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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


127138
STA0247-0113
Stenografico d'Aula n. 247 del 27 settembre 1995 (STA12-247)
(suddiviso in 400 Unità Documento)
Unità Documento n.113 (che inizia a pag.15238 dello stampato)
(il TITOLO si trova nell'Unità Documento n.17)
SEGUITO DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172; 6 - 00022; 6 - 00023. LAVASS
...SEGUITO DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172; 6 - 00022; 6 - 00023.
ALFONSO PECORARO SCANIO.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RAFFAELE DELLA VALLE
ZZSTA ZZRES ZZSTA270995 ZZSTA950927 ZZSTA000995 ZZSTA000095 ZZSTA247 ZZ12 ZZDI ZZLL
    ALFONSO PECORARO SCANIO.  Guardate che io ho rispetto per
  quello che una volta era il Movimento sociale italino.
  Voglio solo dire che vi è stata una sorta di involuzione
  nella fase in cui molti ex democristiani hanno invaso le
  file di alleanza nazionale; mi riferisco alla parte
  peggiore degli ex democristiani, poiché nell'ambito della
  ex DC vi erano anche uomini corretti, puliti (non si può
  esprimere un giudizio negativo su tutti coloro che sono
  stati democristiani).  Forse, però, l'avvicinarsi al
  potere, anche solo per sette mesi, ha prodotto un effetto
  dannoso.
    Riprendendo quanto stavo dicendo, non appena ho letto le
  prime notizie sulla stampa in merito alla vicenda degli
  affitti delle case degli enti previdenziali, ho rivolto,
  innanzitutto agli uomini della sinistra, l'invito a
  rinunciare spontaneamente alle abitazioni per le quali
  veniva contestato un favoritismo, un privilegio.  Poi ho
  dovuto prendere atto che soltanto D'Alema aveva accolto
  tale invito.  Ma non comprendo per quale motivo egli venga
  criticato per un gesto che mi è
 
