| MARIDA BOLOGNESI. Presidente, cercherò di sviluppare con
maggior calma il mio ragionamento, giacché ritengo che la
discussione odierna sia utile ed opportuna, affrontando un
tema delicato che tocca un nervo scoperto della
sensibilità dei cittadini; ma occorre passare dalla
propaganda alla politica.
L'intervento dell'onorevole Buontempo, che mi ha
preceduto, ha evidenziato verità e problemi che non ho
difficoltà a riconoscere (mi riferisco soprattutto al
diritto alla casa); tuttavia vorrei che, con un po' di
onestà intellettuale, si individuassero le responsabilità
della gestione di questi anni, di questi cinquant'anni di
governo del paese e di amministrazione delle città, alle
quali l'onorevole Buontempo ha fatto riferimento. E'
infatti sufficiente richiamare pochi nomi: ad esempio
vorrei sapere dove si trovasse Publio Fiori quando la
gestione della città di Roma era nelle mani della destra
democristiana; allora, forse, tutto il populismo e il
propagandismo, dei quali con una certa arroganza la destra
oggi si fa paladina, probabilmente erano in sordina,
poiché si gestiva e si cogestiva da tutte le parti.
Non voglio però ricorrere a questo tipo di argomentazioni,
poiché ritengo che la serietà del tema e la necessità di
trasparenza richiedano di passare - come dicevo - dalla
propaganda alla politica, sviluppando una rigorosa analisi
dei fatti che porti all'individuazione delle
responsabilità, qualora ve ne siano, e consenta di trovare
soluzioni in grado di ottenere una diversa gestione del
patrimonio pubblico.
Vi era quindi l'esigenza di un dibattito come quello
odierno; purtroppo, però, vedo molti banchi vuoti, forse
perché chi ha altri strumenti di comunicazione o è
proprietario di giornali, potendo parlare direttamente ai
cittadini, non ha interesse a discutere di certi temi. Mi
riferisco al diritto alla casa - questo sì è un vero
scandalo - che assieme al diritto al lavoro è diventato un
privilegio nel nostro paese. Questo è un nodo politico sul
quale dobbiamo discutere, comprendendo
le ragioni per le quali si è giunti a questo punto, anche
al fine di verificare in quale modo si possa imprimere
un'inversione di tendenza.
Si tratta inoltre di capire quali provvedimenti il Governo
può portare in discussione, in modo da fare chiarezza su
tutta - dico tutta - la gestione degli enti pubblici e del
loro patrimonio immobiliare e perché, sul terreno del
diritto alla casa (che oggi sembra un privilegio e che
invece è un diritto individuale) si possa cominciare a
discutere.
Non è accettabile, infatti, che ormai non soltanto nelle
fasce di povertà - degli sfrattati degli emarginati - ma
anche tra i ceti medio bassi ed addirittura medi, marito e
moglie siano entrambi costretti a lavorare perché uno
stipendio serve soltanto per pagare l'affitto, un affitto
esoso. Intanto il mercato degli immobili sfitti rimane
bloccato ed il problema si affronta in modo parziale e
frammentato (da una parte abbiamo i patti in deroga,
dall'altra, si rischia la svendita del patrimonio pubblico
e la privatizzazione generalizzata).
Un'analisi seria deve quindi prendere il posto della
propaganda. E' emerso un enorme problema di trasparenza,
che riguarda l'intera gestione degli immobili degli enti
pubblici ed è chiaro che una categoria di cittadini,
proprio per la posizione che ha ricoperto, è stata in
grado di accedere a beni che la grande maggioranza dei
cittadini ha visto come una chimera. Si tratta appunto
dell'Italia delle raccomandazioni e delle conoscenze per
avere accesso ad un patrimonio rimasto, colpevolmente,
senza regole per quanto riguarda, ad esempio, le
assegnazioni.
