Banche dati professionali (ex 3270)
Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


127174
STA0247-0149
Stenografico d'Aula n. 247 del 27 settembre 1995 (STA12-247)
(suddiviso in 400 Unità Documento)
Unità Documento n.149 (che inizia a pag.15273 dello stampato)
(il TITOLO si trova nell'Unità Documento n.17)
SEGUITO DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172; 6 - 00022; 6 - 00023. LAVASS
...SEGUITO DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172; 6 - 00022; 6 - 00023.
MARIO BORGHEZIO.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RAFFAELE DELLA VALLE (ore 16,23).
ZZSTA ZZRES ZZSTA270995 ZZSTA950927 ZZSTA000995 ZZSTA000095 ZZSTA247 ZZ12 ZZDI ZZLL
    MARIO BORGHEZIO.  Signor Presidente, colleghi, mentre si
  sta svolgendo questo dibattito sono alacremente in corso,
  proprio qui a Roma, gli accertamenti della Guardia di
  finanza in ordine alla gestione del patrimonio immobiliare
  del più grande istituto previdenziale italiano, l'INPS.
  Tali accertamenti stanno cominciando a dare risultati
  molto interessanti, tracciando un quadro, che non è
  eccessivo definire grave, di ristrutturazioni irregolari,
  di lavori di manutenzione straordinaria per centinaia di
  milioni, di adozione di criteri quanto meno opinabili
  nell'assegnazione degli alloggi.  Ciò è avvenuto nonostante
  una circolare della direzione generale dell'Istituto del 7
  marzo 1990 dettasse una serie molto analitica di regole da
  seguire.  Dall'inchiesta in corso emerge, quindi, che anche
  dove le regole vi sono - come nel caso dell'INPS, da me
  indicato -, queste non sono state rispettate.  E' evidente,
  quindi, che siamo di fronte ad un caso
  eclatante di mancato funzionamento del sistema dei
  controlli.  Si riproduce la vecchia  storia di
  Tangentopoli, una vicenda molto triste che ha dimostrato,
  oltre ad un certo clima morale che aveva pervaso il paese
  - ed anche di questo clima si risente nella vicenda di
  Affittopoli -, l'inadeguato od inesistente funzionamento
  del sistema dei controlli sulla pubblica amministrazione e
  sulle sue deviazioni in questo malandato paese.
    Ho parlato dell'INPS, ma un capitolo a parte merita
  l'analisi del secondo grande istituto previdenziale,
  l'INPDAP, il cui patrimonio immobiliare ha una redditività
  che nel 1995 è scesa fino allo 0,65 per cento.  Pensate,
  una media di 80 mila lire ad alloggio: già questo
  basterebbe a capire quale sia la situazione della gestione
  di questo patrimonio.  Ma vi sono dati ancora più
  interessanti ed eloquenti: mi riferisco all'incidenza, sul
  dato complessivo dei 500 miliardi di deficit, di 300
  miliardi relativi agli affitti di immobili ad uso non
  abitativo, quindi negozi, locali di aziende, terreni e
  così via.  Se si analizzano queste situazioni si scopre che
  una grande società di intermediazione mobiliare di Roma,
  la Carcaricola spa ha un debito verso l'INPDAP di 24
  miliardi e 800 milioni.  Ma vi è di più: scopriamo che
  questo Istituto oggi non riesce neppure a farsi pagare
  dalla polizia (verso la quale ha un credito di 1 miliardo
  757 milioni per la caserma di via Davide Campari) e
  persino dai carabinieri, con i quali è riuscito ad
  accumulare un'insolvenza di 770 milioni per la caserma
  Casilina-Torpignattara.
    Questo è l'indice, la cartina di tornasole dell'efficacia
  e dell'efficienza di questo settore così importante della
  pubblica amministrazione della gestione del denaro
  pubblico.
    Inutile aggiungere che molti di questi crediti di
  locazione non sono nemmeno assistiti da garanzie
  fideiussorie.  La gran parte di queste società morose nei
  confronti degli enti si è limitata a versare tre mesi di
  anticipo sulla locazione e poi non ha più fatto alcun
  versamento.  Qui siamo di fronte sicuramente,
  oggettivamente a responsabilità certe, se è vero, come
  ritengo sia vero, quello che riferiscono i dipendenti
  dell'INPDAP.  Scrive infatti in una lettera aperta il
 
