| MAURIZIO GASPARRI. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
onorevoli rappresentanti del Governo, non pensavo, in un
primo momento, di intervenire in questo dibattito perché
altri colleghi del mio gruppo hanno seguito in maniera più
approfondita la materia (mi riferisco agli onorevoli
Tofani e Storace, nonché a tutti coloro i quali hanno
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anche assunto iniziative legislative in materia). Ho
deciso, però, di farlo quando una settimana fa, nel corso
di una manifestazione nel mio collegio elettorale, un
elettore - uno dei cittadini ai quali ciascuno di noi deve
in maniera trasparente rendere conto del proprio mandato -
mi ha detto - dopo aver precisato che nelle elezioni del
1994 aveva votato per il candidato che mi si contrapponeva
e che aveva anche partecipato alle manifestazioni
sindacali contro il governo Berlusconi - alcune cose che
vorrei sottolineare. Qualche tempo dopo essere ritornato a
casa, stanco e sudato per la marcia contro la riforma
delle pensioni, quest'ultimo ha riflettuto sul fatto che
D'Antoni, tornando a casa, si poteva fare il bagno nelle
vasche Jacuzzi a suo piacimento. Egli ha compreso, quindi,
di essere stato preso volgarmente in giro da questi
signori e mi ha chiesto di esprimere l'indignazione di chi
in buona fede aveva creduto alla validità di certe
battaglie, seguendo alcuni personaggi; di chi mentre
marciava, ha constatato che gli altri facevano una vita
tutto sommato comoda e piena di agi, anche a poco
prezzo.
Pur svolgendo ciascuno di noi funzioni politiche, siamo
però anche parlamentari che devono rendere conto del
proprio operato pure ai cittadini che non ci hanno votato
- come nel caso di specie - essendo noi, comunque, nella
logica del maggioritario (anche se ultimamente abbiamo
constatato che uninominale e maggioritario sembrano andare
poco di moda, perché vi sono numerose tentazioni strane in
giro), l'espressione di quel territorio.
Ho ritenuto di prendere la parola non solo per citare
questo caso ma, ovviamente, anche per svolgere altre
considerazioni sul tema in esame, che ha indignato i
cittadini.
L'onorevole D'Alema ha parlato di una campagna
squadristica. Ma devo sottolineare il fatto che - come ha
dovuto ammettere anche l'onorevole Pecoraro Scanio, tra un
insulto e un'invettiva - l'iniziativa è stata assunta da
una testata giornalistica. Non mi pare peraltro che essa
abbia fatto molto gli interessi del proprio editore
sostenendo questa campagna. E' infatti evidente che, se si
ha un editore impegnato nel settore dell'edilizia (che
intrattiene, istituzionalmente e
necessariamente, rapporti con chi compra le case,
compresi quindi gli istituti) non si agevola di certo la
sua lecita e legittima attività promuovendo campagne di
stampa di questo genere.
L'onorevole D'Alema, che fremeva di indignazione e parlava
di squadrismo, evidentemente non ha letto per mesi le
raccolte de La Repubblica e de L'Espresso, che
hanno sviscerato temi sul polo, sul non polo, su
Berlusconi, la Fininvest, Telepiù, Telemeno...! C'è stata
una campagna - altro che squadristica! - di odio, di
disinformazione di aggressione, nei confronti di alcuni
partiti politici e di alcuni esponenti degli stessi.
Ebbene, se la libertà di espressione di stampa deve valere
per tutti, è valsa, e vale - e chi la contesterà mai! -
per L'Espresso o per chi vuole infangare... Se poi
scriveranno cose false od inesatte ciascuno ne risponderà,
come ognuno di noi, nelle sedi opportune. Accettino,
quindi, una campagna giornalistica che alla portata
trasparenza!
Qualcuno prima si chiedeva cos'abbia fatto il polo, nei
sette mesi di Governo, in termini di trasparenza. Abbiamo
fatto molto e credo che da tale punto di vista alleanza
nazionale possa rivendicare un primato, altro che
lottizzazioni e quant'altro! Direi anzi che in questa fase
si dimostra l'obiettività di quel Governo. Pensate che
quel Governo ha designato due persone (Monti, che è
commissario europeo, e Giuliano Amato, che presiede
l'anti- trust) talmente indipendenti - come era
giusto che fosse rispetto alle posizioni politiche di un
Governo che pure aveva il diritto di designare commissari
europei o che in qualche modo sulla vicenda
dell'anti- trust poteva avere qualche influenza sul
Parlamento - che anzi in tante vicende (si pensi a quello
che Monti quotidianamente dice sulle elezioni) sostengono
tesi diverse da quelle che sostiene il polo; il che non ci
scandalizza, ma dimostra che, quando si è agito su certi
piani, lo si è fatto con grande capacità. Ci si potrebbe
anche riferire alla RAI - ma ne parleremo nei prossimi
giorni - ; i cui bilanci sono oggi in attivo, mentre
l'azienda iperlottizzata aveva conti paurosi e sicuramente
tante magagne, che andremo a denunciare quando verrà
istituita la commissione che si dovrà occupare
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di "Parentopoli", delle assunzioni facili, quando si
potranno svelare queste cose.
