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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


127150
STA0247-0125
Stenografico d'Aula n. 247 del 27 settembre 1995 (STA12-247)
(suddiviso in 400 Unità Documento)
Unità Documento n.125 (che inizia a pag.15253 dello stampato)
(il TITOLO si trova nell'Unità Documento n.17)
SEGUITO DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172; 6 - 00022; 6 - 00023. LAVASS
...SEGUITO DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172; 6 - 00022; 6 - 00023.
PIERGIORGIO MASSIDDA.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LORENZO ACQUARONE (ore 12,34).
ZZSTA ZZRES ZZSTA270995 ZZSTA950927 ZZSTA000995 ZZSTA000095 ZZSTA247 ZZ12 ZZDI ZZLL
    PIERGIORGIO MASSIDDA.  Signor Presidente, signor ministro,
  onorevoli colleghi, non mi spaventa il fatto che a
  quest'ora (ma anche nelle ore della mattinata) non si
  registri una grande affluenza in quest'aula.  Ciò accade
  sempre, purtroppo, quando non sono previste votazioni e
  quando la discussione si prolunga per più di una giornata.
  So benissimo che invece l'opinione pubblica è molto
  attenta a quanto stiamo discutendo, all'argomento sul
  quale ci stiamo soffermando.
    Sento il dovere di usare, nel mio intervento, il
  neologismo Affittopoli che tanto ha scandalizzato alcuni
  colleghi che mi hanno preceduto.  La storia di Affittopoli
  costituisce infatti l'ennesimo atto delle gravi vicende
  che hanno segnato il cammino - e speriamo segnino
  l'epilogo - della partitocrazia.  Atto che rimarca ancor
  più significativamente il ruolo che quasi tutti i vecchi
  partiti hanno recitato sul palcoscenico della vecchia
  Repubblica.  Affittopoli fa parte a pieno titolo di questo
  sistema di potere che si è nutrito anche e soprattutto di
  clientele, di favoritismi e di privilegi; che ha
  contribuito in modo determinante al dissesto economico ed
  alla lacerazione del tessuto connettivo delle relazioni
  sociali e politiche del nostro paese; che ha determinato
  lo sviluppo di questa cultura qualunquistica e
  mistificatoria della politica, causa prima del distacco
  fra cittadini e istituzioni.
    La peculiarità di tutta questa vicenda sta anche nel fatto
  che nasce da una meritoria inchiesta de  Il Giornale,
    che ha scatenato più di un risentimento e di una
  reazione, a parer mio scomposta.  Anche questo dato, se
  inserito nel contesto cui abbiamo accennatorisulta
  comprensibile.  Come raramente è accaduto nel passato, in
  Italia è stata condotta un'inchiesta in quella misura che
  dovrebbe rappresentare una costante del costume
  giornalistico, ossia quella che privilegia l'aspetto
  investigativo, come avviene nella tradizione anglosassone.
  Si tratta di uno stile di inchiesta a lungo evocato, la
  cui assenza è stata criticata da opinionisti, commentatori
  e da quegli stessi politici che si contraddistinguono oggi
  per il loro silenzio e per le loro critiche.
    Fortunatamente  Il Giornale  di Feltri non si è fatto
  intimidire ed ha proseguito nel suo lavoro che ha portato
  a scoperchiare una situazione intollerabile con
  riferimento al patrimonio immobiliare degli enti
  previdenziali pubblici e privati, cogliendo con le mani in
  pasta un gran numero di personaggi appartenenti - come
  sappiamo - al ceto sindacale e politico, molti dei quali
  oggi siedono in questo Parlamento.  Si è scoperta
  un'insopportabile catena di privilegi per cui gli unici a
  trovare con facilità un alloggio, magari centrale e
  possibilmente lussuoso, a prezzi stracciati erano,
  appunto, personaggi illustri della politica o del
  sindacato.  Si è inoltre compreso come il criterio della
  più elevata redditività, che avrebbe dovuto essere
  perseguito dagli enti previdenziali per poter meglio
  rispondere alla loro ragione sociale di erogare
  prestazioni pensionistiche per i propri iscritti, fosse
  invece l'unico a non essere tenuto in considerazione.
  Inoltre, la valorizzazione di tale patrimonio e la sua
  corretta gestione in nome dell'efficienza e della buona
  amministrazione, era quanto di più lontano dalla realtà
  amministrativa di tali enti.  Tale stato di cose
  danneggiava doppiamente chi di quegli alloggi aveva
  realmente bisogno: non solo a causa della cattiva e
  diseconomica gestione, ma anche perché una condotta del
  genere comportava ulteriori distorsioni nel già asfittico
  mercato immobiliare.  Le conseguenze delle alterazioni e
  delle scorrettezze, soprattutto per quanto riguarda i
  criteri di assegnazione delle unità immobiliari, sono
  facilmente e brevemente catalogabili: blocco della
  mobilità, prezzi alti e grave crisi abitativa.  L'equo
  canone funzionava soltanto per una minoranza di persone
  afflitte dal problema della casa o solo per chi poteva, in
  virtù di condizioni di privilegio, farlo funzionare per
  sé.  Tutta la situazione di stallo del mercato degli
  alloggi è stata quindi favorita da Affittopoli,
 
