| ALFONSO PECORARO SCANIO. Guardate che io ho rispetto per
quello che una volta era il Movimento sociale italino.
Voglio solo dire che vi è stata una sorta di involuzione
nella fase in cui molti ex democristiani hanno invaso le
file di alleanza nazionale; mi riferisco alla parte
peggiore degli ex democristiani, poiché nell'ambito della
ex DC vi erano anche uomini corretti, puliti (non si può
esprimere un giudizio negativo su tutti coloro che sono
stati democristiani). Forse, però, l'avvicinarsi al
potere, anche solo per sette mesi, ha prodotto un effetto
dannoso.
Riprendendo quanto stavo dicendo, non appena ho letto le
prime notizie sulla stampa in merito alla vicenda degli
affitti delle case degli enti previdenziali, ho rivolto,
innanzitutto agli uomini della sinistra, l'invito a
rinunciare spontaneamente alle abitazioni per le quali
veniva contestato un favoritismo, un privilegio. Poi ho
dovuto prendere atto che soltanto D'Alema aveva accolto
tale invito. Ma non comprendo per quale motivo egli venga
criticato per un gesto che mi è
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sembrato di onestà e che non definirei certo uno sbaglio.
Nel senso cioè che qualcuno, anche in un contesto di
autodifesa, dichiara di rinunciare, pur ritenendo di non
essere un delinquente. Per altro, in molti casi non stiamo
parlando nemmeno di reati penali, ma di motivi di etica
nel rapporto tra il politico ed i propri atteggiamenti,
che sono addirittura banali. In questo paese, però, siamo
sempre costretti ad arrivare al reato penale per
concludere che vi sono atti che chi riveste un incarico
pubblico non dovrebbe compiere.
Si è letto da più parti che già durante i lavori
dell'Assemblea costituente qualcuno tentò di introdurre il
divieto, perfino costituzionale, per chi ricoprisse
cariche pubbliche, di ottenere beni dello Stato, di
proprietà demaniale. Non so se il ministro Treu abbia in
animo provvedimenti di questo genere, ma si potrebbe
sicuramente pensare, per cautelarci rispetto al ripetersi
di episodi simili, di riprendere quella che fu
l'intuizione di alcuni padri costituenti. Probabilmente,
un'apposita norma costituzionale avrebbe comportato una
sacralizzazione anche eccessiva della materia, ma forse,
visto quanto è accaduto con Tangentopoli, avremmo dovuto
inserire nella Costituzione un intero capitolo di norme di
"prevenzione" della corruzione.
In ogni caso possiamo certamente riflettere sulla
necessità di realizzare quanto, in un modo o nell'altro,
chiedono più o meno tutte le mozioni, ossia maggiore
trasparenza, criteri corretti utilizzo a favore degli
sfrattati di una parte del patrimonio pubblico. Sono
richieste, per così dire, di buon senso ed è chiaro che si
ripetano.
Il problema è un altro: cosa prevediamo nei confronti di
quelli che chiamiamo i potenti, ossia rispetto al rischio
del riprodursi di certi fenomeni tra un certo numero di
anni, quando si sarà dimenticata la tensione che oggi
nasce anche (sono d'accordo su questo) dalla rottura di
una logica consociativa, per cui, nel rinfacciarsi a
vicenda una serie di magagne, vengono alla luce alcune
notizie? E' un po' come nelle guerre tra bande: in certi
casi, ben vengano perché almeno si riduce il tasso di
criminalità.
La guerra tra le bande della politica è
positiva, peccato che il gesto - secondo me molto
coraggioso - di D'Alema non sia stato imitato da nessuno;
anzi abbiamo assistito all'arroccamento di Buttiglione, di
Tatarella e di altri sui privilegi che poi, a quanto pare,
vengono contestati matematicamente solo al PDS
(nell'accezione di ex PCI, perché viene sempre richiamato
in questa chiave).
