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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


127152
STA0247-0127
Stenografico d'Aula n. 247 del 27 settembre 1995 (STA12-247)
(suddiviso in 400 Unità Documento)
Unità Documento n.127 (che inizia a pag.15254 dello stampato)
(il TITOLO si trova nell'Unità Documento n.17)
SEGUITO DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172; 6 - 00022; 6 - 00023. LAVASS
...SEGUITO DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172; 6 - 00022; 6 - 00023.
DIEGO NOVELLI.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LORENZO ACQUARONE (ore 12,34).
ZZSTA ZZRES ZZSTA270995 ZZSTA950927 ZZSTA000995 ZZSTA000095 ZZSTA247 ZZ12 ZZDI ZZLL
    DIEGO NOVELLI.  Presidente, ministro, colleghi, il problema
  della casa, come quello della salute, è uno di quelli che
  più toccano da vicino direttamente o indirettamente, tutte
  le famiglie italiane.  Chi non ha un figlio o una figlia
  che si deve sposare, chi non ha
 
                             Pag. 15255
 
  un nonno o una nonna, magari rimasti soli,  da ospitare,
  chi non ha un fratello sfrattato, chi non ha un mutuo
  magari in ECU, da pagare, chi non ha un patto in deroga da
  affrontare?  Come vede, signor ministro, la casistica è
  molto ampia.  Ecco perché, direttamente o indirettamente,
  questo è un problema che tocca da vicino le famiglie.
    Confesso però che l'aspetto che più mi ha colpito, in modo
  abbastanza sconcertante, sono state le reazioni che
  abbiamo registrato di fronte a quello che è passato alla
  cronaca politica di queste settimane come lo scandalo di
  Affittopoli.  Io non amo, pur essendo un giornalista, i
  neologismi, ma penso che questo sia abbastanza
  appropriato.  La sorpresa (e lo dico da questi banchi) è
  venuta dai settori della sinistra.  Debbo dire, non per
  iattanza o per presunzione, che gli altri settori mi
  interessano poco in una circostanza come questa anche
  perché il modello scandalistico che è stato adottato - tra
  l'altro, a senso unico - mi pare che parli da sé.
    Perché mi ha sorpreso l'atteggiamento di una parte della
  sinistra?  Perché, di primo acchito, di fronte a questa
  indagine giornalistica fatta dal giornale di proprietà di
  Berlusconi, si è cercato di minimizzare.  Poi, a mio
  avviso, si è ecceduto nel  mea culpa,  in una strana e
  singolare vocazione autocritica.  Infine (è l'aspetto più
  preoccupante da un punto di vista politico e sociale) vi è
  stato un atteggiamento tendente, sia pure a livello
  personale, a svendere una conquista storica delle grandi
  lotta degli anni sessanta e settanta caratterizzati da
  movimenti di massa volti a rivendicare il diritto alla
  casa.  Vale la pena ricordare che quelle lotte furono
  contrassegnate da momenti di grande scontro, di grande
  tensione, e che purtroppo vi furono anche delle vittime.
    Voglio ricordare qui due episodi accaduti nella mia città
  proprio con riferimento alla questione della casa.  Un
  ragazzo, Tonino Mircichè, fu ucciso nel quartiere di
  edilizia economica e popolare della Falchera, considerato
  un ghetto della mia città, anche se così non è, o una
  "corea" secondo le definizioni che si sono usate nel
  linguaggio urbanistico non molto dotto.  Questo giovane fu
  ucciso perché aveva occupato un garage che era già stato
  occupato abusivamente da una guardia notturna.
  Ricordo un  altro episodio, quello di Giovanni Oneto, un
  padre di famiglia che si era visto strappare
  l'appartamento dal proprietario per stato di necessità.
  Dopo settimane di proteste e di dimostrazioni fatte
  restando accampato con la famiglia nella piazza del
  municipio, pensò di tentare una singolare forma di
  protesta: indossò una muta da subacqueo, si cosparse di
  benzina - pensando nella sua ignoranza che la muta lo
  avrebbe protetto - e si diede fuoco, trasformandosi in una
  torcia umana.
    Si tratta di drammi e chi li ha vissuti conosce bene cosa
  significhi il bisogno della casa: non sapere alla sera
  dove andare a dormire!  Famiglie con donne, bambini ed
  anziani!  Credo non sia giusto liquidare, come da alcuni
  settori ho sentito fare sia nel dibattito di ieri sia in
  quello di oggi, l'equo canone come normativa superata, non
  moderna e con tanta disinvoltura giudicarlo strumento
  vetusto perché non in sintonia con il concetto del libero
  mercato.
    Vorrei richiamare l'attenzione del Parlamento su una
  questione: ho sentito anche pubblici amministratori non
  trovare soluzione migliore, di fronte allo scandalo di
  Affittopoli, che ipotizzare una revisione di tutti i
  canoni di affitto delle case comunali, cercando di
  superare l'equo canone.  Questo atteggiamento mi pare non
  solo sbagliato, ma irresponsabile, innanzitutto perché in
  Italia non esiste un libero mercato nel settore delle
  abitazioni: non vi è solo l'equo canone, vi sono almeno
  altri tre o quattro regimi.  Cerchiamo allora di fare un
  discorso serio sull'equo canone, sull'equo canone più il
  "nero": ma di questo nessuno parla, anche se sono
  centinaia di migliaia le famiglie che oltre al canone
  pagano ogni mese una quota in nero.
    Signor ministro, vorrei che il suo Governo si soffermasse
  - magari introducendo una norma al riguardo nella legge
  finanziaria che state per licenziare - sul problema
  dell'immenso parco di alloggi sfitti attualmente esistente
  in Italia.  Solo nella mia città si parla di 30 mila
  appartamenti che non vengono immessi sul mercato.  Come si
  può allora parlare di libero mercato?  Come si può
  ripristinarlo, signor ministro?
    Vent'anni fa non ricordo più se Pandolfi,
 
