| GIANFRANCO RASTRELLI. Presidente, onorevoli colleghi,
credo che la serietà dell'argomento in discussione
richieda, più che "svolazzi" oratori, serietà, competenza
e quindi cognizione di causa. Per tale ragione, voglio
subito rispondere a coloro i quali, sia ieri sia oggi,
hanno sostenuto che da parte nostra si starebbe facendo di
tutto per annacquare od affogare in un calderone generale
il problema degli affitti, dopo la nota campagna
giornalistica. Rassicuro questi ultimi ed altri che la
pensassero in tal modo che non è questo il nostro modo di
affrontare il problema. Voglio ricordare, infatti,
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che già il 17 agosto scorso (lo sottolineo: il 17
agosto!) il nostro gruppo ha presentato una interrogazione
al Governo per fare luce sull'accaduto, per colpire gli
abusi, per eliminare i privilegi e, soprattutto, per
definire nuove regole certe e trasparenti da attuare con
equità e rigore!
Rilevo, ma non per una ritorsione polemica, che chi ha
fatto la suddetta affermazione, non ha speso nel suo
intervento una sola parola sul modo in cui affrontare i
problemi e superare l'attuale situazione. E' necessario
allora sapere se si vogliano affrontare i problemi con
serietà e competenza o fare della semplice propaganda a
basso costo!
Ricordo che nei mesi scorsi la Commissione ambiente della
Camera ha tracciato linee di intervento per una nuova
politica sulla edilizia pubblica e residenziale, con il
contributo - mi fa piacere sottolinearlo - di tutti (dico:
di "tutti"!) i gruppi politici.
Vi sono peraltro ulteriori precedenti in materia, che
intendo richiamare.
La Commissione lavoro si occupò della materia già
nell'autunno scorso nell'ambito dell'indagine conoscitiva
sul sistema previdenziale italiano, sollevando il problema
degli enti previdenziali. Nel febbraio del 1995 ha avuto
luogo l'audizione dei presidenti degli enti previdenziali
sulla questione del patrimonio immobiliare degli enti.
Tale problema - come è noto - è stato costantemente
affrontato durante la discussione della riforma
previdenziale, fino alla approvazione della legge n. 335
nell'agosto scorso, con la quale si è affrontato con
decisione il problema attraverso la legge delega. Giova
inoltre ricordare che già qualche anno fa le
organizzazioni sindacali decisero di uscire dai consigli
di amministrazione degli enti previdenziali, affinché si
separasse il problema della gestione da quello del
conrollo; e da qui è scaturita la legge del 1993 che ha
sancito, appunto, l'importante principio della separazione
dei ruoli. Ricordo, altresì, che, a conclusione della
precedente legislatura, la Commissione di controllo sugli
enti previdenziali si occupò della questione della
gestione del patrimonio immobiliare.
Con tutta sincerità devo dire che, al di là di questi
fatti, nel passato si è registrato in
materia - salvo qualche intervento della magistratura -
il silenzio di tutti (sottolineo: "di tutti"), cioè di
tutte le forze politiche dentro e fuori del Parlamento! A
maggior ragione oggi, quindi, occorre intervenire con
decisione ed urgenza su di un problema che si è
incancrenito e che va portato rapidamente a soluzione!
Posso assicurare tutti i deputati - e lo dico con
cognizione di causa - che nessuno - ripeto: nessuno -
nella Commissione lavoro vuole affossare o deviare i
problemi che abbiamo di fronte, come dimostrano gli atti e
la stessa discussione in questi giorni. Il punto è quello
di ricercare gli strumenti più adeguati e rapidi, senza
esclusioni pregiudiziali, per affrontare e, appunto, dare
soluzione al problema. E' proprio per questo che si è
voluta, da parte di chi ha proposto e votato la riforma
previdenziale (ricordo anche che c'è chi ha votato
contro), una delega precisa che stabilisse tempi ben
definiti per affrontare e risolvere a trecentosessanta
gradi, quindi nel suo complesso, il problema degli
immobili di proprietà degli enti previdenziali.