Volgendo il discorso in positivo, credo che dovremmo
pensare a particolari garanzie - quali esistono in altri
paesi - affinché chi riveste una carica pubblica rilevante
in questo o quell'ente, in Parlamento o altrove non possa,
in un certo arco di tempo, affittare od acquistare beni
demaniali. Infatti, il problema di adesso è Affittopoli,
ma probabilmente un domani, con il tentativo di vendere
una parte del patrimonio immobiliare pubblico, sarà
"Vendopoli". Enti od altre strutture acquistano sul libero
mercato, ma anche sulle procedure di acquisto e di vendita
in questo tipo di mercato, quando c'è una logica di
pressione da parte di chi riveste poteri pubblici, si sono
giustamente abbattuti forti sospetti.
Badate, certi comportamenti non sono stati e non sono
certamente solo del centrosinistra. Abbiamo visuto i sette
mesi del Governo di centrodestra e, francamente, anche
esponenti illustri di tale schieramento hanno contestato
la logica clientelare con cui si procedeva a nomine,
assunzioni e spartizioni; una logica clientelare nel
peggiore stile della prima Repubblica, che è stata
utilizzata durante quei mesi che adesso Berlusconi
sostiene essere stati solo tre perché successivamente non
si sarebbe trovato più d'accordo con gli alleati, fosse
pure solo nei primi cento giorni, il periodo che al
Presidente americano serve per adottare grandi iniziative
e che è servito ad avviare solo grandi lottizzazioni.
Questa è la realtà che abbiamo di fronte. Pertanto non
serve dire: siete malvagi. Personalmente, mi sono sempre
espresso in modo critico, anche rispetto alla risposta di
una parte della sinistra di fronte al tentativo di
sottovalutare la vicenda di Affittopoli e di considerarla
semplicemente uno squadrismo. Lo ritengo totalmente
sbagliato! Sarà forse perché non vengo da una tradizione
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ortodossa; tuttavia credo che occorra porsi il problema,
senza cercare di farne un inutile motivo di guerra di
religione. Infatti, chi attacca il centrosinistra è chi
conserva intatto, ovunque possibile (direttamente o
tramite gli alleati), lo stesso tipo di impostazione, in
molti casi nemmeno giustificata dal tentativo di dare uno
scopo sociale ad alcune iniziative. Pertanto si registra
addirittura un "rampantismo" senza alcuna
giustificazione!
Credo quindi che il ministro farebbe meglio a verificare
anche la questione delle vendite.
Vi è poi un altro aspetto che volevo segnalare
all'attenzione dei colleghi e che inevitabilmente viene
alla mente parlando di Affittopoli. Mi riferisco al fatto
che nel nostro paese - bisogna dirlo onestamente - non
sono solo i politici, i funzionari, i sindacalisti, i
giornalisti e i magistrati ad avere questo rapporto di
favoritismo; vi e una diffusissima illegalità in tutto il
settore delle case popolari. Un "libro bianco" presentato
dal gruppo verde al comune di Roma ha evidenziato che
nell'ingente patrimonio immobiliare capitolino - sono 5
mila gli alloggi di proprietà del comune di Roma - vi è un
mercato clandestino di compravendita delle case tra i
legittimi assegnatari, che non ne hanno più bisogno o
addirittura non ne hanno mai avuto bisogno, ed altre
persone che necessitano di un alloggio. Questo ha portato
alla costituzione di una rete parallela di contratti
assolutamente contra legem, tramite i quali si
vendono gli appartamenti delle case popolari per 30, 40,
50 milioni, innescando un meccanismo perverso, peraltro
diffuso in tutta Italia. Del resto, tale meccanismo si
giova di una irresponsabile assenza di intervento da parte
delle autorità, in molti casi anche comunali.
Ovviamente non parliamo del privilegio in sé, bensì di una
gestione della vicenda case che, mentre nelle discussioni
teoriche diventa un argomento per il quale tutti ci
battiamo, giustamente, affinché chi ne ha bisogno possa
usufruire di un alloggio, nella realtà dà origine ad un
livello di malcostume, di furbizia nell'amministrazione
del patrimonio pubblico secondo una logica privatistica
che addirittura consente un arricchimento illecito.