                             Pag. 15274
 
  coordinamento dei dipendenti dell'INPDAP  che "il sistema
  informativo PIM, che governa l'amministrazione degli
  stabili degli ex istituti di previdenza, è in grado di
  conoscere le somme delle morosità in tempo reale.  Infatti
  la rilevazione delle morosità è garantita dal collegamento
  meccanizzato con l'azienda delle poste e
  telecomunicazioni, che fornisce ogni mese, su nastro, i
  dati relativi ai bollettini pagati".
    Allora dobbiamo prendere atto che gli elementi le
  condizioni, il quadro delle regole, il quadro normativo ed
  anche gli aspetti di carattere tecnico atti a fare
  emergere in tempo reale le situazioni di morosità
  esistevano ed esistono.  Non è quindi assolutamente
  indispensabile l'elaborazione di nuove regole.  Non è
  assolutamente necessario tracciare nuovi regolamenti.
  Bisogna far funzionare il sistema dei controlli.  Bisogna
  evidentemente ribaltare l'attuale sistema di gestione di
  questi enti.  Bisogna ribaltare una vecchia filosofia,
  tipica della versione più borbonica, più arretrata, più
  inefficiente dello statalismo, quello dello Stato
  centralista, dello Stato che continua a opprimere i poveri
  cittadini e le proprie amministrazioni con una struttura
  elefantiaca, inefficiente, assolutamente inadatta, come
  vediamo, ad amministrare alcunché, persino a riscuotere
  l'affitto dalla polizia e dai carabinieri.  Questo è il
  risultato dell'amministrazione dello statalismo!
    Allora a differenza di coloro che vedono in questo
  incredibile scandalo di Affitopoli l'occasione per uno
  scontro epico, colossale fra destra e sinistra, noi
  riconduciamo fortemente questa gravissima situazione ad
  uno scontro molto diverso, che va alle radici del
  problema, lo scontro fra una concezione veterostatalista
  dello Stato caratterizzata dall'assoluta inadeguatezza e
  dalla carenza ed inefficacia del sistema dei controlli ed
  una concezione moderna, di tipo federalista, dello Stato e
  della pubblica amministrazione.
    Questo scandalo è la dimostrazione che un immenso flusso
  di denaro, una immensa ricchezza prodotta dal lavoro degli
  italiani onesti poteva essere impiegata secondo criteri
  completamente diversi poteva, per esempio, essere
  veicolata verso soggetti distinti dall'ente previdenziale,
  attraverso (è
  una proposta recentemente avanzata da un  personaggio
  autorevole) un'intermediazione bancaria autonoma, o
  comunque qualunque altro meccanismo esterno alla pubblica
  amministrazione.  In tal modo infatti ogni decisione sugli
  impieghi sarebbe dipesa da soggetti in grado di esaminare
  e valutare responsabilmente, cioè rispondendo in prima
  persona, l'affidabilità delle controparti, dei
  destinatari.
    E' questo il punto su cui la lega, la lega liberista e
  federalista, intende soffermarsi nell'analisi delle cause
  di questo incredibile cancro che attanaglia la pubblica
  amministrazione del bel paese.  Molti hanno osservato (e
  non si può non condividere questa valutazione) che gli
  istituti previdenziali sono stati, soprattutto in questi
  ultimi dieci, quindici anni, terreno di conquista da parte
  di un'incredibilmente vorace tipologia di roditori, grandi
  speculatori immobiliari: chi si trovava in difficoltà a
  "sbolognare" palazzi interi, magari costruiti aggirando a
  suon di tangenti le norme urbanistiche ed i piani
  regolatori, non aveva problemi.
    Il gruppo dei fratelli Berlusconi si distingue in questa
  attività fin dagli inizi dell'operazione - siamo in pieni
  anni sessanta - relativa al centro residenziale di
  Brugherio, sito a nord di Milano e costruito finanziamento
  della banca Rasini.  Non si vendeva un mattone ed allora è
  stata trovata una soluzione magica: il fondo di previdenza
  dei dirigenti commerciali.  In varie  tranches  gli
  immobili sono stati ceduti con un incasso di venti
  miliardi dell'epoca.
    Seguono colpi magistrali portati a segno dallo stesso
  gruppo con l'ENPAM, l'ente previdenziale ed assistenziale
  dei medici presieduto non casualmente da Ferruccio De
  Lorenzo.  Leggiamo in una ingiallita copia dell'agenzia
  Op  quello che notava il defunto Pecorelli: "Silvio
  Berlusconi, il noto costruttore milanese, è uscito dalle
  difficoltà finanziare che da tempo lo angustiavano.  Per
  via dell'equo canone, nessuno voleva più saperne dei suoi
  appartamenti di lusso.  Per fortuna, è intervenuto Carmelo
  Conte, che gli ha fatto vendere all'ENPAM appartamenti di
  Milano Due per complessivi 33 miliardi".
    Poi nel maggio 1984 vediamo passare nel patrimonio
  dell'ente 135 appartamenti e 146
 