Ben vengano, dunque, denunce e sollecitazioni
giornalistiche che servono ad affrontare con urgenza un
grande problema! Non è in discussione questo
diritto-dovere della stampa, ma il modo con il quale si
portano avanti determinate campagne, quando cioè si fa di
tutta l'erba un fascio, rischiando di colpire non solo
alcuni singoli ma tutti, senza distinguere tra chi ha
ragione e chi ha torto, tra chi ha esercitato un legittimo
diritto e chi, invece, ha abusato o ha conseguito
determinati privilegi. E' inoltre importante che, laddove
vi siano state violazioni della legge, chi ne è
responsabile debba ovviamente rispondere di eventuali
reati, perché alla fine sarebbe assai ingiusto - qualcuno
lo ha ricordato - che tutto si risolvesse a danno di chi
non c'entra nulla ed ha sempre rispettato regole e
leggi.
Credo che una discussione scomposta e confusa non serva né
a stabilire la verità né a proporre e a definire nuove
regole più eque e trasparenti. Il problema è troppo serio
e per affrontarlo non servono strumentalizzazioni e
polemiche, che certo surriscaldano l'atmosfera e che
rischiano di impedirne un esame approfondito.
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Per tali motivi abbiamo la preoccupazione che la
questione venga affrontata soltanto in superficie e
limitatamente ad un aspetto, sia pure importante, cioè
quello degli affitti. Per questi motivi, inoltre, abbiamo
presentato una mozione, già illustrata dai colleghi
Zagatti e Formenti, che imposta giustamente il problema
della casa nel suo complesso.
Rilevo altresì con piacere che, al di là di alcuni
interventi di ieri e di oggi, anche in altre mozioni si
comincia ad affrontare il problema di una politica della
casa seria, efficiente, e si cominciano ad indicare misure
atte a soddisfare i bisogni di tanta gente. Voglio solo
ricordare o far notare, contrariamente a qualche
affermazione che è stata fatta in questo dibattito, che è
vero che in Italia il problema si presenta con
caratteristiche particolari, ma esse sono un po' diverse
da quelle che sono state rappresentate. Infatti, mentre
più di due terzi dei cittadini sono proprietari della
casa, acquisita spesso con grandi sacrifici che si
prolungano nel tempo, gli altri si trovano in larga misura
in difficoltà, in un mercato immobiliare dove ancora le
offerte sono molte limitate, almeno quelle degli affitti e
dove vige maggiormente il sistema del "nero" piuttosto che
quello legalizzato. Si tratta di una situazione abitativa
che crea tensioni sociali, specialmente nelle grandi
città, in cui gli sfratti sono numerosi e numerose sono le
famiglie che, percependo redditi bassi o medi, sono
impossibilitate - a causa degli eccessivi prezzi di
acquisto o di affitto - a trovare un alloggio.
Il patrimonio degli enti previdenziali, sia per le
dismissioni sia per gli acquisti e le attuali proprietà,
può e deve essere - lo abbiamo già detto -, insieme ad una
nuova politica per la casa, uno strumento efficace nel
settore abitativo, a condizione però, che si abbia una
giusta redditività del medesimo, sulla base anche delle
caratteristiche delle singole abitazioni, salvaguardando -
lo ripetiamo ancora - le fasce più deboli.
L'importante quindi è definire rapidamente nuovi criteri
per la gestione, l'acquisto e la dismissione del
patrimonio immobiliare degli enti previdenziali, allo
scopo di garantire equità, redditività e tutela delle
fasce più deboli e per evitare che tutto si risolva in un
aumento indiscriminato degli affitti nel settore pubblico,
ma anche in quello privato, aggravando ancora di più la
situazione di coloro - e sono tanti - che già si trovano
in difficoltà.