                             Pag. 15239
 
  sembrato di onestà e che non definirei certo  uno sbaglio.
  Nel senso cioè che qualcuno, anche in un contesto di
  autodifesa, dichiara di rinunciare, pur ritenendo di non
  essere un delinquente.  Per altro, in molti casi non stiamo
  parlando nemmeno di reati penali, ma di motivi di etica
  nel rapporto tra il politico ed i propri atteggiamenti,
  che sono addirittura banali.  In questo paese, però, siamo
  sempre costretti ad arrivare al reato penale per
  concludere che vi sono atti che chi riveste un incarico
  pubblico non dovrebbe compiere.
    Si è letto da più parti che già durante i lavori
  dell'Assemblea costituente qualcuno tentò di introdurre il
  divieto, perfino costituzionale, per chi ricoprisse
  cariche pubbliche, di ottenere beni dello Stato, di
  proprietà demaniale.  Non so se il ministro Treu abbia in
  animo provvedimenti di questo genere, ma si potrebbe
  sicuramente pensare, per cautelarci rispetto al ripetersi
  di episodi simili, di riprendere quella che fu
  l'intuizione di alcuni padri costituenti.  Probabilmente,
  un'apposita norma costituzionale avrebbe comportato una
  sacralizzazione anche eccessiva della materia, ma forse,
  visto quanto è accaduto con Tangentopoli, avremmo dovuto
  inserire nella Costituzione un intero capitolo di norme di
  "prevenzione" della corruzione.
    In ogni caso possiamo certamente riflettere sulla
  necessità di realizzare quanto, in un modo o nell'altro,
  chiedono più o meno tutte le mozioni, ossia maggiore
  trasparenza, criteri corretti utilizzo a favore degli
  sfrattati di una parte del patrimonio pubblico.  Sono
  richieste, per così dire, di buon senso ed è chiaro che si
  ripetano.
    Il problema è un altro: cosa prevediamo nei confronti di
  quelli che chiamiamo i potenti, ossia rispetto al rischio
  del riprodursi di certi fenomeni tra un certo numero di
  anni, quando si sarà dimenticata la tensione che oggi
  nasce anche (sono d'accordo su questo) dalla rottura di
  una logica consociativa, per cui, nel rinfacciarsi a
  vicenda una serie di magagne, vengono alla luce alcune
  notizie?  E' un po' come nelle guerre tra bande: in certi
  casi, ben vengano perché almeno si riduce il tasso di
  criminalità.
    La guerra tra le bande della politica è
  positiva, peccato che il gesto - secondo me  molto
  coraggioso - di D'Alema non sia stato imitato da nessuno;
  anzi abbiamo assistito all'arroccamento di Buttiglione, di
  Tatarella e di altri sui privilegi che poi, a quanto pare,
  vengono contestati matematicamente solo al PDS
  (nell'accezione di ex PCI, perché viene sempre richiamato
  in questa chiave).
    Volgendo il discorso in positivo, credo che dovremmo
  pensare a particolari garanzie - quali esistono in altri
  paesi - affinché chi riveste una carica pubblica rilevante
  in questo o quell'ente, in Parlamento o altrove non possa,
  in un certo arco di tempo, affittare od acquistare beni
  demaniali.  Infatti, il problema di adesso è Affittopoli,
  ma probabilmente un domani, con il tentativo di vendere
  una parte del patrimonio immobiliare pubblico, sarà
  "Vendopoli".  Enti od altre strutture acquistano sul libero
  mercato, ma anche sulle procedure di acquisto e di vendita
  in questo tipo di mercato, quando c'è una logica di
  pressione da parte di chi riveste poteri pubblici, si sono
  giustamente abbattuti forti sospetti.
    Badate, certi comportamenti non sono stati e non sono
  certamente solo del centrosinistra.  Abbiamo visuto i sette
  mesi del Governo di centrodestra e, francamente, anche
  esponenti illustri di tale schieramento hanno contestato
  la logica clientelare con cui si procedeva a nomine,
  assunzioni e spartizioni; una logica clientelare nel
  peggiore stile della prima Repubblica, che è stata
  utilizzata durante quei mesi che adesso Berlusconi
  sostiene essere stati solo tre perché successivamente non
  si sarebbe trovato più d'accordo con gli alleati, fosse
  pure solo nei primi cento giorni, il periodo che al
  Presidente americano serve per adottare grandi iniziative
  e che è servito ad avviare solo grandi lottizzazioni.
    Questa è la realtà che abbiamo di fronte.  Pertanto non
  serve dire: siete malvagi.  Personalmente, mi sono sempre
  espresso in modo critico, anche rispetto alla risposta di
  una parte della sinistra di fronte al tentativo di
  sottovalutare la vicenda di Affittopoli e di considerarla
  semplicemente uno squadrismo.  Lo ritengo totalmente
  sbagliato!  Sarà forse perché non vengo da una tradizione
 
