Banche dati professionali (ex 3270)
Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


127056
STA0247-0031
Stenografico d'Aula n. 247 del 27 settembre 1995 (STA12-247)
(suddiviso in 400 Unità Documento)
Unità Documento n.31 (che inizia a pag.15216 dello stampato)
(il TITOLO si trova nell'Unità Documento n.17)
SEGUITO DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172; 6 - 00022; 6 - 00023. LAVASS
...SEGUITO DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172; 6 - 00022; 6 - 00023.
ROBERTO RONCHI.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RAFFAELE DELLA VALLE
ZZSTA ZZRES ZZSTA270995 ZZSTA950927 ZZSTA000995 ZZSTA000095 ZZSTA247 ZZ12 ZZDI ZZLL
    ROBERTO RONCHI.  Nel regime privatistico delle locazioni
  esiste anche il principio della libera scelta del
  contraente: sono nozioni elementari del mercato liberista.
  Ciò consente anche ad un fondo pensione di una banca di
  affittare un proprio immobile ad un magistrato senza che
  vi sia alcun motivo di darne rilievo sulla stampa.
    Ciò premesso, sono convinto che il discorso dovrebbe
  essere inquadrato in un ambito più vasto che abbraci in
  generale il mercato immobiliare ed il mercato delle
  locazioni.  Sotto questo profilo mi sembra particolarmente
  indicativa e di un certo valore la mozione Formenti ed
  altri n. 1-00168.
 
                             Pag. 15217
 
    Complementare a tale discorso è poi la mozione Pistone ed
  altri n. 1-00144 sottocritta anche dal presidente
  dell'VIII Commissione oltre che da altri deputati ed
  illustrata dalla collega prima firmataria.
    La prima di queste mozioni intende infatti fare in modo
  che gli enti previdenziali entrino effettivamente nel
  mercato - non in un mercato protetto o di favore -
  rendendosi partecipi delle sue regole.  Possiamo decidere
  quale sarà il destino di questi enti; si tratta però di
  stabilire se debbano essere soggetti privati, come è
  avvenuto finora, oppure se debbano configurarsi a tutti
  gli effetti come soggetti pubblici.  Nel primo caso si
  applicheranno le norme della legislazione sulle locazioni,
  se saranno invece soggetti pubblici, si applicherà il
  regime delle graduatorie e delle assegnazioni, della
  limitazione nella scelta del contraente.  Possiamo decidere
  tra queste due ipotesi, non l'una e l'altra; non possiamo
  sostenere, come si legge nella mozione del centro-destra,
  che si devono valorizzare queste proprietà al massimo
  livello possibile di mercato, affermando
  contemporaneamente che una quota prevalente deve essere
  destinata a famiglie meno abbienti, con reddito inferiore
  a 24 milioni annui, perché si dice tutto ed il contrario
  di tutto.
    In Italia il comparto immobiliare per il mercato dei meno
  abbienti si chiama edilizia residenziale pubblica,
  edilizia economica popolare.  Dobbiamo decidere allora che
  cosa fare di questi enti di previdenza.  Ecco perché penso
  che, al fine di risolvere questi problemi, la mozione di
  cui è prima firmataria la collega Pistone sia
  complementare rispetto a quella che ritengo essere già una
  mozione molto equilibrata e pregnante.
    Ho ascoltato l'intervento della collega Pistone: a mio
  parere, l'assurdità della delibera CIPE del 13 marzo 1995
  consiste nel fatto che si vorrebbe in qualche modo
  introdurre all'interno del comparto dell'edilizia
  residenziale pubblica il principio dei patti in deroga
  (non si fa né più né meno che questo).  Questo discorso è
  irrazionale, perché di fatto abbiamo una fascia di
  popolazione con reddito medio-basso che supera i limiti
  per concorrere, secondo la graduatoria, all'assegnazione
  degli alloggi popolari, ma che, al tempo stesso, è
  insufficiente per
  accedere non solo al mercato dell'acquisizione
  immobiliare, ma anche a quello dei patti  in deroga nel
  privato.
    Introdurre il mercato dei patti in deroga nel pubblico
  significa far soffrire tutti quei soggetti che
  appartengono alla fascia di reddito medio-bassa di cui si
  diceva, senza disturbare minimamente coloro che
  usufruiscono di un alloggio di edilizia residenziale
  pubblica e che potrebbero tranquillamente concludere patti
  in deroga nell'ambito del mercato privato, lasciando
  disponibile un appartamento quanto mai prezioso.
    Vi è un altro aspetto che spesso si sottovaluta e che non
  viene tenuto in considerazione.  Abbiamo una legislazione
  che affida ai comuni, e soprattutto a quelli di grandi
  dimensioni, il problema della tensione abitativa, degli
  sfratti e di quant'altro.  Di fatto, però, la disponibilità
  della maggior parte degli alloggi di edilizia residenziale
  pubblica non fa capo al comune, bensì ad un istituto
  autonomo le cui radici si perdono nel tempo, addirittura
  nell'altro regime; un istituto sopravvissuto ad un certo
  modo di intendere il problema della residenzialità che
  sicuramente non ha più alcun riscontro con le esigenze
  moderne del vivere civile.  La maggior parte degli alloggi
  che potrebbero rendersi disponibili sono in mano
  all'Istituto autonomo case popolari; invece, si chiede ai
  comuni di risolvere la tensione abitativa sulla base di
  una quota residuale di alloggi del demanio con la quale
  appunto è difficile far fronte a questa situazione
  abitativa.
      A Milano, il comune riesce a malapena ad assegnare suoi
  alloggi a chi è colpito da sfratto esecutivo con
  intervento immediato della forza pubblica.  Questa è la
  realtà!
    Pertanto, per quanto riguarda la mozione presentata
  dall'onorevole Pistone, a parte il riferimento al ritiro
  della delibera CIPE (che ha i caratteri
  dell'irrazionalità), la richiesta al Governo di riformare
  gli IACP vuol dire concepire in maniera diversa la
  politica degli alloggi, dell'edilizia residenziale
  pubblica, delle case degli IACP; vuol dire estendere
  l'effettiva fascia di bisogno per l'acquisizione
  dell'alloggio in affitto quando vi sono difficoltà a
  reperirlo sul mercato; vuol dire anche dare una gestione
  più sana a questi enti
 
