Banche dati professionali (ex 3270)
Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


127171
STA0247-0146
Stenografico d'Aula n. 247 del 27 settembre 1995 (STA12-247)
(suddiviso in 400 Unità Documento)
Unità Documento n.146 (che inizia a pag.15269 dello stampato)
(il TITOLO si trova nell'Unità Documento n.17)
SEGUITO DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172; 6 - 00022; 6 - 00023. LAVASS
...SEGUITO DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172; 6 - 00022; 6 - 00023.
MARIDA BOLOGNESI.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LORENZO ACQUARONE (ore 12,34). PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RAFFAELE DELLA VALLE (ore 16,23).
ZZSTA ZZRES ZZSTA270995 ZZSTA950927 ZZSTA000995 ZZSTA000095 ZZSTA247 ZZCAPRE ZZ12 ZZDI ZZLL
    MARIDA BOLOGNESI.  Presidente, cercherò di sviluppare con
  maggior calma il mio ragionamento, giacché ritengo che la
  discussione odierna sia utile ed opportuna, affrontando un
  tema delicato che tocca un nervo scoperto della
  sensibilità dei cittadini; ma occorre passare dalla
  propaganda alla politica.
    L'intervento dell'onorevole Buontempo, che mi ha
  preceduto, ha evidenziato verità e problemi che non ho
  difficoltà a riconoscere (mi riferisco soprattutto al
  diritto alla casa); tuttavia vorrei che, con un po' di
  onestà intellettuale, si individuassero le responsabilità
  della gestione di questi anni, di questi cinquant'anni di
  governo del paese e di amministrazione delle città, alle
  quali l'onorevole Buontempo ha fatto riferimento.  E'
  infatti sufficiente richiamare pochi nomi: ad esempio
  vorrei sapere dove si trovasse Publio Fiori quando la
  gestione della città di Roma era nelle mani della destra
  democristiana; allora, forse, tutto il populismo e il
  propagandismo, dei quali con una certa arroganza la destra
  oggi si fa paladina, probabilmente erano in sordina,
  poiché si gestiva e si cogestiva da tutte le parti.
    Non voglio però ricorrere a questo tipo di argomentazioni,
  poiché ritengo che la serietà del tema e la necessità di
  trasparenza richiedano di passare - come dicevo - dalla
  propaganda alla politica, sviluppando una rigorosa analisi
  dei fatti che porti all'individuazione delle
  responsabilità, qualora ve ne siano, e consenta di trovare
  soluzioni in grado di ottenere una diversa gestione del
  patrimonio pubblico.
    Vi era quindi l'esigenza di un dibattito come quello
  odierno; purtroppo, però, vedo molti banchi vuoti, forse
  perché chi ha altri strumenti di comunicazione o è
  proprietario di giornali, potendo parlare direttamente ai
  cittadini, non ha interesse a discutere di certi temi.  Mi
  riferisco al diritto alla casa - questo sì è un vero
  scandalo - che assieme al diritto al lavoro è diventato un
  privilegio nel nostro paese.  Questo è un nodo politico sul
  quale dobbiamo discutere, comprendendo
  le ragioni per le quali si è giunti a questo punto, anche
  al fine di verificare in quale modo si possa imprimere
  un'inversione di tendenza.
    Si tratta inoltre di capire quali provvedimenti il Governo
  può portare in discussione, in modo da fare chiarezza su
  tutta - dico tutta - la gestione degli enti pubblici e del
  loro patrimonio immobiliare e perché, sul terreno del
  diritto alla casa (che oggi sembra un privilegio e che
  invece è un diritto individuale) si possa cominciare a
  discutere.
    Non è accettabile, infatti, che ormai non soltanto nelle
  fasce di povertà - degli sfrattati degli emarginati - ma
  anche tra i ceti medio bassi ed addirittura medi, marito e
  moglie siano entrambi costretti a lavorare perché uno
  stipendio serve soltanto per pagare l'affitto, un affitto
  esoso.  Intanto il mercato degli immobili sfitti rimane
  bloccato ed il problema si affronta in modo parziale e
  frammentato (da una parte abbiamo i patti in deroga,
  dall'altra, si rischia la svendita del patrimonio pubblico
  e la privatizzazione generalizzata).
    Un'analisi seria deve quindi prendere il posto della
  propaganda.  E' emerso un enorme problema di trasparenza,
  che riguarda l'intera gestione degli immobili degli enti
  pubblici ed è chiaro che una categoria di cittadini,
  proprio per la posizione che ha ricoperto, è stata in
  grado di accedere a beni che la grande maggioranza dei
  cittadini ha visto come una chimera.  Si tratta appunto
  dell'Italia delle raccomandazioni e delle conoscenze per
  avere accesso ad un patrimonio rimasto, colpevolmente,
  senza regole per quanto riguarda, ad esempio, le
  assegnazioni.
      Questa Italia deve venire completamente allo scoperto e da
  tutte le parti politiche qui rappresentate si deve
  riconoscere con onestà intellettuale che il nodo è stato
  l'assenza di una battaglia chiara, da parte sia delle
  maggioranze, sia delle opposizioni.  Mi riferisco anche
  all'opposizione di destra, che in questa sede strilla da
  due giorni, ma che evidentemente ha una memoria storica
  molto corta e non ha avuto la capacità, la volontà, la
  forza di una denunci e soprattutto di una battaglia chiara
  per regole di trasparenza nuove ed omogenee.  E' inammissibile,
 
