Banche dati professionali (ex 3270)
Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


127161
STA0247-0136
Stenografico d'Aula n. 247 del 27 settembre 1995 (STA12-247)
(suddiviso in 400 Unità Documento)
Unità Documento n.136 (che inizia a pag.15260 dello stampato)
(il TITOLO si trova nell'Unità Documento n.17)
SEGUITO DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172; 6 - 00022; 6 - 00023. LAVASS
...SEGUITO DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172; 6 - 00022; 6 - 00023.
GIACOMO DE ANGELIS.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LORENZO ACQUARONE (ore 12,34).
ZZSTA ZZRES ZZSTA270995 ZZSTA950927 ZZSTA000995 ZZSTA000095 ZZSTA247 ZZ12 ZZDI ZZLL
    GIACOMO DE ANGELIS.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,
  la campagna de  Il Giornale,  che ha sollevato un vero
  e proprio polverone, ha secondo noi un obiettivo che
  sicuramente non è quello della moralizzazione della
  gestione del patrimonio pubblico abitativo, bensì quello
  di utilizzare tale campagna come grimaldello per sostenere
  la privatizzatione di tutto il patrimonio pubblico, a
  partire da quello degli enti previdenziali.
    Certo, la gestione degli immobili da parte degli enti
  previdenziali è stata nel tempo del tutto discrezionale e
  clientelare.  D'altronde, cosa aspettarsi da enti
  previdenziali diretti da uomini buoni per tutte le
  stagioni?  Valga un esempio per tutti: il commissario
  straordinario dell'INPDAP, dottor Seppia, deputato del
  partito socialista - fedelissimo di Craxi - per diverse
  legislature già presidente della Commissione cultura
  allorquando si
  è trattato di discutere ed approvare la legge  Mammì, già
  commissario straordinario dell'INPDAP durante i Governi
  Amato e Ciampi, fu confermato nella stessa carica dal
  Governo Berlusconi.  Questo è uno dei tanti esempi che si
  potrebbero portare.
    Quello sollevato da Affittopoli è un polverone che,
  invece, non ha mai messo in discussione l'attuale
  struttura dirigente degli enti previdenziali né ha teso a
  modificare ed a combattere il clientelismo e la
  discrezionalità gestionale degli enti.  Eppure rifondazione
  comunista, già in una conferenza stampa del 20 novembre
  1992, rese nota una relazione amministrativo-contabile in
  merito alla gestione patrimoniale immobiliare degli
  istituti di previdenza del Ministero del tesoro, oggi
  INPDAP.
    In tale relazione i dirigenti superiori dei servizi
  ispettivi di finanza, dottor Morroni e dottor Germani,
  denunciavano punto per punto la gestione "allegra" e non
  certo disinteressata degli immobili del citato ente
  previdenziale.  Inutile dire che di quella conferenza
  stampa pochi seppero, ma le denunce rese note da
  rifondazione comunista restano.  A ciò potremmo aggiungere
  le tantissime altre interrogazioni presentate in questo
  periodo, alle quali si attende una risposta, che speriamo
  giunga alla fine di questo dibattito.
    Con Affittopoli si punta a privatizzare - questo secondo
  noi è il punto più importate - la gestione degli immobili,
  ad innalzare i canoni d'affitto, anzi ad accelerare la
  progressiva liberalizzazione degli affitti, del resto già
  avviata con l'articolo 11 della legge n. 359 del 1992,
  attraverso i cosiddetti "patti in deroga".  In tale
  contesto si vuole affermare la casa come una merce in
  assoluto, ancorandola ad un mercato che fino ad oggi è
  stato quello dei canoni neri; un mercato che comporta
  tuttora 6 mila miliardi l'anno di evasione fiscale.
    I patti in deroga sono stati un fallimento: solo il 30 per
  cento dei contratti in scadenza si è trasformato in patti
  in deroga; il restante è rimasto sommerso, nascosto nelle
  pieghe dei cambi di destinazione d'uso illegali, dei
  canoni neri.
    Non solo, ma i patti in deroga hanno prodotto aumenti del
  150-250 per cento dei
 
