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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


127058
STA0247-0033
Stenografico d'Aula n. 247 del 27 settembre 1995 (STA12-247)
(suddiviso in 400 Unità Documento)
Unità Documento n.33 (che inizia a pag.15218 dello stampato)
(il TITOLO si trova nell'Unità Documento n.17)
SEGUITO DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172; 6 - 00022; 6 - 00023. LAVASS
...SEGUITO DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172; 6 - 00022; 6 - 00023.
PIETRO MUCCIO.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RAFFAELE DELLA VALLE
ZZSTA ZZRES ZZSTA270995 ZZSTA950927 ZZSTA000995 ZZSTA000095 ZZSTA247 ZZ12 ZZDI ZZLL
    PIETRO MUCCIO.  Signor Presidente, signor ministro,
  onorevoli colleghi, il tema della discussione odierna può
  essere trattato da variati punti di vista.  E' quanto è
  avvenuto finora, anche se l'accentuazione è stata posta
  sul problema morale e sulla disamministrazione.  Ritengo
  che questi due aspetti siano in realtà secondari e non
  tocchino il cuore di Affittopoli, che non è l'invenzione
  di un giornalista o di un giornale, ma un dato  di
  fatto.
    Il nostro padre Einaudi ci insegnava che si possono pagare
  stipendi e retribuzioni in forma monetaria e in forma non
  monetaria; il nostro stesso sistema tributario prevede che
  i redditi indiretti ed in natura siano soggetti a denuncia
  e vengano tassati.  Non dobbiamo quindi fare la demagogia
  dell'antidemagogia e affermare che Affittopoli è una
  "questioncella" da nulla, anche perché essa cade come olio
  bollente su una ferita aperta quale Tangentopoli e, più in
  generale, sul grande sistema della corruzione della prima
  Repubblica.  Tale corruzione non è il prodotto della
  cattiveria degli uomini o della natura debole degli
  individui, ma ha cause oggettive di natura economica e
  istituzionale.  Quando i grandi maestri del liberalismo del
  ventesimo secolo insegnano e dimostrano che la democrazia
  si è incamminata in un vicolo cieco e versa in una crisi
  profonda perché sono stati distrutti i pilastri del
  governo libero e rappresentativo - la separazione e la
  limitazione dei poteri -, essi affermano qualcosa che a
  noi liberali di questa parte della Camera suona intuitivo,
  esaustivo ed esplicativo, ma che evidentemente non dice
  niente a coloro che siedono in altri banchi di questa
  Assemblea.
    E' in tale contesto che dobbiamo cercare una spiegazione
  al fenomeno di Affittopoli.  In Italia si usa un termine di
  moda, consociativismo, che ormai è consumato.  Ma che
  cos'è, in realtà, il consociativismo che produce
  Affittopoli, Tangentopoli e ogni altra forma di corruzione
  italiana?  Non parlo di "Urbanistopoli"; tutti sanno che la
  riforma urbanistica non fu fatta per pianificare il
  territorio ma perché, mentre il codice civile vale dalle
  Alpi a Lampedusa, i piani regolatori sono molto più
  elastici del caucciù e servono ad una cosca
  burocratico-politica per mettere le mani sui terreni di
  proprietà privata e, con un tratto di penna, arricchire
  gli uni e impoverire gli altri.  Ma lasciamo perdere e
  speriamo che finalmente tutti abbiano capito la lezione e
  si possa voltare pagina!
    Qual è, dunque, il cancro che bisogna estirpare?  Fore
  l'inclinazione umana a compiere il male?  Questo è
  ottimismo.  Occorre
 
