel profondo e non solo per quanto riguarda gli
alloggi degli istituti previdenziali pubblici, privati o
in via di privatizzazione, ma anche per quanto riguarda
gli alloggi dei comuni, delle province, delle regioni,
dello Stato, un enorme
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patrimonio che viene mal gestito nella migliore delle
ipotesi e gestito in modo clientelare nella peggiore.
Leggendo le carte rese pubbliche da questa campagna di
stampa, alla quale va riconosciuto sicuramente un ampio
merito, veniamo a conoscenza di fatti assurdi: centinaia
di milioni spesi in opere di ristrutturazione per gli
appartamenti assegnati ai vari big di questo
scandalo che è tutto di sinistra centro! Con la
benedizione della CGIL-CISI-UIL, che ha avuto un ampio
ruolo nella gestione e quindi anche nell'operazione di
accaparramento degli immobili in questione; e oltre alle
ristrutturazioni per centinaia di milioni, ci si è fatti
carico anche delle spese per l'arredamento, addirittura
per un mobile specifico, per una determinata laccatura di
un particolare colore! Io ho documentazione di tutto
questo. E chi ci può rispondere al riguardo? Il Governo?
Ma come può rispondere il Governo? Il Governo insabbia!
La maggioranza dei colleghi in Commissione lavoro, e me ne
dispiaccio, per troppo tempo ha insabbiato la richiesta di
fare chiarezza su questo fronte. Subito dopo la ripresa
dei lavori, su sollecitazione del gruppo di alleanza
nazionale, è stato chiesto di anticipare la riunione della
Commissione lavoro per dare una risposta anche in
riferimento a quello che stava accadendo. Purtroppo non
c'è stata una maggioranza favorevole a far sì che si
avviasse al riguardo un iter di indagine, di conoscenza e
di inchiesta. Perché è di un'inchiesta che c'è bisogno,
non è sufficiente l'interlocuzione conoscitiva generica.
E' obbligatorio fare chiarezza e procedere alle
attribuzioni di responsabilità anche nei confronti di
coloro i quali dovessero venire a riferire su situazioni
che riguardano questo enorme scandalo. Purtroppo, tutto
cio non vi è stato.
Io ho cercato di sollecitare ulteriormente la Commissione,
il suo Ufficio di presidenza, e ho dovuto constatare una
volontà di rinvio, tant'è che sono stato costretto ad
attivare gli strumenti che ogni deputato ha a disposizione
per fare in modo che le proprie iniziative, soprattutto
quando sono cariche di significati, come nel caso
specifico, arrivino in aula. Se dovessimo creare ancora
questi diaframmi altro che prima Repubblica!
Altro che prima Repubblica, si è nella più vergognosa
connivenza con coloro i quali dilapidano il patrimonio
pubblico, conculcano i diritti dei lavoratori e negano a
quanti ne hanno necessità il bene fondamentale della
casa!
Ho allora chiesto al Presidente, signora Pivetti, che si
svolgesse direttamente in aula la discussione di questa
proposta di legge che vuole avviare un'inchiesta. Mi
auguro che il dibattito possa aver luogo e che non ci si
limiti all'esercizio verbale, e talune volte verboso,
intorno ad un problema scottante. Bisogna arrivare ad
assumersi ognuno le proprie responsabilità, perché il
nostro obiettivo - del resto le date alle quali ho fatto
riferimento confermano quanto sto per dire - non è mai
stato l'investigazione alla ricerca di uno scandalo o di
nomi eccellenti coinvolti nella vicenda di Affittopoli. Il
nostro obiettivo era quello di evitare che si iniziasse un
dibattito sulla riforma delle pensioni senza conoscere -
la verità è questa: abbiamo approvato una riforma senza
sapere - le possibilità di recupero né le poste di
bilancio. Infatti i beni patrimoniali e la gestione dei
medesimi fanno parte delle poste di bilancio della
gestione di un ente!
Dobbiamo fare autocritica, dobbiamo rivedere la riforma
delle pensioni, perché di fronte ad affermazioni di
carattere generico - che la casa ormai bruciava e che
bisognava correre alle emergenze - si è creato
l'immaginario collettivo che quello della riforma delle
pensioni era un passaggio obbligatorio. Ciò era falso e
dunque quella riforma va rivista va riletta va riproposta
in modo che rappresenti il rapporto diretto tra il
contribuente e la rendita che lo stesso deve avere alla
conclusione del rapporto di lavoro attivo.
Chi non ha voluto vedere questi elementi e perché non si
sono voluti vedere? Come si è potuto parlare di riforma
delle pensioni senza conoscerli? Leggo sui giornali - e
debbo ringraziarli, perché questo Governo di tecnici ha
espropriato il Parlamento prima, durante e dopo - che il
dottor Seppia ha dichiarato di dover recuperare più di 400
miliardi di arretrati: quali sono gli strumenti che ha
posto in essere per farlo prima di questo gran clamore?
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Abbiamo notizie continue di arretrati di fitti: ci vuole
lo scandalo, in Italia, per muoversi? Si farà qualcosa
finché sarà vivo l'interesse dell'opinione pubblica e poi
si cercherà di sopire un fenomeno che invece va ampiamente
conosciuto.
Noi questo chiedevamo: non ci interessa che vengano fuori
i nomi dei leaders, del Gotha della sinistra che ha
goduto di enormi benefici a danno dei lavoratori, di quei
lavoratori che a chiacchiere dicevano di difendere. Non ci
interessa, questo è un fenomeno secondario. L'obiettivo
che alleanza nazionale si è proposto - ecco perché facevo
riferimento al gennaio, febbraio e marzo di quest'anno - è
quello di una corretta gestione degli immobili. Certo, se
dalle conoscenze della vicenda vengono fuori i nomi di
esponenti della sinistra, non ci si può dire che vogliamo
speculare! Noi non vogliamo speculare su nulla: prendiamo
atto di un ulteriore elemento che comprova che la realtà
nazionale del nostro paese è stata governata da un sistema
consociativo che andava dalla sinistra della democrazia
cristiana fino al partito comunista ieri e al PDS oggi,
con la benedizione di CGIL, CISL e UIL.
Del resto non poteva che essere così se è vero, come è
vero, che i consigli di amministrazione erano gestiti da
rappresentanti di CGIL, CISL e UIL, se è vero, come è
vero, che oggi si tenta ancora una volta, attraverso i
comitati di controllo e di vigilanza, di ridare a questi
sindacati la gestione degli istituti previdenziali. Quindi
era inevitabile che venisse fuori un fatto del genere, ma
non è inevitabile che il Parlamento blocchi il dibattito,
l'approfondimento, la conoscenza del problema, con gli
esiti che questa darà.
Mi auguro che il dibattito odierno faccia nascere un
particolare interesse e la volontà di chiarire e conoscere
tutti gli aspetti della questione anche in coloro che non
vi prestano particolare attenzione. Non devono prendere
piede le ipotesi secondo le quali, alla fine, questa
vicenda sarebbe un tourbillon che finirà per
determinare solamente un aumento dei fitti per i
lavoratori, quindi danni enormi dal punto di vista
sociale. Anche a tale riguardo ci siamo mossi per tempo
presentando, come gruppo di alleanza
nazionale, una proposta di legge recante le firme degli
onorevoli Storace ed altri per regolamentare i fitti, gli
equo canoni ed i patti in deroga.
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