                             Pag. 15270
 
  infatti, che ogni ente avesse su questa materia un codice
  di regolamentazione diverso e che su tutto ciò potesse
  fiorire un sistema fondato appunto sul privilegio della
  conoscenza.
    Trovo scandaloso che i giornali abbiano rilevato come
  un'anomalia, un privilegio, il fatto che si parli di equo
  canone e non si siano scandalizzati invece del fatto che
  siamo arrivati a considerare un privilegio quello che è un
  diritto.  Questo è un altro dato sul quale riflettere.
  Credo che questo sia l'orientamento di una società sempre
  più barbara, una società della disuguaglianza nella quale
  impera ed ha diritto di regola solo il mercato.
    Sul terreno della trasparenza debbono parlare i fatti ed
  il Governo deve consegnarci elementi precisi su tutta
  questa materia, dati che consentano di individuare gli
  illeciti od anche semplicemente la mancanza di sensibilità
  (che in politica è una colpa grave) nel non essersi
  astenuti dall'utilizzare canali di privilegio, di
  raccomandazione, di conoscenza per conseguire quello che è
  un diritto per tutti i cittadini.
    Debbono essere individuati gli abusi, là dove, ad esempio,
  emerge addirittura che gli affitti non sono stati pagati,
  oppure che ad essere affittuarie sono aziende, le quali
  non si capisce per quale ragione debbano usufruire del
  patrimonio pubblico e stipulare mutui: penso ad imprese
  come il giornale  Il Tempo  di Roma, che ha sede
  vicino a Montecitorio, e che non si sa per quale motivo
  debba avere in affitto un immobile dell'INPS, mentre altre
  organizzazioni (capisco che l'onorevole Buontempo le abbia
  in odio), quali partiti, sindacati, associazioni di
  volontariato, espressioni di una politica "diffusa",
  potevano avere più diritto, rispetto ad una impresa con
  fini di lucro, di usufruire di un patrimonio pubblico.
    Credo che siano esistiti nella gestione del patrimonio
  immobiliare diversi casi di abuso: dai fitti non pagati a
  quelli palesemente inferiori ai livelli di mercato,
  dall'assenza del rispetto delle norme e dei criteri
  nell'assegnazione degli alloggi all'obbligo della
  pubblicazione delle offerte di case per gli enti che si
  erano dati questa regolamentazione più trasparente.
  Ciò che emerge evidente - e che si  ricollega alla volontà
  politica di chi ha governato il paese da cinquant'anni a
  questa parte - è l'assenza colpevole nel quadro di una
  politica complessiva sulla casa, di una definizione dei
  criteri generali ed omogenei per l'assegnazione degli
  alloggi.
    Credo che questa assenza di regole abbia creato la giungla
  oggi di fronte ai nostri occhi e che dobbiamo combattere;
  occorre ripristinare gli interessi e i diritti dei
  cittadini senza dar spazio alla propaganda, alla campagna
  scandalistica che ormai sembra aver sostituito la
  politica.  E' una chiara "antipolitica", di interesse della
  destra, che sostituisce appunto la propaganda e il
  populismo ad una discussione seria sulle soluzioni da
  adottare per rispondere ai bisogni dei cittadini.
    E' una campagna scandalistica, scoppiata in modo mirato
  come una bomba ad orologeria, con una evidente caduta del
  livello dello scontro politico che mistifica
  sostanzialmente la realtà e gli interessi in gioco.
    Sì, anche noi comunisti unitari abbiamo tutto l'interesse
  - sapendo che negli ultimi cinquant'anni essere comunisti
  non è stato un vantaggio nel nostro paese, ma semmai uno
  svantaggio, un demerito, un ostacolo alle carriere
  individuali, una difficoltà di accesso a qualsiasi carica
  pubblica - di conoscere chi ha violato le regole e in che
  modo affinché se ne possano definire di nuove.
    Vorrei svolgere un'altra considerazione sul problema della
  gestione degli alloggi.  Molto sappiamo sulle assegnazioni;
  conosciamo addirittura indirizzi e luoghi fisici dove
  trovare politici, parlamentari e sindacalisti.  Non credo
  però che questa sia una bella pagina della vita politica,
  dello scontro politico nel nostro paese, che però va di
  pari passo con la fase storica che stiamo attraversando.
  Sappiamo anche che i cittadini dal reddito elevato - lo ha
  detto il ministro Treu in una audizione in Commissione -
  occupano circa il 5-6 per cento della totalità del
  patrimonio immobiliare pubblico; credo che forse la
  percentuale sia più alta, soprattutto a Roma.
    Meno sappiamo, o quasi nulla, sul rapporto tra gli enti
  previdenziali e le imprese
 
