| MAURO POLLI. Signor Presidente, la prego di pronunciare
il mio cognome con la "o" chiusa.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, le vicende legate
alla questione casa sono ormai diventate cronana
quotidiana. Non passa giorno che non scoppi scandalo su
come è gestito il patrimonio degli enti pubblici. L'apice
si è toccato con le rivelazioni giornalistiche che hanno
portato alla luce Affittopoli, dando dimostrazione
concreta di come si sia gestito allegramente quel
patrimonio che invece avrebbe dovuto essere utilizzato a
difesa delle famiglie economicamente più deboli del nostro
paese.
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Da una parte si continua a colpire fiscalmente coloro
che, magari con enormi sacrifici, sono riusciti ad
acquistare la loro prima casa, e lo si fa non
diversificando tra chi è proprietario solo dell'abitazione
in cui vive e chi, invece, è proprietario di numerosi
alloggi; dall'altra, gli aspiranti inquilini sono lasciati
in balìa del mercato, soprattutto nei grandi centri
urbani. Sono poche le regole che vanno in questa
direzione.
Equo canone, patti in deroga, ma soprattutto alloggi dati
in affitto come foresteria o a non residenti, favoriscono
una situazione che nel nostro paese ha sempre prodotto
clientelismo ed abusi di ogni genere. Certo è che, se
vogliamo diventare un paese civile, non si possono più
permettere intrallazzi di questo genere.
E' inconcepibile che, mentre la gente normale non sa dove
sbattere la testa per trovare un alloggio, altri inquilini
eccellenti - sindacalisti, uomini politici e di spettacolo
- riescano miracolosamente ad avere alloggi ad equo
canone, quando potrebbero tranquillamente permettersi di
pagare un affitto secondo le leggi di mercato.
Ma al di là delle questioni più inerenti alla moralità di
coloro che hanno accettato di essere così vergognosamente
favoriti, ciò che risulta con evidenza è che bisogna farla
finita con questa situazione di sfascio; bisogna dare
regole certe nelle assegnazioni, colpire con fermezza
ovunque vi siano stati degli abusi, permettere al
cittadino qualunque di concorrere all'assegnazione di un
alloggio senza dover ricorrere a raccomandazioni o, peggio
ancora, al sistema delle mazzette.
In un paese nel quale vi sono centinaia di migliaia di
famiglie in attesa di sfratto è giocoforza che, se non
riusciamo a regolamentare il mercato, sia possibile ogni
sorta di speculazione. Quindi, se da una parte si vuole
garantire il proprietario che affitta di poter rientrare
in possesso della sua casa quando lo riterrà opportuno,
dall'altra vanno trovate soluzioni per tutte quelle
famiglie a basso reddito che oggi non possono rientrare
nel mercato degli affitti.
Non va poi dimenticato che in Europa siamo il paese con
minor presenza di edilizia residenziale e pubblica, e quel
poco che è
disponibile in molte città è lasciato dagli enti preposti
al completo abbandono, senza alcun controllo.
In questo senso vanno accelerati i tempi di approvazione
della legge-quadro sull'edilizia residenziale e pubblica e
la riforma degli IACP, considerando che una sana ed onesta
gestione di tale patrimonio consentirebbe ai settori meno
forti economicamente di avere finalmente un alloggio.
La politica della casa va legata ad un attento esame delle
trasformazioni sociali avvenute nel nostro paese
nell'ultimo decennio, comprendendo quelle che hanno
riguardato la composizione dei nuclei familiari,
verificando quali e quanti sono i settori sociali che non
possono rientrare in quello che è oggi il mercato libero
degli affitti. Su tale base è necessario predisporre un
piano decennale sulla casa, ricordando che milioni di
lavoratori dipendenti continuano a versare fondi ex
GESCAL, senza che con questi si riesca a dare una risposta
a chi un alloggio non l'ha.
In conclusione, è necessario ed urgente fare chiarezza ed
ordine in un settore da troppo tempo ignorato e forse
anche sottovalutato nella sua importanza e portata. Ma vi
è di più: il dettato costituzionale della nostra
Repubblica, riconoscendo ampiamente ed inequivocabilmente
il ruolo della famiglia nel contesto della vita stessa del
nostro paese, stabilisce all'articolo 31 che: "La
Repubblica agevola con misure economiche ed altre
provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento
dei compiti relativi, con particolare riguardo alle
famiglie numerose". Con questo voglio dire che con
Affittopoli si è consumato non solo un reato ma anche un
atto contro la Costituzione stessa; e tutto ciò lo ritengo
veramente deprimente e vergognoso.
Considerato che la discussione odierna scende anche a
livello di attacco politico fra le diverse forze
parlamentari esistenti, vediamo se non sia il caso, per
una volta, invece di scambiarci accuse più o meno
generiche e più o meno mirate, di chiedere a tutti coloro
che hanno usufruito o che usufruiscono tuttora di alloggi
del patrimonio immobiliare di enti previdenziali pubblici
e della pubblica amministrazione in modo
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truffaldino o clientelare (che, dopo tutto, è la stessa
cosa) di compiere un piccolo gesto, purché lo facciano
tutti: di vergognarsi, di chiedere scusa ai cittadini le
cui aspettative e i cui diritti sono stati ingiustamente e
vergognosamente calpestati da un sistema e da
comportamenti soggettivi a dir poco inqualificabili.
Per quello che ci compete come parlamentari e quindi come
rappresentanti del popolo, non dimentichiamo mai le
funzioni alle quali siamo preposti. Dobbiamo quindi
lavorare per dare, presto e bene, risposte chiare,
concrete e precise alle aspettative dei nostri
concittadini (Applausi).
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