Questa Italia deve venire completamente allo scoperto e da
tutte le parti politiche qui rappresentate si deve
riconoscere con onestà intellettuale che il nodo è stato
l'assenza di una battaglia chiara, da parte sia delle
maggioranze, sia delle opposizioni. Mi riferisco anche
all'opposizione di destra, che in questa sede strilla da
due giorni, ma che evidentemente ha una memoria storica
molto corta e non ha avuto la capacità, la volontà, la
forza di una denunci e soprattutto di una battaglia chiara
per regole di trasparenza nuove ed omogenee. E' inammissibile,
Pag. 15270
infatti, che ogni ente avesse su questa materia un codice
di regolamentazione diverso e che su tutto ciò potesse
fiorire un sistema fondato appunto sul privilegio della
conoscenza.
Trovo scandaloso che i giornali abbiano rilevato come
un'anomalia, un privilegio, il fatto che si parli di equo
canone e non si siano scandalizzati invece del fatto che
siamo arrivati a considerare un privilegio quello che è un
diritto. Questo è un altro dato sul quale riflettere.
Credo che questo sia l'orientamento di una società sempre
più barbara, una società della disuguaglianza nella quale
impera ed ha diritto di regola solo il mercato.
Sul terreno della trasparenza debbono parlare i fatti ed
il Governo deve consegnarci elementi precisi su tutta
questa materia, dati che consentano di individuare gli
illeciti od anche semplicemente la mancanza di sensibilità
(che in politica è una colpa grave) nel non essersi
astenuti dall'utilizzare canali di privilegio, di
raccomandazione, di conoscenza per conseguire quello che è
un diritto per tutti i cittadini.
Debbono essere individuati gli abusi, là dove, ad esempio,
emerge addirittura che gli affitti non sono stati pagati,
oppure che ad essere affittuarie sono aziende, le quali
non si capisce per quale ragione debbano usufruire del
patrimonio pubblico e stipulare mutui: penso ad imprese
come il giornale Il Tempo di Roma, che ha sede
vicino a Montecitorio, e che non si sa per quale motivo
debba avere in affitto un immobile dell'INPS, mentre altre
organizzazioni (capisco che l'onorevole Buontempo le abbia
in odio), quali partiti, sindacati, associazioni di
volontariato, espressioni di una politica "diffusa",
potevano avere più diritto, rispetto ad una impresa con
fini di lucro, di usufruire di un patrimonio pubblico.
Credo che siano esistiti nella gestione del patrimonio
immobiliare diversi casi di abuso: dai fitti non pagati a
quelli palesemente inferiori ai livelli di mercato,
dall'assenza del rispetto delle norme e dei criteri
nell'assegnazione degli alloggi all'obbligo della
pubblicazione delle offerte di case per gli enti che si
erano dati questa regolamentazione più trasparente.
Ciò che emerge evidente - e che si ricollega alla volontà
politica di chi ha governato il paese da cinquant'anni a
questa parte - è l'assenza colpevole nel quadro di una
politica complessiva sulla casa, di una definizione dei
criteri generali ed omogenei per l'assegnazione degli
alloggi.
Credo che questa assenza di regole abbia creato la giungla
oggi di fronte ai nostri occhi e che dobbiamo combattere;
occorre ripristinare gli interessi e i diritti dei
cittadini senza dar spazio alla propaganda, alla campagna
scandalistica che ormai sembra aver sostituito la
politica. E' una chiara "antipolitica", di interesse della
destra, che sostituisce appunto la propaganda e il
populismo ad una discussione seria sulle soluzioni da
adottare per rispondere ai bisogni dei cittadini.
E' una campagna scandalistica, scoppiata in modo mirato
come una bomba ad orologeria, con una evidente caduta del
livello dello scontro politico che mistifica
sostanzialmente la realtà e gli interessi in gioco.
Sì, anche noi comunisti unitari abbiamo tutto l'interesse
- sapendo che negli ultimi cinquant'anni essere comunisti
non è stato un vantaggio nel nostro paese, ma semmai uno
svantaggio, un demerito, un ostacolo alle carriere
individuali, una difficoltà di accesso a qualsiasi carica
pubblica - di conoscere chi ha violato le regole e in che
modo affinché se ne possano definire di nuove.
Vorrei svolgere un'altra considerazione sul problema della
gestione degli alloggi. Molto sappiamo sulle assegnazioni;
conosciamo addirittura indirizzi e luoghi fisici dove
trovare politici, parlamentari e sindacalisti. Non credo
però che questa sia una bella pagina della vita politica,
dello scontro politico nel nostro paese, che però va di
pari passo con la fase storica che stiamo attraversando.
