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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


127141
STA0247-0116
Stenografico d'Aula n. 247 del 27 settembre 1995 (STA12-247)
(suddiviso in 400 Unità Documento)
Unità Documento n.116 (che inizia a pag.15242 dello stampato)
(il TITOLO si trova nell'Unità Documento n.17)
SEGUITO DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172; 6 - 00022; 6 - 00023. LAVASS
...SEGUITO DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172; 6 - 00022; 6 - 00023.
MICHELE VIETTI.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RAFFAELE DELLA VALLE PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LORENZO ACQUARONE (ore 12,34).
ZZSTA ZZRES ZZSTA270995 ZZSTA950927 ZZSTA000995 ZZSTA000095 ZZSTA247 ZZCAPRE ZZ12 ZZDI ZZLL
    MICHELE VIETTI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, si
  dice - anche evangelicamente - che è opportuno che gli
  scandali avvengano, ma credo sia opportuno che ciò accada
  se dagli scandali si prende spunto per porre rimedio alle
  cause che li hanno provocati, per evitarne il ripetersi e
  non per imbastire su di essi speculazioni o provocazioni o
  per approfittarne per rimestare nel torbido.  Ho sentito
  invece riecheggiare fortemente tutto questo
  nell'intervento dell'onorevole Pecoraro Scanio, il quale
  ha preso spunto dallo scandalo di Affittopoli non per
  cercare di individuare le sue radici e, con il buonsenso e
  la buona volontà, i rimedi per uscire da questa
  situazione, ma per impiantare su di esso una volgare
  speculazione politica.
    Mi ero riproposto di sottrarmi dall'esaminare situazioni
  individuali di quanti dallo scandalo di Affittopoli erano
  risultati avere maggiori o minori vantaggi, ma ascoltare
  l'onorevole Pecoraro Scanio che racconta come in questa
  vicenda l'onorevole D'Alema rappresenti l'unico esempio di
  moralità e di richiamo all'eticità mi sembra francamente
  eccessivo e provocatorio.  Non so se l'onorevole
  Pecoraro Scanio appartenga alla parte migliore o peggiore
  dei post-comunisti.  Rinuncio a fare come lui, che invece
  ha individuato nei post-democristiani le parti migliori e
  le parti peggiori.  Certo, va detto che se qualche
  post-democristiano ha fatto quantomeno lo sforzo di
  riciclarsi, l'onorevole Pecoraro Scanio e molti suoi
  compagni non hanno fatto neppure questo sforzo.  Non si è
  verificato nel loro caso neppure lo sforzo di cambiamento
  e di riesame che un riciclo comporta, ma una semplice
  continuità di una tradizione che ha addirittura il
  coraggio di richiamare la posizione dell'onorevole D'Alema
  come esempio di eticità, dimenticando che nella
  nomenclatura ampiamente avvantaggiata da Affittopoli, la
  presenza dei vertici del partito post-comunista è
  certamente la più rilevante da un punto di vista sia
  quantitativo sia qualitativo.  Non voglio, ripeto,
  continuare ad affrontare il tema su questo piano, sul
  quale però siamo stati tirati per i capelli; ma certamente
  non voglio neppure negare che in questa vicenda si siano
  manifestati gli aspetti più deteriori del consociativismo
  e che Affittopoli abbia rappresentato in qualche modo il
  prezzo del consociativismo stesso.  Tuttavia, onorevole
  Pecoraro Scanio, "consociativismo" vuol dire appunto che
  si era tutti insieme, e non mancava certo il partito
  democratico della sinistra, non mancavano i progressisti;
  anzi, la loro presenza quantitativa e qualitativa era
  certamente da non sottovalutare.
    Mi permetto allora di denunciare - senza che con ciò
  nessuno intenda sottrarsi al proprio doveroso esame di
  coscienza - l'incoerenza dimostrata in questa situazione
  da chi ha preteso di rappresentare le categorie: sociali
  più deboli e poi ha usurpato le posizioni riservate
  proprio a quelle categorie: ciò deve a mio avviso indurre
  ad un esame di coscienza molto più attento e profondo.  Con
  ciò, ripeto, non intendo assolvere nessuno degli altri, ma
  chiedo a chi si trova in questa situazione, in cui
  l'incoerenza è certamente più marcata, di dimostrare
  almeno il buon gusto di non arrogarsi il diritto di dare
  lezioni di moralità agli altri.
    Credo che la vicenda di cui si parla abbia avuto una
  "cronaca di scandalo annunciato" perché - mi permetto di
 
