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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


127176
STA0247-0151
Stenografico d'Aula n. 247 del 27 settembre 1995 (STA12-247)
(suddiviso in 400 Unità Documento)
Unità Documento n.151 (che inizia a pag.15276 dello stampato)
(il TITOLO si trova nell'Unità Documento n.17)
SEGUITO DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172; 6 - 00022; 6 - 00023. LAVASS
...SEGUITO DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172; 6 - 00022; 6 - 00023.
PAOLO STELLA RICHTER, Sottosegretario di Stato per i lavori pubblici. ZZGOV GOVERNO
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RAFFAELE DELLA VALLE (ore 16,23).
ZZSTA ZZRES ZZSTA270995 ZZSTA950927 ZZSTA000995 ZZSTA000095 ZZSTA247 ZZ12 ZZDI ZZLL
    PAOLO STELLA RICHTER,  Sottosegretario di Stato per i
  lavori pubblici.  Signor Presidente, onorevoli deputati, le
 
                             Pag. 15277
 
  cinque mozioni e la risoluzione Formenti ed altri n.  6-00022
  oggi in esame riguardano non soltanto il problema dell'uso
  del patrimonio degli enti previdenziali, cioè il tema dal
  quale la questione era partita, ma riguardano per lo più
  il tema più ampio della regolamentazione degli affitti.  La
  Camera consentirà pertanto che su queste mozioni e sulla
  risoluzione sia data una risposta articolata, secondo le
  rispettive ed interne competenze.
    La prima mozione, che reca la firma dell'onorevole Vito ed
  altri, concerne in un certo senso il problema degli
  affitti per quel che attiene alla sua lettera  d),  in
  quanto in essa si allude alla possibilità di "escludere
  dalla quota offerta in locazione ad equo canone (...)" gli
  immobili di pregio o quelli comunque di superficie
  superiore ad una certa metratura.  Il Governo ritiene che
  tale proposta contenga  in nuce  una visione
  meritevole di grande considerazione, nel senso che quello
  dell'equo canone è certamente un problema di misura del
  canone che il conduttore deve sopportare, ma non risolve
  di per sé il problema essenziale di un proporzionato
  rapporto tra la domanda e l'offerta di alloggi in
  locazione.  E' evidente che, perché i due termini del
  rapporto si equilibrino - poiché non è pensabile procedere
  ad una riduzione della domanda - occorre necessariamente
  pensare ad un aumento dell'offerta.  Quest'ultimo obiettivo
  si può conseguire, ovviamente, attraverso vari canali, il
  più naturale dei quali è quello dell'aumento della
  produzione edilizia la quale, a sua volta, si articola in
  una produzione pubblica ed in una produzione privata.  Nei
  nostri rapporti sociali è probabilmente da auspicare che a
  questa domanda risponda una offerta esclusivamente
  pubblica; ma è a dubitare che le risorse pubbliche possano
  far fronte, almeno nel breve periodo, alla sproporzione
  esistente.
    Queste sono le ragioni per le quali riteniamo che il
  problema vada affrontato in un contesto più ampio ed in
  una prospettiva di risistemazione dell'intera materia.  In
  proposito, occorre tenere presente che la legislazione
  vigente si muove gia nella direzione di una graduale e
  prudente liberalizzazione del mercato degli affitti.
  Infatti, alla norma sull'equo
  canone - che originariamente riguardava tutti,
  indiscriminatamente, i rapporti locatizi e abitativi,
  oltre a quelli commerciali di cui evidentemente non è il
  caso di occuparsi in questa sede - ha fatto seguito una
  normativa sui cosiddetti patti in deroga, la quale ha
  avuto una ricaduta, per alcuni molto positiva, per altri
  dubbia, ma che rappresenta certamente un primo passo verso
  la liberalizzazione.
    Contemporaneamente è stato stabilito, per incentivare gli
  investimenti nel settore dell'edilizia, che i fabbricati
  ultimati successivamente al 1 gennaio 1992 siano sottratti
  interamente e comunque alla disciplina sull'equo canone.
  Nella legislazione attuale, quindi, convivono tre regimi
  differenti: l'equo canone i patti in deroga e la
  liberalizzazione totale per le costruzioni piu recenti.
  Tale situazione è certamente fonte non solo di gravi
  inconvenienti, ma anche di grave alterazione del mercato,
  e quindi potenzialmente fonte di perequazioni ed
  ingiustizie.  L'alternativa non è certo quella di rimanere
  nella situazione attuale, bensì quella di tornare indietro
  o di procedere, con la prudenza del caso, sulla strada
  intrapresa.
    Una scelta di tale importanza, ovviamente, è una scelta
  primaria del Parlamento; non si può però omettere di
  prospettare che il pensiero del Governo è nel senso che
  occorra muoversi verso una progressiva, totale
  liberalizzazione in un arco di tempo sufficientemente
  lungo e con accorgimenti tali da garantire le fasce più
  deboli.  In altri termini, è ovvio che la proposta non è
  quella dell'introduzione di una liberalizzazione selvaggia
  e senza gradualità, bensì di una liberalizzazione che si
  accompagni a regole precise e ad adeguati accorgimenti,
  atti ad assicurare che le categorie che non sono in grado
  di opportare i maggiori oneri siano comunque
  salvaguardate.  Aumentare in sostanza la disponibilità di
  case è un obiettivo che va perseguito, almeno nel breve
  periodo, non soltanto attraverso un indiscutibile aumento
  della "produzione" pubblica - mirata soprattutto a
  particolari tipi di alloggi, in funzione della particolare
  domanda delle persone singole, delle coppie nuove, cioè
  appartamenti di limitata estensione e con particolari
  caratteristiche -, ma anche attraverso
 