Abbiamo lottato contro il privilegio, contro le auto blu,
i telefoni blu e quant'altro...! Abbiamo "bonificato"
tante aree. Quando eravamo al Governo, andai al Ministero
dell'interno e trovai, corredati con elenchi lunghissimi,
"ex" di tutto, cioè personaggi che avevano diritto a vita
a macchine, aerei e quant'altro. Andammo con il machete
a tagliare quest'area di privilegio, come era giusto
che fosse: non abbiamo fatto nulla di eroico o che ci
debba essere riconosciuto come merito speciale, abbiamo
fatto quello che noi riteniamo qualsiasi cittadino di buon
senso (compreso quel signore indignato per la Jacuzzi di
D'Antoni, che aveva votato per i progressisti e che non
credo che li rivoterà più) avrebbe fatto se avesse avuto
le stesse nostre opportunità.
E' evidente, quindi, che abbiamo tutto il diritto di
puntare l'indice accusatore. E lo diciamo da tempo, perché
non ci si può venire a chiedere, come ha fatto qualcuno
poc'anzi, cos'ha fatto il polo, cosa hanno fatto i
partiti...
L'onorevole Tofani questa mattina, in quest'aula, ha
ricordato e sollecitato la necessità di varare la
Commissione d'inchiesta parlamentare, perché non ci
fidiamo delle commissioni istituite da coloro che hanno
gestito gli enti, caro ministro Treu! (Applausi dei
deputati del gruppo di alleanza nazionale). Non si
possono fare controllori i controllati! In alcune
interrogazioni che ho presentato ho denunciato il fatto
che alcuni esponenti della commissione da lei istituita
sono stati consiglieri di amministrazione dell'INPDAI,
altro ente - e lo dico alla luce del sole, in Parlamento -
che difende i dirigenti che creano le lobbies in
Parlamento e danno le case a quattro soldi ai sindacalisti
con i quali fingono di litigare! (Applausi dei deputati
del gruppo di alleanza nazionale). Più trasparenza,
signori dell'INPDAI, che venite in Parlamento,
giustamente, a difendere la causa dei vostri associati,
perché questi ultimi non danno mandato per gestioni
clientelari!
Sono giornalista ed anche l'ente a cui appartengo,
l'INPGI, rappresenta uno dei capitoli più vergognosi, in
tema di clientelismo,
tant'è che quando non ero ancora parlamentare e quindi
avevo tutti i diritti di chiedere una casa, mai lo avevo
fatto, perché bisognava andarsi a prostituire, a
raccomandarsi, a chiedere con il cappello in mano, e fare
altro che ritengo non debba essere fatto. Al riguardo non
ci sono sconti per nessuno; noi vogliamo, appunto, porre
un problema di trasparenza. La proposta di legge del
collega Tofani risale a molti mesi fa e tra chi si
opponeva, e si oppone, in Commissione - lo diciamo
nell'Italia che si arrovella sulle par condicio, sul
blind trust, sulla separazione dei poteri -, tra gli
oppositori più accaniti, dicevo, c'è l'ex direttore
generale dell'INPS, che siede in questo Parlamento nelle
file dei popolari, la signora Calabretta Manzara, la quale
forse non vuole che si istituiscano commissioni
d'inchiesta per coprire quello che lei, da direttore
generale, per anni e anni, ha avallato!
Invochiamo allora anche la separazione dei poteri e delle
competenze! Non dico che questa onorevole collega non
abbia diritto a sedere in Parlamento, ma almeno faccia
parte di un'altra Commissione parlamentare. Ve ne sono
decine; non sieda nella Commissione lavoro, a coprire le
malefatte della sua precedente gestione! (Applausi dei
deputati del gruppo di alleanza nazionale).