                             Pag. 15261
 
  canoni di locazione, incidendo per il 25 per  cento sul
  dato di inflazione rilevato negli ultimi mesi.
    Eppure - ed è questa la cosa che ci preoccupa di più -
  anche a sinistra vi è chi sta lavorando ed elaborando
  l'ampliamento della possibilità di deroga alla legge n.
  392 del 1978; di ciò un esempio lampante è la discussione
  relegata all'interno del disegno di legge relativo al
  differimento dei termini in materia di lavori pubblici,
  nel quale sono stati inseriti, a nostro avviso
  surrettiziamente, gli articoli 7 ed 8.  Questi articoli, in
  pratica, rappresentano il superamento completo dell'equo
  canone (per noi questo è un fatto grave), non solo nelle
  norme che determinano il canone, ma in tutte quelle
  presenti nella legge n. 92 del 1978 in materia di oneri
  accessori, rapporti locativi e quant'altro.
      E ci domandiamo: tutto questo in cambio di che cosa?  Della
  contrattazione nazionale tra non definite associazioni
  maggiormente rappresentative dei conduttori e dei
  locatori; non definite in quanto lo stesso Ministero del
  lavoro, di concerto con il Ministero dei lavori pubblici,
  in una circolare del 14 luglio 1994, afferma di non avere
  gli elementi conoscitivi necessari a formulare tale
  valutazione.  Del resto, sanno bene gli inquilini degli
  enti assicurativi, previdenziali, di grandi società
  private, come sono andate le trattative tra le
  associazioni maggiormente rappresentative dell'inquilinato
  e della proprietà.  Spesso gli inquilini si sono trovati di
  fronte ad accordi siglati senza essere, non dico
  interessati, ma neanche informati dell'avvenuta stipula.  E
  gli aumenti sono sotto gli occhi di tutti.
    Per ironia della sorte - ed è quanto si evince anche dalle
  mozioni presentate - appare che in ogni caso, negli
  alloggi pregiati continueranno a viverci i notabili,
  nonostante tutto il baccano sollevato intorno al problema,
  magari pagando un po' di più; per gli altri, invece, per
  la stragrande maggioranza di coloro che hanno un reddito
  molto basso vi sarà il superamento della circolare De
  Cristofori e la triplicazione degli affitti, come
  dichiarato dal ministro Treu.
    Non è un gran passo in avanti.  La privatizzazione degli
  immobili degli enti previdenziali,
  le dismissioni, la triplicazione dei canoni delle case
  popolari - previsti dalla delibera CIPE del 13 marzo 1995
  - rappresentano un qualcosa di più di una ricerca di
  redditività; rappresentano la difesa ad oltranza della
  rendita fondiaria e della speculazione edilizia.  Quella
  stessa rendita fondiaria e quella speculazione edilizia
  che hanno prodotto (e sono dati su cui occorre riflettere)
  milioni di alloggi sfitti; lo sfratto per una famiglia su
  tre dal 1983 ad oggi; il degrado e la cementificazione
  selvaggia del territorio nazionale e un milione di
  famiglie ancora con lo sfratto esecutivo (e questo è il
  dato più preoccupante).
    In tale contesto, la delibera CIPE contiene al suo interno
  un atto non degno di un paese civile (e noi vogliamo
  denunciarlo).  I ministri economici, con un  Blitz -
  così lo definiamo - hanno reintrodotto nella delibera la
  clausola di reciprocità per l'accesso dei cittadini
  stranieri.  La reciprocità è il meccanismo in base al quale
  in Italia - unico caso in Occidente - un lavoratore del
  Bangladesh (per fare un esempio), che paga regolarmente
  tasse e contributi GESCAL - quindi lavora regolarmente -
  per chiedere un alloggio popolare dovrebbe dimostrare
  addirittura che gli italiani possono partecipare ai bandi
  di case popolari in Bangladesh.  Fortunatamente, signor
  Presidente, molte regioni italiane hanno completamente
  disatteso questa clausola.
    Abbiamo già constatato, con i patti in deroga, che la
  liberalizzazione degli affitti non porta ad immettere sul
  mercato immobili sfitti né ha avuto la funzione di
  calmierare i prezzi.  Non è possibile pensare che in Italia
  si arrivi al cento per cento di proprietari di immobili.
  Se fosse questo il pensiero guida (se ne potrebbe
  discutere), bisognerebbe chiedersi in quale paese al mondo
  tale realtà si è realizzata.  In Italia, al contrario, il
  30 per cento della popolazione (non è poca cosa) in tutti
  questi anni, nonostante le politiche passate, non ha
  acquistato una casa.  Si tratta di una fascia di
  popolazione composta da un 16 per cento di poveri con
  redditi al di sotto della soglia di sussistenza che
  diventa il 26 per cento al sud) e dai 100 mila senzatetto
  esistenti.  Se calassimo tutto questo ancora di più nella
  realtà del Mezzogiorno,
 