                             Pag. 15256
 
  Forte  o Reviglio si posero il problema di immettere sul
  mercato questo vasto numero di alloggi che
  automaticamente, proprio in base ad una sana legge di
  mercato che si fonda sulla domanda e sull'offerta, avrebbe
  svolto una funzione calmieratrice.  Infatti se sul mercato
  della mia città vengono all'improvviso offerti 30 mila
  appartamenti, lei capisce, signor ministro, che chi
  pretende un determinato affitto libero a cifre
  spropositate non riesce a collocare il proprio
  appartamento.  Quindi, quando si parlò dell'ICI, proprio da
  questi banchi venne richiamata l'attenzione del Governo
  dell'epoca sul fatto che sarebbe stato difficile applicare
  in modo giusto e corretto.  Tale imposte dal momento che
  nel nostro paese i catasti non sono a regime.  Lo sapete,
  infatti, che ci sono decine di migliaia di comuni italiani
  con il catasto fermo al 1936?  Come è possibile allora fare
  riferimento a degli estimi catastali che non sono più
  aggiornati da sessant'anni?  E poi si parla di evasione
  fiscale, di buchi che l'erario registra!
      Nel 1976-1977 - vado a memoria - l'ANCI, l'associazione
  nazionale dei comuni itallani, aveva presentato un
  progetto per fare in modo che il Governo intervenisse con
  un contributo a favore di quei comuni che intendessero
  promuovere un aggiornamento del catasto creando delle
  squadre apposite.  In tal modo, tra l'altro, si poteva
  anche dare una risposta alla cosiddetta disoccupazione
  intellettuale, cioè dei diplomati, geometri e periti.  Ne
  parlarono Pandolfi, Forte, Reviglio, Formica; la questione
  arrivò al segretario generale del Ministero delle finanze,
  Benvenuto, ma tutto rimase come prima.
    Il piano straordinario per i catasti deve essere
  immediatamente messo in cantiere per avere i risultati tra
  uno, due, tre anni.  Ma, se non si parte, non avremo mai
  dei risultati e tra cinque anni saremo ancora qui a
  discutere della questione.  Anche questo è un investimento
  positivo ed attivo perché avrà una ricaduta immediata.
  Infatti se oggi spendiamo dieci o venti, nel giro di uno,
  due anni, mettendo i catasti a regime, recupereremo dieci,
  cinquanta, cento.
    Sempre in materia fiscale, in alcuni comuni si è applicata
  l'aliquota massima del 6 per
  mille sulla prima casa.  Ci sono delle famiglie  che si
  trovano in condizioni disperate perché hanno fatto un
  mutuo con sacrifici di tutta la famiglia e magari,
  sciaguratamente, lo hanno fatto in ECU perché qualcuno ha
  fatto credere loro che questa era la condizione migliore,
  ed oggi non riescono a far fronte alla situazione.  E'
  stato chiesto al Governo di vedere in quale misura si
  possa intervenire perché si tratta di famiglie che si
  trovano alla disperazione e pare che il Governo si sia
  ravveduto dal momento che la finanziaria - non ho l'ultimo
  documento elaborato, pare, nella giornata di ieri - non
  conterrà un inasprimento dell'ICI.  C'è stata una protesta
  dei sindaci a tale riguardo.
    Noi protestiamo, io protesto contro l'ICI sulla prima casa
  perché non si può continuare a premere sulle fasce di
  reddito più modesto.  Perché non si introduce, invece,
  un'ICI triplicata o quadruplicata per gli alloggi sfitti?
  La mia non è una richiesta sovversiva o rivoluzionaria,
  non è una richiesta bolscevica, signor ministro, dal
  momento che quella norma esiste in Austria, in Germania,
  in Olanda, in Belgio, in Francia: tutti paesi a
  capitalismo avanzato.  Perché in Italia non è stato
  possibile introdurla?  Ricordo un incontro a villa Madama
  con l'allora Presidente del Consiglio Bettino Craxi che
  sembrava volesse risolvere la questione dalla sera al
  mattino con il suo decisionismo e che parlava di fare
  subito il decreto; dopo di che non se ne è fatto più
  niente.
    Triplicare l'ICI sulle case sfitte vuol dire costringere
  con la legge i proprietari - a meno che non siano dei
  masochisti - ad immettere sul mercato le case per non
  pagare la tassa sull'alloggio sfitto.  E in tal modo si
  riequilibrerebbe il mercato.
    Anche sui patti in deroga è necessario fare una
  riflessione perché da parte nostra si era accettata forse
  con troppa non dico superficialità, ma imbarazzo, una
  norma per cercare di andare incontro alle esigenze dei
  proprietari di case che avevano l'equo canone bloccato e
  che non riuscivano a rientrare in possesso della case se
  non c'era lo stato di necessità perché, quando scadevano i
  contratti di locazione, i pretori - per fortuna - non
  davano saggiamente la monitoria per lo sgombero; se si
  fossero comportati
 