E' opportuno un atto di trasparenza; non solo la collega
resta in una Commissione in cui si discutono questioni al
centro della sua attività precedente, ma, da quanto
abbiamo visto, letto e ci hanno riferito i colleghi, si
oppone anche accanitamente al varo della Commissione
d'inchiesta. Si parla sempre di certi problemi in
Parlamento, ma anti- trust e separazione dei poteri
riguardano solo Silvio Berlusconi e mai PDS, lega delle
cooperative o persone che hanno ricoperto determinati
incarichi! Peraltro abbiamo scoperto, a scandalo esploso,
che la lega delle cooperative con alcune sue società
gestiva anche l'assegnazione degli appartamenti, la
distribuzione di tutti questi vantaggi.
Contestiamo soprattutto coloro che in termini di potere
hanno abusato della posizione. Qualcuno in precedenza ha
portato esempi; i nomi sono stati resi noti, non abbiamo
nulla da nascondere, taluno, se non altro, ha avuto il
buon gusto di autodenunciare
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situazioni pregresse trentennali. Qualcuno, invece, si è
fatto dare le case in quanto leader di un partito,
chiedendole a persone arrestate per gli scandali degli
enti previdenziali e del Ministero del tesoro; questo è
l'aspetto grave. A chi si è rivolto D'Alema per avere la
casa? A personaggi che, come ben sappiamo, hanno
amministrato fondi pubblici e che sono finiti in carcere.
Sono, ripeto, fatti abbastanza gravi. A che cosa serviva,
allora, la casa? A tenere buoni rapporti, ad evitare che
si sostenesse che occorreva fare trasparenza. Nei giorni
scorsi abbiamo avuto alcune notizie in merito alla vicenda
di Milano, alle prime tangenti del PCI-PDS; sembra che
D'Alema - così leggiamo sulle cronache e sostengono i
testimoni dello stesso PDS - abbia telefonato invitando ad
usare un po' di cautela. Ho sentito un collega elencare
una serie di punti e arrivare fino a dieci; signori della
sinistra, quando si fanno i decaloghi, si deve tener
presente che il settimo comandamento - non rubare - è
sempre vigente. Anche togliere la casa a chi ne ha diritto
è un modo di sottrarre soldi e risorse! (Applausi dei
deputati del gruppo di alleanza e nazionale).
Cogliamo l'occasione per evidenziare un'emergenza. Abbiamo
predisposto una proposta di legge che l'onorevole Storace
ha richiamato nel suo intervento; vogliamo tutelare alcune
fasce sociali, lo sosteniamo con chiarezza perché non
vogliamo che qualcuno si faccia scudo di argomenti facili:
dopo Affittopoli pagheranno i poveri perché aumenteranno
gli affitti. A nostro giudizio certe fasce di reddito
devono essere salvaguardate, purché assegnatari delle case
pubbliche siano coloro che ne hanno diritto. Altrimenti i
furbi possono mascherarsi dietro dichiarazioni dei redditi
di comodo.
E' necessaria la trasparenza sulla questione casa in
generale. Ad esempio, nei giorni scorsi abbiamo contestato
l'intenzione del Governo di aumentare ulteriormente l'ICI,
una tassa a nostro giudizio incostituzionale, che colpisce
il reddito presunto di case che appunto non danno reddito
(pensiamo alla prima casa), già tassate con l'IRPEF. Caro
collega Pecoraro Scanio, noi abbiamo governato il paese
sei, sette mesi anche con molti
contrasti; altri hanno governato e spartito per
cinquant'anni. Non credo, quindi, si possano fare
affermazioni così facili e demagogiche. Abbiamo
predisposto un libro bianco sulla rivoluzione fiscale; se
gli elettori democraticamente ci metteranno in condizione
di governare il paese, metteremo in pratica ciò che è
stato detto e scritto in Parlamento.
Tutto ciò che riguarda la casa ci vede oggi attenti e
presenti; ribadisco che in questa fase di preparazione
della legge finanziaria abbiamo impedito al Governo di
aumentare ulteriormente l'ICI, anche se vi sono degli
inganni, perché la revisione degli estimi catastali è un
sistema di aumento surrettizio. Colgo l'occasione per
sottolineare brevemente che le tasse sulla casa sono
passate da 3.700 miliardi nel 1980 a 10.500 miliardi nel
1991, sono salite a 24 mila miliardi nel 1992 e a 25 mila
miliardi nel 1993: fra il 1980 e il 1993 vi è stato un
aumento del 575 per cento. In parte si tratta di soldi che
hanno compensato gli affitti non ricavati; le cifre sono
già state indicate nella discussione ed è inutile
ribadirle. Si tratta di centinaia e centinaia di miliardi
che comuni, enti pubblici, istituti autonomi case popolari
- e chi più ne ha e più ne metta - non hanno incassato o
per incapacità amministrativa o per gestione
clientelare.
