| PIETRO MUCCIO. Signor Presidente, signor ministro,
onorevoli colleghi, il tema della discussione odierna può
essere trattato da variati punti di vista. E' quanto è
avvenuto finora, anche se l'accentuazione è stata posta
sul problema morale e sulla disamministrazione. Ritengo
che questi due aspetti siano in realtà secondari e non
tocchino il cuore di Affittopoli, che non è l'invenzione
di un giornalista o di un giornale, ma un dato di
fatto.
Il nostro padre Einaudi ci insegnava che si possono pagare
stipendi e retribuzioni in forma monetaria e in forma non
monetaria; il nostro stesso sistema tributario prevede che
i redditi indiretti ed in natura siano soggetti a denuncia
e vengano tassati. Non dobbiamo quindi fare la demagogia
dell'antidemagogia e affermare che Affittopoli è una
"questioncella" da nulla, anche perché essa cade come olio
bollente su una ferita aperta quale Tangentopoli e, più in
generale, sul grande sistema della corruzione della prima
Repubblica. Tale corruzione non è il prodotto della
cattiveria degli uomini o della natura debole degli
individui, ma ha cause oggettive di natura economica e
istituzionale. Quando i grandi maestri del liberalismo del
ventesimo secolo insegnano e dimostrano che la democrazia
si è incamminata in un vicolo cieco e versa in una crisi
profonda perché sono stati distrutti i pilastri del
governo libero e rappresentativo - la separazione e la
limitazione dei poteri -, essi affermano qualcosa che a
noi liberali di questa parte della Camera suona intuitivo,
esaustivo ed esplicativo, ma che evidentemente non dice
niente a coloro che siedono in altri banchi di questa
Assemblea.
E' in tale contesto che dobbiamo cercare una spiegazione
al fenomeno di Affittopoli. In Italia si usa un termine di
moda, consociativismo, che ormai è consumato. Ma che
cos'è, in realtà, il consociativismo che produce
Affittopoli, Tangentopoli e ogni altra forma di corruzione
italiana? Non parlo di "Urbanistopoli"; tutti sanno che la
riforma urbanistica non fu fatta per pianificare il
territorio ma perché, mentre il codice civile vale dalle
Alpi a Lampedusa, i piani regolatori sono molto più
elastici del caucciù e servono ad una cosca
burocratico-politica per mettere le mani sui terreni di
proprietà privata e, con un tratto di penna, arricchire
gli uni e impoverire gli altri. Ma lasciamo perdere e
speriamo che finalmente tutti abbiano capito la lezione e
si possa voltare pagina!
Qual è, dunque, il cancro che bisogna estirpare? Fore
l'inclinazione umana a compiere il male? Questo è
ottimismo. Occorre
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forse educare di più gli individui al rispetto della
legge? Ciò è opportuno, si può fare e bisogna farlo. Ma
anche questo è ottimismo, perché i risultati potranno
essere insoddisfacenti. In questo genere di problemi e
nell'organizzazione di uno Stato non contano le
intenzioni, ma i risultati. Ci insegnano uomini come lo
stimatissimo collega Martino che la scienza politica
studia le conseguenze inintenzionali delle azioni umane;
diversamente, la politica si ridurrebbe alla psicologia e
studieremmo soltanto perché si amano o non si amano
determinate cose.
Proprio perché dobbiamo badare alle conseguenze
inintenzionali, diciamo che Affittopoli è il prodotto di
un sistema che non poteva non dare questi risultati. La
metafora dell'albero e dei frutti è molto usata nella
letteratura e nella scienza politica; se non sbaglio essa
è presente già nel Vangelo ma desidero ricordare che fu
ripresa e sviluppata in termini morali, politici e
giuridici da David Hume, il quale affermò che si giudica
un albero dal frutto e non viceversa. Se i frutti sono
quelli di Tangentopoli e di Affittopoli, vogliamo
dedicarci all'albero? Vogliamo potarlo in maniera
adeguata; sradicarlo se dà questi frutti?
Per Affittopoli è accaduto quello che Chamfort enunciava
in una massima, ossia: si sono attaccati coloro i quali
suonano a martello e si sono lasciati da parte gli
incendiari. Gli incendiari sono rappresentati da quella
classe politico-burocratica che, come la scimmia dei
drogati, si era posta sulle spalle degli italiani negli
ultimi venticinque anni e li stava portando alla rovina (e
forse ce li ha portati, se consideriamo il debito
pubblico). Si dice che bisogna limare le procedure,
inventare le graduatorie; si parla di libertà di
contratto; ma alla base di tutto, c'è dell'altro. Per
quanto riguarda per esempio l'INPS, chiederei per quale
motivo esso debba possedere immobili. Con un sistema
pensionistico a ripartizione, rappresenta una mera
finzione il fatto che un ente debba accumulare un
patrimonio per pagare le pensioni, atteso che esse non
vengono né garantite né, tanto meno, pagate con il
patrimonio dell'INPS, che pare assommi a 5 mila miliardi a
fronte di un'erogazione che sfiora i 100 mila miliardi
(utilizzo le cifre un
po' con l'accetta, ma ritengo che parlando di simili
grandezze non abbia senso sottilizzare sul miliardo).