                             Pag. 15218
 
  previdenziali che sono caratterizzati da un  eccesso
  impressionante di abusivismo, di morosità, perché finora
  non sono serviti tanto all'emergenza abitativa, quanto
  soprattutto ad una protezione clientelare ed assistenziale
  che dovrebbe essere spazzata via.
    Ecco, sulla base di tali considerazioni, penso che le
  mozioni presentate dagli onorevoli Formenti e Pistone
  abbiano una loro coerenza; sono prive di quella confusione
  che porta invece a non saper distinguere gli interventi
  del mercato dagli interventi di natura pubblica che il
  mercato chiaramente non può coprire.  Da queste due
  mozioni, lo ripeto, emerge coerenza; nelle altre vedo
  soltanto una gran confusione!  E dietro la confusione c'è,
  come al solito, la demagogia.  Non nego l'esistenza di
  problemi di sostanza, ma non si riesce davvero a capire
  che cosa si voglia dare ad intendere alla gente nel
  momento in cui si inventa non un problema ma una parola -
  Affittopoli - e si tirano in ballo questioni che sono
  assolutamente marginali e che possono servire per riempire
  una pagina di giornale.
    Mi sono molto impressionato nel leggere un articolo de
  il Giornale  di Feltri: in esso non vi erano
  considerazioni sul buon uso di questi enti previdenziali,
  ma erano riportate le foto di alcuni esponenti del
  Parlamento coinvolti nella vicenda.  E il titolo recitava:
  questi quando se ne vanno?
    Ecco la demagogia!  Ciò non consente di dare al Governo - a
  qualsiasi governo - un indirizzo reale e concreto sui
  gravi problemi che oggi stiamo vivendo  (Applausi dei
  deputati del gruppo della lega nord).
 
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