                             Pag. 15262
 
  ci renderemmo conto della drammaticità del problema
  casa.
    Questa grossa fascia della popolazione italiana è composta
  soprattutto da lavoratori monoreddito e pensionati, dalle
  giovani coppie costrette alla coabitazione soprattutto per
  la mancanza di alloggi e non tanto per l'aumento degli
  affitti (dato anch'esso vero).  Una politica basata sulla
  privatizzazione, sugli sfratti per finita locazione, sulla
  riduzione sistematica degli alloggi sociali, sulla
  liberalizzazione dei canoni con affitti medi pari ad uno
  stipendio medio-basso non porta alla soluzione del
  problema, ma all'estraneazione di un pezzo di società
  dalla vita comune.  Se insistessimo con questo tipo di
  politica, danneggeremmo ancora di più i settori sociali
  che ho indicato.
    Dal momento che in quest'aula molti portano esempi,
  statistiche, numeri, dati e fanno sempre riferimento
  all'Europa, vorrei fare anch'io un esempio.  Solo in Belgio
  (è l'unico paese in Europa) vi è la possibilità di
  sfrattare per finita locazione e solo in Italia (questo è
  l'altro dato; altro che sprechi!) vi è una percentuale
  così bassa di alloggi popolari (5 per cento).  Nei Paesi
  Bassi gli alloggi popolari rappresentano addirittura il 63
  per cento del parco alloggi in locazione e il 43 per cento
  del parco alloggi totale; ciò significa che vi sono 136,5
  alloggi sociali ogni mille abitanti.  In Inghilterra gli
  alloggi sociali sono l'80 per cento degli alloggi in
  locazione e il 25 per cento (che non è una cifra bassa)
  del parco alloggi totale; in Francia gli alloggi popolari
  sono il 46 per cento del parco alloggi in locazione e il
  17 per cento del totale degli immobili residenziali.  In
  Italia (è questo il dato su cui occorre riflettere) gli
  alloggi sociali sono solo il 16 per cento degli alloggi in
  affitto ed un modestissimo 5 per cento del patrimonio
  immobiliare complessivo.
    Dai dati sopra riportati appare lampante che nel resto
  d'Europa non vi è bisogno di determinare per legge il
  canone di locazione nel privato.  In Europa il pubblico
  svolge egregiamente il suo ruolo e la sua funzione: il
  ruolo di dare case ai soggetti deboli, la funzione di
  calmiere del mercato.  Se a ciò aggiungiamo che nei paesi
  richiamati non esiste lo sfratto per finita locazione, come
  pensano il Parlamento, il Governo, le forze  politiche e
  sindacali italiane di dare risposte concrete al bisogno di
  casa, che comunque esiste?  Proprio dalla particolare
  situazione sopra descritta (a cui aggiungerei la vicenda
  drammatica dei mutui ECU e la situazione dei proprietari
  di prima casa che pagano l'ICI) scaturisce la necessità di
  una forte inversione nella politica abitativa.  Del resto,
  non è stata l'ONU a condannare l'Italia per la situazione
  grave e svantaggiata degli inquilini nel novembre del
  1992, proprio per i patti in deroga, la poca edilizia
  pubblica e gli sfratti per finita locazione?  Molti non
  hanno tenuto conto di quel monito dell'ONU, ma se vogliamo
  dare l'avvio ad una controtendenza rispetto al dramma
  della casa in Italia occorrerebbe leggerlo più
  attentamente e cercare di capire cosa è possibile fare.
    Riteniamo che la casa sia un diritto della persona e che
  si debba tenere conto del bene d'uso che essa rappresenta.
  Occorre, in definitiva, una nuova cultura abitativa.  Dove
  avete letto, in quale saggio di economia avete appreso che
  nell'investimento immobiliare il guadagno deriva dal
  canone di locazione percepito?  E la rendita che fine ha
  fatto?  Se per un momento dovessimo accettare la filosofia
  del mercato (che non è la nostra) dovremmo dire che, se è
  giusto pagare l'affitto a prezzi di mercato (che molte
  volte è nero), allora sarebbe giusto pagare le tasse non
  sulla base del valore catastale, ma del valore reale di
  mercato dell'immobile.
    Ma il terreno dell'appiattimento acritico sul mercato non
  ci trova concordi; al contrario, a nostro avviso una
  profonda revisione delle politiche abitative non può che
  partire: dallo sviluppo e dall'incremento dell'edilizia
  residenziale pubblica a canone sociale attraverso
  l'utilizzo dei fondi ex GESCAL, la riqualificazione ed il
  recupero; dalla riforma dell'equo canone, ancorando il
  canone agli estimi catastali, per esempio l'1,5 per cento
  del valore catastale e l'abolizione della finita
  locazione, detrazioni fiscali per proprietari ed
  inquilini, riduzione dell'ICI per chi affitta, forte
  tassazione per chi (e ciò riguarda tantissimi casi in
  Italia) non fa nulla per affittare i propri appartamenti;
 