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  una scelta coraggiosa che incoraggi gli investimenti
  nell'edilizia.
    La mozione n. 1-00144, di cui è prima firmataria
  l'onorevole Pistone, riguarda invece la delibera CIPE del
  13 marzo 1995.  Anche in questo caso, nel giudicare cioè
  una delibera di cui il ministero, a nome del quale in modo
  più specifico parlo, porta interamente la responsabilità,
  non si può indulgere a facili demagogie.  Non c'è dubbio
  che qualsiasi aumento dei canoni di locazione per gli
  immobili degli istituti delle case popolari sia un passo
  doloroso, ma non c'è del pari dubbio che gli istituti
  delle case popolari debbano necessariamente avere il
  compito non soltanto di gestire immobili, ma di assicurare
  che questa gestione sia tendenzialmente economica.  Ciò al
  fine, sia ben chiaro, non di lucrare su immobili destinati
  alle fasce sociali più deboli, ma per garantire la
  manutenzione ordinaria e straordinaria degli immobili e,
  se possibile, nuovi investimenti pubblici che offrano
  nuove case ai destinatari.  E' necessario far presente che
  con i canoni attuali molti istituti case popolari non
  riescono non dico a finanziare la manutenzione
  straordinaria degli immobili, ma addirittura a procedere a
  quella ordinaria.  Le conseguenze di un degrado del
  patrimonio di edilizia abitativa pubblica evidentemente
  sono gravissime e da evitare in ogni modo.
    Ecco perché, considerato anche il fatto che la delibera
  CIPE del 13 marzo 1995, di cui si discute, è articolata e
  tiene conto delle diverse esigenze in funzione dei diversi
  redditi degli assegnatari, il Governo ritiene che la
  domanda di revoca della stessa non possa trovare
  accoglimento.
    Relativamente alla mozione Giovanardi ed altri n. 1-00171,
  il Governo concorda sulla necessità di una revisione
  generale del quadro normativo attualmente troppo
  diversificato, come è stato già fatto presente; tale
  diversificazione, infatti, è la fonte principale di
  ingiustizie e di un non corretto funzionamento del
  mercato.  Per quanto riguarda il progressivo aumento del
  rendimenti del patrimonio pubblico l'esecutivo si è già
  espresso precedentemente.  Tutto questo in merito alla
  lettera  f)  del dispositivo della mozione in
  questione, l'unico avente una qualche attinenza
  con la materia delle locazioni in generale.
    Altre due mozioni riguardano esclusivamente altri temi.
  Vengo, dunque, alla risoluzione Formenti ed altri n.
  6-00022, forse più complessa.  Nella sostanza il Governo la
  condivide interamente; più precisamente, come ho già
  detto, concorda sulla necessità della definzione di un
  quadro unitario per le politiche abitative, sulla base
  delle due priorità richiamate nella risoluzione stessa.  In
  tal senso da alcuni anni si sta già svolgendo una
  specifica attività attraverso il Ministero dei lavori
  pubblici, nell'ambito di una più generale politica della
  casa.  Tale attività si è articolata da un lato nella
  predisposizione della delibera di programmazione approvata
  dal CIPE (si tratta di circa 12 mila miliardi relativi al
  quadriennio 1992-1995 provenienti dai fondi GESCAL) e
  dall'altro nella rideterminazione dei criteri e delle
  modalità di fissazione dei canoni di locazione degli
  immobili di edilizia residenziale pubblica.  L'obiettivo
  principale della delibera è quello del recupero del
  patrimonio edilizio esistente anche attraverso operazioni
  a valenza urbana, cioè programmi di recupero urbano e
  programmi di riqualificazione urbana.  Al recupero è
  destinato non meno del 45 per cento dei fondi assegnati;
  per la restante parte sono state definite priorità di
  utilizzazione, che vedono sempre privilegiati gli
  interventi di recupero.
    L'altra priorità delle iniziative avviate è relativa
  all'incentivazione della crescita del patrimonio da cedere
  in locazione.  Peraltro, come ho già detto, la questione
  non può non inquadrarsi nel più generale perseguimento di
  una progressiva liberalizzazione del mercato degli
  affitti; in merito ho già espresso l'opinione del
  Governo.
    L'esecutivo ritiene altresì di potersi pronunciare
  favorevolmente sull'altro punto di cui alla risoluzione in
  oggetto, concernente la creazione di strumenti per la
  gestione a livello locale dei problemi legati alla
  mobilità dei conduttori sottoposti a sfratto, con la
  previsione, ad esempio, delle cosiddette agenzie comunali
  per la casa.  Il Governo è altresì disponibile a studiare
  meccanismi di sostegno per le famiglie che trovano
 
                             Pag. 15279
 
  sistemazioni temporanee in attesa di accedere all'edilizia
  residenziale pubblica.
    Nella risoluzione è trattato anche il problema
  dell'esecuzione degli sfratti e quello di offrire certezze
  al locatore che, secondo pronuncia giurisdizionale, ha
  ottenuto il diritto a riconseguire la disponibilità del
  suo alloggio.  Anche su tale problema il Governo conviene
  sulla proposta contenuta nella risoluzione Formenti ed
  altri, manifestandosi evidente la necessità di rivedere i
  procedimenti atti a garantire l'ottenimento del
  risultato.
    Per tutti i motivi esposti, il Governo ritiene di poter
  aderire alla risoluzione nel suo complesso nonché alla
  proposta di riforma della materia, già all'esame dell'VIII
  Commissione della Camera, rispetto alla quale sono stati
  già prospettati alcuni emendamenti.  Per tali ragioni il
  Governo esprime parere favorevole.
 
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