A nostro parere, la gestione degli immobili degli enti
previdenziali deve seguire precisi indirizzi, che possono
riassumersi in sette punti. Li indico brevemente; primo:
definizione di nuove procedure per l'assegnazione degli
alloggi; secondo: adeguata pubblicizzazione della
disponibilita di alloggi liberi; terzo: trasparenza delle
procedure di assegnazione; quarto: garantire una giusta
cospicua quota di alloggi da destinare a coloro che sono
interessati da procedimento di sfratto, a partire dagli
sfratti già in esecuzione; quinto: mantenere una quota
riservata al personale dipendente in mobilità; sesto:
verifica dei criteri per la determinazione di canoni che
assicurino la redditività delle abitazioni e garantiscano
le fasce più deboli; settimo ed ultimo punto, collegato
alla delega relativa alla legge di riforma delle pensioni:
verifica dei criteri di attuazione di tale delega, in
particolare per la definizione di piani operativi per la
dismissione del patrimonio immobiliare e la fissazione di
metodi trasparenti per l'acquisto di nuove abitazioni, con
adeguate garanzie specialmente per gli inquilini anziani e
quelli a basso reddito.
Notiamo una larga convergenza tra questi principi e
indirizzi ed alcune proposte che sta elaborando il
ministro del lavoro Treu e di cui abbiamo già cominciato a
discutere in Commissione lavoro. Tali proposte devono
essere messe a punto al più presto, affinché possiamo
esprimerci più compiutamente. Diamo volentieri atto al
ministro del lavoro di aver istituito tempestivamente una
commissione d'inchiesta, che a questo punto dovrebbe aver
quasi terminato il proprio lavoro (mi pare di ricordare
che sia stato fissato il termine del 30 settembre; siamo
dunque alla scadenza). Chiediamo di avere ampie
informazioni sul lavoro svolto, per acquisire e valutare i
risultati cui la commissione è pervenuta.
Prendiamo inoltre atto delle inchieste che la magistratura
ha aperto sulla gestione ed utilizzazione del patrimonio
immobiliare degli enti previdenziali; siamo convinti che
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esse andranno fino in fondo, per verificare la
sussistenza di eventuali violazioni di carattere penale.
Da parte sua, il Parlamento non deve stare con le mani in
mano, ma deve esercitare con pienezza le proprie
prerogative di controllo, di indirizzo e soprattutto di
carattere legislativo, per dare soluzioni vere ai
problemi.
Chiediamo al Governo (ci rivolgiamo non solo al ministro
del lavoro ma anche agli altri, all'esecutivo nel suo
complesso) di affrontare, per quanto possibile, la
questione della casa non solo in riferimento alla gestione
degli immobili degli enti previdenziali, ma in tutti i
suoi aspetti, al fine di determinare al più presto
un'adeguata e moderna politica abitativa residenziale
pubblica ed i conseguenti atti operativi. Si può partire
dalle conclusioni alle quali è pervenuta l'VIII
Commissione della Camera, cui mi sono riferito in
precedenza e cui si è pervenuti con la convergenza ed il
contributo di tutti i gruppi politici. Non guasta
ricordare che il nostro paese (lo dico anche alla luce di
qualche intervento che ho ascoltato questa mattina) nel
campo dell'edilizia pubblica spende male e meno - lo
sottolineo - di molti altri paesi europei ai quali spesso
facciamo riferimento per denunciare i ritardi dell'Italia
in diversi settori.
Concludo rapidamente affermando che spero - e mi auguro lo
sperino tutti - che l'ampia e necessaria discussione che
stiamo svolgendo, al di là delle polemiche e delle
strumentalizzazioni, consenta di giungere realmente al
sodo della questione, contribuendo a risolvere il problema
della casa in tutti i suoi variegati ed importanti aspetti
(Applausi dei deputati del gruppo
progressisti-federativo).
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