                             Pag. 15219
 
  forse educare di più gli individui al rispetto  della
  legge?  Ciò è opportuno, si può fare e bisogna farlo.  Ma
  anche questo è ottimismo, perché i risultati potranno
  essere insoddisfacenti.  In questo genere di problemi e
  nell'organizzazione di uno Stato non contano le
  intenzioni, ma i risultati.  Ci insegnano uomini come lo
  stimatissimo collega Martino che la scienza politica
  studia le conseguenze inintenzionali delle azioni umane;
  diversamente, la politica si ridurrebbe alla psicologia e
  studieremmo soltanto perché si amano o non si amano
  determinate cose.
    Proprio perché dobbiamo badare alle conseguenze
  inintenzionali, diciamo che Affittopoli è il prodotto di
  un sistema che non poteva non dare questi risultati.  La
  metafora dell'albero e dei frutti è molto usata nella
  letteratura e nella scienza politica; se non sbaglio essa
  è presente già nel Vangelo ma desidero ricordare che fu
  ripresa e sviluppata in termini morali, politici e
  giuridici da David Hume, il quale affermò che si giudica
  un albero dal frutto e non viceversa.  Se i frutti sono
  quelli di Tangentopoli e di Affittopoli, vogliamo
  dedicarci all'albero?  Vogliamo potarlo in maniera
  adeguata; sradicarlo se dà questi frutti?
    Per Affittopoli è accaduto quello che Chamfort enunciava
  in una massima, ossia: si sono attaccati coloro i quali
  suonano a martello e si sono lasciati da parte gli
  incendiari.  Gli incendiari sono rappresentati da quella
  classe politico-burocratica che, come la scimmia dei
  drogati, si era posta sulle spalle degli italiani negli
  ultimi venticinque anni e li stava portando alla rovina (e
  forse ce li ha portati, se consideriamo il debito
  pubblico).  Si dice che bisogna limare le procedure,
  inventare le graduatorie; si parla di libertà di
  contratto; ma alla base di tutto, c'è dell'altro.  Per
  quanto riguarda per esempio l'INPS, chiederei per quale
  motivo esso debba possedere immobili.  Con un sistema
  pensionistico a ripartizione, rappresenta una mera
  finzione il fatto che un ente debba accumulare un
  patrimonio per pagare le pensioni, atteso che esse non
  vengono né garantite né, tanto meno, pagate con il
  patrimonio dell'INPS, che pare assommi a 5 mila miliardi a
  fronte di un'erogazione che sfiora i 100 mila miliardi
  (utilizzo le cifre un
  po' con l'accetta, ma ritengo che parlando di  simili
  grandezze non abbia senso sottilizzare sul miliardo).
    La prima questione da porre, signor ministro, è dunque se
  questi enti debbano possedere delle case.  La risposta è
  che non debbono averle perché l'INPS non fa altro che
  erogare fondi sulla base di decisioni assunte in
  Parlamento; trattandosi di un mero ufficiale pagatore,
  perché dovrebbe possedere case di riserva?  Si sostiene che
  è bene accumulare un patrimonio e che, acquistando case,
  tali enti mettono in moto il volano dell'edilizia, agendo,
  per lo meno per quel che riguarda il settore abitativo,
  come una sorta di grande fondo di investimento.  La realtà
  è che questo fondo di investimento funziona sì, ma per
  fare piaceri a coloro i quali siedono nei consigli di
  amministrazione o a quanti conoscono i consiglieri di
  amministrazione.
    Si afferma che vi è libertà di contratto.  E' questo un
  fatto curioso.  Ho personalmente presentato alla Camera la
  prima proposta di legge tendente ad inserire nella
  Costituzione una norma che protegge la libertà di
  contratto.  Non c'è mai stata un'iniziativa in tal senso
  nella storia costituzionale ed ho pensato che fosse
  opportuno provarci (così passo alla storia!).  Voglio
  proprio vedere come si comporterà ora la I Commissione.  Ho
  sentito gli inni alla libertà di contratto: l'INPS ha la
  libertà di contratto, il fondo pensioni della CARIPLO ha
  la libertà di contratto, tutti ce l'hanno.  Tale libertà,
  che per me è sacra, come la libertà personale, viene
  insomma tirata fuori quando si tratta di attribuirla agli
  enti pubblici, ma quando si tratta di riconoscerla agli
  adulti consapevoli, ai padri di famiglia, allora no,
  bisogna stabilire l'equo canone, bisogna approvare una
  legge che sostituisca le clausole liberamente pattuite dai
  cittadini.  Questo è veramente il massimo della coerenza!
  D'altra parte, dai socialisti e socialistoidi è
  impossibile aspettarsi coerenza in queste materie.
    Il patrimonio di questi enti è enorme: cosa dobbiamo farne
  adesso?  Si dice: visto che ce l'hanno, cerchiamo in parte
  di venderlo lentamente.  D'altra parte, quella di vendere i
  patrimoni degli enti previdenziali - specie dell'INPS e
  dell'altro megaente, l'INPDAP
 
                             Pag. 15220
 
  - è una decisione che a me risulta sia stata  presa da
  diverso tempo, ma che non giunge a conclusione.  Io temo
  che ciò avvenga perché si sta studiando il modo più
  appropriato per accaparrarsi gli appartamenti a titolo di
  proprietà, come prima se ne impossessavano con l'affitto.
  Non riesco infatti a immaginare per quale altro motivo non
  si riesca a vendere quegli appartamenti.  Forse perché si
  sta studiando il prezzo equo?  Mi viene da ridere:
  l'equità!  E' questa una delle parole più belle che sento
  sempre ripetere, come l'aggettivo "sociale".  Ebbene, di
  equità in ciò che fa un Parlamento non c'è traccia, perché
  noi deliberiamo in base alla forza di ciò che noi stessi
  riteniamo giusto.  L'equità non esiste nelle decisioni
  politiche, perché per quanto riguarda noi liberali essa
  significa conformità ad una regola astratta, non dare in
  affitto un appartamento a 500 mila lire al mese anziché a
  650 mila.  Ma chi stabilisce questi prezzi?  Quanta superbia
  anima legislatori i quali ritengono di poter stabilire
  quanto debba valere un appartamento dalle Alpi a
  Lampedusa!  Come è possibile avere una tale superbia?
  Simili cose debbono essere stabilite dagli interessati
  attraverso i contratti: quello da essi pattuito è il
  prezzo appropriato, non quello che noi riteniamo di
  fissare.
    Sento anche dire che bisogna guardarsi dal liberismo
  sfrenato, che le mozioni del centrodestra sono improntate
  ad un liberismo selvaggio.  Ma cari amici, il nostro paese
  è il più collettivizzato del mondo e voi ci parlate di
  liberismo!  Nel nostro paese gli enti pubblici e lo Stato
  posseggono il più grande patrimonio della terra e voi ci
  parlate di liberismo!  Se fossimo a Singapore io, che sono
  un liberista integrale, direi: "beh, stabiliamo qualche
  regola"; ma qui, signori, parlare di liberismo selvaggio è
  davvero un'offesa al buon senso ed al senso delle
  proporzioni.  Ma quale liberismo!  La mia ricetta è molto
  semplice: vogliamo aiutare chi non ha la casa?  Stabiliamo
  un reddito, facciamo esaminare gli interessati da un
  plotone di finanzieri, per stabilire se effettivamente è
  quella l'unica entrata di cui dispongono...  A tale
  proposito voglio aprire una parentesi: ieri mattina,
  davanti a Palazzo Montecitorio, gli antiliberisti, gli
  amanti
  del popolo hanno organizzato una gazzarra  di duecento
  persone che sventolavano bandiere rosse e c'erano signore
  coperte d'oro che protestavano perché pagano un affitto di
  250 mila lire al mese, mentre D'Alema ne paga 400 mila.
  Questa è la giustizia!
 
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