La prima questione da porre, signor ministro, è dunque se
questi enti debbano possedere delle case. La risposta è
che non debbono averle perché l'INPS non fa altro che
erogare fondi sulla base di decisioni assunte in
Parlamento; trattandosi di un mero ufficiale pagatore,
perché dovrebbe possedere case di riserva? Si sostiene che
è bene accumulare un patrimonio e che, acquistando case,
tali enti mettono in moto il volano dell'edilizia, agendo,
per lo meno per quel che riguarda il settore abitativo,
come una sorta di grande fondo di investimento. La realtà
è che questo fondo di investimento funziona sì, ma per
fare piaceri a coloro i quali siedono nei consigli di
amministrazione o a quanti conoscono i consiglieri di
amministrazione.
Si afferma che vi è libertà di contratto. E' questo un
fatto curioso. Ho personalmente presentato alla Camera la
prima proposta di legge tendente ad inserire nella
Costituzione una norma che protegge la libertà di
contratto. Non c'è mai stata un'iniziativa in tal senso
nella storia costituzionale ed ho pensato che fosse
opportuno provarci (così passo alla storia!). Voglio
proprio vedere come si comporterà ora la I Commissione. Ho
sentito gli inni alla libertà di contratto: l'INPS ha la
libertà di contratto, il fondo pensioni della CARIPLO ha
la libertà di contratto, tutti ce l'hanno. Tale libertà,
che per me è sacra, come la libertà personale, viene
insomma tirata fuori quando si tratta di attribuirla agli
enti pubblici, ma quando si tratta di riconoscerla agli
adulti consapevoli, ai padri di famiglia, allora no,
bisogna stabilire l'equo canone, bisogna approvare una
legge che sostituisca le clausole liberamente pattuite dai
cittadini. Questo è veramente il massimo della coerenza!
D'altra parte, dai socialisti e socialistoidi è
impossibile aspettarsi coerenza in queste materie.
Il patrimonio di questi enti è enorme: cosa dobbiamo farne
adesso? Si dice: visto che ce l'hanno, cerchiamo in parte
di venderlo lentamente. D'altra parte, quella di vendere i
patrimoni degli enti previdenziali - specie dell'INPS e
dell'altro megaente, l'INPDAP
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- è una decisione che a me risulta sia stata presa da
diverso tempo, ma che non giunge a conclusione. Io temo
che ciò avvenga perché si sta studiando il modo più
appropriato per accaparrarsi gli appartamenti a titolo di
proprietà, come prima se ne impossessavano con l'affitto.
Non riesco infatti a immaginare per quale altro motivo non
si riesca a vendere quegli appartamenti. Forse perché si
sta studiando il prezzo equo? Mi viene da ridere:
l'equità! E' questa una delle parole più belle che sento
sempre ripetere, come l'aggettivo "sociale". Ebbene, di
equità in ciò che fa un Parlamento non c'è traccia, perché
noi deliberiamo in base alla forza di ciò che noi stessi
riteniamo giusto. L'equità non esiste nelle decisioni
politiche, perché per quanto riguarda noi liberali essa
significa conformità ad una regola astratta, non dare in
affitto un appartamento a 500 mila lire al mese anziché a
650 mila. Ma chi stabilisce questi prezzi? Quanta superbia
anima legislatori i quali ritengono di poter stabilire
quanto debba valere un appartamento dalle Alpi a
Lampedusa! Come è possibile avere una tale superbia?
Simili cose debbono essere stabilite dagli interessati
attraverso i contratti: quello da essi pattuito è il
prezzo appropriato, non quello che noi riteniamo di
fissare.
Sento anche dire che bisogna guardarsi dal liberismo
sfrenato, che le mozioni del centrodestra sono improntate
ad un liberismo selvaggio. Ma cari amici, il nostro paese
è il più collettivizzato del mondo e voi ci parlate di
liberismo! Nel nostro paese gli enti pubblici e lo Stato
posseggono il più grande patrimonio della terra e voi ci
parlate di liberismo! Se fossimo a Singapore io, che sono
un liberista integrale, direi: "beh, stabiliamo qualche
regola"; ma qui, signori, parlare di liberismo selvaggio è
davvero un'offesa al buon senso ed al senso delle
proporzioni. Ma quale liberismo! La mia ricetta è molto
semplice: vogliamo aiutare chi non ha la casa? Stabiliamo
un reddito, facciamo esaminare gli interessati da un
plotone di finanzieri, per stabilire se effettivamente è
quella l'unica entrata di cui dispongono... A tale
proposito voglio aprire una parentesi: ieri mattina,
davanti a Palazzo Montecitorio, gli antiliberisti, gli
amanti
del popolo hanno organizzato una gazzarra di duecento
persone che sventolavano bandiere rosse e c'erano signore
coperte d'oro che protestavano perché pagano un affitto di
250 mila lire al mese, mentre D'Alema ne paga 400 mila.
Questa è la giustizia!
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