                             Pag. 15240
 
  ortodossa; tuttavia credo che occorra porsi  il problema,
  senza cercare di farne un inutile motivo di guerra di
  religione.  Infatti, chi attacca il centrosinistra è chi
  conserva intatto, ovunque possibile (direttamente o
  tramite gli alleati), lo stesso tipo di impostazione, in
  molti casi nemmeno giustificata dal tentativo di dare uno
  scopo sociale ad alcune iniziative.  Pertanto si registra
  addirittura un "rampantismo" senza alcuna
  giustificazione!
    Credo quindi che il ministro farebbe meglio a verificare
  anche la questione delle vendite.
    Vi è poi un altro aspetto che volevo segnalare
  all'attenzione dei colleghi e che inevitabilmente viene
  alla mente parlando di Affittopoli.  Mi riferisco al fatto
  che nel nostro paese - bisogna dirlo onestamente - non
  sono solo i politici, i funzionari, i sindacalisti, i
  giornalisti e i magistrati ad avere questo rapporto di
  favoritismo; vi e una diffusissima illegalità in tutto il
  settore delle case popolari.  Un "libro bianco" presentato
  dal gruppo verde al comune di Roma ha evidenziato che
  nell'ingente patrimonio immobiliare capitolino - sono 5
  mila gli alloggi di proprietà del comune di Roma - vi è un
  mercato clandestino di compravendita delle case tra i
  legittimi assegnatari, che non ne hanno più bisogno o
  addirittura non ne hanno mai avuto bisogno, ed altre
  persone che necessitano di un alloggio.  Questo ha portato
  alla costituzione di una rete parallela di contratti
  assolutamente  contra legem,  tramite i quali si
  vendono gli appartamenti delle case popolari per 30, 40,
  50 milioni, innescando un meccanismo perverso, peraltro
  diffuso in tutta Italia.  Del resto, tale meccanismo si
  giova di una irresponsabile assenza di intervento da parte
  delle autorità, in molti casi anche comunali.
    Ovviamente non parliamo del privilegio in sé, bensì di una
  gestione della vicenda case che, mentre nelle discussioni
  teoriche diventa un argomento per il quale tutti ci
  battiamo, giustamente, affinché chi ne ha bisogno possa
  usufruire di un alloggio, nella realtà dà origine ad un
  livello di malcostume, di furbizia nell'amministrazione
  del patrimonio pubblico secondo una logica privatistica
  che addirittura consente un arricchimento illecito.
  Ritengo che occorra fare  in modo che a livello
  governativo vengano avviate delle indagini su questa
  vicenda prima che, come al solito, sia sempre la
  magistratura italiana a dover intervenire per segnalare
  fatti che tutti conoscono e che tutti sanno essere
  irregolari, ma che per esigenze di conservazione del voto
  in questa o in quella borgata, a destra o a sinistra,
  vengono taciuti.  Salvo poi scandalizzarsi di fronte a
  questi elementi di malcostume e di degrado del nostro
  vivere civile quando la magistratura apre l'inchiesta e
  verifica gli illeciti!
    E' il caso - come già ricordato - dei falsi invalidi; sono
  stato personalmente l'artefice dell'ultima denuncia di
  questo scandalo perché ho avuto da un sindacato - che non
  era né la triplice né un sindacato di destra, ma uno di
  quelli autonomi - il tabulato relativo alle 2.500
  assunzioni fatte all'epoca dal ministro Vizzini.  Anche
  agli occhi di una persona non particolarmente competente
  risulta evidente che gran parte degli assunti proviene
  dalla Sicilia, altri sono stati chiamati durante la
  compagna per le elezioni del 1992; un terzo è
  rappresentato da ragazzi in età compresa tra i 19 ed i 25
  anni (tutti invalidi, poverini!).  Inoltre, molte delle
  assunzioni, datate 10 febbraio, sono state disposte il 25
  febbraio, quindi senza alcuna possibilità di verificare
  non solo l'invalidità, ma anche la credibilita della
  documentazione cartacea di supporto.  Non credo di essere
  stato l'unico ad avere queste notizie (la settimana
  scorsa, appena le ho ricevute, ho ritenuto mio dovere
  trasmetterle alla procura della Repubblica di Roma), ma
  ritengo che anche la triplice sindacale e la CISNAL ne
  avessero contezza e che il Ministero delle poste, anche
  nella sua ultima gestione, avesse contezza di quello che
  succedeva.  Ma, evidentemente, una logica di copertura di
  un malcostume diffuso, di un elemento di favoritismo e
  corruzione è stata un dato costante da parte di molti
  esponenti sindacali e politici.
    Su altri aspetti della vicenda è necessario, a mio avviso,
  un intervento governativo prima che siano posti in essere
  interventi giudiziari.  La credibilità della riforma di una
  pubblica amministrazione, infatti, dipende dall'esercizio
  di un minimo di auto-tutela da
 