                             Pag. 15243
 
  ricordarlo - fin dal 17 maggio 1995 il sottoscritto (quindi un
  esponente di quel partito post-democristiano che l'onorevole
  Pecoraro Scanio accusava di insensibilità su questo tema),
  mostrando di non avere la coda di paglia, ha presentato
  un'interrogazione in cui chiedeva al ministro del lavoro
  (siamo, ripeto, al maggio di quest'anno e quindi molti
  mesi prima che  Il Giornale  facesse esplodere lo
  scandalo), se non ritenesse di dover revocare la circolare
  Cristofori la quale escludeva l'applicazione dei patti in
  deroga al patrimonio immobiliare degli enti pubblici.  A
  quella interrogazione non ho mai ricevuto risposta e sulla
  scorta di essa il 20 agosto scorso rilasciai un'intervista
  a  Il Giornale  richiamandone i contenuti.  Dopo
  quell'intervista lo scandalo montò e la valanga assunse
  poi le dimensioni che tutti conosciamo.  Dunque, nessuna
  coda di paglia da parte nostra, bensì un'indicazione
  tempestiva, in qualche modo addirittura preveggente, con
  la quale si richiamava il ministro alle sue
  responsabilità.
    E' vero che questa vicenda rappresenta il frutto di un
  passato molto pesante, in cui gli errori sono stati tanti
  ed imputabili senz'altro a molti, ma non è possibile che
  si sfugga sempre alle proprie responsabilità politiche e
  di governo, scaricando le colpe su ciò che è stato fatto
  prima.  Il ministro ed il Governo erano stati richiamati da
  un'esplicita interrogazione parlamentare su tale tema e
  non risulta che ad essa sia stato dato seguito.  Credo,
  però, che anche questa sia una recriminazione che lascia
  il tempo che trova e che quindi deve essere superata e
  ritengo che la vicenda di Affittopoli, al di là dello
  scandalismo facile ed al di là, appunto, delle
  recriminazioni nei confronti dell'intempestività del
  Governo nell'intervenire, debba rappresentare l'occasione
  per una riflessione - e questo credo dovrebbe essere il
  frutto migliore del presente dibattito - sulla funzione
  del patrimonio immobiliare pubblico.  Questo patrimonio -
  ne abbiamo dovuto prendere atto - è molto consistente
  quantitativamente e qualitativamente, ma è assolutamente
  mal gestito, non redditizio, non rispondente ad una
  qualsivoglia funzione.  Credo allora che noi dobbiamo
  recuperare e richiamare quattro importanti requisiti a
  cui il patrimonio immobiliare pubblico deve  rispondere.
  Cercherò di illustrarli brevemente.
    Anzitutto il patrimonio immobiliare pubblico deve
  rispondere ad un requisito di redditività.  Deve poi
  rispondere ad un requisito di agilità e di libertà di
  gestione e ad una funzione di tutela delle fasce più
  deboli della popolazione; e deve in qualche maniera
  integrarsi in modo compatibile con il mercato immobiliare
  privato.
    In primo luogo - ripeto - il patrimonio immobiliare
  pubblico deve rispondere ad un requisito di redditività.
  Così come è configurato oggi, non rende; è un patrimonio
  che non produce quella ricchezza che dovrebbe poi andare a
  vantaggio di tutta la collettività.  Così non è.  Tale
  patrimonio deve allora essere anzitutto accuratamente
  inventariato; occorre avere cognizione esatta della sua
  composizione, della sua consistenza, del suo valore, della
  sua destinazione, della sua utilità.  Dopo averlo
  inventariato, occorre definire quali parti di questo
  patrimonio pubblico sia strategica rispetto alle finalità
  che lo Stato intende perseguire.  E ciò che non è
  strategico va dismesso.
 
                PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE
              LORENZO ACQUARONE  (ore 12,34).
 
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