Se facessimo una somma, prendendo in considerazione questi
13 anni di iperpressione fiscale sulla casa, non so se
arriveremmo ai 25 mila miliardi di tasse sulla casa.
Qualche tassa, contenuta ed equilibrata, dovrà pure essere
pagata, ma da chi ha più di una casa e non da chi ne ha
una sola. Credo, però, che molti fondi avrebbero potuto
essere reperiti attraverso dismissioni o vendite
effettuate progressivamente in modo da consentire
l'accesso all'acquisizione della proprietà anche a fasce
di reddito più basse. Ebbene, su tutto ciò noi non abbiamo
atteso la vicenda di Affittopoli; ringraziamo comunque una
stampa così libera da non stare agli ordini del proprio
editore perché, come spiegavo prima, non credo che
quest'ultimo abbia tratto particolari vantaggi o benefici
da tale iniziativa giornalistica. Tutto ciò dimostra che
qualcuno è molto più libero di altri che sono i cani da
guardia dei vari
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editori alla De Benedetti (cari signori della sinistra!),
il quale adesso avrà altri 3 mila miliardi dalle banche,
dai cittadini e dallo Stato. Questi sono gli scandali di
una sinistra consociativa che si spartisce le case e sta
zitta quando si finanziano imprenditori che dovrebbero
dimettersi per l'incapacità gestionale manifestata!
Noi, allora possiamo puntare l'indice accusatore.
Protestate pure, ci sarà senz'altro il caso di questo o di
quest'altro; se ne discuta con la massima trasparenza,
perché non temiamo il confronto su tale argomento. Noi non
ci accontenteremo però di delegare al Governo tale
aspetto, giacché l'esecutivo si è dimostrato troppo
inerte. Non voglio nemmeno gettare la croce sulle spalle
dell'attuale ministro del lavoro Treu per un problema che
ha una genesi lontana ed antica; sarebbe dunque improprio
attribuirgliene la responsabilità. Dobbiamo però
sottolineare che all'inizio vi è stata una grande
resistenza; abbiamo letto tutti divertiti le cronache
degli inseguimenti telefonici che alcuni giornalisti hanno
messo in atto. Un po' di trasparenza e risposte adeguate
non sarebbero state inutili.
Per quanto riguarda la disponibilità alla istituzione di
una Commissione di inchiesta parlamentare, mi chiedo se
conti di più il parere dell'onorevole Calabretta Manzara o
quello di un Parlamento che vuole trasparenza. Il Governo
si esprima come ritiene, non è decicivo o determinante il
suo parere; tuttavia sarebbe di un certo rilievo. E' un
Governo tecnico, un Governo neutrale, privo di coloriture
politiche (facciamo finta che sia realmente così) e quindi
su una questione del genere si rimetta al Parlamento. Il
ministro Treu certo non ha responsabilità particolari,
però ha ricevuto qualche sollecitazione giacché qualche
rapporto di collaborazione - è stato già ricordato - vi è
stato; lo dico senza intenti offensivi, facendo
semplicemente la radiografia alla storia di ciascuno di
noi (siamo personaggi pubblici, le nostre storie sono
inevitabilmente pubbliche). Il ministro è stato consulente
dell'INPS ed è persona molto vicina agli ambienti della
CISL: quegli ambienti che hanno gestito l'Italia. Il
nostro paese è stato governato da tanti uomini in carne ed
ossa,
non solo da quelli che leggiamo sui giornali. Romano
Prodi, per esempio, che oggi viene sbandierato come uomo
nuovo del cambiamento (so che viene il mal di pancia a
molti colleghi della sinistra quando pensano che dovranno
affrontare una campagna elettorale inalberando le
gigantografie di cartone raffiguranti Romano Prodi), ha
governato il nostro paese molto più di tanti ministri;
infatti, tanto per dire, per dieci anni ha diretto l'IRI.
Non credo, quindi, che il ministro Treu si debba offendere
se lo annoveriamo in quella nomenklatura che ha
gestito il nostro paese, anche se egli sicuramente si è
trovato in posizioni meno influenti rispetto a quelle di
Prodi (tant'è che lo hanno chiamato a far il ministro e
non - purtroppo per lui - il candidato alla Presidenza del
Consiglio).