Ritengo che occorra fare in modo che a livello
governativo vengano avviate delle indagini su questa
vicenda prima che, come al solito, sia sempre la
magistratura italiana a dover intervenire per segnalare
fatti che tutti conoscono e che tutti sanno essere
irregolari, ma che per esigenze di conservazione del voto
in questa o in quella borgata, a destra o a sinistra,
vengono taciuti. Salvo poi scandalizzarsi di fronte a
questi elementi di malcostume e di degrado del nostro
vivere civile quando la magistratura apre l'inchiesta e
verifica gli illeciti!
E' il caso - come già ricordato - dei falsi invalidi; sono
stato personalmente l'artefice dell'ultima denuncia di
questo scandalo perché ho avuto da un sindacato - che non
era né la triplice né un sindacato di destra, ma uno di
quelli autonomi - il tabulato relativo alle 2.500
assunzioni fatte all'epoca dal ministro Vizzini. Anche
agli occhi di una persona non particolarmente competente
risulta evidente che gran parte degli assunti proviene
dalla Sicilia, altri sono stati chiamati durante la
compagna per le elezioni del 1992; un terzo è
rappresentato da ragazzi in età compresa tra i 19 ed i 25
anni (tutti invalidi, poverini!). Inoltre, molte delle
assunzioni, datate 10 febbraio, sono state disposte il 25
febbraio, quindi senza alcuna possibilità di verificare
non solo l'invalidità, ma anche la credibilita della
documentazione cartacea di supporto. Non credo di essere
stato l'unico ad avere queste notizie (la settimana
scorsa, appena le ho ricevute, ho ritenuto mio dovere
trasmetterle alla procura della Repubblica di Roma), ma
ritengo che anche la triplice sindacale e la CISNAL ne
avessero contezza e che il Ministero delle poste, anche
nella sua ultima gestione, avesse contezza di quello che
succedeva. Ma, evidentemente, una logica di copertura di
un malcostume diffuso, di un elemento di favoritismo e
corruzione è stata un dato costante da parte di molti
esponenti sindacali e politici.
Su altri aspetti della vicenda è necessario, a mio avviso,
un intervento governativo prima che siano posti in essere
interventi giudiziari. La credibilità della riforma di una
pubblica amministrazione, infatti, dipende dall'esercizio
di un minimo di auto-tutela da
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parte della stessa, che in moltissimi settori (anche
semplicemente grazie alle segnalazioni contenute nelle
interrogazioni presentate dai parlamentari) è
caratterizzata da sacche di malcostume e di corruzione che
sono ancora diffusissime. Devo dire che sono caduti più
facilmente i politici che i funzionari e gli uomini degli
apparati, che sono quelli che restano e di cui gli
imprenditori non parlano mai. Gli imprenditori
giustamente, inguaiano i politici, ma stanno molto attenti
ad inguaiare un alto funzionario, un direttore generale o
una importante "rotella" dell'ingranaggio amministrativo.
Queste "rotelle" non solo restano, ma addirittura in certi
casi, dopo la condanna, anziché essere rimosse rimangono
incardinate ai loro posti di lavoro.
Questa è la preoccupazione che dovrebbe avere un paese
civile, che non si limitasse alle schermaglie fra destra e
sinistra e ad accusare D'Alema persino di fronte ad un
gesto difficile come quello di rinunciare alla propria
casa. Noi critichiamo tutto: se non si rinuncia si resta
attaccati alla propria posizione di potere; se si
rinuncia, si fa comunque qualcosa di demagogico! Questo mi
sembra davvero un meccanismo che porta al degrado della
politica e che impedisce di risolvere i problemi.