                             Pag. 15241
 
  parte della stessa, che in moltissimi settori  (anche
  semplicemente grazie alle segnalazioni contenute nelle
  interrogazioni presentate dai parlamentari) è
  caratterizzata da sacche di malcostume e di corruzione che
  sono ancora diffusissime.  Devo dire che sono caduti più
  facilmente i politici che i funzionari e gli uomini degli
  apparati, che sono quelli che restano e di cui gli
  imprenditori non parlano mai.  Gli imprenditori
  giustamente, inguaiano i politici, ma stanno molto attenti
  ad inguaiare un alto funzionario, un direttore generale o
  una importante "rotella" dell'ingranaggio amministrativo.
  Queste "rotelle" non solo restano, ma addirittura in certi
  casi, dopo la condanna, anziché essere rimosse rimangono
  incardinate ai loro posti di lavoro.
    Questa è la preoccupazione che dovrebbe avere un paese
  civile, che non si limitasse alle schermaglie fra destra e
  sinistra e ad accusare D'Alema persino di fronte ad un
  gesto difficile come quello di rinunciare alla propria
  casa.  Noi critichiamo tutto: se non si rinuncia si resta
  attaccati alla propria posizione di potere; se si
  rinuncia, si fa comunque qualcosa di demagogico!  Questo mi
  sembra davvero un meccanismo che porta al degrado della
  politica e che impedisce di risolvere i problemi.
    Ribadisco che è necessaria una battaglia per far sì che
  l'Italia diventi un paese civile, in cui la corruzione
  esiste (perché può esistere, è ovvio) ma in cui vi sia ciò
  di cui parla il servizio francese di prevenzione della
  corruzione.  In Francia, presso il Ministero della
  giustizia (forse in Italia ciò non sarebbe possibile) è
  operativo da due anni un servizio anticorruzione, che oggi
  ha posto il problema Juppè, primo ministro del governo
  francese, e della sua Affittopoli parigina.  Siamo di
  fronte ad un problema serio; non dobbiamo aspettare che si
  commetta il reato penale, ma prevenire la diffusione di
  elementi di corruzione (l'interesse privato in atti
  d'ufficio ed altri elementi di questo tipo).
    In Francia il servizio di prevenzione della corruzione ha
  compiuto un bel lavoro ed ha definito la corruzione
  (pensiamo come è in Italia!) tra patologia ed apologia,
  affermando che esiste un costume politico in cui vi è
  l'apologia della corruzione.  Noi abbiamo
  vissuto in un paese in cui vi era l'apologia  della
  corruzione, dove chi riusciva ad ottenere un favore con
  l'imbroglio era considerato bravo, intelligente, capace,
  mentre gli onesti erano ritenuti imbecilli.  Tutte le forze
  politiche dovrebbero essere d'accordo nel riportare la
  corruzione dall'apologia alla patologia: altro che le
  schermaglie a quattro soldi di chi pensa a far inciampare
  l'avversario su qualcosa, ma non è capace di governare un
  paese che deve diventare civile!  Ancora oggi dai sondaggi
  risulta che le cose principali che i cittadini chiedono
  (mi dispiace perché sono un libertario e avrei preferito
  che la libertà fosse indicata come primo elemento) sono la
  giustizia e l'onestà nella politica, perché sono
  disgustati dai faccendieri ammantati da politicanti.
  Questo è il dramma del nostro paese.
    Dopo la rinuncia di D'Alema alla casa, nessun altro ha
  sentito il dovere morale di fare altrettanto, non perché
  si tratti di un reato penale, ma perché è indecente che
  chi ricopre un incarico pubblico lo usi per ottenere un
  beneficio, foss'anche quello di non pagare una multa.
  Questo è un comportamento trasversale tra destra e
  sinistra.  C'è chi pensa, quando viene eletto deputato,
  assessore o consigliere comunale, di avere diritto a
  taluni privilegi in quanto rappresentante del popolo,
  magari ritenendo, autogiustificandosi, di lavorare molto
  per la causa e che per questo sia giusto non pagare le
  multe o avere certi privilegi.
    Vi è poi chi pensa che, a maggior ragione in quanto
  rappresentante del popolo, sia necessario essere più cauti
  ed attenti ed autolimitarsi per rimanere sempre al di
  sopra di ogni sospetto.  Si tratta di una differenza
  trasversale, di un valore che non è di destra o di
  sinistra, ma di chi ritiene la carica pubblica un servizio
  alla collettività e la interpreta come un vantaggio, un
  titolo solo perché divenuto caporale o generale.  E'
  sull'esigenza di far prevalere la cultura del servizio su
  quella del privilegio che dobbiamo costruire un nuovo ceto
  politico in questo paese.  Altrimenti, continueremo solo a
  fare scaramucce incomprensibili per il cittadino lasciando
  sopravvivere un elemento di corruzione e di degrado.
    Il mio appello è un ringraziamento al
 
                             Pag. 15242
 
  ministro per quanto ha fatto, sperando che  faccia ancora
  di più.  Sono contento perché ho molti dubbi in merito al
  sostegno ad altri ministri di questo Governo, ma per
  fortuna ve ne sono alcuni che posso ringraziare con
  piacere  (Commenti del deputato Zaccheo).
    Ma perché urlano sempre, non riescono a stare
  tranquilli?
    L'altro appello è che oltre a D'Alema anche altri, di
  centrodestra o di centrosinistra, seguano il suo esempio e
  assumano decisioni nella stessa direzione, non perché si è
  di fronte ad un reato penale ma perché ciò
  rappresenterebbe un recupero etico del rapporto con i
  cittadini.  Forse alcune vicende possono essere sanate da
  atti autonomi di disponibilità dei singoli politici o
  parlamentari coinvolti  (Applausi dei deputati del
  gruppo progressisti-federativo).
 
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