Proprio per la sua posizione neutrale e di necessaria
trasparenza, dal Governo ci attendiamo un semaforo verde a
tutte le iniziative che vadano appunto in direzione della
trasparenza. Ce lo aspettiamo anche dalle sedi
parlamentari e dal Presidente della Camera, che è attenta
a tante questioni e si esprime su molti argomenti; per
esempio, ci fa sapere dalla Spagna quando dobbiamo votare
(adesso solo dall'estero ci dicono quando si deve votare
in Italia; ce lo dicono anche dalla Germania) (Applausi
dei deputati del gruppo di alleanza nazionale). Anche
il Presidente Pivetti, per non essere da meno dei ministri
tedeschi, va in Spagna per dirci quando si deve votare in
Italia, mentre potremmo dircelo in questa sede, alla luce
del sole ed in maniera chiara e trasparente.
Ritengo, dunque, che l'esigenza di trasparenza si inquadri
nella battaglia per il diritto alla casa, che noi
storicamente abbiamo sempre condotto (quanti fatti
potremmo elencare: per esempio quello dei fondi GESCAL!).
Dunque approfittiamo di questo evento non solo per
togliere le case a chi non ne ha diritto - il che è un
atto di democrazia, di giustizia e di trasparenza - ma
anche per rivedere le normative in materia e per
verificare come si possa garantire l'acquisizione del
patrimonio immobiliare pubblico a prezzi equi. Infatti
tale patrimonio in molti casi potrebbe essere ceduto,
guadagnandone tra l'altro in termini di manutenzione
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degli immobili, i quali, in mano a tali istituti, spesso
versano in condizioni di abbandono. Ogni autunno a Roma si
scatena la battaglia degli inquilini degli IACP, i quali
si rivolgono pubblicamente all'amministrazione perché non
viene avviato il riscaldamento, giacché l'Istituto non ha
i fondi. Vi sono tanti disagi che potrebbero anche essere
superati non certo attraverso privatizzazioni selvagge,
poiché non deve essere un obbligo per nessuno l'acquisto,
ma attraverso meccanismi, quale quello del riscatto, già
previsti in passato (vi sono norme vigenti in materia).
Anche per quanto riguarda la politica degli affitti, si
potrebbe rivedere la materia senza liberalizzazioni
selvagge. Per esempio, in Commissione ambiente si sta
discutendo delle possibilità di ridurre del 30 per cento
il reddito dichiarato in riferimento agli affitti. Questo
può essere un modo per usare in maniera trasparente la
leva fiscale e per fare emergere gli affitti reali.
Sappiamo bene, infatti, come la situazione spesso non
corrisponda alla realtà - si paga una cosa e se ne
denuncia un'altra -, mentre in questo modo, garantendo una
forma di detassazione, si potrebbe attuare una politica
sociale facendo emergere, nel contempo, la realtà, dando
più trasparenza al mercato. Agli istituti ed agli enti
pubblici resta la funzione di compensazione sociale, una
funzione però che sia sociale davvero, perché gli elenchi
che abbiamo letto, di sociale, avevano ben poco ed i
privilegiati di cui tanto si è parlato non erano
indubbiamente titolari di diritti.
Noi non vogliamo fare speculazioni o "sciacallaggio". La
politica della trasparenza: oramai esistono trasmissioni
televisive che si chiamano Andiamo nel collegio;
ciascuno di noi può essere radiografato dalla televisione
per vedere cosa pensano gli elettori ed i cittadini. E'
giusto che sia così. Ormai da molti anni dobbiamo
opportunamente denunciare i nostri redditi e un cittadino
può recarsi alla Camera dei deputati e leggere quanto
guadagnano Gasparri, Storace e - mi auguro si sappia -
D'Alema o quant'altri.
Credo che la trasparenza sia esigenza di una democrazia
matura. Ricorderete che negli Stati Uniti Clinton dovette
sostituire per tre volte il ministro della giustizia del suo
governo perché non pagava i contributi alla colf! Per non
ricordare poi che Nixon fu, per così dire, fatto fuori non
perché aveva fatto mettere un registratore nel palazzo del
partito avversario, ma perché aveva sostenuto che ciò non
era vero, perché aveva detto una bugia.
Non vogliamo diventare di colpo tutti americani (questa
mattina Di Muccio ha ironizzato sul tasso di americanismo
che adesso prende più piede nel veltronismo sinistrese);
non vorremmo che si dimettessero tutti coloro che hanno
detto una bugia, perché nel mondo della politica vi
sarebbe una moria eccessiva; vorremmo però un po' di
trasparenza - questa sì - americana, per far in modo che
in Italia ciascuno risponda dei propri atti e temo proprio
che il centro-sinistra di questi atti debba rispondere al
Parlamento ed alla pubblica opinione (Applausi dei
deputati dei gruppi di alleanza nazionale e di forza
Italia - Congratulazioni).
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