                             Pag. 15271
 
  affittuarie o sugli affitti, a Roma e altrove,  pagati a
  costo zero.  Il buio più totale - e credo che questo sia il
  vero scandalo - emerge, sempre nella gestione del
  patrimonio pubblico, nel giro delle compravendite e delle
  ristrutturazioni.  So qui di toccare un altro nervo
  scoperto del polo delle libertà.  Questo forse non
  interessa la stampa, non interessa neanche i parlamentari
  che si sono espressi in modo tanto scandalizzato; forse
  non interessa neppure i falsi nuovi della destra che,
  anche se in questi cinquant'anni hanno avuto molto a che
  fare con gli enti previdenziali e con il patrimonio
  immobiliare pubblico, oggi devono chiedere insieme a noi
  chiarezza sulla questione delle compravendite.
    Tra l'altro se il signor Paolo Berlusconi non avesse
  venduto a tanti enti pubblici il proprio patrimonio
  immobiliare, forse i cittadini sarebbero andati a chiedere
  l'affitto direttamente a lui, perché gran parte del
  patrimonio immobiliare sito nel centro di Roma sappiamo
  che ha avuto questo tipo di transazione.
    Vorrei poi che mettessimo le mani sul vertiginoso aumento
  che gli investimenti, i finanziamenti pubblici hanno avuto
  per acquisti di immobili soprattutto nella città di Roma
  negli anni ottanta.  Dal 1980 al 1991 si è quintuplicato il
  finanziamento degli enti previdenziali per l'acquisto di
  immobili (mi sembra fossero gli anni in cui tali enti
  cominciarono a soffrire un deficit pesante), che è passato
  dagli 862 miliardi del 1980 (sono dati pubblici) agli
  oltre 4 mila miliardi del 1988; nel 1990 sono ancora più
  di 3 mila 700 i miliardi investiti per comprare immobili.
  Si tratta di denaro pubblico finito nelle tasche di alcuni
  privati e su cui certamente fiorivano anche le tangenti
  per i partiti di Governo.
    Vorrei capire chi decise questo incremento del
  finanziamento agli enti previdenziali negli anni d'oro del
  pentapartito (non mi pare fosse la sinistra, allora, a
  governare il paese).  Vorrei sapere chi abbia controllato,
  chi abbia votato (se si è votato in qualche sede
  istituzionale pubblica), dove tutto ciò sia stato discusso
  e deciso.  Perché negli anni ottanta vi è stata una
  sfrenata politica nell'acquisto di immobili da parte degli
  enti
  pubblici?  Come sono avvenute le compravendite?  Chi ci ha
  guadagnato?  Si è trattato  di un affare per gli enti?
  Erano giusti i prezzi di acquisto che si pagavano con il
  denaro pubblico?  Oppure se ne è avvantaggiato qualche
  gruppo finanziario?
    Il problema, quindi, è quello della trasparenza della
  gestione del patrimonio pubblico.  Chiediamo al ministro
  Treu ed ai rappresentanti del Governo di fornirci le carte
  relative a tutta la gestione del patrimonio pubblico, agli
  affitti, alle eventuali assegnazioni non corrette, ma
  anche alle compravendite e alle ristrutturazioni.  Il
  problema deve essere analizzato in tutti i suoi aspetti,
  affinché si faccia davvero chiarezza.  A questo riguardo
  esiste un dovere del Governo e del Parlamento.  L'onorevole
  Buontempo si è molto accalorato, ma non mi sembra che il
  suo Governo, il Governo Berlusconi (che peraltro ha avuto
  una parabola breve), oltre ad alcune questioni relative al
  condono edilizio, si sia occupato del problema della casa.
  Non mi sembra che questo tema rientrasse nel programma del
  Governo Berlusconi.
 
                PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE
             RAFFAELE DELLA VALLE  (ore 16,23).
 
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