                             Pag. 15275
 
  del complesso residenziale "Il solco" della  lottizzazione
  berlusconiana Milano Tre: 22 miliardi incassati.
    Due anni dopo nell'estate 1986, l'ENPAM torna nuovamente
  in soccorso del cavaliere acquistando palazzo Vasari a
  Lacchiarella, a sud di Milano, dove Berlusconi aveva
  costruito il centro commerciale "Il girasole".  Prezzo
  richiesto: 23 miliardi e 400 milioni; prezzo pagato: 23
  miliardi e 700 milioni.
    Queste sono le imprese di chi per molti anni, direi con
  continuità storica, ha selvaggiamente saccheggiato questi
  enti.
    Da ultimo vorrei ricordare una interrogazione fulminante
  che ci riporta alla mente la capacità con la quale un
  nostro collega, il compianto onorevole Carlo Tassi
  (Applausi),  sapeva cogliere nel segno.  Si tratta di
  un'indagine instancabile, esemplare, di un parlamentare di
  opposizione che ha il dovere, anche contro interessi
  particolari, di colpire il malaffare dovunque si annidi,
  senza guardare in faccia nessuno.
    In data 24 giugno 1992 denunciò un affare incredibilmente
  sballato per l'Istituto dipendenti enti locali: il centro
  commerciale Standa di Desenzano viene prima acquistato
  dalla Casa degli italiani e poi rivenduto nel 1991 per 19
  miliardi alla Cantieri riuniti milanesi (società del
  gruppo); passa poi all'INADEL, dopo soli cinque mesi a
  prezzo lievitato, e viene riaffittato alla Standa per un
  miliardo annuo.  Se l'INADEL avesse tenuto quei soldini in
  banca ci avrebbe sicuramente guadagnato!
    Questo tipo di transazioni immobiliari, a base di perizie
  di comodo a prezzi chiaramente fuori mercato, stando ai
  risultati del rapporto steso sul gruppo dal'ispettore del
  SECIT Mario Casa e consegnato ai magistrati, sono non
  un'eccezione ma una costante.
    Veniamo alle mozioni.  Non possiamo non condividere, sul
  piano dei principi e dei contenuti, il documento di cui è
  primo firmatario l'onorevole Formenti per l'indicazione
  dei correttivi che offre all'azione del Governo al fine di
  raggiungere un risultato che oggi sembra oggettivamente
  impossibile, quello di una gestione economica del
  patrimonio degli enti previdenziali caratterizzata dal
  massimo di trasparenza ma anche dalla garanzia che quote
  adeguate di
  questo patrimonio - e noi proponiamo fino  al limite del
  50 per cento - siano riserve tecniche, cioè destinate ai
  cittadini sottoposti a procedimento esecutivo di
  sfratto.
    Tutto il restante cospicuo patrimonio pubblico va però
  messo sul mercato immobiliare per calmierare ma anche per
  assicurare in tempi rapidi il raggiungimento del risultato
  di una vera redditività, che finora non è stata non dico
  raggiunta ma nemmeno sognata dagli enti previdenziali (sul
  come perseguirla stiamo attenti!).
    Abbiamo sentito parlare dei metodi, dei criteri di
  accordi, di consultaziori con i sindacati.  Stiamo
  scherzando?  Sono proprio loro che hanno coperto decenni di
  gestione parassitaria del patrimonio immobiliare pubblico.
  Quando un gestore, in questo caso un gestore
  politico-sindacale, ha dato, come oggettivamente ha fatto,
  pessima prova di sé, lo si cambia senza tanti
  complimenti.
    I precedenti in tema di riordino del settore non sono
  incoraggianti se pensiamo, ad esempio, alla trovata di
  colui che ha preceduto l'attuale ministro del lavoro,
  l'onorevole Mastella, di costituire la DIEP, una nuova
  sigla nella galassia degli enti, la dismissione
  immobiliare enti pubblici, per accorpare le vendlte di
  INPS, INAIL e INPDAP; società che la riforma
  pensionistica, con l'articolo 23, comma 27, ha eliminato,
  mettendo opportunamente fine ad uno strumento destinato in
  realtà a perpetuare il vecchio modo di governare questi
  enti.  Sono le vecchie soluzioni, le vecchie vie camuffate
  da falso nuovo.
    Per rimanere al tema della recente riforma pensionistica,
  vogliamo riflettere sul comportamento tenuto dai vari
  gruppi per quanto concerne la cessione degli immobili
  degli enti.  E' vero o no che, originariamente, il testo
  della riforma prevedeva che gli enti previdenziali non
  potessero più acquistare immobili e che entro pochi anni
  dall'emanazione delle norme delegate dovessero vendere il
  patrimonio immobiliare in eccesso rispetto alla quota
  strumentale?  Ebbene, un gruppo parlamentare, quello di
  forza Italia, si è prodigato in Commissione per far
  modificare sostanzialmente questa primitiva formulazione,
  ottenendo che la riforma nell'attuale e definitiva
  formulazione prevedesse la
 