                             Pag. 15257
 
  diversamente, i prefetti avrebbero dovuto  fronteggiare
  delle rivoluzioni nelle proprie città, perché si trattava
  di decine di migliaia di sfratti soltanto per finita
  locazione.  Si sono allora inventati i patti in deroga, ai
  quali anche il sindacato inquilini si è un po' adeguato.
    Vi citerò ora un caso concreto.  Poche sere fa, durante un
  dibattito ad una festa de  l'Unità,  sono stato
  avvicinato da un operaio della FIAT di Torino che mi ha
  raccontato la situazione nella quale versa.  Signor
  ministro, costui guadagna un milione e 600 mila lire al
  mese ed ha a carico la moglie e due figli; pagava in base
  all'equo canone 160 mila lire per un appartamento di due
  stanze e servizi ma, scaduto il contratto di locazione, si
  è sentito chiedere - con i patti in deroga - 650 mila lire
  al mese di affitto!
    La domanda che mi è stata posta da questo operaio la
  rivolgo sia al ministro sia a tutti i colleghi ai quali
  dico che vorrei che ci azzuffassimo su tali questioni.
  Queste sono le liti che vorrei vedere tra i rappresentanti
  del polo, cosiddetto della libertà, e quelli del polo
  dell'ulivo.  Vorrei veder litigare in televisione
  Berlusconi ed esponenti della sinistra non sulla scelta
  della data in cui votare (lunedì o mercoledì, a gennaio o
  a febbraio e via dicendo), ma sulla risposta da dare a
  quell'operaio della FIAT!  Ma se si sostengono queste cose,
  si viene subito accusati di fare demagogia e populismo!
  Ecco perché ho ricordato il caso di quell'operaio, che
  percepisce un milione e 600 mila lire al mese e che domani
  dovrà pagare più di 600 mila lire di affitto!  Gli rimarrà
  quindi un milione di lire per sostenere se stesso, la
  propria moglie e i propri figli!
    Queste sono le domande che ci pongono i cittadini e la
  gente normale che vive nella normalità della vita
  quotidiana.  Mi riferisco a quelle famiglie che una ricerca
  dell'EURISPES - noto istituto di ricerche di scienze
  sociali - ha definito le "famiglie acrobate"; si tratta di
  una nuova categoria che rappresenta, peraltro, il 38 per
  cento del totale delle famiglie italiane.  Cosa vuol dire
  "acrobate"?  Che per arrivare alla fine del mese tali
  famiglie devono fare il triplo salto mortale senza rete!
  Ripeto: si tratta del 38 per cento delle famiglie
  italiane.
  Non  si può quindi più parlare in Italia di società dei
  due terzi - quella teorizzata molto bene dal tedesco Peter
  Glotz - ma soltanto dire che stiamo marciando verso una
  società di un terzo: il 36 per cento delle famiglie
  italiane, infatti, consuma il 60 per cento della quota
  cosiddetta delle spese individuali!  Ciò sta a significare
  che in Italia una persona vive bene e due "maluccio"...
    Se esaminiamo poi i risultati della commissione presieduta
  da Carniti, potremmo trarre ulteriori dati significativi.
  Preciso che non voglio parlare delle nuove miserie e delle
  nuove povertà, perché se no, altrimenti, scadremmo - a
  detta di alcuni - nella demagogia e nel populismo...  Anzi,