Sappiamo anche che i cittadini dal reddito elevato - lo ha
detto il ministro Treu in una audizione in Commissione -
occupano circa il 5-6 per cento della totalità del
patrimonio immobiliare pubblico; credo che forse la
percentuale sia più alta, soprattutto a Roma.
Meno sappiamo, o quasi nulla, sul rapporto tra gli enti
previdenziali e le imprese
Pag. 15271
affittuarie o sugli affitti, a Roma e altrove, pagati a
costo zero. Il buio più totale - e credo che questo sia il
vero scandalo - emerge, sempre nella gestione del
patrimonio pubblico, nel giro delle compravendite e delle
ristrutturazioni. So qui di toccare un altro nervo
scoperto del polo delle libertà. Questo forse non
interessa la stampa, non interessa neanche i parlamentari
che si sono espressi in modo tanto scandalizzato; forse
non interessa neppure i falsi nuovi della destra che,
anche se in questi cinquant'anni hanno avuto molto a che
fare con gli enti previdenziali e con il patrimonio
immobiliare pubblico, oggi devono chiedere insieme a noi
chiarezza sulla questione delle compravendite.
Tra l'altro se il signor Paolo Berlusconi non avesse
venduto a tanti enti pubblici il proprio patrimonio
immobiliare, forse i cittadini sarebbero andati a chiedere
l'affitto direttamente a lui, perché gran parte del
patrimonio immobiliare sito nel centro di Roma sappiamo
che ha avuto questo tipo di transazione.
Vorrei poi che mettessimo le mani sul vertiginoso aumento
che gli investimenti, i finanziamenti pubblici hanno avuto
per acquisti di immobili soprattutto nella città di Roma
negli anni ottanta. Dal 1980 al 1991 si è quintuplicato il
finanziamento degli enti previdenziali per l'acquisto di
immobili (mi sembra fossero gli anni in cui tali enti
cominciarono a soffrire un deficit pesante), che è passato
dagli 862 miliardi del 1980 (sono dati pubblici) agli
oltre 4 mila miliardi del 1988; nel 1990 sono ancora più
di 3 mila 700 i miliardi investiti per comprare immobili.
Si tratta di denaro pubblico finito nelle tasche di alcuni
privati e su cui certamente fiorivano anche le tangenti
per i partiti di Governo.
Vorrei capire chi decise questo incremento del
finanziamento agli enti previdenziali negli anni d'oro del
pentapartito (non mi pare fosse la sinistra, allora, a
governare il paese). Vorrei sapere chi abbia controllato,
chi abbia votato (se si è votato in qualche sede
istituzionale pubblica), dove tutto ciò sia stato discusso
e deciso. Perché negli anni ottanta vi è stata una
sfrenata politica nell'acquisto di immobili da parte degli
enti
pubblici? Come sono avvenute le compravendite? Chi ci ha
guadagnato? Si è trattato di un affare per gli enti?
Erano giusti i prezzi di acquisto che si pagavano con il
denaro pubblico? Oppure se ne è avvantaggiato qualche
gruppo finanziario?
Il problema, quindi, è quello della trasparenza della
gestione del patrimonio pubblico. Chiediamo al ministro
Treu ed ai rappresentanti del Governo di fornirci le carte
relative a tutta la gestione del patrimonio pubblico, agli
affitti, alle eventuali assegnazioni non corrette, ma
anche alle compravendite e alle ristrutturazioni. Il
problema deve essere analizzato in tutti i suoi aspetti,
affinché si faccia davvero chiarezza. A questo riguardo
esiste un dovere del Governo e del Parlamento. L'onorevole
Buontempo si è molto accalorato, ma non mi sembra che il
suo Governo, il Governo Berlusconi (che peraltro ha avuto
una parabola breve), oltre ad alcune questioni relative al
condono edilizio, si sia occupato del problema della casa.
Non mi sembra che questo tema rientrasse nel programma del
Governo Berlusconi.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE
RAFFAELE DELLA VALLE (ore 16,23).
| |