                             Pag. 15276
 
  possibilità per gli enti previdenziali di acquisire quote
  di azioni di proprietà delle società  immobiliari
  proprietarie dei palazzi.  Consentitemi allora di pensare
  che alcuni di coloro che oggi plaudono alla denuncia dello
  scandalo di Affittopoli, domani in Commissione potranno
  anche rifiutarsi di sostenere la richiesta, che dovrebbe
  essere di tutto il Parlamento, di istituire una
  Commissione di inchiesta che accerti tutto il quadro delle
  responsabilità sui mancati controlli, sulle assegnazioni,
  sulla trasparenza delle procedure seguite per gli acquisti
  degli immobili e sulla congruità dei prezzi di acquisto
  dei "palazzi d'oro" che, a quanto si legge, avrebbero
  portato a un certo gruppo, ben noto, 750-800 miliardi di
  entrate.
    Anche la recente lamentela del cavalier Berlusconi di non
  aver potuto più vendere nemmeno un palazzo agli enti da
  quando è in politica, è molto istruttiva.  C'è da
  domandarsi, infatti, se per questo imprenditore sia
  normale che in un paese moderno e liberista, come quello
  disegnato dai suoi programmi politici, siano gli enti
  previdenziali, cioè gli enti che detengono ed amministrano
  i denari versati dai lavoratori, il referente naturale, la
  clientela di riferimento delle grandi  holding
    immobiliari, use - come egli ha ammesso - a pagare
  sostanziose mediazioni per concludere i propri lucrosi
  affari.
    In tutta sincerità, però, anche da sinistra non si odono
  squilli di tromba per andare all'attacco sul fronte di
  Affittopoli: troppi imbarazzi, troppa arretratezza
  culturale - consentiteci - per avvertire il dovere di
  porre mano ad una vera rivoluzione di tutto questo settore
  della pubblica amministrazione.  Rispetto al persistere di
  pratiche e metodi di spartizione dei privilegi,
  all'impossibilità di convertire sul serio e in tempo reale
  i burosauri della pubblica amministrazione ad adottare
  criteri moderni di gestione del patrimonio immobiliare
  pubblico, di fronte al rifiuto di capire che questo modo
  di gestire è semplicemente connaturato al vecchio Stato
  centralista e che quindi l'unica via è quella di
  smantellare tale struttura demandando compiti e poteri, ad
  esempio, all'autorità locale, come mi pare abbia chiesto
  la Commissione competente della Camera, di fronte a tali
  chiusure, ad una risposta politica
  di basso profilo e di taglio non precisamente europeo che
  si continua a dare a questo come ad altri problemi di
  fondo e centrali del paese, l'unica via d'uscita è quel
  terremoto politico-istituzionale che chiede il nord,
  quella rivoluzlone del federalismo e delle
  privatizzazioni.
    E' bene chiarire allora, come noi intendiamo fare con
  gesti politici inequivocabili, che il nord non ci sta alle
  commedie degli inganni.  Facendo eccezione per la mozione
  di cui è primo firmatario l'onorevole Formenti, noi non
  parteciperemo alla votazione delle altre mozioni.  Ci
  asterremo, facendo sentire però con tutta la nostra forza
  il messaggio che bisogna inviare ai cittadini.
    E' quello che si debba fare davvero, non un fuoco di
  paglia, ma luce completa (costi quello che costi, senza
  guardare in faccia nessun interesse e chiunque vada a
  toccare) sullo scandalo di Affittopoli, con una vera ed
  efficace commissione di inchiesta che passi in rassegna,
  individui e colpisca tutte le responsabilità!  Abbiamo
  infatti il timore che, anche questa vicenda, segua tutte
  quelle altre che hanno fatto la storia di un paese che ha
  trovato molto spesso nella metafora de  Il Gattopardo
  il sigillo della incapacità di andare a fondo e di
  applicare una regola calvinista (che sta molto a cuore a
  noi della lega e particolarmente alla gente del nord di
  questo paese) del "chi sbaglia paga", non facendo invece
  pagare tali errori, questi demenziali criteri di
  disamministrazione del denaro pubblico ai soliti noti, ai
  soliti (ittadini e magari agli affittuari onesti del
  patrimonio pubblico nazionale!  (Applausi dei deputati
  del gruppo della lega nord - Congratulazioni).
 
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