  una situazione del genere è fisiologica e funzionale
  all'esistenza di un sistema, nel quale vi è bisogno di
  avere fasce di reddito basso; non bisogna scandalizzarsi.
  Non prenderò in considerazione questi aspetti, ma mi
  soffermerò sulla fascia sociale delle famiglie normali -
  non si tratta quindi di barboni o di miserabili - che
  versano in una situazione al livello della sopravvivenza!
  Ebbene, la casa è uno dei primi beni di cui ha bisogno una
  famiglia!
    L'ultimo collega che mi ha preceduto ha parlato, quasi con
  disgusto, dell'edilizia pubblica.  Ha detto che, per
  carità, parlare di edilizia pubblica è come
  bestemmiare...!  Non è neppure moderno parlare di edilizia
  pubblica in una società a capitalismo maturo...!  Guai a
  noi se affrontiamo tale argomento!  Ma chi ha bisogno di
  edilizia pubblica...?  Chi non ha la casa se la procuri, se
  la compri...!  E noi siamo per una società
  competitiva...!
    A questo collega che ha sostenuto tale punto di vista
  vorrei dire che l'edilizia pubblica è necessaria per
  almeno tre ragioni.  Mi riferisco, in primo luogo,
  all'esigenza di un intervento pubblico anche per i centri
  storici, nei quali assistiamo a fenomeni preoccupanti
  quali quello dell'espulsione di un tessuto sociale.  Non
  sono tra quelli - pur essendomi occupato per tanti anni di
  urbanistica e di problemi di risanamento dei centri
  storici - che sostengono la conservazione dell'immobile
  tout-court:  quando una casa è fatiscente, è in
  rovina, bisogna demolirla, non bisogna triplicare le spese
 
                             Pag. 15258
 
  per tenere insieme strutture che non hanno alcun valore.  Non
  sono favorevole, però, neppure alla cancellazione della
  storia, della  memoria, delle nostre città, o
  all'espulsione di decine di migliaia di famiglie, in
  omaggio ad una selvaggia speculazione edilizia!  Allora
  l'edilizia pubblica, l'intervento dello Stato, della mano
  pubblica, dei comuni, può aiutare, può essere di supporto
  per il risanamento dei centri storici.  Se questo non c'è,
  il privato può intervenire soltanto sulla base di un
  rendiconto economico, sul quale nessuno certamente vuole
  tacere, ma che neppure si vuole criminalizzare.  Non credo,
  infatti, che gli imprenditori debbano essere considerati
  confraternite di beneficenza.
    L'intervento pubblico, quindi, deve servire per il
  risanamento dei centri storici, per la riqualificazione
  delle periferie.  Proprio nelle periferie vi sono quartieri
  sorti in modo disordinato negli anni della speculazione
  selvaggia, in contrasto con il piano regolatore.  Simili
  episodi non si sono verificati soltanto nel sud (fate
  attenzione alla tesi che lo sostiene): nella mia città, ad
  esempio, negli anni '50 sono state rilasciate cinquemila
  licenze edilizie (così si chiamavano allora) in contrasto
  con il piano regolatore.  Questo è avvenuto nella regal
  Torino!  Tremila costruzioni abusive, negli anni del
  cosiddetto miracolo economico, negli anni del
  boom...!
 
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