| MARCO TARADASH. La lascio stare!
Dicevo che è inutile parlare ai colleghi democristiani
che, oramai, possono rappresentare soltanto un faro,
lontano e nel buio, dal quale tenersi lontano (questo vale
per tutti e spero anche per gli eredi della democrazia
cristiana). Ma è forse utile rivolgere una parola in più a
quelli della lega per capire come mai questo tipo di
discorso, che qualche tempo fa avrei potuto pronunciare
anche dai loro banchi, oggi non venga più fatto! Ritengo
che si possa far parte di un'alleanza, avere dei vincoli
di strategia
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comune, almeno per un certo percorso, ma che non ci si
debba dimenticare la ragione fondante del movimento,
perché si può anche minacciare il ricorso alle armi la
secessione dall'Italia e la costituzione di nuovi
parlamenti, però, poi, per mantenere la dignità
dell'essere parlamentare rappresentando la volontà di
cittadini che si sono ribellati al sistema della
corruzione, dell'esosità fiscale e del clientelismo, è
alle volte necessari prendere le distanze, in modo netto e
sereno, senza comportarsi come l'onorevole Formenti che ha
fatto la "mosca cocchiera" di coloro che hanno
interpretato la discussione in corso come un dibattito
sulla politica della casa nel nostro paese! Questa è una
presa in giro nei confronti degli elettori che hanno fatto
una scelta antistatalista (Applausi dei deputati dei
gruppi di forza Italia e di alleanza nazionale),
intendendo con la parola "statalismo" la corruzione, la
cattiva amministrazione ed il disservizio!
Queste cose vanno dette, cari colleghi della lega.
Signor Presidente, esprimo l'auspicio che dalla
discussione odierna possa emergere un sentimento maggiore
di corresponsabilità, nel tentativo di passare dalla prima
alla seconda Repubblica. Non ci si può limitare, infatti,
a pronunciare espressioni del tipo "io vivevo nel mio
tempo; quest'ultimo mi ha costretto a fare delle scelte e
adesso, che i tempi sono cambiati, ne farò delle altre!".
Il problema non è quello della illegalità, ma quello della
distinzione tra chi crede effettivamente nella riforma e
chi, invece, semplicemente nel progresso della prima
Repubblica. Se si sostengono quest'ultime ragioni, si
lascia la casa, si piange un po' sullo squadrismo degli
avversari rimettendosi al giudizio degli spettatori del
Maurizio Costanzo show. Se invece, non si vuole il
progresso della prima Repubblica verso una diversa
moralità, allora si comincia a capire che è la legalità -
non l'illegalità! - della prima Repubblica che deve essere
riformata, perché è l'equo canone che ha rappresentato lo
scandalo di quest'ultima in materia di politica della
casa! L'equo canone, infatti, era una regalia offerta a
pochi privilegiati contro gli interessi di una moltitudine
di poveri e di bisognosi. L'equo canone è stato lo
specchietto per le allodole che ha consentito alla
sinistra di poter convivere con le politiche distruttive
dell'ambiente, dei suoli, delle acque, del paesaggio, del
Governo, potendo dichiarare ai propri elettori: "Questo
noi abbiamo ottenuto, e se poi voi ad equo canone non
riuscite ad avere l'alloggio è colpa del bieco capitalista
che si nasconde in ogni proprietario di casa". Ma D'Alema
ed altri sindacalisti democristiani, socialisti (quelli
però, se non altro, con vista sulle migliori piazze
d'Italia, cercando anche in questo di superare i loro
antichi maestri), ce l'avevano la casa ad equo canone,
mentre i cittadini ai quali veniva promessa attraverso le
leggi non ce l'avevano! Coloro che prendevano il telefono
e chiamavano il presidente dell'ente ce l'avevano; i
cittadini che andavano a votare per i partiti delle
sinistre difendevano l'equo canone, ma nessuno di loro
riusciva a trovare appartamenti ad equo canone sapevano
però che se un giorno la sinistra avesse vinto, allora si
che ci sarebbero stati gli appartamenti ad equo canone!
Questa è la sfida, cari colleghi! O voi adesso cambiate e,
in termini di forza che si candida a governare, dichiarate
ai cittadini italiani che tutto questo non era vero, che
apparteneva ai giochi della prima Repubblica e che loro
potranno avere la casa soltanto se quelle leggi (che non
potevano funzionare e che erano fatte per non funzionare,
erano in sostanza leggi sbagliate) verranno modificate ed
allora forse otterrete qualche voto che vi consentirà, un
domani, di andare a gareggiare per il Governo, altrimenti
si porrà una duplice ipotesi. O voi, infatti, andando alle
elezioni, sarete sconfitti da una forza liberale,
liberista, rispettosa dei diritti del cittadino e capace
di trasformare i sudditi in cittadini, di avere
progettualità politica, di riconoscere finalmente alla
politica la sua missione e di fargliela svolgere, oppure
l'alternativa sarà ancora una volta quella, che oggi voi
continuate a proporci, cioè il Governo dei tecnici o, come
diceva giustamente Taddei, il Governo dei burocrati, delle
alte burocrazie di questo paese, che hanno soltanto il
compito di far sì che niente si muova e niente si cambi
fino a quando (ma hanno anche il compito di impedire che
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quel "quando" si verifichi) la politica non rientrerà in scena
e si recupererà il vuoto, il vuoto assoluto, l'incapacità
per i cittadini di recuperare il senso di appartenenza ad
uno Stato di diritto, ad uno Stato unitario, ad uno Stato
in cui le élites si formano perché sono in grado di
proporre soluzioni e di affrontare problemi e non perché
sono in grado di galleggiare meglio degli altri sui
liquami della Repubblica! (Applausi dei deputati dei
gruppi di forza Italia e di alleanza nazionale -
Congratulazioni).
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