| DIEGO NOVELLI. E allora vi domando: vogliamo esaminare la
materia, vogliamo cercare di riordinare le periferie?
Parte delle tensioni che oggi registriamo, infatti,
soprattutto nelle grandi città, nelle grandi
conglomerazioni, non nascono improvvisamente, ma sono il
risultato di una sedimentazione, di anni di trascuratezza,
di non intervento, partendo dall'infanzia, dalla scuola
del preobbligo. E' inutile, poi, rivendicare interventi di
tipo repressivo: quando un ragazzo di 14 anni finisce al
Ferrante Aporti, il carcere minorile di Torino, è perduto;
se ne recupera infatti solo uno su dieci! E allora: non è
meglio spendere prima questi soldi, per crescere cittadini
diversi partendo, io dico, dalla scuola del preobbligo,
dai tre anni della scuola materna, anni nei quali si forma
il carattere del futuro cittadino? E' inutile invocare
poi, quando i ragazzi hanno 14, 15 o 16 anni, quando sono
nell'età critica, nell'età "stupida", quando cioè non sono
ancora adulti ma non sono più bambini, interventi di tipo
semplicemente repressivo per risolvere i problemi! Quando
è necessario, certo, quegli interventi vanno adottati.
Anche in riferimento alla questione, che qui non c'entra,
dell'immigrazione, ritengo che nei quartieri dove si
verificano episodi di malavita, di criminalità, non vi
possa essere indulgenza da questo punto di vista, ma non
si possono neppure abbandonare questi quartieri alla
speculazione più selvaggia. Sempre nella mia città, nel
quartiere di San Salvario, cittadini torinesi, bianchi di
pelle, signor ministro, affittano posti-letto agli
immigrati di colore a 150 mila lire al mese ed anche otto
persone vivono in una stessa stanza! Sono questi gli
episodi che vanno stroncati, è questo l'intervento che
devono attuare l'autorità giudiziaria e la polizia!
Salvaguardiamo poi i centri storici, la periferia, ma
pensiamo soprattutto all'edilizia pubblica per le giovani
coppie. Abbiate pazienza, ma come pensate che due giovani
che si vogliono sposare possano - tranne che siano figli
di benestanti - acquistare subito la casa? Anche ammesso
che tutti e due lavorino, non sono in grado di acquistare
subito un'abitazione o di pagare l'affitto a prezzo libero
come è oggi. Si rende allora necessario un piano di
edilizia anche per i giovani sposi. Tra l'altro - lo dico
per inciso - in questo paese ci si sposa sempre meno ed
una delle ragioni, che non va sottaciuta, è anche quella
della difficoltà ad avere la casa. Non sono favorevole ad
una incentivazione forzata dei matrimoni e della
proliferazione; non mi scandalizzo se il tasso di natalità
è praticamente ridotto a zero rispetto a quello di
mortalità, si tratta però di un problema che ci dobbiamo
porre. Interi quartieri delle nostre città sono quartieri
di anziani. Ecco, allora, perché è opportuno l'inserimento
delle giovani coppie, con piani di intervento di edilizia
pubblica, al fine di portare in tali quartieri linfa
nuova, gioventù, nuove famiglie e ridare un volto normale
al quartiere.
Non ho seguito tutto il dibattito, ma non
Pag. 15259
mi è parso di sentire un richiamo al piano decennale
GESCAL che sta per scadere, signor ministro: fondi pagati
dai lavoratori italiani sono stati usati per altri scopi;
questo, si, era uno scandalo! Il piano scade a fine
dicembre: cosa prevede il Governo per rifinanziare un
piano di edilizia economica popolare? Vi sono proposte,
idee?
Occorre porre l'accento su questi pochi aspetti (e
concludo, Presidente): regime dell'equo canone, patti in
deroga, tassazione della proprietà immobiliare (esentare
la prima casa, triplicare la tassazione delle case
sfitte), piano di rifinanziamento dell'edilizia economica
popolare. Mi auguravo di sentir trattare maggiormente
questi temi in un dibattito del genere, sia pure partendo
da episodi di presunte violazioni; se queste vi sono
state, esse interessano l'autorità giudiziaria e devono
essere perseguite senza guardare in faccia alcuno. Ma il
problema della casa rimane.
Signor ministro, colleghi, restituiamo alla poliica
dignità di competenza, di conoscenza della realtà. Sono
mesi che facciamo politica senza più avere un rapporto con
la realtà del paese.
Questi sono gli aspetti che più mi inquietano, questi sono
gli elementi che ho ritenuto di sottolineare nel corso del
dibattito su una questione scottante e drammatica, anche
se ormai il 70 per cento degli italiani sono proprietari
dell'appartamento in cui abitano. Teniamo presente che
comunque il restante 30 per cento sono sempre cittadini
italiani e che buona parte di quel 70 per cento che ha
fatto un sacrificio per comprare la casa appartiene a
quella fascia di cittadini che l'EURISPES ha definito
italiani "acrobati" (Applausi dei deputati dei gruppi
progressisti-federativo e di rifondazione
comunista-progressisti).
| |