                             Pag. 15263
 
  dall'assegnazione, gestione e fissazione dei  canoni per
  gli enti previdenziali sulla base delle normative
  regionali in materia di edilizia residenziale pubblica.
    Le mozioni in discussione indicano invece politiche
  abitative tendenti all'esclusione e non all'affermazione
  del diritto alla casa.  La voglia di privatizzazione per
  gli enti previdenziali non rappresenta un modo per
  difendere le pensioni.  Lo stesso commissario straordinario
  dell'INPDAP ha affermato, nel corso dell'audizione del 22
  febbraio scorso presso la Commissione lavoro, che la
  vendita coprirebbe il disavanzo per soli cinque anni, dopo
  di che si tornerebbe al punto di prima.
    Nelle mozioni presentate vediamo però un rischio, quello
  del peggioramento delle condizioni di vita degli
  inquilini.  Quando nella mozione della maggioranza si
  afferma che il Governo deve definire una nuova
  regolamentazione dell'istituto dei patti in deroga sulla
  base di quanto in discussione in Commissione (mi riferisco
  ai famigerati articoli 7 ed 8) si dice una cosa molto
  grave.  Si afferma in questo modo l'orizzonte della
  liberalizzazione degli affitti, ma come?  Si dice,
  riducendo i contratti a tre anni, ampliando cioè la
  previsione anche agli esercizi commerciali e artigianali
  (il che ha comportato una dura presa di posizione da parte
  della Confesercenti e della Confcommercio); oppure
  assicurando ai proprietari - è questo l'altro elemento
  grave - non solo l'aumento dei canoni, ma anche - e solo a
  loro - una detrazione del 30 per cento dell'affitto
  percepito dalla dichiarazione dei redditi.  Nulla si dice
  in merito alla finita locazione, sull'ICI per la prima
  casa e sulla tassa dello sfitto, tutti punti che
  rifondazione comunista ha affrontato da tempo anche
  attraverso la presentazione di proposte di legge che, come
  tante altre, bisognerebbe cominciare a discutere.
    Noi riteniamo, in conclusione, che una materia alla quale
  sono interessate cinque milioni di famiglie non possa
  essere discussa in occasione dell'esame di un disegno di
  legge in materia di differimento dei termini per i lavori
  pubblici, senza tenere conto delle proposte di legge
  presentate in Parlamento, magari esaminate nel chiuso di
  una Commissione
  in sede legislativa, ma soprattutto senza tenere conto di
  tutto quello che sta avvenendo in Italia, di tutte le
  persone che si stanno ribellando al meccanismo diabolico
  dei patti in deroga.  Siamo convinti che occorra, al
  contrario, una nuova legge sulle locazioni.  Tale legge
  deve derivare da un ampio dibattito che si deve svolgere,
  dentro e fuori il Parlamento, con tutti gli interessati, a
  partire dagli inquilini.  Certo, c'è bisogno di coraggio, è
  necessario superare le letture ideologiche e la volontà di
  perpetuare le politiche clientelari e spartitorie, sulle
  quali non saremo mai d'accordo e che combatteremo; ma
  l'Italia potrà essere all'altezza dell'Europa solo se
  saprà allinearsi alle politiche abitative derivanti da
  quanto contenuto nello stesso patto internazionale sui
  diritti umani, nonché dall'esperienza degli altri paesi
  europei  (Applausi dei deputati del gruppo di
  rifondazione comunista-progressisti).
 
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