                             Pag. 15254
 
  anche a causa della rilevanza numerica,  oltre che
  sociale, degli immobili posseduti dagli enti previdenziali
  coinvolti nello scandalo.
    Il quadro che deriva da questa sommaria descrizione della
  vicenda di cui si discute è piuttosto oscuro.  E'
  indispensabile quindi intervenire con risolutezza ed
  incisività.  Sarà per questo necessario un radicale
  intervento legislativo sull'intero settore, che dovrà
  avere come primo obiettivo quello di ridisegnare la
  materia senza l'ingombrante presenza del solito intervento
  statalista e pieno di vincoli.
    La mozione del polo, dovuta in particolare all'iniziativa
  dei colleghi riformatori, ha determinato - non
  dimentichiamolo - la possibilità che si svolgesse il
  presente dibattito, costringendoci a parlare di un bisogno
  primario di tanti cittadini, soprattutto i meno abbienti,
  tema quindi certamente urgente.  Tale mozione ha trascinato
  tutte le altre, che sono state presentate solo in seguito
  (mi stupisce però il fatto che in esse non vi sia alcuna
  traccia di Affittopoli).
    Nella mozione del polo sono indicate direttive chiare e
  lineari per il Governo che, se approvate,
  rappresenterebbero un primo serio passo verso un'esercizio
  meno illiberale dell'attività del settore.  Il principio
  che ispira la mozione è quello di far corrispondere
  l'azione degli enti al criterio della massima redditività
  e della massima trasparenza nella gestione del loro
  patrimonio immobiliare.  Passaggio propedeutico a tal fine
  è quello indicato dalla lettera  b)  del n. 1) del
  dispositivo della mozione stessa, ovvero l'"immediata e
  dettagliata ricognizione da parte di ciascun ente della
  destinazione e gestione" di tutte le singole unità
  immobiliari, portando quindi gli enti a compiere un vero e
  proprio censimento che dia un quadro completo della
  situazione.  Questo ci appare l'unico modo per riattivare
  l'azione amministrativa in un settore così delicato come
  quello della casa secondo criteri del tutto diversi,
  improntati alla massima efficacia ed alla migliore
  efficienza.  Tale impostazione è però legata a doppio filo
  a quell'aspetto più propriamente sociale al quale deve
  comunque tendere l'azione degli enti.  Viene a tal fine
  individuata una certa fascia sociale che,
  sia per ragioni economiche che di necessità  abitativa,
  dovrà essere ragionevolmente tutelata nell'assegnazione
  degli alloggi.
    Al di là degli altri punti specifici della mozione, quello
  che è da sottolineare è il principio informatore della
  stessa che, prendendo atto della situazione del patrimonio
  immobiliare degli enti previdenziali, intollerabile sotto
  tutti i punti di vista, impegna sia il Governo sia gli
  enti stessi a perseguire obiettivi e percorrere passaggi
  amministrativi ben precisi e cadenzati.  Soprattutto li
  impegna ad avere e a mostrare riscontri positivi nel breve
  termine che siano testimonianza di un rinnovato approccio
  e quindi di una prassi innovativa in tale materia.
    Condivido anche molti dei passaggi presenti nelle altre
  mozioni che hanno seguito quella presentata dal polo, però
  ho l'idea che anch'esse cerchino di deviare l'episodio che
  ha scandalizzato tutti.  Ci si è appellati alla
  magistratura, ma credo che impostata in questo modo la
  questione sia soltanto parziale.  E', ripeto, un problema
  politico quello di intervenire nella vecchia mentalità,
  esistente in Italia, secondo cui il più furbo debba sempre
  superare la fila, come ha detto l'onorevole Maiolo.
  L'obiettivo che dobbiamo porci è quello di una gestione
  meno corporativa ed illiberale e quindi più responsabile e
  controllata, in modo da porre fine a quel circolo vizioso
  di irresponsabilità, favoritismi e privilegi che ha avuto
  come unico risultato quello di togliere spazio e diritti
  ai cittadini.
    Non impostiamo quindi il nostro lavoro sul dualismo di
  poli, ma cerchiamo tutti di fare leva sulla nostra
  intelligenza e sul nostro buon senso per porre rimedio ad
  un problema che si fa sentire a tutti i livelli,
  indipendentemente dal colore politico  (Applausi dei
  deputati del gruppo di forza Italia).
 
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