Ribadisco che è necessaria una battaglia per far sì che
l'Italia diventi un paese civile, in cui la corruzione
esiste (perché può esistere, è ovvio) ma in cui vi sia ciò
di cui parla il servizio francese di prevenzione della
corruzione. In Francia, presso il Ministero della
giustizia (forse in Italia ciò non sarebbe possibile) è
operativo da due anni un servizio anticorruzione, che oggi
ha posto il problema Juppè, primo ministro del governo
francese, e della sua Affittopoli parigina. Siamo di
fronte ad un problema serio; non dobbiamo aspettare che si
commetta il reato penale, ma prevenire la diffusione di
elementi di corruzione (l'interesse privato in atti
d'ufficio ed altri elementi di questo tipo).
In Francia il servizio di prevenzione della corruzione ha
compiuto un bel lavoro ed ha definito la corruzione
(pensiamo come è in Italia!) tra patologia ed apologia,
affermando che esiste un costume politico in cui vi è
l'apologia della corruzione. Noi abbiamo
vissuto in un paese in cui vi era l'apologia della
corruzione, dove chi riusciva ad ottenere un favore con
l'imbroglio era considerato bravo, intelligente, capace,
mentre gli onesti erano ritenuti imbecilli. Tutte le forze
politiche dovrebbero essere d'accordo nel riportare la
corruzione dall'apologia alla patologia: altro che le
schermaglie a quattro soldi di chi pensa a far inciampare
l'avversario su qualcosa, ma non è capace di governare un
paese che deve diventare civile! Ancora oggi dai sondaggi
risulta che le cose principali che i cittadini chiedono
(mi dispiace perché sono un libertario e avrei preferito
che la libertà fosse indicata come primo elemento) sono la
giustizia e l'onestà nella politica, perché sono
disgustati dai faccendieri ammantati da politicanti.
Questo è il dramma del nostro paese.
Dopo la rinuncia di D'Alema alla casa, nessun altro ha
sentito il dovere morale di fare altrettanto, non perché
si tratti di un reato penale, ma perché è indecente che
chi ricopre un incarico pubblico lo usi per ottenere un
beneficio, foss'anche quello di non pagare una multa.
Questo è un comportamento trasversale tra destra e
sinistra. C'è chi pensa, quando viene eletto deputato,
assessore o consigliere comunale, di avere diritto a
taluni privilegi in quanto rappresentante del popolo,
magari ritenendo, autogiustificandosi, di lavorare molto
per la causa e che per questo sia giusto non pagare le
multe o avere certi privilegi.
Vi è poi chi pensa che, a maggior ragione in quanto
rappresentante del popolo, sia necessario essere più cauti
ed attenti ed autolimitarsi per rimanere sempre al di
sopra di ogni sospetto. Si tratta di una differenza
trasversale, di un valore che non è di destra o di
sinistra, ma di chi ritiene la carica pubblica un servizio
alla collettività e la interpreta come un vantaggio, un
titolo solo perché divenuto caporale o generale. E'
sull'esigenza di far prevalere la cultura del servizio su
quella del privilegio che dobbiamo costruire un nuovo ceto
politico in questo paese. Altrimenti, continueremo solo a
fare scaramucce incomprensibili per il cittadino lasciando
sopravvivere un elemento di corruzione e di degrado.
Il mio appello è un ringraziamento al
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ministro per quanto ha fatto, sperando che faccia ancora
di più. Sono contento perché ho molti dubbi in merito al
sostegno ad altri ministri di questo Governo, ma per
fortuna ve ne sono alcuni che posso ringraziare con
piacere (Commenti del deputato Zaccheo).
Ma perché urlano sempre, non riescono a stare
tranquilli?
L'altro appello è che oltre a D'Alema anche altri, di
centrodestra o di centrosinistra, seguano il suo esempio e
assumano decisioni nella stessa direzione, non perché si è
di fronte ad un reato penale ma perché ciò
rappresenterebbe un recupero etico del rapporto con i
cittadini. Forse alcune vicende possono essere sanate da
atti autonomi di disponibilità dei singoli politici o
parlamentari coinvolti (Applausi dei deputati del
gruppo progressisti-federativo).
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